Notiziario

L'Accademia per il post COVID19 (e per gli agricoltori)

Sono trascorsi sei mesi da quando l'Accademia ha deciso di avviare un servizio per gli agricoltori, in particolare per quelli le cui aziende sono di dimensioni classificate come piccole e medie, nel difficile periodo del "post Covid19" segnato da emergenze di varia natura. L'agricoltura era stata esonerata, per ovvie ragioni, dal blocco delle attività produttive nel periodo Marzo-Maggio del corrente anno, ma, come  risulta in tutti i rapporti sulla agricoltura italiana, necessitava - e necessita - di una forte spinta innovativa affinché riesca a superare il doppio ostacolo della critica situazione socio-economica e di quella ambientale.
Il Presidente dell'Accademia dei Georgofili, a seguito dell'impossibilità di continuare la notevole attività convegnistica dell'Accademia, ebbe l'accortezza di avviare un programma di informazioni on-line sul sito dell'Accademia - chiamato "Antologia" - specificamente mirato alla diffusione di innovazioni, messe a punto nei vari centri di studio e immediatamente disponibili per la pratica applicazione. Si è trattato normalmente di brevi (2-5 pagine) ma esaurienti descrizioni delle proposte.
Parallelamente si dava vita ad un'altra iniziativa - chiamata "Altri contributi" - che inseriva, nel sito, documenti di maggiore estensione tendenti a fare il punto su aspetti fondamentali dell'agricoltura.  
Questa idea si basava sulla fiducia che vari colleghi, sparsi in centri di ricerca italiani appartenenti a varie Amministrazioni e a maggioranza Accademici, si rendessero disponibili per questo lavoro. Per l'arduo periodo che l'Italia stava attraversando, tale disponibilità era tutt'altro che scontata. Il risultato è stato invece quasi commovente: la comunità scientifica agraria italiana ha risposto con una dedizione straordinaria.

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Missione Terra: il suolo al centro del Green Deal europeo

L’Unione Europea ha recentemente pubblicato un importante documento prodotto dalla Commissione di esperti per la salute del suolo e del cibo che mette il suolo al centro dell’attenzione e delle azioni da intraprendere per realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile posti dal Green Deal. Ricordo che Il Green Deal europeo prevede di intraprendere una serie di iniziative politiche volte a promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento.

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La sfida per la digitalizzazione rurale sostenibile

Come ha messo in luce il recente rapporto sulla digitalizzazione in Europa l’Italia mostra un grave ritardo nel processo di trasformazione digitale. Il nostro paese si colloca al quart’ultimo posto nei valori dell’indicatore, che rispecchia non tanto un basso livello di copertura, quanto un pessimo livello di competenze e di un limitato utilizzo di servizi digitali. Solo il 74% degli italiani usa abitualmente Internet, e l’utilizzo di servizi pubblici digitali è scarso. Anche le imprese italiane presentano ritardi nell'utilizzo di tecnologie come il cloud, i big data e il commercio elettronico.

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Genome editing e aiuti alimentari, due premi Nobel rilevanti per l’agricoltura del XXI secolo

