Notiziario






Formaggi della Roma Imperiale

Che gli antichi romani conoscessero e amassero i formaggi è indubbio, ma quali erano i preferiti nel periodo di massimo splendore della loro cucina imperiale del I secolo? Per rispondere a questo quesito, un aiuto ci viene da Marco Valerio Marziale (38 o 41 - 104 d. C.) che ha scritto epigrammi nei quali cita anche sei formaggi. Le più importanti citazioni che Marziale fa di formaggi sono negli epigrammi di Xenia (I doni per gli ospiti

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Un novello pifferaio è alle porte? La Nutraceutica

La nutraceutica è da considerarsi una delle “millennials science” ed è apparsa semanticamente a Roma nel 1989 per crasi letterale e scientifica tra i termini consolidati di nutrizione e di farmaceutica. Lo sviluppo degli ultimi anni della nutraceutica rappresenta sempre di più una nuova visione che si è creata del rapporto fra il cibo e la salute.

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La Mosca bianca dei ficus, Singhiella simplex, nuovamente alla ribalta

L’Aleirode di origine asiatica, Singhiella simplex, nel 2014, ha provocato defogliazioni dei Ficus a Cipro. Nel 2016, è stato anche segnalato nella costa meridionale della regione di Antalya, in Turchia e, un anno dopo, in Francia, su piante di Ficus coltivate in una serra vicino a Parigi. Diffuso nel sud-est asiatico, è stato accidentalmente introdotto nel continente americano all'inizio del presente secolo, evidenziando un comportamento invasivo. Pertanto, nel 2014, è stato aggiunto all'elenco di avvisi EPPO nella lista di allerta, ma non essendo state richieste dai Paesi membri particolari azioni internazionali, nel corso del triennio successivo, è stato depennato dalla suddetta lista nel 2018. 

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La buona maturazione delle carni

Cibo fresco, appena colto, attenzione alla data di scadenza imposta o consigliata sono imperativi giustificati per molti alimenti ma che non devono far dimenticare che per altri fondamentali cibi una giusta maturazione determina la loro qualità gastronomica e, come stanno dimostrando recenti ricerche, anche l’acquisizione di rilevanti proprietà salutistiche. L’età anche in alimentazione porta vantaggi e il tempo è fondamentale per conferire ai cibi le migliori caratteristiche. Conoscere e governare l’effetto del tempo e delle condizioni ambientali nelle quali avvengono le trasformazioni degli alimenti è una delle materie di studio oggi più interessanti in ogni fase della loro produzione, dalla raccolta al consumo.

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Il contributo delle attività zootecniche al riscaldamento globale

Con il termine “riscaldamento globale” si intende l’innalzamento della temperatura media della superficie del nostro pianeta, registrato negli ultimi decenni, secondo molti dovuto a cause non naturali. Con questa definizione si dà interamente all’uomo la colpa e la responsabilità di quanto sta succedendo. Non tutti gli “addetti ai lavori” sono d’accordo sul fatto che l’uomo sia l’unico responsabile del disastro. Comunque sia, agli effetti pratici, di chiunque sia la colpa, il pianeta che ci ospita sta diventando sempre più inospitale per noi, soprattutto a causa della sempre maggiore difficoltà di produrre e disporre degli alimenti necessari alla sopravvivenza di una popolazione mondiale che sta rapidamente marciando verso i dieci miliardi di individui, in modo drammaticamente accentuato nelle zone aride.
Per quanto riguarda le cause del riscaldamento, c’è un sostanziale accordo fra gli scienziati che indicano nell’aumento della concentrazione nell’atmosfera dei cosiddetti “gas serra” (anidride carbonica, metano, ossidi di azoto) e nella deforestazione, le cause principali. 
Anche se le attività legate alla zootecnia, specie se intensiva, contribuiscono solo in minima parte alla produzione dei gas serra, esse sono spesso additate come attività da contrastare, specialmente da parte dei ben pensanti che vorrebbero far regredire l’evoluzione della nostra specie da specie omnivora a erbivora.
L’attività zootecnica sta risentendo pesantemente degli effetti del riscaldamento globale, sia per le maggiori difficoltà di produzione degli alimenti destinati agli allevamenti, sia per l’effetto negativo dello “stress termico” dei nostri animali.
A questo punto ci domandiamo: cosa possiamo fare per limitare il contributo negativo della zootecnia al problema del global warming? Anche se altri settori quali l’industria, per il 26%, o la produzione di energia elettrica, per il 38%, contribuiscono in maniera decisamente più pesante rispetto a tutte la attività agricole, che incidono per il 18% circa.
I gas serra, considerati i maggiori responsabili del fenomeno del riscaldamento globale sono l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e i gas azotati, il principale dei quali è il protossido di azoto (N2O). Dalla parte dell’industria zootecnica, se si adottano strategie finalizzate alla riduzione dei gas serra, si contribuisce, per quanto possibile, a limitare i danni.

