Notiziario


Raccomandazioni per l’UE sulla normativa concernente ricerca e sviluppo del Genome editing per piante e animali da allevamento

L’Unione Europea delle Accademie Agricole (UEAA), attraverso un gruppo di lavoro ha formulato e trasmesso alla Commissione dell’UE alcune raccomandazioni per la revisione della normativa, attualmente in vigore, sul Genome editing. L’Italia aderisce all’UEAA attraverso l’Accademia dei Georgofili con la quale mantiene stretti rapporti, anche in collegamento con UNASA (Unione Nazionale delle Accademie per le Scienze Applicate allo Sviluppo dell'Agricoltura).

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Tempesta perfetta sull’ortofrutta

La Gdo vuole mantenere i prezzi stabili. Ma in una filiera così corta come l’ortofrutta se la Gdo non incrementa i prezzi e il consumatore non si fa carico di una parte del maggior costo, chi paga questa operazione?
Senza un aumento dei prezzi al consumo – per compensare l’aumento esorbitante dei costi - un buon numero di imprese medio-piccole del fresco/freschissimo andranno in malora. Ed è inutile, quasi patetico, appellarsi alla responsabilità dei consumatori: quelli comprano dove più gli conviene, certo con attenzione al benessere e alla sostenibilità, ma anche al portafogli. Quindi aspettiamoci un boom degli hard e soft discount con conseguente incremento dell’import di tantissimi prodotti. Va bene così?

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Piante aromatiche per la conservazione dei Beni Culturali

La famiglia delle Lamiaceae, cui appartengono piante aromatiche presenti in numerosi ecosistemi naturali, comprende oltre duecento generi e diverse migliaia di specie, molte delle quali possiedono molecole bioattive nelle loro parti aeree, soprattutto foglie e fiori, utilizzate da decenni in campo alimentare, cosmetico, farmaceutico e medico. In particolare, oli essenziali ed estratti idroalcolici sono ampiamente utilizzati per la loro spiccata azione antibatterica, antimicotica, antiossidante, antivirale, grazie alla presenza di complesse miscele di composti alifatici, aromatici e terpenici, che svolgono un importante ruolo nell'interazione pianta-pianta e nell'attrazione degli impollinatori. Considerando l’attività antimicrobica (e insetto-repellenza), la ridotta tossicità e l’eco-compatibilità, estratti da piante aromatiche sono utilizzati in agricoltura, conservazione degli alimenti, industrie del legno. Proprio la sicurezza ambientale di questi prodotti naturali è una delle ragioni per la loro produzione in grandi quantità e l’ampia applicazione in cosmetici, industrie mediche e, recentemente, nella conservazione sostenibile dei beni culturali.

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Aggiornamenti su Xylella fastidiosa in Puglia: luci ed ombre nel contrasto ad un’epidemia che rallenta ma non si arresta