Il 2020, che a buon diritto può essere classificato come un annus horribilis, in considerazione degli effetti dolorosi e preoccupanti che ha causato e sta causando a tutti noi e che sta determinando situazioni critiche al comparto agro-alimentare nazionale e mondiale, ha visto l’assegnazione di due premi Nobel che, per motivi diversi ma complementari, hanno una grande rilevanza per l’agricoltura. Il premio Nobel per la Chimica è stato attribuito alla francese Emmanuelle Charpentier e alla statunitense Jennifer A. Doudna, due ricercatrici che, studiando i meccanismi molecolari di difesa dei batteri da infezioni causate da virus (batteriofagi) hanno consentito di sviluppare il metodo chiamato genome editing. Con questa denominazione si richiama il processo di revisione di un testo scritto, nel caso specifico la sequenza di DNA. Il metodo di genome editing prevede la rottura delle eliche del DNA e per questo motivo ci si riferisce spesso all’immagine di forbici molecolari. La grande innovazione del genome editing sta nella precisione e relativa semplicità del sistema che è ben sintetizzata nelle parole del comunicato del Comitato Nobel che riporta: “tali forbici consentono di modificare il DNA di animali, piante e microrganismi con una precisione estremamente alta. Questa tecnologia sta avendo un impatto rivoluzionario sulle scienze della vita”. In un’occasione precedente su “Georgofili Info” ho avuto modo di sottolineare come l’applicazione del genome editing possa costituire uno strumento rivoluzionario nel miglioramento genetico – breeding – delle specie di interesse agrario. Attraverso interventi mirati su porzioni note del genoma vegetale è e sarà possibile sviluppare nuove varietà che siano funzionali all’agricoltura del XXI secolo, ovvero produttive, in grado di utilizzare al meglio le risorse, che diano prodotti di elevata qualità sia per il consumo diretto sia per la trasformazione, in definitiva per un’agricoltura più sostenibile, produttiva nelle diverse condizioni di coltivazione, in grado di rispondere agli effetti dei cambiamenti climatici in atto, che salvaguardi e valorizzi l’agrobiodiversità. Le modificazioni prodotte attraverso l’applicazione del genome editing sono in larga misura equivalenti a quelle determinate dai processi naturali di mutazione spontanea, che forniscono la variabilità genetica sulla quale agisce l’evoluzione, con il grande vantaggio, in questo caso, di essere mirate e non casuali. Per questo motivo la Società Italiana di Genetica Agraria – SIGA – ha proposto di definire il genome editing una delle Tecnologie di Evoluzione Assistita ovvero TEA.

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“Sweet Immunity": resistenza indotta da zuccheri solubili e sue possibili applicazioni pratiche

Nel corso della loro evoluzione tutte le piante hanno elaborato un “sistema immunitario” complesso che consente loro di ridurre gli effetti negativi da stress abiotici (anomalie edafico ambientali) e biotici (microrganismi patogeni, insetti). A differenza dei sistemi immunitari animali, costituiti da linfociti ed anticorpi, quelli vegetali, che potremmo definire “fitoimmunitari”, si distinguono per la complessità delle molecole di difesa prodotte in risposta allo stress.

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Apericena e Mocktail: la nuova tavola

La cucina è un linguaggio con le sue parole che si modifica ed evolve con un ritmo molto maggiore di quello dei tempi passati. Indubbio è che prima nasce un cibo o una sua preparazione che poi riceve un nome nuovo, come è il caso del carpaccio inventato da Giuseppe Cipriani, o una variante di un nome precedente, ma più spesso l’origine del nome anche di successo rimane oscura e indeterminata, come è il caso di apericena e di mocktail, denominazioni di una tavola che sta cambiando.

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Monitoraggio della fauna nelle proprietà della Ca’ Granda

Agricoltura e zootecnia hanno contribuito nel tempo a definire le caratteristiche paesaggistiche e ambientali del territorio, contenendo da un lato il consumo di suolo, ma al contempo contribuendo alla riduzione degli ambienti naturali e quindi delle specie floristiche e faunistiche ad essi legate. Una parte rilevante delle specie animali e vegetali attualmente più minacciate in Europa, infatti, è propria di ambienti per lo più originati e mantenuti dall’attività agricola. Nella convinzione che conservazione della biodiversità e sviluppo agro-zootecnico possano e debbano coniugarsi, Fondazione Patrimonio Ca’ Granda ha incaricato Fondazione Lombardia per l’Ambiente di realizzare il progetto di “Monitoraggio della fauna nelle proprietà della Ca’ Granda”.
Nel corso del biennio 2018-2019 sono state individuate e indagate 18 differenti macroaree rappresentative del vasto mosaico di agro ambienti di Fondazione Patrimonio Ca’ Granda: 8.400 ettari complessivi tra coltivati, prati, siepi, filari, piccole aree umide, boschi e cascine, ubicati in Lombardia nel Parco del Ticino, nel Parco Agricolo Sud Milano e nel Parco Adda Sud.
La prima fase progettuale ha riguardato la scelta dei taxa oggetto delle attività di censimento in campo e l’implementazione dei monitoraggi mediante impiego di tecniche standardizzate, al fine di ottenere il maggior numero possibile di dati quali-quantitativi. La scelta dei gruppi è stata effettuata sia sulla base delle differenti caratteristiche ambientali, sia in relazione al loro specifico ruolo ecologico.