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Api, una battaglia continua

Quasi quotidianamente la stampa propone articoli sulle api e sulle minacce che questi preziosi insetti subiscono da un uso sconsiderato di pesticidi o dai drammatici cambiamenti climatici in corso. L’allarme è più che legittimo, ma tralascia altri aspetti non meno preoccupanti e meno noti legati a nuovi parassiti e predatori che grazie alla globalizzazione affliggono ulteriormente il lavoro degli apicoltori. Nell’ultimo anno tuttavia si è insinuato nel mondo apistico un nuovo elemento di disturbo di cui certo non si sentiva la mancanza. Niente di biologico o di materiale, piuttosto una frattura intellettuale o culturale, qualcosa cioè di immateriale, ma non per questo meno pericolosa. Si sono infatti diffuse idee e proposizioni minimamente supportate da basi scientifiche, ma piuttosto romantiche ed emozionali, riproponenti una sorta di ritorno ad una improbabile Arcadia Felix. In base a queste idee, ad esempio, le api non sono animali domestici: come se gli oltre 19.000 imprenditori a partita IVA del settore che detengono circa il 79% di un patrimonio apistico nazionale stimato in circa 1.400.000 colonie, fossero dei semplici appassionati entomologi. E ancora: la selezione può fare solo danni e molto meglio sarebbe lasciare fare a madre natura perché in Italia disponiamo della celebre varietà Ligustica di Apis mellifera che tutto il mondo ci invidia. La moltiplicazione delle migliori famiglie attraverso la conosciuta pratica del traslarvo infatti indebolisce la varietà e ne minaccia la variabilità genetica, quindi il miglioramento genetico alla fine è comunque un peggioramento. Dietro questi e altri “ragionamenti” si intuisce chiaramente una visione dell’apicoltura in base alla quale le varietà di Apis mellifera emerse in Europa al termine dell’ultima era glaciale sono qualcosa di immutabile. Non importa se altrove la selezione ha prodotto ceppi migliorati che manifestano caratteristiche di resistenza alle malattie, produttività, docilità o migliore capacità di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici decisamente superiori alle nostre api di casa: noi abbiamo la fortuna di avere la Ligustica. Dobbiamo solo far sì che questa non venga inquinata da fuchi di questi ceppi estranei e lasciar fare alla selezione naturale abbandonando l’uso di pratiche zootecniche che nulla devono avere a che fare con l’apicoltura. Purtroppo, vicina questi poco giudiziosi propositi è la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 2 del 4 marzo 2019 che definisce questa Regione come un’isola riservata esclusivamente alla Ligustica.

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In memoria del Prof. Ottone Ferro

Ottone Ferro, professore emerito di polita agraria dell’Ateneo di Padova, si era laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Bologna nel 1962.
Sotto la guida del professor Perdisa, inizia le prime ricerche di economia dell’azienda agraria che continuò successivamente come assistente e poi come aiuto presso l’Istituto di economia agraria dell’Università di Padova con lavori che si distinsero per rigore metodologico, originalità e profondità di indagine.