Sono circa due anni che il fronte di avanzamento dell’epidemia scoperta nel 2013 non subisce grandi avanzamenti, con il limite della zona indenne ormai giunto a sud della provincia di Bari, a Alberobello, Locorotondo, Monopoli e Polignano. Ciò significa che si mantengono le posizioni di un’invisibile linea Maginot con cui si prova a contrastare, o meglio contenere, il batterio ed i suoi vettori. In un tratteggio chiaroscuro, è forse questa la migliore notizia, frutto soprattutto di una migliore organizzazione e una più tempestiva applicazione degli interventi di contrasto, in primis la rapida eliminazione delle fonti d’inoculo intercettate con i monitoraggi annuali, anch’essi migliorati sia in termini di procedure di campionamento (oggi su avanzati modelli statistici sviluppati da EFSA) che di tecniche analitiche molecolari. L’accresciuta capacità di sorveglianza ed intervento tempestivo del Servizio fitosanitario regionale ha consentito di neutralizzare un pericolosissimo nuovo focolaio puntiforme in un vivaio di Canosa, purtuttavia i numeri dei focolai individuati con il monitoraggio 2020 e 2021 spaventano, facendo ormai quasi disperare per le sorti della Piana degli ulivi monumentali, uno dei paesaggi agrari più antichi al mondo.
Nonostante l’avvento della pandemia di coronavirus abbia fatto ulteriormente scemare l’attenzione mediatica su questo disastro economico/ecologico in fieri, gli ultimi due anni sono stati costellati da tante novità, non ancora la necessaria svolta nella lotta al batterio ma certamente segnali positivi in questa direzione. Dal punto di vista gestionale/amministrativo si deve apprezzare un’inedita determinazione, fino al limite del coraggio, del nuovo Assessore all’agricoltura Donato Pentassuglia, il quale, affiancato da un nuovo qualificato Dirigente di esperienza all’Osservatorio fitosanitario e avvalendosi di un Comitato Tecnico Scientifico composto da ricercatori esperti su Xylella, ha preso le distanze e denunciato il negazionismo e l’anti-scienza che anni addietro avevano lanciato accuse e scatenato indagini infondate nei confronti di chi combatteva il batterio, ma soprattutto ha voluto innovare la strategia del piano d’Azione 2021 nel senso della PREVENZIONE, estendendo l’obbligo della lotta meccanica agli stadi giovanili del vettore su tutto il territorio regionale.

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Ricercatori italiani sequenziano il genoma del limone

Professoressa Gentile, ci spiega l'importanza di questa scoperta?
La possibilità di decifrare il codice genetico di una specie e quindi di poter individuare i geni che sono responsabili di specifici caratteri, rappresenta uno strumento di grande importanza per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento genetico in tempi brevi e con una maggiore precisione rispetto a quanto può essere conseguito attraverso programmi di incrocio e selezione che, soprattutto per le piante arboree, sono particolarmente lunghi.
Nel caso poi specifico del limone, il risultato raggiunto è assai importante. Per prima cosa, consentitemi di dire che è un risultato italiano per una coltura che rappresenta certamente il Made in Italy. Molte altre specie agrumicole, quali arancio dolce, mandarino, pummelo sono state sequenziate da istituzioni spagnole, americane, cinesi.
E’ importante inoltre sottolineare che i programmi di miglioramento genetico del limone sono stati incentrati, sin dalla comparsa per la prima volta del malsecco, grave tracheomicosi causata dal fungo Plenodomus tracheiphilus, oltre 100 anni fa, all’individuazione/costituzione di una varietà che associasse a buone caratteristiche agronomiche anche la resistenza alla malattia nei confronti della quale le pratiche agronomiche e gli interventi di lotta non risultano particolarmente efficaci.
Riteniamo che la conoscenza del genoma del limone ci aiuterà nell’individuazione, nell’ambito del germoplasma limonicolo disponibile nonché in popolazioni appositamente costituite tra genotipi dotati di un comportamento diversificato nei confronti del patogeno e già fenotipizzate, di caratteri di tolleranza alla malattia consentendoci di ottenere nuove varietà di limone di pregio e resistenti al patogeno. 

Perché proprio il "femminello siracusano"?
E’ una cultivar di grande pregio, ha ottime caratteristiche di qualità dei frutti ed è quella maggiormente coltivata nel territorio siciliano. 

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Salicilati, misteriosi farmaci per i vegetali e per l’uomo

Le recenti discussioni sull’uso di vaccini e farmaci ritenuti non sufficientemente noti se non sperimentali, dando invece una più o meno completa fiducia a trattamenti naturali, dimenticano quanto vi sia ancora da conoscere e pieni di misteri siano i salicilati, una categoria di farmaci largamente usati nei vegetali, negli animali e soprattutto nell’uomo dove sono anche presenti nella sua alimentazione, argomento in parte considerato in precedenza (G. Ballarini - Salicilati in tavola – Georgofili INFO 06 luglio 2016 - https://www.georgofili.info/contenuti/risultato/2802).
Le piante ricche di salicilati sono state utilizzate per scopi medicinali per millenni anche da altre culture antiche, tra cui babilonesi, assiri, cinesi e dagli indigeni del Nuovo Mondo e già nel IV secolo a. C., gli estratti di foglie e corteccia di salice sono prescritti da Ippocrate per alleviare la febbre e il dolore del parto. Le piante ricche di salicilato sono studiate clinicamente a metà del 1700 dal reverendo Edward Stone, nel 1828 Johann Buchner purifica il principio attivo della corteccia di salice e lo chiama salicina, nel 1874 viene prodotto l’acido salicilico sintetico e Felix Hoffmann della Bayer and Company sintetizza l'acido acetilsalicilico che nel 1897 è commercializzato con il nome di con il nome di aspirina, divenendo uno dei farmaci più utilizzati al mondo.

