Notiziario








INCREASE - Collezioni intelligenti delle risorse genetiche di legumi alimentari per sistemi agroalimentari europei

Si è svolto lo scorso 4 giugno il web meeting di avvio del nuovo progetto di ricerca europeo INCREASE, che vede alla guida l’Università Politecnica delle Marche, come capofila, e altri 27 partner internazionali di 14 paesi diversi. Con un budget di 7 milioni di euro, finanziati dal programma di ricerca e innovazione dell'Unione Europea Horizon 2020, in un periodo di 5 anni, il consorzio di INCREASE lavorerà per analizzare le risorse genetiche e mettere punto strumenti e metodi di conservazione efficienti ed efficaci per la gestione, caratterizzazione e valorizzazione della biodiversità agricola in quattro importanti legumi alimentari tradizionali europei (cece, fagiolo, lenticchia e lupino).
La conservazione e la valorizzazione delle risorse genetiche dei legumi alimentari e il loro utilizzo nell'agricoltura europea costituiscono un elemento chiave sia per lo sviluppo di una agricoltura sostenibile che per la promozione di una alimentazione più sana.

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Ragù, parola di un’antica preparazione

Tutti sanno, o almeno credono di sapere che cosa è il ragù, in modo particolare quello della propria terra o paese e soprattutto della mamma. Come oggi dicono i dizionari – ma dobbiamo fidarci? - ragù è un termine utilizzato per indicare un trito grossolano cotto per molte ore a fuoco basso, composto di numerosi ingredienti che variano a seconda delle regioni. Spesso a base di carne, ma in cucina vi sono anche ragù di pesce: di spigola, di cernia, o altri pesci, e ora, in un clima vegetariano, anche di tofu.

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Riduzione delle polveri sottili: l’importanza della scelta delle specie e di un’accurata analisi del sito di impianto

Vista l'eco che ha suscitato una mia affermazione, riportata qualche mese fa dalla stampa (e che mi ha fatto guadagnare molte offese personali e professionali), riguardo alla riduzione dell'inquinamento da parte delle piante in riferimento alla struttura di una strada, penso sia opportuno chiarire alcuni aspetti, fermo restando che ciò che ho affermato corrisponde al vero ed è basato su una consistente letteratura scientifica internazionale e che la mia affermazione, preceduta da un “probabilmente”, si riferiva a un solo parametro considerato, cioè le polveri sottili.
La gran parte delle ricerche pubblicate su riviste internazionali e anche dal gruppo di ricerca che coordino, hanno mostrato la generale efficacia di alberi e arbusti nel ridurre la concentrazione di inquinanti, sia riguardo ai metalli pesanti sia, soprattutto, alle polveri sottili. Su questo non ci sono dubbi, ma non è possibile generalizzare. La ricerca ci dice anche cose diverse delle quali dobbiamo tenere conto nelle scelte per il verde nella città del futuro.
È infatti da precisare che, riguardo alle polveri sottili, il processo di deposizione differisce sostanzialmente in funzione delle diverse dimensioni delle particelle e delle interazioni di queste con i vari elementi della vegetazione e con la struttura del costruito. Ciò richiede studi combinati sulle diverse dimensioni delle particelle, sulle diverse specie di piante e in ambienti che differiscano per caratteristiche intrinseche: es. strade aperte verso i cosiddetti “canyon urbani”.

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Segnali incoraggianti per l’agricoltura