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Il ritorno dei giovani all’agricoltura

L’associazione culturale “Lettera Appenninica” della Montagna Pistoiese promuove e organizza ogni estate un festival della letteratura di crinale su un tema specifico che quest’anno era “Il cibo delle terre alte”. Fra i vari eventi, uno verteva sul latte e i suoi derivati e, nella locandina, si evidenziava, a caratteri cubitali, la partecipazione della più giovane “pastora” della zona, Rachele Petrucci.
In un momento in cui si auspica il ritorno dei giovani all’agricoltura, ma l’ostacolo maggiore per questo è senza dubbio la mancanza di un reddito dignitoso.

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Microbiota e fitoestrogeni

Le diverse sensazioni e le differenti risposte che le singole persone hanno di fronte agli stessi cibi è rimasta a lungo inspiegata fino a quando non si è scoperto il ruolo degli enzimi digestivi e di fenomeni di allergia che oggi permettono di dare una spiegazione e fornire mezzi d’intervento per l’intolleranza al lattosio del latte e alla celiachia. Molti sono ancora i fenomeni oscuri delle intolleranze alimentari e soprattutto delle differenti risposte che singole persone hanno di fronte agli stessi cibi e per le quali s’inizia a vedere una spiegazione considerando il ruolo del microbiota digestivo. La microflora dell’apparato digerente, soprattutto del grosso intestino, è formata da un insieme di batteri, lieviti, virus e altri microrganismi noto come microbiota. La storia dell'influenza del microbiota gastrointestinale sul funzionamento metabolico dell'organismo inizia in medicina veterinaria negli anni cinquanta del secolo scorso, mentre recente è in medicina umana e oggi il termine microbiota si associa a quello di microbioma (la somma di informazioni genetiche microbiotiche) con circa quarantamila citazioni nelle banche dati biomediche.
La formazione del microbiota inizia durante lo sviluppo embrionale, aumenta dopo la nascita e generalmente si stabilizza tra il secondo e il terzo anno di vita. Le persone hanno composizioni microbiotiche molto differenti, e all'interno di un individuo la composizione è abbastanza stabile. Il microbiota ha una composizione che comprende batteri, protozoi e virus e svolge un ruolo chiave nel metabolizzare i composti che attraversano il tratto gastrointestinale, comprese le particelle di cibo, i farmaci e le tossine dall'ambiente esterno, così come i composti espulsi nel tratto gastrointestinale come gli acidi biliari. Il microbiota influenza la digestione, scinde i complessi saccaridi, produce acidi grassi a catena corta, supporta la disintossicazione, sintetizza varie vitamine, interviene nei meccanismi immunitari, fa parte dei sistemi di difesa contro i patogeni, regola la differenziazione delle cellule epiteliali e ha effetti indiretti sul sistema nervoso centrale, influenzando percezioni come il gusto, l'umore e il comportamento producendo anche una vasta serie di enzimi importanti nel metabolismo degli steroidi. Alcune vie metaboliche, ad esempio gli ormoni steroidei nel microbiota, sono simili o uguali a quelle dell'ospite, mentre altre sono specifiche e determinate dalla composizione microbica. Anche gli ormoni prodotti dagli esseri umani sono metabolicamente trasformati dalla microflora e possono quindi avere un'attività diversa dall'ormone originale, tanto che il microbiota intestinale è stato addirittura definito un nuovo organo endocrino. Il microbiota con la sua variabilità, fino i due terzi di questa microflora digestiva differisce tra i singoli individui, è oggi ritenuto responsabile di molte diversità nei processi metabolici, ormonali e immunologici, come stanno dimostrando le significative differenze che vi sono nel metabolismo dei fitoestrogeni presenti negli alimenti vegetali.