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Perché il pesce azzurro è alleato della nostra salute

Le specie comprese nella denominazione di pesce azzurro sono molteplici, alcune molto simili tra di loro, tanto da essere difficilmente distinguibili, altre con caratteristiche abbastanza diverse.
La denominazione “Pesce azzurro” non ha nulla a che vedere con la tassonomia scientifica delle specie ittiche, la definizione è stata scelta per comprendere pesci con pezzatura medio-piccola, colorazione del dorso dal blu scuro al bianco ghiaccio e con determinate caratteristiche nutrizionali. Ciò che rende il pesce azzurro davvero interessante, sono le tante proprietà nutrizionali e funzionali che possiede, trattasi, infatti, di un alimento che può apportare svariati benefici al nostro organismo.
Il pesce azzurro è un alimento che non dovrebbe mai mancare sulle nostre tavole; i medici e biologi nutrizionisti consigliano di mangiarlo anche 3 volte a settimana per le sue proprietà benefiche e per il suo apporto di proteine nobili e altamente digeribili, in quanto la catena proteina è sempre piuttosto corta e mai molto complessa, sono presenti invece molti peptidi, facilmente attaccabile quindi dalle proteasi endogene.

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La produzione di soia, quale futuro?

Sul numero del 3 dicembre ultimo scorso di All about Feed è comparso un articolo sulle prospettive future della coltivazione della soia nel mondo, dal titolo “The soybean situation: 2021 and beyond”.
L’argomento è estremamente interessante e preoccupante e vale la pena di essere commentato sul nostro notiziario “Georgofili Info”, non solo perché riguarda il futuro di un prodotto agricolo importante, quanto perché la coltivazione della soia è strettamente connessa al problema del riscaldamento globale e della sostenibilità ambientale. Tutto ciò sia a causa della deforestazione condotta per “liberare” dalla foresta vaste aree da destinare alla coltivazione di soia, sia perché questa deve essere poi trasportata dai luoghi di produzione in tutto il mondo e non certo “a chilometro zero”.
L’Accademia dei Georgofili non è nuova a segnalare il problema: solo il 20 maggio scorso ha dedicato all’argomento una giornata webinar dal titolo “Alimenti proteici in alimentazione animale, problemi connessi con la coltivazione della soia”, cui ha partecipato anche un funzionario del governo brasiliano.
All about Feed ci segnala che la produzione globale di soia è più che raddoppiata dal 2000, per il 70% su terreni di nuova utilizzazione.
La sola Cina ha aumentato le proprie importazioni di soia del 2000% dal 2000. A causa delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, da cui importa parte della soia, la Cina si sta rivolgendo sempre di più al Sud America, in cui, di conseguenza, aumenta lo scempio insostenibile della deforestazione selvaggia.
Per quanto riguarda il resto del mondo, l’Europa è la seconda per quantità di soia importata, seguita dai Paesi del Sud-Est asiatico, dalla Turchia e dalla Russia.
In Europa la produzione locale di soia sta aumentando. Il fabbisogno di soia del continente, escluso il Regno Unito, è stimato in circa 28-29 milioni dio tonnellate l’anno, ma la produzione europea è attualmente di soli 10 milioni di tonnellate. Il resto si importa dal Brasile, Argentina, Nord America e Paraguay e continueremo verosimilmente a farlo, con tutti i problemi connessi.