Sicuramente la pandemia tuttora in atto ci riserva, oltre ovviamente ai drammatici effetti sulla salute umana, un futuro incerto e sicuramente difficile. A questo, purtroppo, non sfugge il settore agricolo che già aveva notevoli difficoltà anche prima della pandemia; non c’è dubbio però che le sfide del futuro per l’agricoltura debbano passare attraverso le innovazioni e la protezione del suolo.
Dopo vari gridi di allarme, la divulgazione di dati che quantificano il suo stato di degrado, di dissesto, di impermeabilizzazione (consumo di suolo) e soprattutto i vari eventi catastrofici degli ultimi anni, si è preso coscienza dell’importanza di questa risorsa e del fatto che il 95% del cibo proviene proprio dal suolo. A questa presa di coscienza devono seguire azioni concrete e programmi di tutela del territorio. Intanto gli agricoltori, pur fra mille difficoltà, stanno facendo la loro parte; infatti, visitando le campagne delle zone agricole per eccellenza si cominciano a vedere, ad esempio, colture di mais con impianti di irrigazioni a goccia automatizzati con centraline elettroniche. Con questo sistema si risparmia fino al 75-80% di acqua rispetto alla tradizionale irrigazione per aspersione con irrigatori a lunga gittata ed inoltre si evita l’azione battente delle gocce sul terreno che causano la rottura degli aggregati superficiali, specialmente nelle prime fasi della coltura quando la superficie del suolo non è interamente coperta dalla vegetazione, con conseguente formazione di croste che riducono l’infiltrazione dell’acqua e, quindi, la sua parziale perdita per ruscellamento superficiale. Con l’irrigazione a goccia, non solo l’acqua non viene minimamente sprecata, ma il miglioramento delle qualità fisiche del suolo e della sua porosità, non alterata dalla formazione delle croste, porta ad un sensibile aumento delle produzioni di mais.
Altro esempio virtuoso rilevabile nelle zone vocate alla viticoltura, anche del centro e sud Italia, è la tangibile diffusione dell’inerbimento coadiuvato, anche qui, da impianti di irrigazione a goccia. È noto che la pratica dell’inerbimento, specialmente nei terreni declivi, riduce fortemente l’erosione del suolo prevenendo così una delle cause più importanti della sua degradazione. Inoltre, attenua considerevolmente l’effetto compattante del passaggio delle macchine agricole per la gestione del vigneto (trattamenti fitosanitari, raccolta, ecc.), contribuendo, anche in questo caso, a prevenire la degradazione del suolo. L’uso dell’irrigazione a goccia è fondamentale per compensare la competizione idrica delle essenze erbose con la vite, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici in atto in cui l’acqua da risorsa può diventare calamità quando è troppa (violenti nubifragi) o troppo poca (lunghi periodi di siccità).

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La mosca soldato nera

L’introduzione, in Europa, di una delle prime specie aliene sud-americane, sembra sia avvenuta subito dopo la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Si tratta del dittero Hermetia illucens, rinvenuto nel sarcofago di Isabella d’Aragona (morta nel 1524), e segnalato in Italia nel 1956, per i danni arrecati a materiale organico conservato.

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Agrofarmaci in Italia: un calo lungo trent’anni

Secondo le fonti ufficiali gli usi di prodotti fitosanitari sarebbero in forte diminuzione da ormai trent’anni. Un calo inaspritosi nel tempo a dispetto della comune percezione popolare, storpiata questa da false narrazioni che parlano a sproposito di “abusi di pesticidi” o di “usi sempre più massicci di pesticidi”. Tali toni allarmisti trasferiscono peraltro l’idea che sulla fitoiatria vi sia una situazione emergenziale da gestire radicalmente e pure in fretta, riproposizione in chiave moderna delle multi millenarie profezie per cui tutto va sempre peggio, la fine del mondo sarebbe incipiente e solo una conversione di stampo para religioso potrà salvarci.

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Sciami di locuste: da maledizione biblica ad alimento iperproteico per i polli

Si valuta che oltre 60 milioni di cavallette (locusta migratoria) si siano abbattute sull’Africa orientale, Asia e Medio Oriente, causando un’imponente devastazione delle colture ed enormi disagi alle popolazioni. In aggiunta a tutto questo, le forti piogge hanno creato le condizioni ideali per lo sviluppo e la crescita degli insetti, divenuti sempre più voraci.
Il direttore della FAO alle Nazioni Unite, Qu Dongyu, ha scritto: “l’invasione delle cavallette, insieme alle conseguenze della pandemia da Covid-19, potrebbe avere delle conseguenze catastrofiche sulla sopravvivenza delle popolazioni colpite e sulla sicurezza alimentare. I nostri sforzi per affrontare l’emergenza sono stati significativamente efficaci, ma la battaglia non è vinta ed il pericolo rischia di allargarsi ad altre zone geografiche”.
Leggiamo da un articolo della giornalista sudafricana freelance Natalie Berkhout che in Pakistan il tecnico ministeriale Muhammad Khurshid ed il ricercatore Johar Ali hanno lanciato un progetto che prevede la cattura delle cavallette durante la notte da parte della popolazione residente e la successiva trasformazione dell’ingente massa di insetti in mangime per polli. Infatti, le cavallette volano solo durante il giorno. Durante le ore notturne si riuniscono formando degli agglomerati di migliaia di insetti che rimangono adagiati sugli alberi e sul terreno, praticamente immobili fino all’alba. Pertanto, è relativamente facile “raccoglierle” e catturarle.
Il governo pakistano ha offerto 20 rupie pakistane (0,12 US $) al kg di cavallette catturate. Secondo la stampa locale si sono raccolte, in media, 7 tonnellate di cavallette per notte, ricavandone più di 700 dollari. Le cavallette sono state cedute ad un locale mangimificio per la trasformazione in farina di insetti per l’alimentazione dei polli.