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Bufale o Fake News: un nemico sempre più forte per la Scienza

Parleremo sì di bufale, ma non di quegli splendidi animali che ci donano prodotti di eccellenza, sia lattiero caseari che carnei, che rappresentano il nostro settore agroalimentare nel mondo; parleremo invece delle cosiddette “bufale virtuali” meglio note come fake news. 
Attualmente, sempre più velocemente e, purtroppo, troppo spesso in modo superficiale, si diffondono notizie anti-scientifiche per fornire delle risposte a curiosità comuni a lettori distratti.
L’attuale problema che si sta verificando è alimentato dai social media dove accade spesso che la risposta preceda magicamente la domanda per cui viene generata a posteriori.
Questo terreno fertile è dove cresce la “bufala” così che la fake news creata risulta molto spesso essere inattaccabile dalla comunità scientifica. 
Curiosamente il termine “bufala” utilizzato per indicare qualcosa di falso ha diverse origini e di certo qualcuna sarà anch’essa una bufala.
C’è chi fa risalire il termine al dialetto romano dove indica la “sola” ovvero una sorta di frode, ma c’è chi invece fa riferimento al concetto di “popolo bue”, facile da guidare con l’anello al naso e quindi una “bufala” è tale perché indirizza chi legge in modo passivo verso un qualsiasi obiettivo sbagliato o meno che sia. 
La leggenda classica ci racconta di Prometeo che augurò a Giove di procreare Pale, una ninfa custode di un segreto tale da essere temuto anche dallo stesso Giove. Pertanto, spinto dalla paura, Giove spedì Pale nella Campania Felix a governare le bufale, imparando così l’arte del formaggio e il segreto della mozzarella. Tale segreto portò Giove a condannare Pale alla solitudine impedendole per sempre di incontrare persino Tusciano, il suo amore terreno. 
Chiediamoci come accorgerci che stiamo leggendo una bufala.
Di solito le fakes si basano su concetti semplici, comprensibili e che non consentono a chi legge di replicare in nessun modo e lasciano del tutto basiti i lettori indicando senza alcun dubbio il colpevole che coincide talvolta con multinazionali o dei gruppi internazionali. 

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Problemi di potatura e abbattimento arboreo in ambiente urbano

Sempre più sovente dobbiamo assistere a conflittualità fra pubbliche amministrazioni e cittadini (talvolta organizzati in comitati spontanei) sulla materia degli abbattimenti arborei nei parchi, giardini e pubbliche vie. Né sempre il programma di sostituzione e reintegrazione arborea indicato dal pubblico amministratore convince e soddisfa il cittadino. 

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Strategie produttive nell’oliveto tradizionale

In passato, la gestione della fertilità da parte dei contadini era una variabile fondamentale per la produzione agraria, svolgendo quindi un ruolo chiave imprescindibile nell’agricoltura preindustriale. La dipendenza dal letame (risorsa non sempre disponibile) o da altre forme di fertilizzazione (p.es. interramento materia organica) potevano essere una reale limitazione, soprattutto in contesti di forte competizione per l’approvvigionamento della materia organica o di carenza di manodopera. 
Paradigmatico il caso dell’oliveto del Salento pugliese, dove i livelli produttivi sono stati sorprendentemente alti fino alla fine del XIX° secolo, proprio quando l’agricoltura era di tipo biologica, ossia senza l’ausilio di fertilizzanti chimici di sintesi, all’epoca sconosciuti