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L’unione fa la forza della comunità scientifica

Professore Tagliavini che cosa è AISSA e che ruolo ha?
AISSA (https://www.aissa.it), attiva dal 1999, riunisce le 22 società scientifiche agrarie che si occupano di agricoltura, foreste e alimenti. Gli associati, alcune migliaia, sono la quasi totalità dei professori e ricercatori universitari attivi nei Dipartimenti di Agraria, e moltissimi ricercatori di Enti pubblici (es. CREA e CNR) o privati. AISSA promuove iniziative di coordinamento scientifico tra le società scientifiche, per valorizzare la pluralità di competenze che consentono di affrontare problemi complessi come quelli dell’agricoltura italiana. Il ruolo di AISSA come interlocutore nei confronti delle Istituzioni è cresciuto nel tempo grazie ad una serie di prese di posizione e pareri, iniziative editoriali, interventi su quotidiani, attività convegnistiche e partecipazione in commissioni e gruppi di lavoro.
AISSA valorizza le migliori tesi di dottorato in ambito agrario, tramite i premi dedicati alla memoria del prof. Michele Stanca, già presidente e presidente onorario AISSA. Lo spirito di AISSA è presente anche nei giovani ricercatori, che organizzano i convegni AISSA#under40, in cui vengono incubate idee grazie alle interazioni tra i giovani afferenti alle diverse discipline agrarie.

Quali attività ha portato avanti nel passato e quali si prospettano nel prossimo futuro?
Negli ultimi anni, AISSA ha promosso un’approfondita analisi della sostenibilità dell’agricoltura italiana, soffermandosi in particolare sull’importanza di conciliare l’intensificazione colturale e l’innovazione, da un lato, con il raggiungimento di elevati standard di sostenibilità ambientale, dall’altro. Abbiamo prodotto il volume “Intensificazione sostenibile: strumento per lo sviluppo dell’agricoltura Italiana” e Il volume n. 1 dei “Quaderni di AISSA” in cui vengono esaminate le buone pratiche di intensificazione attuabili nell’ambito dei sistemi agroalimentari “Olivo ed Olio”, “Foresta e Legno”, “Cereali e Trasformati” e “Produzione Ovino-Caprina”. Entrambi i volumi sono scaricabili gratuitamente dal sito di AISSA.
AISSA, tramite l’attività del suo consiglio di presidenza che include i professori Alberto Alma, Luca Cocolin, Giuseppe Corti, Marco Marchetti e Davide Viaggi, monitora e interviene per la parte di sua competenza nel dibattito nazionale sui diversi aspetti che riguardano la ricerca scientifica in ambito agrario, dalle priorità della ricerca, ai finanziamenti, alla valutazione della produttività scientifica e del suo impatto. Alcune di queste attività vengono condotte insieme alla Conferenza per Didattica AGRARIA. Recentemente abbiamo prodotto un documento su “Uso degli indicatori e dei relativi valori-soglia nell’ambito della ASN: effetti virtuosi e criticità”, inviato al CUN e diffuso capillarmente nelle sedi universitarie, e co-organizzato un convegno in cui è stata presentata un’analisi degli effetti sulle Scienze Agrarie, a dieci anni dalla riforma dell’Università (L. 240/2010).
Nel prossimo futuro, verrà diffusa la “Visione di AISSA sulle priorità di ricerca in ambito agro-food” frutto di un lavoro collegiale, in cui sono stati sviluppati i contenuti della “Lettera aperta di AISSA alla Ministra Senatrice Teresa Bellanova”, pubblicata su IlSole24ore nel 2020.

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Ecco il pomodoro “pulito”, prodotto 365 giorni l’anno in economia circolare

Tra gli obiettivi perseguiti dall’Italia per arrivare alla transizione energetica assume un ruolo rilevante l’accelerazione del percorso di decarbonizzazione, cioè il processo di riduzione del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti energetiche. Questo è quello che prevede il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima in Italia, un piano che illustra una vera e propria trasformazione dell’economia, nella quale la decarbonizzazione e l’uso razionale ed equo delle risorse naturali sono sia obiettivi sia strumenti per un’economia più rispettosa delle persone e dell’ambiente.
L’azienda energetica Fri-El Green House, che produce pomodori idroponici a marchio H2Orto, per un’agricoltura a impatto zero o quasi, ha fatto di questi obiettivi nazionali la sua missione personale già nel 2016, anno di realizzazione della prima serra idroponica.