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Il gusto delle etichette

A volte le leggende metropolitane nascondono una verità come quella che un normale distillato versato da una bottiglia con un’etichetta prestigiosa è spesso più apprezzato dello stesso distillato versato da una bottiglia anonima. Molti sono i vantaggi nutrizionali degli alimenti leggeri e magri nella dieta, ma come sono apprezzati per gusto e sapore dal consumatore che ne legge le etichette? Qual è il ruolo di queste ultime? Domande alle quali si cerca di dare risposte soprattutto per i formaggi presenti sul mercato, in particolare quelli magri con percentuale di grassi ridotta e nei quali i grassi saturi non superano il 20%. Questi formaggi magri forniscono alla dieta nutrienti indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo e sono energetici, ricchi di proteine, vitamine e sali minerali e l’elevato contenuto di calcio e di fosforo li rendono un alimento essenziale per la salute delle ossa, sono inoltre facili da digerire e contengono inoltre limitate quantità di sale, la cui riduzione nella dieta è considerata uno dei principali obiettivi necessari per migliorare la salute.
Un numero crescente di consumatori sta diventando sempre più consapevole degli aspetti sanitari della dieta e per questo le industrie hanno sviluppati prodotti alimentari che rispondono a queste esigenze e contengono meno sale e grassi. Per informare i consumatori della composizione degli alimenti e della loro riformulazione questi alimenti sono accompagnati da etichette che con bella evidenza indicano la riduzione del sale e dei grassi, che si tratta di cibi leggeri o light e nella loro pubblicità non di rado si enfatizzano effetti salutistici quali la perdita di peso corporeo, l’abbassamento della pressione sanguigna ecc. Ci si è però accorti che le etichette che comunicano i pregi nutrizionali degli alimenti a basso contenuto di sale e di grassi hanno spesso l’effetto d’indurre i consumatori a dare giudizi negativi sull’alimento. Diversi studi dimostrano infatti che le indicazioni salutistiche delle etichette influenzano il gradimento dei consumatori nei confronti dei prodotti alimentari e per esempio il gradimento di una zuppa è inferiore quando l’etichetta enfatizza una riduzione del sale e nel cioccolato al latte il gradimento diminuisce quando l’etichetta vanta un ridotto contenuto di grassi. Anche per i formaggi si è studiata l'influenza di messaggi salutistici, come quelli di contenuto ridotto di sale e di calorie, sulla valutazione sensoriale attesa e percepita, esplorando anche le implicazioni emotive che i consumatori associano ai messaggi presenti nelle etichette.

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L' Accademia per il post Covid19

La complessa situazione economica dell'Italia presenta alcune vere e proprie precarietà e frequentemente, sia economisti di valore come pure gli estensori di documenti di orientamento per le scelte governative, riscontrando oggettive difficoltà per una energica azione sull'economia italiana, finiscono per fare riferimento, tra varie iniziative, alla attività di ricerca che, in modo taumaturgico, sarebbe in grado di incamminare la debole Italia su una strada di sicuro successo. Certamente la ricerca è una spinta propulsiva, ma deve essere calata entro realtà molto precise. Affermata genericamente può essere illusoria e può solo servire a sostenere surrettiziamente scelte politiche discutibili. L'Accademia dei Georgofili crede senza esitazioni nell'attività di ricerca e sa quanto essa sia utile non solo all'avanzamento delle conoscenze, del quale ne è lo strumento primario, ma anche per le inevitabili ricadute applicative. Comunque deve essere chiaro che tra il momento della ricerca e il possibile trasferimento delle innovazioni di processo e di prodotto nelle attività varie, può passare talora molto tempo, sempre che si riesca nell'intento di rendere trasferibile il lavoro di ricerca.
Le argomentazioni sopra riportate vanno bene per ogni periodo, ma pensiamo che siano particolarmente incisive in un momento, per molti versi drammatico, come questo del post Covid19, che stiamo attraversando.
A tal proposito l'Accademia ha deciso di attuare un servizio per gli agricoltori, in particolare quelli piccoli e medi che sono la maggioranza degli agricoltori italiani e che hanno necessità di accedere a informazioni circa la disponibilità di pratiche nuove che apportino o minore spesa o maggior guadagno -o entrambi- nelle loro attività aziendali. E' stata istituita una "Antologia delle innovazioni mature" (http://www.georgofili.it/sezioni/l-accademina-per-il-post-covid-antologia/50) articolata in varie "categorie" in modo da coprire la notevole varietà di richieste che possono emergere dai tanti settori agricoli, dalla cerealicoltura alla viticoltura e alla orticoltura, dalla difesa delle piante all'enologia, o dalla meccanizzazione alle tecnologie alimentari, ecc. Tutte le innovazioni contengono precise indicazioni su specifici interventi a carattere innovativo; si tratta cioè della vera utile innovazione, quella nata da problemi reali e che prospetta soluzioni ampiamente sperimentate e quindi pronte al trasferimento. Un rilievo non secondario: ogni innovazione è sottoposta al "referaggio" di colleghi specialisti, in gran parte Accademici georgofili, che validano il contenuto di ciascuna proposta. Questo lavoro ha preso l'avvio nel bel mezzo del "lockdown" causato dalla epidemia Covid19 ed è destinato a perdurare ancora per molte settimane con l'esame di un numero assai elevato di innovazioni mature. La immediata e generale risposta che la comunità scientifico-agraria sta dando a questa iniziativa mette in luce la generosità e la serietà dei moltissimi colleghi coinvolti.
Molte delle innovazioni pubblicate sullo specifico sito dell'Antologia sono di facile comprensione da parte degli agricoltori e immediatamente trasferibili; altre sono certamente frutto di studi accurati, ma ancora non validati dalle autorità competenti, in particolare dall'Unione Europea.

