Dialoghi sulle biotecnologie – “Contrastare lo stress salino attraverso le TEA”

Dialogo con Antonio Di Matteo, Università di Napoli Federico II

Luigi Frusciante e Antonio di Matteo 20 May 2026

Frusciante: La salinizzazione dei suoli rappresenta oggi una delle principali minacce alla produttività agricola su scala globale. L’attuale scenario climatico contribuisce ad aggravare ulteriormente la problematica: l’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni favoriscono l’accumulo di sali nel suolo. In questo contesto, le strategie di mitigazione devono necessariamente integrare approcci agronomici e innovazione biotecnologica. 

Di Matteo: Il fenomeno della salinizzazione dei suoli è in costante espansione e si caratterizza per una distribuzione geografica fortemente disomogenea. I dati più recenti evidenziano come l’Africa sia l’area maggiormente colpita, con oltre 80 milioni di ettari interessati, mentre l’Europa si colloca al quarto posto, con più di 20 milioni di ettari coinvolti. Numeri di questa portata indicano chiaramente che non si tratta di una problematica circoscritta alle sole regioni aride o costiere, ma di una criticità trasversale, capace di incidere su sistemi agricoli molto diversi per condizioni pedoclimatiche e modelli produttivi.
La salinizzazione è un processo complesso e multifattoriale. Si distingue in una forma primaria, legata a cause naturali quali l’intrusione di acqua marina o specifiche dinamiche idrogeologiche, e in una forma secondaria, oggi più diffusa, strettamente connessa alle attività antropiche. In particolare, pratiche irrigue non sostenibili, l’utilizzo di acque di scarsa qualità e sistemi di drenaggio inadeguati favoriscono l’accumulo progressivo di sali nel profilo del suolo. Ne deriva un incremento della pressione osmotica e uno squilibrio ionico che ostacolano l’assorbimento di acqua e nutrienti da parte delle piante, con effetti negativi su crescita, produttività e qualità delle rese.
Di fronte a questo scenario, gli interventi agronomici restano imprescindibili: la razionalizzazione della concimazione minerale per limitare ulteriori apporti salini, l’impiego di acque non salmastre e una gestione più efficiente del drenaggio costituiscono misure fondamentali. Tuttavia, è altrettanto necessario ripensare le scelte colturali, orientandosi verso specie e varietà più adattate. La sostituzione delle colture più sensibili rappresenta una risposta immediata, ma nel lungo periodo diventa strategico integrare tali approcci con l’innovazione varietale, che offre strumenti avanzati per sviluppare genotipi capaci di tollerare e gestire lo stress salino in modo più efficace e sostenibile.

Vai all'articolo


Riso made in Italy: serve tutelare produttori, consumatori e incentivare la ricerca

A colloquio con Natalia Bobba, Direttrice dell'Ente Italiano Risi.

Giulia Bartalozzi 20 May 2026

A seguito della recente decisione europea di attivare soltanto al 45% le clausole di salvaguardia sull’importazione del riso, abbiamo ritenuto opportuno interpellare la nuova accademica georgofila, Natalia Bobba, prima donna a ricoprire la carica di Direttore in oltre novant'anni di storia dell'Ente Italiano Risi. Abbiamo parlato di mercato ma anche di ricerca e trasparenza, sostenibilità e tutela dei consumatori.

Quali sono le sfide cruciali che il settore del riso italiano deve vincere entro la fine di questo decennio per rimanere competitivo a livello globale?
Per rimanere competitivo entro il 2030, il settore del riso italiano deve vincere alcune sfide fondamentali: innanzitutto una gestione radicalmente più efficiente delle risorse idriche, investendo in infrastrutture moderne e tecniche di irrigazione a goccia per contrastare il cambiamento climatico; la garanzia della reciprocità commerciale a livello europeo, affinché le importazioni dal Sud-est asiatico rispettino gli stessi severi standard ambientali e sociali imposti ai nostri agricoltori; infine, l’implementazione capillare dell’Agricoltura 4.0, utilizzando droni, sensori e blockchain per abbattere i costi di produzione e certificare l’autenticità del prodotto contro le contraffazioni globali.

