Notiziario







Insetti in … musica

Per le loro caratteristiche morfo-biologiche e l’ubiquitaria presenza, alcune specie di insetti sono state fonte d’ispirazione, o modello, per varie forme d’arte; molti musicisti nelle loro composizioni hanno fatto riferimento a insetti. Le farfalle ricorrono frequentemente sia nella cosiddetta musica classica che leggera.

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Interferenti endocrini e alimentazione vegetariana

Cinquant'anni fa gli allevatori australiani si trovano di fronte al crollo del 70% nella riproduzione dei loro greggi di pecore e si scopre che la causa è il trifoglio di cui gli animali si nutrono e che contiene un composto femminilizzante responsabile della compromissione delle prestazioni sessuali nei montoni. Questo composto è il primo degli interferenti endocrini, una vasta categoria di molecole e o miscele di sostanze che alterano la normale funzionalità ormonale dell'apparato endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, della sua progenie o di una popolazione. Fra queste sostanze oggi sono citati gli idrocarburi policiclici aromatici, il benzene, la diossina, gli ftalati, il perfluorato, il bisfenolo A e altri composti di sintesi, ma si dimentica la larghissima presenza degli interferenti endocrini nei vegetali che usano questi composti come arma di guerra intelligente contro gli animali erbivori.

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I Georgofili e il rapporto tra Granducato di Toscana e Stati Uniti nell’Ottocento

Il 7 marzo 1819 Giacomo Ombrosi, con Giuseppe Geri, Cosimo Del Nacca e Gaspero Mannajoni, veniva eletto socio corrispondente dei Georgofili, tutti dichiarati fiorentini (“tutti e quattro fiorentini” come si legge nel Libro dei Verbali 6, c. 26v). Giacomo Ombrosi svolse un ruolo particolare nella capitale della Toscana granducale, un ruolo assai significativo per le sue connotazioni economiche e politiche. Infatti proprio in quell’anno il Granduca Ferdinando III di Lorena aveva finalmente acconsentito (dopo le ritrosie dei suoi predecessori che più volte si erano rifiutati di autorizzare l’apertura di un consolato americano a Firenze) a che venisse istituita in città un’agenzia, affidata a Ombrosi, per facilitare le relazioni commerciali fra il Granducato e gli Stati Uniti d’America.
Ombrosi mantenne questa funzione fino al 1823, anno in cui egli divenne il primo console statunitense a Firenze, incarico che mantenne per ben 25 anni.
Ma già precedentemente al 1819, i rapporti dei Georgofili con figure eminenti d’Oltreoceano, erano attivi e consolidati: basta dare una veloce lettura ai Libri dei Verbali delle adunanze accademiche, oppure scorrere i numerosi e fittissimi elenchi dei soci corrispondenti stilati nel corso del tempo, per rendersi conto di quanto ai Georgofili premessero i contatti con emeriti studiosi divisi di fatto dall’Atlantico, ma in perfetta comunanza di interessi culturali e scientifici.
A titolo di esempio se ne citano alcuni: i botanici Barbon di Filadelfia e Mitchell di New York, il professore di medicina Bell, Bigelow docente all’Università di Cambridge in America, Dexter, presidente della Società Agraria del Massachusetts e tanti altri ancora.
Del resto, fin dalla sua fondazione (1753), l’Accademia dei Georgofili volle dotarsi di una fitta rete di soci corrispondenti disseminati sul territorio granducale, negli altri Stati italiani e all’estero: questi associati costituirono il punto di riferimento indispensabile per penetrare in altre realtà ed acquisire conoscenze altrimenti perse irreversibilmente. I viaggi scientifici o culturali costituirono l’altro pendant, ma là dove non si poteva giungere per un’infinità di motivi, quelle mani che scrivevano da luoghi lontani lettere, memorie e resoconti rappresentarono l’unica fonte di informazione: una rete sparsa sull’intero globo -antesignana del moderno web- che permise scambio di informazioni da una parte all’altra del mondo, segno palese della volontà di rendere condiviso il sapere.