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Carlo, Magno anche a tavola

Carlo Magno cosa mangiava? E monaco Alcuino di York che regole alimentari gli dava? Queste domande sono pertinenti dopo aver visto le storie romanzate dei film e della televisione che ci propongono un medioevo carnivoro con personaggi come Carlo Magno, Adelchi ed altri grandi mangiatori di carni. Quale la realtà? Domanda alla quali per Carlo Magno possiamo rispondere, perché il biografo Eginardo nella sua Vita Karoli e lo storico Alcuino nel suo De virtutibus et vitiis liber ci hanno lasciato molte e precise indicazioni.
Carlo Magno, a modo suo, da Eginardo è presentato come un moderato, perché quanto a tavola si fa servire soltanto quattro portate, oltre alla carne arrostita, suo cibo preferito. Anche da vecchio Carlo Magno rimane affezionato all'arrosto e non si adatta al lesso consigliato dai medici. Una dote, quella di essere un forte mangiatore di carne, che Carlo riconosce anche ad Adelchi, figlio dello sconfitto Desiderio, quando a Pavia s’introduce in incognito alla mensa del vincitore e si fa notare quale poderoso mangiatore di carni e soprattutto di midollo del-le ossa di cervi, orsi e bufali. Mangiando come un leone che divora la preda Adelchi si qualifica come un fortissimo soldato e con la sua virilità alimentare conquista Carlo Magno.
Per un nobile medievale rinunciare alla carne è motivo di profonda umiliazione, anzi la maggiore delle punizioni imposta dal potere ci-vile e poi imitata da quello ecclesiastico. Astenersi dalla carne, volontariamente o per imposizione, è una grande, se non la massima penitenza. Il mangiar carne non è quindi soltanto una libertà, ma anche un dovere, tanto che il saggio Alcuino deve precisare che il vizio della gola è il peccato di chi si fa preparare cibi più raffinati di quanto richiesto dalle necessità del corpo o dalla qualità della sua persona. L'alimentazione - scrive Jaques Le Goff - è la prima occasione per gli strati dominanti della società di manifestare la loro superiorità ed il lusso alimentare assieme all'ostentazione del cibo esprimono un comportamento di classe, quindi una sorta di dovere sociale.

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Governo italiano e Commissione Ue, notizie buone e cattive

C’è in giro un pericoloso trionfalismo dopo il varo del governo Conte bis e la nomina di Paolo Gentiloni a commissario europeo agli Affari economici. L’Italia che torna a farsi valere in Europa, ritrovato protagonismo, ecc.
Su questo nuovo governo Conte bis in generale valuteremo cammin facendo, il bello viene adesso con la manovra economica per il 2020. Ci limitiamo ad osservare che il programma – evidentemente raffazzonato in pochi giorni – contiene tutto e il contrario di tutto e anche per l’agricoltura (al punto 29, l’ultimo) si tratta di un insieme di buoni propositi e nulla più.
Più incisive e pragmatiche le prime dichiarazioni del neoministro per l’Agricoltura, Teresa Bellanova, che intende lavorare su temi quali l’export, la lotta a dazi e barriere, la difesa del made in Italy e dell’agricoltura mediterranea in Europa, il contrasto alle emergenze come xylella e cimice asiatica, oltre che naturalmente la lotta al caporalato, l’impegno di una vita della Bellanova, ex sindacalista. Certo il comparto ha bisogno anche di interventi ‘macro’: riduzione del cuneo fiscale, rilancio degli investimenti per le infrastrutture, incentivi per la diffusione di tecnologie innovative, costo del trasporto, dell’energia…tutti interventi che dipendono solo in parte dalla Bellanova ma dall’azione complessiva del governo (e dalle risorse che avrà a disposizione). Però il piglio è quello giusto, anche nel richiamo al lavoro a stretto contatto con le imprese. E sull’export ha già parlato chiaro schierandosi a favore del Ceta, il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada attualmente in vigore ma che il governo italiano non ha ancora ratificato.  Ratifica osteggiata da tutto il neoprotezionismo di casa nostra, dalla Coldiretti ai 5 Stelle, e che potrebbe trovare una sponda nel neoministro degli Esteri Luigi di Maio che non a caso ha già chiesto per sé la delega al Commercio estero. Come mettere Dracula alla presidenza dell’Avis. Come si possa conciliare la necessità di esportare di più (da tutti conclamata) con la continua guerriglia ai trattati di libero scambio, è materia da lettino dello psicanalista.
Sul caporalato bisogna trovare una linea che non sia vessatoria per le imprese , che snellisca  e agevoli il reclutamento della manodopera, che non scarichi costi impropri sulle aziende, che riduca gli oneri burocratici a loro carico, che stabilisca nuove norme sul lavoro stagionale, che chiami in causa le politiche di certe catene della Gdo che tra corsa al ribasso dei prezzi, aste al doppio ribasso, promozioni stracciate costruiscono le premesse per lo sfruttamento del lavoro nero nelle campagne. La lotta al caporalato deve uscire dl limbo del moralismo e delle buone intenzioni per entrare sul terreno delle best practices, delle azioni concrete da concordare con le imprese.   