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L’Accademia Svedese delle Scienze si tinge di rosa e premia il "genome editing"

Quando, il 9 febbraio 2018, ebbi la fortuna di ascoltare Emmanuelle Charpentier raccontare, durante una conferenza all’Accademia dei Lincei a Roma, la storia della CRISPR-Cas9 che lei stessa definì “a game changer in genetic engineering” continuavo a chiedermi quando le avrebbero assegnato il premio Nobel. O meglio, se mai avremmo assistito al conferimento di quel premio - che popola i sogni di tutti i ricercatori - alle due donne che, a distanza di migliaia di chilometri l’una dall’altra, hanno spiegato al mondo come l’evoluzione avesse fornito a un batterio lo strumento per ritoccare, potenzialmente, il genoma di qualsiasi organismo.
Sono trascorsi altri due anni da quella conferenza di Roma, durante i quali abbiamo assistito allo “scandalo scientifico” delle gemelline cinesi e visto la Comunità Europea prendere una posizione molto chiara - ma tutta da rivedere – contro l’impiego di questa tecnica.
Alla fine, la scorsa settimana, l'Accademia Svedese delle Scienze ha assegnato il premio Nobel per la Chimica a Emmanuelle Charpentier e a Jennifer Doudna per la loro ricerca sull’editing genomico. Questo premio non solo rimarrà nella storia perché condiviso solo tra due donne, ma soprattutto perché assegnato a una ricerca relativamente giovane (era l’anno 2015 quando le riviste Nature e Science definirono la CRISPR come la scoperta dell’anno), a differenza della ormai radicata consuetudine di conferire il prestigioso riconoscimento a ricerche iniziate decenni prima.
Dal 2015 le riviste scientifiche sono state letteralmente invase da articoli in cui questa tecnica è stata adattata al fine di ritoccare il genoma di organismi diversi. Al di là delle potenzialità applicative nell’uomo per la cura di molte malattie con basi genetiche, e delle loro complicate implicazioni etiche, la CRISPR è uno strumento rivoluzionario anche in agricoltura.

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Ortofrutta e Recovery plan

Comincia a delinearsi il Pnrr, orrendo acronimo per indicare il Piano nazionale rilancio e resilienza, che non è altro che l’insieme dei progetti con cui l’Italia vuole spendere la pioggia di miliardi del Recovery Plan. Il governo, la ministra Teresa Bellanova in primis, parla di “agroalimentare protagonista del Pnrr e del Patto per l'export”. Tra le priorità indicate dalla ministra (sostenibilità, biodiversità, lotta al dissesto idrogeologico, digitalizzazione, infrastrutture materiali e immateriali, agricoltura 4.0) l’ortofrutta – finora davvero la Cenerentola delle politiche governative – guarda con fiducia ma anche preoccupazione.

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L’importanza del nome del vitigno per salvaguardare l’originalità e la commercializzazione del vino italiano*

I vitigni “resistenti” rappresentano per la filiera vitivinicola  una delle novità più importanti degli ultimi anni, in quanto danno una risposta concreta  a molte delle problematiche poste dalla sempre maggiore esigenza di sostenibilità. Più di 120 varietà “resistenti”, sono iscritte nei Registri Nazionali delle Varietà di Vite dei diversi paesi Europei  e la superficie vitata  cresce a ritmi molto più rapidi di altre “nuove” varietà , non “resistenti”.

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La PAC post 2020 verso la fase finale del complicato negoziato: ora sagge scelte nazionali

Con l’inizio della presidenza semestrale di turno tedesca dell’Unione europea, c’è stata una accelerazione del processo di riforma della PAC, iniziato formalmente a meta 2018 e poi arenatosi per ragioni istituzionali (elezione del nuovo Parlamento Ue e rinnovo del collegio dei commissari), oltre che per motivazioni di tipo politico, in primis le difficoltà a definire il bilancio pluriennale 2021-2027, cui si sono aggiunte altre cause, come la relativa debolezza delle precedenti presidenze di turno e le difficoltà di collaborazione tra le commissioni agricoltura e ambiente del Parlamento europeo.
Entro il corrente mese di ottobre, sia il Consiglio dei ministri che il Parlamento dovrebbero definire la posizione comune e sarà così possibile avviare la parte finale del negoziato, con i contraddittori a tre (i cosiddetti triloghi).
Pertanto, non è più il caso di temporeggiare ed è arrivato il momento che, a livello nazionale, inizi una fase nuova, di analisi, di confronto e di proposte che porti a formulare le scelte applicative nell’ambito del piano strategico della PAC post 2020. Non è che fino ad oggi l’argomento sia stato accantonato. Piuttosto c’è stata carenza nella qualità, continuità e spessore del dibattito.
A differenza del passato, la responsabilità decisionale di Ministero e Regioni è aumentata e con essa è cresciuta pure la possibilità di incidere in modo virtuoso sul sistema agricolo. Il new delivery model, ovvero la più radicale discontinuità della riforma in discussione, non costringe più a muoversi entro i rigidi confini circoscritti dai minuziosi regolamenti di Bruxelles.