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Nuovi ceppi di lieviti panari alleati della nostra salute

Per la prima volta è stata dimostrata la capacità di produrre acido linoleico coniugato (CLA) da parte di alcuni ceppi di lieviti panari. Questa è una preziosa proprietà, dato che il nostro organismo non è in grado di produrre CLA, un acido grasso polinsaturo essenziale per la nostra salute, che ha attività anticarcinogeniche, antiinfiammatorie e ipocolesterolemiche. Tali ceppi selezionati si sono rivelati anche degli efficienti produttori di acido propionico, un acido grasso a catena corta, che mostra proprietà immunomodulatorie, antimicrobiche e ipocolesterolemiche, nonché dell’enzima fitasi, che aumenta la disponibilità di alcuni minerali fondamentali per la nostra salute.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale Foods ed è stato svolto nell’ambito del progetto nazionale “Processing for healthy cereal foods”, finanziato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, con l’Università di Pisa come capofila che ha coordinato il lavoro di scienziati appartenenti a sette università e a un Istituto del CNR. Lo scopo del progetto era quello di sviluppare un sistema modello per produrre diversi tipi di pane ad elevato valore salutistico per la catena alimentare italiana.
La ricerca è iniziata dalla caratterizzazione in vitro di oltre 130 ceppi di lievito, isolati da prodotti fermentati a base di cereali, per la loro attività fitasica. Tale attività è capace di conferire agli impasti e al pane un valore nutrizionale più elevato. Infatti, i cereali integrali rappresentano una buona fonte di minerali, tra cui calcio, ferro e zinco, che però sono poco biodisponibili, perché legati ai fitati, cioè alle molecole di mio-inositolo esafosfato, che formano con essi complessi insolubili, impedendone l’assorbimento. Gli enzimi chiamati fitasi, che gli esseri umani non sono in grado di produrre, sono capaci di defosforilare i fitati e aumentare così la biodisponibilità di tali minerali. Molti dei ceppi di lievito selezionati hanno mostrato di possedere un’alta capacità fitasica, che li rende oggetto di ulteriori studi finalizzati al loro utilizzo per combattere deficienze di minerali, soprattutto nei paesi poveri, dove le carenze di ferro e zinco rappresentano un problema nutrizionale comune, specie in donne e bambini. Una successiva selezione, effettuata in vivo negli impasti, ha permesso di individuare, tra i ceppi con alta attività fitasica, quelli con alta capacità lievitante, essenziale per la produzione di impasti panari. Poiché i ceppi selezionati appartenevano alla specie Saccharomyces cerevisiae, si sono mostrati adattissimi alla panificazione.
Tra i composti bioattivi testati, rivestono una grande importanza gli acidi grassi a catena corta (SCFA), come acido acetico, propionico e butirrico, che, oltre alle già citate proprietà nutraceutiche, influenzano l’aroma del pane e inibiscono la crescita di microrganismi contaminanti in vari alimenti fermentati. Alcuni dei nostri ceppi di lievito hanno prodotto negli impasti alti livelli di acido propionico, composto che usualmente si accumula nel colon, al termine della fermentazione di carboidrati e fibre da parte del microbiota intestinale, e che esercita azione immunosoppressiva e regola la sintesi di grassi e colesterolo nel fegato.