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Agricoltura e acqua: quando le parole contano

Il mondo occidentale produce tanto, ma consuma solo una quota di ciò che ha prodotto. Il resto non è però detto sia da considerare spreco in senso stretto, dato che sono le moderne catene distributive a implicare perdite di prodotti che al momento non sembrano comprimibili con le tecnologie attuali. Sia come sia, però, ogni chilo di cibo che non raggiunge le bocche dei cittadini manda comunque in fumo ogni sforzo fatto per produrlo, inclusa l’acqua necessaria a generarlo, quel cibo. Non è però colpa dell'agricoltura se insieme al cibo che si perde lungo le filiere alimentari o nelle case degli Italiani si va a perdere anche l'acqua servita per produrlo. Vi sono infatti alcune precisazioni da fare già sulle terminologie comunemente usate. Per esempio "consumare" ha davvero poco senso, visto che l'acqua non si "consuma", bensì si trasforma. Il ciclo dell'acqua esiste da quanto l'acqua stessa è presente sul Pianeta, quindi pensare che un turno irriguo la "consumi" è del tutto fuorviante.

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I principali indici analitici del latte come biomarcatori della salute della bovina

Recentemente sull’ “Informatore Agrario” (supplementi nn. 14 e 20/2020) sono comparse tre note con le firme, rispettivamente, di Cozzi et al., Barbano et al. e Cassandro et al., che ci informano dell’importanza delle analisi del latte vaccino finalizzate alla diagnosi dello stato nutrizionale e di salute sia della singola bovina che della mandria.
L’esecuzione delle analisi risulta notevolmente semplificata con la tecnica MIR (Mid Infra Red), tanto che il solo laboratorio di Reggio Emilia, per adesso unico nel nostro Paese, sta monitorando più di 40 aziende di Parmigiano Reggiano, Grana Padano e latte alimentare. Tutto nasce da un progetto di studio condotto negli Stati Uniti a cura del prof. Barbano dell’università Cornell, con risultati positivi e importanti.

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Una bioeconomia circolare per il Green Deal europeo