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Dalla Meccanizzazione Agricola allo SmartFarming

Un nuovo modello di riferimento della gestione dell’agricoltura viene definito “smartfarming”; Smart, popolarmente identificabile in “intelligente” e anche acronimo di Specifico, Misurabile, raggiungibile (Achievable), Realistico e calendarizzabile (Time_based). Il termine non è sconosciuto perché già negli anni ’90 l’agricoltura di precisione veniva anche definita agriculture raisonné e preludeva al superamento di una semplificazione nelle pratiche colturali indotta da modelli di gestione normalizzati del dopoguerra e proposti per grandi aree dai noti prontuari degli anni ’70.
Raisonné, Smart, di Precisione, sottolineano il recupero di una attenzione specifica alle singole unità produttive, grazie ai nuovi strumenti di alta tecnologia e della digitalizzazione: la definizione più accreditata tiene in considerazione il fare per ogni punto sitospecifico o per ogni soggetto di coltivazione, la cosa giusta, nel momento più opportuno, nelle modalità e nelle quantità più appropriate, con la registrazione delle specifiche azioni per una tracciabilità ai fini di un continuo miglioramento. Le ulteriori declinazioni in Sostenibile, Durable, Durevole, ne definiscono l’orientamento etico e strategico.
Uno studio recente del gruppo AgriSmartLab (www.agrismartlab.unifi.itdoi:10.3390/su12177191) ha focalizzato nel termine smartfarming questo nuovo approccio che, dalla “meccanizzazione” degli anni ’70, affronta il paradigma nascente dell’alta tecnologia e della digitalizzazione in agricoltura. Il termine farming specifica l’ambito di applicazione in quanto identifica tutte le operazioni che si attuano nel pieno campo dove le attività sono fortemente condizionate dalla variabilità delle caratteristiche territoriali, in termini di suolo, giacitura, clima; variabilità che è oggi ampliata dai cambiamenti climatici con avversità moltiplicate in termini di parassiti alieni e di eventi eccezionali e improvvisi.

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La teoria della TROFOBIOSI nella gestione degli agroecosistemi

Gli insetti, esseri eterotrofi, consumano composti organici ed inorganici per procurarsi energia, carbonio, azoto e sali minerali. La loro alimentazione deve necessariamente fornire alcuni amminoacidi, vitamine, steroli ed acidi grassi indispensabili al loro sviluppo (crescita e riproduzione) e che sono incapaci di sintetizzare ex novo.

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L’energia degli alimenti si esprime in Joule o in calorie?

Diversi anni fa, in occasione di un congresso scientifico, un collega nutrizionista americano mi fece la seguente osservazione: “voi europei continentali ci snobbate col vostro sistema metrico decimale e poi esprimente il potenziale energetico degli alimenti in calorie. Se foste coerenti, dovreste usare i Joule!”
Non avevo mai fatto caso al fatto che i Joule sono unità del sistema metrico decimale, mentre le calorie non lo sono.

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Riflessioni di una imprenditrice agricola sulla strategia Farm to Fork