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Cucinare nella lavapiatti

Risparmio di acqua e di elettricità, abolizione delle stoviglie di plastica monouso che obbligherà a usare stoviglie da lavare, e unificazione di talune operazioni di cucina, potrebbero avere soluzione cuocendo taluni alimenti a bassa temperatura nella lavapiatti.
La cottura a bassa temperatura (CBT) avviene in più ore tra i 55° e i 60° centigradi in assenza d’aria o sottovuoto e ne possono beneficiare le carni, il pesce e le verdure inserite in buste di plastica per alimenti o vasi di vetro a tenuta stagna. I sacchetti di plastica devono rispettare la direttiva EU 2002/72/EC e i vasi a tenuta stagna devono esser riempiti completamente. Nei due tipi di contenitori va rimossa l’aria: non è necessario ricorrere a un’attrezzatura particolare, essendo sufficiente far uscire l’aria dal sacchetto premendolo bene con le mani, mentre nei vasi di vetro gli alimenti vanno inseriti ben stipati eliminando bolle d’aria. Possibile è riutilizzare più volte i vasetti e i sacchetti per il sottovuoto, lavandoli bene e asciugandoli all’aria.

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Microbiota intestinale: l’importante ruolo dell’inulina

Recentemente, nel mondo scientifico si è assistito ad un crescente apprezzamento del ruolo svolto dalla micro-popolazione del digerente di ruminanti e non ruminanti nel salvaguardare e mantenere svariate funzioni fisiologiche. Fra queste la digestione, l’utilizzazione dei nutrienti, l’esclusione selettiva dei microrganismi patogeni, lo sviluppo degli organi gastro-enterici, lo stimolo allo sviluppo ed al funzionamento del sistema immunitario, l’espressione genica intestinale e, in ultima analisi, la qualità dei prodotti animali. 
La messa al bando degli antibiotici in alimentazione animale, quali presidi nei riguardi della corretta composizione del microbiota intestinale, ha portato all’attenzione dei nutrizionisti un rilevante numero di prodotti naturali, possibili “sane” alternative ai farmaci. 

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Con gli scambi non si scherza

Si susseguono i colpi di scena in quella che ormai viene chiamata la guerra dei dazi. All’inizio di settembre sono entrati in vigore nuovi inasprimenti dei dazi imposti dagli US ad un insieme di merci cinesi che vale 300 miliardi di dollari dopo quelli decisi negli scorsi mesi. Puntuale è arrivata la risposta della Cina su due fronti: a) un ricorso formale alla Wto, l’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha preso il posto del Gatt al termine del negoziato dell’Uruguay Round, per la violazione da parte degli US delle regole vigenti, b) contromisure cinesi nei confronti di merci statunitensi per un valore equivalente.
È una vera guerra e non una gara da seguire, come si fa per le competizioni sportive. In gioco vi è il futuro dell’economia mondiale. La sua crescita, dopo la buona ripresa del 2017 trainata dai paesi sviluppati, prima ha rallentato ed ora, almeno in Europa, è quasi in stallo. La violenta guerra dei dazi, con l’imposizione in apparenza casuale, ma in realtà mirata, di barriere tariffarie riduce il volume degli scambi e deprime il prodotto lordo mondiale. Per dirla in linguaggio giornalistico sta rendendo tutti più poveri. È una guerra vera e non virtuale che, al pari di ogni altra, non lascia sul terreno vinti e vincitori perché tutti ne escono sconfitti, come la teoria e la realtà economica insegnano.
Il successo dell’ultimo grande negoziato Gatt nel 1994 a cui parteciparono, aderendovi, quasi tutti i paesi del mondo, e la trasformazione del Gatt nella Wto hanno segnato il canto del cigno del primo, la svogliata nascita della seconda e, forse, la fine dell’era degli Accordi multilaterali. L’avvio stentato della Wto, minato anche dalla crisi mondiale, ha aperto la strada allo scatenarsi di nuovi egoismi che sembravano scomparsi e invece covavano sotto la cenere dell’apparente consenso. In politica il fenomeno si accompagna al confuso ritorno del sovranismo in molti paesi e in vasti strati di popolazione, quelli che, complice la crisi, sono rimasti indietro e non hanno beneficiato dei vantaggi dell’apertura degli scambi.
La comparsa di leader come Trump va vista anche in quest’ottica e non può essere sottovalutata considerandola una tipologia caratteriale individuale.  Si è aperta una modalità di svolgere le trattative che è bilaterale e vede il propagarsi di “duelli” fra paesi per imporre le proprie regole, al contrario della faticosa modalità multilaterale del Gatt/Wto che le estendeva a tutti i contraenti su basi di parità. Così facendo si torna alla legge del più forte, dal consenso negoziato si precipita nell’imposizione subita.