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Uomo e animali, un problema di convivenza

Dalla metà di luglio e, salvo imprevisti, sino ad oggi un orso tra noi provoca una serie di reazioni. La vicenda è nota: gli organi di informazione se ne sono subito impossessati con commenti più “di colore” che di sostanza, la politica è subito entrata in campo traendo spunti per le solite polemiche, l’opinione pubblica si è divisa sulla base di preconcetti, idealizzazioni e paure. Il protagonista è un orso di origine slovena attivo nel Trentino, M 49, considerato “problematico” per i suoi comportamenti aggressivi nei confronti di animali domestici. Per questo la sua vita era seguita grazie ad un collare che ne segnalava gli spostamenti. Ma lui si è semplicemente sottratto alla gabbia tecnologica, sfuggendo ai controlli e destando allarmate reazioni. Catturato in breve è stato portato in un centro attrezzato da cui fosse impossibile sfuggire. Però M 49, con quel nome da agente segreto, a cui era stato tolto il collare, ha sorpreso tutti. È riuscito ad evadere e a scomparire nei boschi. Tanto è bastato per smuovere un impetuoso chiacchiericcio che nel giro di 48 ore si è poi quasi auto estinto. Ecco perché qualche riflessione non guasta.
I rapporti fra uomo ed orso nelle nostre terre sono antichi. Nelle tradizioni locali, in particolare di montagna dove più a lungo si è conservato, abbondano storie curiose che mettono in luce come, pur con timore e grandi cautele, si fosse stabilito un certo rapporto di convivenza. L’orso era quasi addomesticato, accompagnava l’uomo alle fiere, ballava, si lasciava avvicinare. Nella tradizione spesso è protagonista di comportamenti che correggono quelli improvvidi dell’uomo o puniscono quelli di qualche malfattore. Naturalmente non mancano episodi cruenti, più a carico degli animali addomesticati che dell’uomo, ma comunque importanti nella povera economia di montagna. Con la crescita della popolazione è iniziata la eliminazione degli orsi, vi erano premi in denaro per chi li uccideva o catturava. Gli ultimi orsi liberi furono eliminati agli inizi del Novecento. In Valtellina è documentato l’ultimo episodio a Valdisotto, presso Bormio, nel 1902. 
Poi sono arrivate le politiche di ripopolamento per molti selvatici e dunque anche per l’orso. Nell’arco alpino furono introdotti orsi sloveni fra cui la presenza di soggetti “problematici” è più elevata che fra quelli autoctoni. Se la prima riflessione riguarda la perduta convivenza, sia pure guardinga e armata, la seconda solleva il problema delle modalità spesso sconsiderate di ripopolamenti artificiali e artificiosi che hanno creato nuove intolleranze. Penso ad esempio alle banali invasioni di cinghiali, ma anche a quelle più complesse dei lupi ed anche degli orsi. Ricordo le conseguenze nel Parco del Ticino di branchi di cinghiali iper protetti o a Roma delle famigliole di cinghiali in trasferta.  In Pianura Padana i disastri provocati alla rete irrigua minore dalle nutrie. Le migrazioni di lupi dall’Appennino sino alle Alpi francesi ed italiane. Terza riflessione, dunque, la necessità, per evitare conseguenze indesiderate, di valutare attentamente le condizioni del ripopolamento, prima di iniziarlo superficialmente.

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Espresso italiano, l’importanza della schiuma

Il caffè è un piacere, ma senza schiuma che piacere è?
Il caffè espresso o Espresso Italiano, per merito anche delle nuove macchi-ne per uso familiare, è il metodo più diffuso in Italia e sta diventando sempre più popolare in molti altri paesi del mondo, dove ogni giorno sono consumati forse un centinaio di milioni di tazze. Diversamente dalle altre tecniche adoperate per preparare il caffè, nell’Espresso Italiano prodotto alla pressione di nove e più bar e a circa 90° centigradi, si ha una esaltazione dell’aroma e del gusto legati alla formazione di una schiuma o crema che da qualche tempo è oggetto di studi sistematici chimici e fisici per comprendere meglio questo complesso sistema.