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Semplificazioni in arrivo per le domande di DOP, IGP e menzioni tradizionali dei vini

I vini a Denominazione di Origine Controllata, Denominazione di Origine Controllata e Garantita (vini a Denominazione di Origine Protetta, secondo la normativa comunitaria) e ad Indicazione Geografica Tipica (Indicazione Geografica Protetta, secondo la normativa comunitaria) devono essere prodotti rispettando le rigide regole stabilite da specifici disciplinari di produzione. Attraverso tali atti, oltre alla denominazione protetta, vengono disciplinate tutte le procedure produttive (vitigni ammessi, rese di campo e di trasformazione, pratiche enologiche, zona di produzione, tipologia di impianti, pratiche agronomiche) e commerciali (recipienti ammessi e tipologie di chiusura degli stessi, norme di etichettatura, caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche). Il riconoscimento di una denominazione, e l’approvazione del relativo disciplinare di produzione, avviene attraverso una procedura nazionale, gestita da Regioni e Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, ed una comunitaria che si conclude con l’iscrizione delle DOP e IGP nell’apposito Registro comunitario, a seguito della quale viene assicurata a tali denominazioni la protezione nell’ambito dell’Unione europea ed a livello internazionale.
Così come l’iscrizione di nuove denominazioni, anche le modifiche ai disciplinari di produzione già esistenti seguono specifiche procedure che possono essere gestite a livello nazionale (nel caso di modifiche ordinarie) oppure possono necessitare di valutazioni in sede di Unione Europea.
Il giorno 3 novembre scorso ha avuto il via libera da parte della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano lo schema di DM relativo alla procedura nazionale per la presentazione e l’esame delle domande di protezione delle DOP, IGP e Menzioni Tradizionali dei vini, nonché per le domande di modifica dei disciplinari.
Analogamente a quanto già da molto tempo avviene per gli altri prodotti DOP e IGP dell’agro-alimentare, a decorrere dal 1° agosto 2009, anche per le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche dei vini, la competenza giuridico-normativa primaria in materia di protezione è in capo all’Unione europea, fatta salva la competenza normativa sussidiaria degli Stati membri per gli aspetti procedurali in questione, nonché per la gestione produttiva e dei controlli delle DOP e IGP dei vini.

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Cereali, commodity, inflazione e ricostruzione: il rischio della “tempesta perfetta”

La ripresa è appena iniziata e muove i primi passi, ma il suo futuro rimane imperscrutabile, gravato da una pesante ipoteca: l’imprevedibilità della crisi sanitaria. Mentre la quarta ondata colpisce il mondo, in particolare le economie avanzate che trainano la ripresa, appare una nuova temibile variante sconosciuta e non sarà l’ultima.
Intanto si fa strada la certezza che la ripresa non avrà un andamento lineare e progressivo, ma dovrà fare i conti con una serie di fenomeni che, forse con un eccesso di ottimismo, si riteneva potessero trovare composizione man mano che l’economia cresceva. In particolare si scontra con: a) l’impatto dei danni inferti al sistema economico durante i mesi della pandemia; b) l’inflazione in agguato che con la ripresa acquista vigore.

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Fibre naturali alternative a quelle sintetiche e alla plastica per impieghi eco-compatibili

Il problema richiede una riprogettazione dell’intera filiera dei consumi ed un cambio di mentalità dei consumatori.  Innanzitutto, dobbiamo rompere l’abitudine alla plastica. Per esempio, usare una borsa di stoffa per trasportare la propria spesa evita che tanti sacchetti di plastica siano gettati negli oceani e nelle discariche. Per il 2025 tutti gli Stati aderenti all’Unione europea dovranno interrompere definitivamente la vendita di alcuni prodotti plastici monouso.

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La dichiarata “insostenibilità” dei danni da fauna selvatica in agricoltura