Una delle eredità principali della recente pandemia è la consapevolezza della necessità di improntare il nostro rapporto con le risorse naturali su canoni di maggior equilibrio e rispetto. Si tratta, in altri termini, di riconoscere ad esse quel ruolo regolatore della funzionalità dei sistemi produttivi e di consumo dal quale abbiamo cercato di affrancarci, come se la nostra sopravvivenza e il nostro benessere fossero strettamente dipendenti dalla dominazione e dal controllo dell’ambiente, anziché dalla sincronizzazione dei nostri ritmi con quelli ineluttabili che sono propri delle leggi della fisica e della biologia. La COVID-19 è esplosa a seguito di un costume alimentare, diffuso in alcuni paesi dell’Asia, sul quale non si esprime alcun giudizio di valore se non per segnalarne il significato, molto più che simbolico, in termini di mancato rispetto delle più elementari norme della convivenza con le risorse della natura. Queste ultime, a loro volta, non hanno tardato a riappropriarsi degli spazi lasciati temporaneamente privi di presidio, a seguito della chiusura forzata delle attività umane imposta dallo stato di emergenza.
Tali segnali suggeriscono inequivocabilmente l’inderogabile urgenza di modificare un atteggiamento culturale, consolidato nei secoli, di arrogante hybris nei confronti dell’ambiente. Troppo spesso la natura è stata relegata a un ruolo subalterno e funzionale al nostro benessere, dimenticando che tale scopo può essere perseguito non a suo discapito, ma insieme e in armonia con essa. La prevaricazione dell’hybris dell’antropocentrismo è destinata a imbattersi, prima o poi, nella nèmesis della giustizia e dell’equilibrio che regolano la vita e la sopravvivenza su questo pianeta. Formazione, ricerca e progresso non devono dunque arrestarsi o arretrare, ma approfondire la conoscenza delle funzionalità degli ecosistemi allo scopo di coniugarla col benessere dell’uomo attraverso una relazione win-win.
La responsabilità delle scienze economiche, su questo piano, è centrale. Ad esse si chiede di promuovere una transizione della società verso modelli di produzione e consumo coerenti con i criteri di convivenza e sostenibilità appena richiamati. Non è un caso che il pensiero economico, di fronte ai fallimenti della dottrina classica, sulla quale tuttora si formano generazioni di studenti, abbia ramificato il proprio sviluppo attraverso l’adozione di nuovi approcci paradigmatici. Tra i più rilevanti, occorre menzionare quello della cosiddetta “green economy”, una teoria dello sviluppo con connotazioni egualitarie ed ecologiche. La green economy misura ricchezza e benessere non più in termini di flussi di PIL, ma come accumulazione di stock di diversi tipi di capitale, compreso quello naturale. L’economia verde consiste sostanzialmente nel ridefinire l’obiettivo delle attività legate alla produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi in migliori condizioni di benessere umano nel lungo periodo, in modo tale da non esporre le generazioni future a rischi ambientali.

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Le api nei loghi di movimenti e partiti politici

Le api mellifere sono state considerate un importante esempio di perfetta struttura sociale e di buon governo. Esiodo nel libro Teogonia, del 700 a.C., paragonò le api operaie agli uomini che nutrono le donne, quest’ultime paragonate agli sfaticati fuchi, che “restando dentro gli ombrosi alveari | l'altrui fatica nel loro ventre raccolgono”. Nel panorama politico italiano, l’acronimo ape è stato utilizzato, insieme all’immagine dell’insetto, dall’apparenza fumettistica, nel 2009, dagli Autonomisti per l’Europa - A.P.E.; nonché dalla formazione politica Alleanza popolare ecologista nel cui logo l’ape è raffigurata, con due sole ali. Sempre nel 2009 è nato il partito politico API Alleanza per l’Italia, che è stato ufficialmente sciolto nel 2016, e nel cui logo, del 2011, compaiono due api sempre con due sole ali.

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Pesce, dalla pesca all’allevamento

Le ricorrenti diatribe e proteste che ricorrono in occasione del fermo pesca stanno dimostrando l’esistenza di una crisi del sistema nel quale vi è anche un passaggio dalla raccolta o caccia del pesce al suo allevamento o coltivazione, come in tempi passati più o meno lontani era avvenuto per i vegetali e soprattutto per altri animali con contrasti anche aspri e non ancora terminati tra cacciatori e agricoltori dei quali è segno il primo biblico delitto dell’agricoltore Caino che uccide l’allevatore Abele. Un passaggio dalla raccolta all’allevamento del pesce trova una migliore comprensione considerando lo studio di Brian Fagan (Fagan B. - Fishing: how the sea fed civilization - Yale University Press 2017) su come la pesca, non come sport ma come sostentamento, è stata un elemento indispensabile nella crescita della civiltà fornendo cibo in modo sostenibile per consentire alle città, alle nazioni e agli imperi di crescere.

