Dialoghi sul Verde: “Beni comuni, amministrazione condivisa e foreste”

Dialogo con Maurizio Flick, Ricercatore di Diritto Forestale e Ambientale nell’Università di Padova

Nicoletta Ferrucci e Maurizio Flick 27 May 2026

Ferrucci: Nei miei “Dialoghi sul Verde” ho cercato più volte di mostrare come il rapporto tra comunità e natura non possa più essere letto soltanto in termini di tutela imposta dall’alto o di appartenenza in senso strettamente proprietario. Vi sono beni che, pur assumendo forme giuridiche diverse, esprimono un valore che supera l’interesse del singolo e si proietta sull’intera collettività, sino a coinvolgere le generazioni future. È in questa prospettiva che il tema dei beni comuni ha assunto, negli ultimi anni, una forza crescente, aprendo la strada a modelli nuovi di collaborazione tra cittadini e istituzioni. Anche in assenza di una disciplina generale unitaria, l’amministrazione condivisa ha mostrato di poter offrire risposte concrete nella cura del verde, nella gestione partecipata delle risorse ambientali, nella valorizzazione dei territori forestali e persino nella costruzione di strumenti innovativi, come gli accordi di foresta, utili anche a contrastare la frammentazione che da tempo indebolisce molti contesti boschivi. Proprio per comprendere meglio il significato e la portata di questa evoluzione, vorrei partire dalla domanda più semplice, ma anche dalla più importante. Quando parliamo di beni comuni, che cosa intendiamo davvero?

Flick: Parliamo di beni che, più che appartenere a qualcuno, servono a tutti. Non conta solo il titolo di proprietà, ma la funzione che quel bene svolge per la comunità e per le generazioni future. Per questo possiamo guardare come beni comuni all’acqua, al verde urbano, ai sentieri, ai boschi, ai paesaggi. Il punto decisivo è questo: un bene comune è un bene che chiede responsabilità condivisa, perché dal suo buono stato dipendono qualità della vita, diritti fondamentali ed equilibrio ambientale. E non è neppure un elenco chiuso: i beni comuni si riconoscono e si sviluppano nel tempo, man mano che la collettività comprende meglio il loro valore. 

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Frutta a guscio, il mercato globale ridisegna il futuro dell’Italia

Giampaolo Rubinaccio 27 May 2026

Tra volatilità dei prezzi, concorrenza internazionale, cambiamento climatico e nuove esigenze di organizzazione commerciale, il comparto italiano della frutta a guscio cerca una nuova traiettoria fondata su qualità, origine, innovazione e integrazione di filiera.
Nel panorama agroalimentare contemporaneo, pochi comparti mostrano con la stessa evidenza della frutta a guscio quanto il rapporto tra dimensione locale e scenario globale sia ormai diventato inscindibile. Prezzi, approvvigionamenti, margini industriali e opportunità di sviluppo non dipendono più soltanto dalle condizioni nazionali, ma risultano sempre più influenzati dai grandi poli produttivi mondiali, dai flussi del commercio internazionale e dagli equilibri competitivi tra i principali Paesi esportatori e trasformatori.
Questa è la chiave interpretativa che emerge dall’analisi dedicata alle dinamiche economiche nazionali e internazionali del comparto: un settore che da un lato presenta interessanti prospettive di crescita, ma dall’altro è esposto a forti tensioni concorrenziali, a elevata volatilità e a criticità strutturali che impongono una riflessione strategica. Il nodo centrale non riguarda soltanto l’aumento della produzione, ma la capacità di costruire valore economico attraverso qualità, posizionamento commerciale, organizzazione di filiera e differenziazione dell’offerta.
Lo scenario globale della frutta a guscio presenta una composizione merceologica fortemente concentrata. La mandorla rappresenta il 27% del totale, il pistacchio il 20%, l’anacardio e la noce il 19% ciascuno, mentre la nocciola si colloca al 10%. Queste quote permettono di comprendere il peso relativo delle diverse specie, ma soprattutto aiutano a leggere i differenti modelli di integrazione commerciale che caratterizzano il comparto.
Dietro i numeri si nascondono infatti assetti economici molto diversi. Alcune referenze si muovono in mercati standardizzati, dominati da grandi volumi e da forte internazionalizzazione; altre, invece, mantengono una maggiore specificità territoriale e possono trovare spazi di valorizzazione attraverso qualità, origine e trasformazione locale, per questo motivo, l’analisi quantitativa da sola non basta: va affiancata a una lettura qualitativa dei rapporti di forza tra operatori, Paesi produttori e mercati di sbocco.

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Protezione degli alberi nelle aree urbane dalle invasioni di organismi alieni

Pio Federico Roversi 27 May 2026

Nel prossimo futuro il nostro Paese dovrà affrontare sfide strategiche nel contesto di un Europa proiettata verso un modello di società che pone al primo posto percorsi di sostenibilità, nei quali anche la gestione delle foreste e delle aree naturali e i programmi di ampliamento del verde nelle città, dovranno essere declinati in funzione della tutela della salute dei cittadini, della inversione della perdita di biodiversità, della neutralità climatica e dell’aumento di competitività per un’Unione più ecologica, digitale e resiliente.

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A colloquio con Riccardo Velasco: “La ricerca non ha confini, le TEA sono il mio sogno nel cassetto”.

Giulia Bartalozzi 27 May 2026

Nominato contemporaneamente direttore generale della Fondazione Edmund Mach e del Centro CREA di genomica e bioinformatica, nonché neoaccademico Ordinario dei Georgofili.

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