Non troppi anni addietro, era il 2014, il compianto Presidente Emerito dell’Accademia dei Georgofili, prof. Franco Scaramuzzi, concludeva una giornata di studio dell’Accademia dedicata al tema dei danni da fauna selvatica in agricoltura evidenziandone la loro “insostenibilità”. Tali danni non erano nel suo pensiero “sostenibili” perché la soluzione al problema era nella legge, ossia il contenimento delle specie per perseguire il loro equilibrio sul territorio come auspicato dal legislatore. La linearità del premisero e la correttezza del metodo di analisi del Maestro si scontravano (e, purtroppo, tutt’ora si scontrano) con la miopia del legislatore. Come in altri casi, prontamente evocati, l’esigenza fortemente proclamata dagli agricoltori rimaneva (e rimane) non ascoltata. A distanza di anni, i danni si susseguono, le criticità sono aumentate, e l’agricoltore rimane privo di una concreta tutela dei propri diritti.
In termini generali, va detto che la questione non è di pronta soluzione ove si consideri l’eterogeneità dei danni, le specie che li causano e il loro regime di tutele differenziate. Sul piano prettamente giuridico occorre considerare che l’evento dannoso causato dalla fauna selvatica, come tutti gli eventi naturali, investe i profili della responsabilità e della risarcibilità del pregiudizio patito dall’imprenditore per ristorare i costi e le perdite generate, alcuni dei quali sono assolutamente non prevedibili e si manifestano in modo violento e catastrofale e altri, pur prevedibili, si verificano in modo ripetuto al punto da terminare l’emergere di danni altrettanto ingenti alle produzioni agricole. Tutti questi eventi, in quanto determinati da fattori ingovernabili da parte dell’uomo, o perché imprevedibili o perché insormontabili, possono produrre modifiche nell’ecosistema e interferenze nelle attività antropiche determinando un pregiudizio che si manifesta non solo nella perdita della produzione o di singoli beni aziendali, ma ancor più per l’effetto che tali eventi possono determinare sul mercato ove opera abitualmente l’agricoltore.
Il tema evidenzia non solo la complessità fenomenologica del danno da fauna selvatica in agricoltura, ma ancor più la difficoltà a definire un regime di tutela del soggetto danneggiato che, per l’impianto normativo vigente, dettato dalla l. 157/92, resta ancora limitato. La disciplina trova il sistema di gestone del rischio al suo interno ove si consideri la forte correlazione tra prevenzione e ristoro del danno, ove la regola è rappresentata dagli atti di prevenzione da parte della Pubblica Amministrazione per perseguire la densità ottimale delle specie sul territorio; il ristoro del danno dovrebbe trovare luogo in via residuale. Questa prospettiva non può non essere perseguita. D’altronde, la stabilizzazione dei redditi degli agricoltori si attua anche con misure concrete di gestione del rischio da perseguire con interventi ex ante volti a contenere le specie sul territorio in ragione di un giusto equilibrio. Va detto che il regime giuridico vigente determina una protezione assai esigua per l’agricoltore, e soprattutto non più adeguata in ragione dei molti fattori che sono alla base dell’aumento della pressione faunistica che espongono l’agricoltore a danni che si riflettono sull’impresa e quindi sulla sua presenza sul mercato.

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Cambiamento climatico e dati genomici delle capre

Nel corso degli ultimi decenni i cambiamenti climatici hanno determinato a livello globale un forte impatto sia sugli ecosistemi sia sui sistemi agro-zootecnici. Lo studio dell’adattamento delle risorse genetiche animali alle condizioni climatiche ed ambientali che cambiano è stato l’oggetto di numerosi progetti nazionali ed internazionali, cui molti ricercatori e ricercatrici italiane hanno partecipato in questi anni. A questo proposito, si presenta il recente lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista Frontiers in Genetics dal titolo: “The climatic and genetic heritage of Italian goat breeds with genomic SNP data”  https://www.nature.com/articles/s41598-021-89900-2Il progetto di ricerca che ha generato i risultati pubblicati, è nato nell’ambito della iniziativa Italian Goat Consortium (IGC), coordinata dalla Prof.ssa Paola Crepaldi dell’Università degli Studi di Milano e  vede la partecipazione di ricercatori appartenenti a numerose Università e Centri di ricerca italiani che si sono uniti condividendo campioni biologici, informazioni, tecnologie e competenze, allo scopo di analizzare il  genoma delle razze caprine italiane e di colmare una lacuna di finanziamenti su di una specie così importante per molte aree rurali e montane del paese.
Lo studio pubblicato ha analizzato il ricco panorama della biodiversità caprina, mediante l’utilizzo di marcatori genomici SNPs, mettendoli in relazione con numerose variabili climatiche e valutando l’evoluzione climatica attesa nelle diverse aree di allevamento prevista nei prossimi 70 anni.
La ricerca, che ha indagato più di 1000 animali appartenenti a 33 razze/popolazioni allevate in Italia, ha portato a confermare l’esistenza di similitudini e differenze legate alla conformazione geografica del paesaggio italiano ed influenzate dalla situazione geopolitica precedente l’unità d’Italia. Sono emersi gruppi di razze che presentano aplotipi SNPs condivisi e gruppi che hanno subito un più marcato isolamento e deriva genetica. Inoltre è stato possibile identificare genotipi legati ad alcune variabili climatiche che caratterizzano i diversi areali di allevamento. Infine, sono state svolte analisi di previsione sulle frequenze genotipiche di SNPs attese ed associate a regioni genomiche ospitanti geni candidati coinvolti nell’adattamento al clima.   