E’ di pochi giorni fa la decisione del Parlamento europeo di attivare le clausole di salvaguardia dopo il 45% di importazioni: spieghiamo innanzi tutto ai nostri lettori che cosa sono le clausole di salvaguardia e perché la risicoltura italiana non ha accolto con favore questa notizia. Quali misure sarebbero invece necessarie per tutelare i nostri produttori?
Occorre premettere che l'introduzione di una clausola di salvaguardia automatica per il settore risicolo nell'ambito del regolamento SPG rappresenta un passo avanti significativo per la filiera, poiché prima di questo meccanismo il settore aveva a disposizione solo una clausola generale attivabile esclusivamente dopo anni di complesse indagini sui danni subiti dalle importazioni agevolate da paesi come Cambogia e Myanmar. Le clausole di salvaguardia sono infatti strumenti di difesa commerciale che permettono di ripristinare temporaneamente i dazi doganali quando l'eccesso di prodotto straniero a basso costo destabilizza il mercato interno e con la nuova norma, il ripristino avverrà automaticamente quando le importazioni da un singolo paese supereranno la media mobile degli ultimi dieci anni con un incremento del 45%, applicando per l'anno successivo come soglia solo la media decennale.
La soddisfazione per l'ottenimento di questo automatismo è stata però messa in crisi dalle sue modalità di applicazione, poiché fissare la soglia di attivazione ad un aumento del 45% rispetto alla media decennale significa, di fatto, intervenire quando il mercato sarà già stato inondato di riso straniero e i danni economici per i risicoltori italiani saranno ormai irreversibili. Per tutelare realmente i nostri produttori, sarebbe stato necessario prevedere un limite di scatto molto più basso, idealmente non superiore al 20%, e integrare queste misure con l'obbligo della reciprocità degli standard produttivi attraverso le cosiddette "clausole a specchio", affinché il riso di importazione che non paga dazio debba quantomeno rispettare gli stessi severi divieti sull'uso di pesticidi e le stesse tutele sociali vigenti in Italia, evitando così una concorrenza basata esclusivamente sul ribasso dei costi e sulla negazione dei diritti.

Vai all'articolo


Vai al notiziario




Prossimi eventi

Dal 17 March 2026 al 04 June 2026

Mostra: "Frammenti. Immagini dal mondo rurale"




Vedi tutti gli eventi


Verso l’istituzione di un Centro di Coordinamento Nazionale per la Conservazione delle risorse genetiche vegetali di interesse agrario

Mario Marino, Teodoro Cardi, Roberto Papa, Francesco Sunseri, Oriana Porfiri, Ignazio Verde, Stefania Masci ** 20 May 2026

L’agrobiodiversità rappresenta una risorsa fondamentale per il futuro della sicurezza alimentare e dell’agricoltura. La conservazione e l’uso sostenibile delle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGVAA), sia essa in condizioni on farm, in situ o ex situ, dipendono in larga misura dalla capacità di preservarne e caratterizzarne il patrimonio genetico, garantendo al contempo un accesso equo e regolamentato alle informazioni genetiche.

Vai all'articolo


Il misterioso colore del cibo

Giovani Ballarini 20 May 2026

Carne rossa o bianca? Liquore alla menta verde? Violette candite buone, melanzane viola un tempo ritenute causa di pazzia? Da sempre la nostra specie, e certamente quelle che ci hanno preceduto, ha mangiato cibi scelti in base al loro aspetto, profumo e colore, oltre che sapore, e i prodotti alimentari e le bevande per millenni sono stati appositamente colorati.
Ancora oggi il colore degli alimenti sostiene un mercato globale di circa quattro miliardi di dollari, con una proiezione di circa sei miliardi entro il 2031, con la crescente preferenza per coloranti naturali rispetto a quelli sintetici a causa di preoccupazioni sulla salute che richiede prodotti naturali con una "etichetta pulita" (clean label) specialmente nelle bevande, prodotti da forno, pasticceria e latticini, dove una personalizzazione del colore è fondamentale.
Esistono molteplici relazioni tra colore e gusto, che necessitano di ricerche neuroscientifiche cognitive perché il colore alimentare ha avuto e continuerà a svolgere un ruolo importante nel dettare il comportamento dei consumatori.

Vai all'articolo