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La terra salvata dagli alberi

Ronald Reagan disse che causavano l'inquinamento atmosferico (è vero, non è una fake news, controllate). I ricercatori affermano che raffrescano l’aria, limitano l’inquinamento e forniscono tutta una serie di benefici sul nostro benessere. Gli agenti immobiliari dicono che aumentano i valori abitativi. Alcune persone li temono per le loro dimensioni, altre li “odiano” perché sporcano, danneggiano le pavimentazioni, ecc. Non c’è dubbio che esistano opinioni divergenti sugli alberi!
Se considerato da sole, c'è una base di verità per ciascuna di queste affermazioni. Purtroppo, anche in quella di Reagan, ma in altri articoli abbiamo già spiegato che è una piccola verità che va contestualizzata.
Molti alberi emettono gas organici volatili nell'atmosfera. Spesso sentiamo l'odore dei terpeni emessi dai pini e anche da altre conifere, ma anche da molte delle più comuni latifoglie.
Ecco perché il presidente Reagan ha incolpato gli alberi per l'inquinamento atmosferico. Questo composti organici volatili di origine biogenica (BVOCs) sono dei precursori della formazione di ozono nella bassa troposfera. L'ozono è uno dei principali componenti dell'inquinamento atmosferico che colpisce l'uomo, ma i gas organici degli alberi non vengono convertiti direttamente in ozono. La reazione è catalizzata dagli ossidi di azoto le cui sorgenti sono concentrate soprattutto nelle aree industrializzate e densamente popolate dove la presenza di agglomerati urbani e di fabbriche incide fortemente sullo stato di inquinamento dell’aria. La fonte di maggior emissione è rappresentata dal traffico veicolare, in particolar modo nei centri urbani, mentre nelle periferie risulta dominante la produzione industriale, in particolare quella delle centrali energetiche a combustione fossile; di una certa entità sono anche i contributi dati dagli impianti di riscaldamento.
Quindi la colpa è nostra…come sempre. Mentre emettono gas organici volatili, gli alberi assorbono una varietà di inquinanti atmosferici, inclusi l'ozono e gli ossidi di azoto, riducendone le concentrazioni nell’aria che respiriamo. Nell'atmosfera, gli ossidi nitrici vengono convertiti in acido nitrico, che gli alberi assorbono attraverso i loro pori o stomi. L'ozono nell'aria sarebbe dunque più alto se non fosse per l'assorbimento di ossidi nitrici da parte degli alberi. È la quantità di ossido nitrico che determina i livelli di ozono in molte regioni, non la quantità di BVOCs che le piante hanno sempre prodotto naturalmente, ma che vengono prodotti in maggior quantità in situazioni di stress ambientali. E chi è il colpevole maggiore delle situazioni di stress. Ancora una volta è spesso l’uomo a mettere gli alberi in condizioni di stress e, quindi, ad aumentare la produzione di composti organici volatili.

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L’economia al tempo della pandemia: dietro i Golden Powers il rischio del ritorno allo statalismo?

Dopo un cammino che è stato lungo e incerto, giunge ad una conclusione, non sappiamo quanto definitiva, il percorso legislativo delle norme che riguardano la concessione al Governo di “particolari poteri di veto in caso di acquisto di partecipazioni societarie o di aziende o rami di aziende, oppure per impedire l’adozione di determinate delibere societarie, atti e operazioni da parte di soggetti stranieri” la definizione è ripresa dall’articolo di N.Lucifero a cui si rinvia (http://www.georgofili.info/contenuti/risultato/15026).
Ciò è avvenuto con il decreto legge 23/2020 poi convertito in legge che riguarda l’emanazione di norme fortemente vincolanti della libertà di impresa nel caso di investimenti esteri in condizioni che richiamino esigenze superiori di “sicurezza e di ordine pubblico” e la strategicità di specifici settori o comparti economici. Fra le novità del d.l 23 vi è l’inserimento fra i fattori determinanti previsti dal Reg. 2019/452 articolo 4, par. 1), lettera c) anche la “sicurezza dell’approvvigionamento di fattori produttivi critici, tra cui l’energia e le materie prime nonché la sicurezza alimentare”.
Quest’ultima intesa nel senso di “food security” ha assunto con l’epidemia un’importanza rilevante ed ha riportato, fra i temi in discussione per un futuro più consapevole, la gestione degli approvvigionamenti alimentari. Tutto ciò ha fornito lo spunto per completare il quadro normativo avviato nel lontano 1994 delle misure eccezionali da introdurre nell’agroalimentare in casi gravissimi.
L’opinione pubblica italiana ha sempre mostrato un’elevata sensibilità alle questioni alimentari, ma la questione non è semplice come si potrebbe credere e non può essere affrontata superficialmente. Già in passato ed ancora di recente, quasi a “furor di popolo”, si tentò di intervenire sull’agroalimentare introducendo poteri speciali mutuati dai comparti in cui questi erano già in vigore, con risultati sostanzialmente nulli.

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