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La “Lotta Biologica Classica” ridiventa possibile in Italia

Negli ultimi anni l’incremento esponenziale degli spostamenti di persone e merci tra Paesi e Continenti hanno determinato un forte aumento nell’area mediterranea delle introduzioni accidentali di Insetti, Nematodi, Acari, Funghi, Virus e Batteri alieni dannosi alle piante agrarie, forestali e ornamentali. Valga per tutti l’esempio della Cimice asiatica Halyomorpha halys e la sua incontrollata diffusione epidemica per la quale le stime delle organizzazioni del settore frutticolo del centro nord Italia stimano, per il solo 2019, perdite superiori a 250 milioni di euro accompagnate ad un pericoloso aumento nell’uso di insetticidi ad ampio spettro con pesanti ricadute ambientali, senza che le azioni messe in atto abbiano consentito una efficace protezione delle colture.
Nel caso di organismi fitofagi come gli Insetti, provenienti da altri areali e in grado di dare luogo nei territori di nuova colonizzazione a vere e proprie “invasioni biologiche” favoriti nella diffusione dalla mancanza di fattori biotici di contenimento delle loro popolazioni, il ricorso alla “Lotta Biologica Classica” con l’individuazione nei luoghi di origine del fitofago di efficaci antagonisti naturali (parassitoidi, predatori, entomopatogeni) e la loro introduzione nei nuovi ambienti, rappresenta in vari casi, laddove le eradicazioni non siano più possibili, una strategia cardine per ricondurre questi organismi al di sotto della soglia di danno, ripristinando situazioni di equilibrio degli ecosistemi perturbati.
In tale contesto generale, nel recepire nel nostro Paese la Direttiva 92/43/CEE del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, il DPR 8 settembre 1997, n. 357 e il successivo D.P.R. 12 marzo 2003 n. 120 non hanno previsto nessun percorso autorizzativo in deroga, bloccando nei fatti ogni intervento di Lotta Biologica Classica nel nostro Paese con utilizzo di antagonisti naturali introdotti da altri areali.
Il dibattito avviato negli ultimi anni dalla comunità scientifica italiana che si occupa di difesa delle piante da insetti dannosi alieni introdotti accidentalmente da altre aree geografiche, CREA Centro di Ricerca Difesa e Certificazione in primis, unitamente al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha finalmente ridato al nostro Paese la possibilità di realizzare interventi di Lotta Biologica Classica, sottolineando altresì giustamente l’indispensabilità di un percorso autorizzativo basato sull’esame di corrette analisi di impatto ambientale, condotte nel rispetto degli standard definiti dalla FAO e dall’EPPO. 
Con l’entrata in vigore il 20 settembre 2019 del DPR 5 luglio n.102 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5/9/2019 (Regolamento modifiche dell’art. 12 del DPR 8/9/1997 n.357), al di là delle fredde notizie di ordine legislativo, si reintroduce infatti in Italia la possibilità di realizzare interventi di “Lotta Biologica Classica” a difesa della nostra agricoltura e dell’ambiente mediante il ristabilimento di nuovi equilibri naturali con l’impiego di antagonisti naturali per il contenimento al di sotto di soglie di danno delle popolazioni dei nuovi “Pest” che stanno drammaticamente decimando la nostra agricoltura. 

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