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La ripresa è un cammino in salita

La ripresa economica in movimento a partire dai Paesi ad economia avanzata mette a segno incrementi di crescita che a ottobre sono superiori alle previsioni di luglio e che fanno sperare in un risultato su base annua ancora migliore. L’economia globale alla fine del 2021 è prevista in crescita del 5,9% rispetto al 2020 e nel 2022 dovrebbe salire del 4,9%. Quella Italiana, secondo il documento programmatico di bilancio, segnerà un incremento superiore al previsto 6% che dovrebbe portarla almeno al 6,2%. Ci si chiede con speranza e con ansia se davvero tutto stia riprendendo e per quanto tempo i ritmi del 2021 potranno continuare. I segnali sono spesso contrastanti e andrebbero considerati con grande ponderazione e in un quadro complessivo vasto. È l’esperienza stessa del mondo al tempo della pandemia a suggerire una condotta cauta. Nella trepidazione del momento non dobbiamo dimenticare che la pandemia è stata contenuta, ma non è finita né domata. Da ciò nascono dubbi e problemi.

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Riconoscere il merito, superare i pregiudizi: scienziate ai Georgofili (1753-1911)

Il mondo della scienza non è mai stato un mondo femminile, ancora oggi si stenta a raggiungere la parità di genere, immaginiamoci che cosa significasse essere una donna scienziata nel XVIII secolo.
E' stato infatti quasi per caso, analizzando i registri manoscritti degli accademici corrispondenti dalla fondazione dell'Accademia dei Georgofili nel 1753 al 1764, che i due curatori di questa mostra - Davide Fiorino e Daniele Vergari - si sono imbattuti in nomi di donne presenti tra i soci, le quali tuttavia non erano mai state presentate ufficialmente dalla storiografia. Donne che, pur avendo dato contributi importanti al mondo della scienza del loro tempo, sono state relegate ai margini di una comunità, che nemmeno permetteva loro l'accesso agli studi superiori e pertanto erano costrette a muoversi da autodidatte in un mondo che le discriminava a priori.
E' nata così la mostra "Riconoscere il merito, superare i pregiudizi: scienziate ai Georgofili (1753-1911)", on-line sul sito dell'Accademia dei Georgofili.
La prima scienziata presentata è la Marchesa Teresa Paveri Invrea, la cui elezione risale al 1812 ed è autrice di un volume, pubblicato anonimo (la discriminazione da parte degli uomini andava di pari passo ad un forte condizionamento sociale che generava ritrosia nelle stesse accademiche a presentare pubblicamente il proprio lavoro), sul procedimento chimico per ottenere zucchero dall'uva, in un momento storico nel quale lo zucchero era un prodotto scarsamente disponibile a causa delle politiche commerciali del regime napoleonico.
La seconda figura femminile ammessa come accademica dei Georgofili, di cui si parla nella mostra, è una botanica: Elisabetta Fiorini, piuttosto nota nel mondo scientifico del XIX secolo, soprattutto per lo studio delle piante Crittogame e per un'opera sulla biodiversità vegetale presente al Colosseo.

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