E’ una buona cosa che la Commissione stia lavorando ad una visione organica della produzione di cibo e del suo impatto sull’ambiente. Le decisioni che verranno prese avranno un impatto sulla quota di autosufficienza alimentare del continente, sulla sicurezza alimentare e sull’ambiente. L’implementazione di qualsiasi strategia necessita di inclusività e la voce degli agricoltori dev’essere presa in considerazione. Una buona governance inoltre prevederebbe di condurre valutazioni di impatto ex-ante di tali proposte, sia per le conseguenze economiche che per quelle ambientali.
Tra gli obiettivi proposti c’è quello di tagliare l’utilizzo di agrofarmaci del 50%. La severa revisione dei principi attivi che avviene a livello europeo ha reso il lavoro degli agricoltori e l’ambiente più sicuri, ma la riduzione dei principi attivi consentiti complica la protezione dei raccolti. Eppure l’utilizzo di agrofarmaci continua a calare: -40% in Italia negli ultimi 30 anni, grazie al miglioramento nella gestione.
Gli agricoltori stanno già facendo molto per migliorare la propria impronta ecologica, ma senza protezione più di metà dei nostri pasti svanirebbe a causa di insetti, funghi e malerbe. Non dimentichiamo che la FAO ha dichiarato il 2020 Anno Internazionale della Salute delle Piante, poiché stima che il 40% dei raccolti mondiali vada perso ogni anno a causa della mancanza di adeguati strumenti protettivi. E’ un spreco difficile da accettare, non è etico tollerarlo. Gli agrofarmaci sono uno degli strumenti a disposizione, non l’unico, insieme alle biotecnologie, la lotta integrata, il digitale ecc.
Nei campi il cambiamento del clima è evidente: aumenta il numero di giornate e di notti con temperature sopra le medie storiche; diminuiscono i giorni di gelo; siccità prolungate sono più frequenti; arrivano nuovi parassiti e le malattie fungine sono più aggressive. Pertanto, mentre ci chiediamo su quale base scientifica siano stati proposti tali tagli delle molecole a disposizione e se siano stati valutati i trade off di queste scelte, guardiamo alla ricerca, a quella biotecnologica in particolare, con grande speranza.

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Recovery Fund: un’impostazione fortemente statalista è quella più idonea a far ripartire l’economia?

Nei giorni immediatamente precedenti la tornata elettorale del 20 e 21 settembre il Governo ha presentato alle Camere le “Linee guida per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”  (Pnrr). È il primo passo per dare avvio ai programmi di rilancio della nostra economia disastrata a causa del Covid 19. Il documento è stato relegato in secondo piano dalle polemiche post elettorali, ma merita attenzione.
Negli scorsi mesi ha prevalso l’obiettivo di contenere le conseguenze di una situazione economica sull’orlo del collasso. Gli interventi, pari a un centinaio di miliardi, sono stati utilizzati per sostenere il comparto sanitario, per aiutare  le persone e le categorie più colpite e le attività bloccate dal lockdown. Non si è seguita una logica selettiva, ma quella di un intervento generalizzato. Ora, di fronte al compito immane della  ricostruzione e dello stimolo alla resilienza del sistema servono priorità chiare,  scelte vere, sostenute da un ingente sforzo finanziario che graverà sul futuro del Paese.
Il documento sulle linee guida costituisce la prima risposta ed era atteso con grande interesse. Altri paesi hanno già predisposto il proprio documento e la Commissione Europea negli stessi giorni ha reso note le sue indicazioni.
Il Pnrr è scarno e molto generale, 38 pagine a cui si sommano  circa altrettante di diapositive (si veda: linee-guida-pnrr-2020.pdf).  L’analogo  piano francese, ad esempio, è di circa 300  pagine ed entra in elementi di dettaglio, mentre altri paesi europei affrontano la fase di scrittura in stretto contatto con gli organismi comunitari.
La struttura del testo è semplice, quasi scolastica, ma a queste caratteristiche non si accompagnano chiare indicazioni operative. L’impressione che ne deriva è che il “vero” contenuto debba ancora essere deciso.

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Una mela al giorno ...

La mela, dal latino malum, il frutto del melo ha origine in Asia centrale e diventa cibo dell’uomo nel Neolitico con un nome che potrebbe avere relazione con la radice indoeuropea *mal, dal significato di morbido e dolce. Più di ogni altro frutto la mela stimola l'immaginario entrando nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Quando i pittori devono rappresentare il frutto dell’albero proibito di Adamo ed Eva in gran parte scelgono la mela, il pomo della discordia è all’origine della guerra di Troia, i pomi delle Esperidi sono custodite da un drago ai confini del mondo, le mele mistiche danno il nome ad Avalon (Isola delle Mele), una mela avvelena Biancaneve e Alan Turing, una mela è posta da Guglielmo Tell sulla testa del proprio figlio, una mela che cade stimola il genio di Isaac Newton.

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