Dialoghi sull’Agroindustria - "Oltre la Terra: le microalghe come nuova frontiera della sostenibilità"

Dialogo con Roberto Bassi - Accademico dei Georgofili, Accademico dei Lincei, Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn.

Paolo Ranalli e Roberto Bassi 10 June 2026

Ranalli: Le alghe sono un gruppo estremamente eterogeneo di organismi viventi, che spaziano da forme microscopiche unicellulari (microalghe) a organismi giganti pluricellulari lunghi decine di metri (macroalghe). Accomunate dalla capacità di essere autotrofe, vivono principalmente in acqua (dolce o salata), producono circa la metà dell'ossigeno atmosferico e rappresentano la base della catena alimentare acquatica: semplici nella struttura ma vitali per il pianeta. Grazie alla loro velocità di crescita e alla ricchezza di nutrienti, sono considerate una delle risorse chiave per l'economia verde del futuro. Infatti, alcune specie di macroalghe possono crescere fino a 50 cm al giorno, pertanto costituiscono una delle biomasse più rinnovabili ed efficienti del pianeta. La loro composizione chimica varia enormemente tra le migliaia di specie esistenti e questa versatilità di nutrienti e molecole sintetizzate determina i loro molteplici impieghi. La ricerca scientifica oggi non si limita a usare l'alga "intera", ma lavora come in una bioraffineria: estrae selettivamente ogni singolo nutriente (proteine, oli, zuccheri) per destinarlo all'industria più appropriata, riducendo al minimo gli sprechi.
Roberto, come esperto mondiale di fotosintesi, biologia vegetale e bioenergetica, con riguardo specificamente alle alghe, la tua attività si è concentrata principalmente su come questi organismi catturano la luce e la trasformano in energia chimica. È così?

Bassi: Sì. Questa è stata la prima domanda che mi sono posto da ricercatore all’orto botanico di Padova a cavallo tra gli anni 70 e 80 del secolo scorso. Cercando risposte, mi sono addentrato in una complessità strutturale e funzionale inaspettata. Ricordo bene come, dopo aver pubblicato i primi risultati sulla identità biochimica del fotosistema II, che era ancora sconosciuta, i colleghi mi spingessero ad approfondire quell’argomento, considerato fondamentale.  La comunità degli studiosi della fotosintesi era allora costituita soprattutto da bravissimi biofisici, come Pierre Joliot-Curie e Francis-André Wollman a Parigi, Jim Barber a Londra e Daniel Arnon a Berkeley. Wollman, mi ripeteva che la mia passione per la ricerca non poteva essere sprecata nello studio di quelle “scatole piene di clorofilla” che assorbivano fotoni ma erano prive di qualsiasi regolazione.  Tuttavia, pur amando la fisica, la mia cultura era fondamentalmente biologica e mi portava a guardare ai genomi per capire cosa fosse importante nella vita degli organismi. Negli anni ’80 si accumulavano i dati sulle sequenze geniche delle piante ed era chiaro che, mentre i componenti dei centri di reazione erano tutti codificati da pochi geni, quasi identici tra loro in specie diverse, le proteine LHC (Light Harvesting Complexes, che codificavano per le proteine antenna), erano molti e diversificati. La grande capacità delle piante di adattarsi a climi contrastanti poteva solo essere basata su una grande diversità di strutture, funzioni e livelli di espressione come quelle che si vedevano nella famiglia multigenica lhc. Se lo scopo era quello di ottimizzare la crescita delle piante attraverso la genetica, pensavo, era meglio puntare su queste ultime proteine, allora ancora sconosciute nonostante fossero le proteine di membrana più abbondanti sulla Terra. 

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Deborah Piovan, Cavaliera dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Il mio impegno per le sfide del sistema agroalimentare tra ricerca, istituzioni e campi coltivati”

Giulia Bartalozzi 10 June 2026

L'accademica dei Georgofili Deborah Piovan, imprenditrice agricola e divulgatrice scientifica, è stata recentemente insignita dalla Presidenza della Repubblica con il titolo di 'Cavaliera dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana'. Deborah Piovan è una figura chiave in Italia quando si parla di agricoltura basata sulle evidenze scientifiche e sull’ innovazione in campo e anche per il suo pragmatismo imprenditoriale. L’abbiamo intervistata dopo la cerimonia pubblica che si è svolta il 2 giugno al cospetto del Prefetto di Padova.

Dottoressa Piovan, la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica premia il suo impegno nella divulgazione e nell'impresa. Spesso il mondo della ricerca, quello dell'agricoltura e le istituzioni politiche sembrano parlare lingue diverse. Lei come vive questo ruolo di "intermediatrice" e quale significato ha questa onorificenza per chi, come lei, difende la scienza in agricoltura?
Prima di tutto vorrei dire che mi sono sempre sentita al servizio di un Paese che mi ha dato molto, facendomi studiare gratuitamente in una Scuola Universitaria di eccellenza. Ho sempre pensato che divulgando e raccontando le sfide del sistema agroalimentare stavo in effetti restituendo qualcosa: era ed è un mio dovere. Questo riconoscimento mi motiva ancora di più.
Io non penso che ci siano lingue diverse in ballo, ma solo scarsa conoscenza reciproca. Il divulgatore, la divulgatrice, sono semplicemente al servizio di questo dialogo, offrendo a ogni parte coinvolta punti di vista nuovi, aiutando una conversazione, che talvolta si perde in vicoli ciechi a causa di interessi devianti o di paure infondate, a ritornare sulle sfide e sugli strumenti a disposizione. L’obiettivo? Generare soluzioni condivise.

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La frutta secca in guscio per salute e longevità

Francesco Cipriani 10 June 2026

Secondo una revisione scientifica del 2026 effettuata su tutti gli studi epidemiologici, consumare più FSIG di chi ne consuma poca o per niente riduce significativamente la mortalità per tutte le cause ( - 23%) ed in particolare per quelle cardiovascolari (- 26 %), e contrasta l’occorrenza di nuove malattie cardiovascolari (- 14%), tra cui ictus cerebrale (- 9%) e malattie coronariche (- 19%), probabilmente grazie all’azione antiinfiammatoria, antiossidante ed equilibrante i profili lipidici ematici dei suoi nutrienti.

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Il “federalismo pragmatico” di Draghi e le nuove responsabilità dell’Europa

Dario Casati 10 June 2026

Vi è oggi in Europa la crescente richiesta di una maggiore unità sui grandi processi decisionali, ma, contemporaneamente questa non riesce ad assumere forme concrete ed applicative. Da un lato è frenata dal difficile abbandono dei malintesi sovranismi dei singoli Paesi e dall’altro è rallentata da processi decisionali lunghi e complessi sino ad essere frenanti. 

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