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Le alghe in alimentazione animale

Le alghe, già utilizzate nella cucina giapponese, sono considerate una delle più complete fonti naturali di vitamine e minerali, di aminoacidi, di antiossidanti e di acidi grassi essenziali. Importanti studi degli ultimi anni hanno anche dimostrato che i derivati solforici dei polisaccaridi delle alghe hanno spiccate proprietà antimicrobiche, tanto da proporne l’uso in alimentazione animale al posto dei giustamente vituperati antibiotici.
Studi recenti di ricercatori tedeschi, americani e svedesi hanno inoltre dimostrato che l’introduzione di alghe e microalghe nella dieta delle bovine riduce la quantità di metano emesso. Quest’ultima caratteristica dietetica sostiene da sola l’importanza dell’impiego delle alghe nell’alimentazione dei ruminanti, dal momento che il metano è uno dei gas serra a maggior impatto ambientale negativo: è venti volte più inquinante della anidride carbonica, a parità di concentrazione.

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Proteggere la fioritura del ciliegio nei climi freddi

Variazioni di lungo termine nella copertura dei ghiacci nella regione dei Grandi Laghi degli Stati Uniti d’America stanno avendo serie conseguenze sull’andamento climatico stagionale e, a loro volta, sui sistemi agricoli che dipendono dall’effetto mitigante di questi grandi bacini d’acqua sul regime termico. Maggiori rischi di perdite produttive o addirittura perdite catastrofiche si sono avute in anni in cui la scarsa copertura di ghiaccio ha comportato un precoce inizio della fioritura in primavera con conseguente maggior probabilità di danni o morte dei fiori per gelate primaverili episodiche. In tali condizioni l’uscita dalla dormienza è facilitata da miti temperature primaverili durante le quali i tessuti e gli organi vegetali perdono gradualmente la resistenza al freddo acquisita per sopravvivere alle rigide temperature invernali. La frutticoltura e viticoltura del Michigan, ad esempio, beneficiano dalla presenza delle enormi masse d’acqua dei Grandi Laghi, ove la gran parte di queste produzioni è realizzata entro 80 km dalla costa.
L’effetto dei cambiamenti climatici sulla fenologia delle specie arboree da frutto è stato uno degli argomenti trattati dal prof. Todd Einhorn del Dept. of Horticulture della Michigan State University e Visiting Fellow presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, nel suo seminario tenuto nell’Aula Magna a Pisa lo scorso 3 luglio.
Oggi sono disponibili nuovi modelli per predire variazioni nella resistenza al freddo delle gemme di ciliegio durante la transizione dalla dormienza alla successiva crescita primaverile. In tal modo è possibile caratterizzare i cambiamenti nello sviluppo delle gemme a fiore mediante semplici indicatori fisiologici e ottenere delle utili correlazioni tra questi valori e la progressione degli stadi di sviluppo, cioè semplicemente l’accumulo di ore in cui le temperature superano la soglia termica per lo sviluppo fiorale. Da questa relazione è stato sviluppato un modello previsionale per aiutare i frutticoltori a stabilire quando intervenire con misure protettive per ridurre le perdite di prodotto. 

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Infrastrutture verdi: un concetto che stenta a essere pienamente compreso

Il concetto di infrastrutture verdi non è nuovissimo e sono ormai ampiamente documentati i molti vantaggi che esse hanno rispetto alle infrastrutture “grigie”, ma esso stenta ancora a essere pienamente compreso dai nostri decisori politici. Se ne parla molto ma si agisce poco e diverse sono le ragioni a causa delle quali le città sono state e sono tuttora lente ad adottare questa soluzione, su scala significativa.
Eppure, abbiamo un bisogno vitale di “infrastrutture verdi” per aiutare a ripensare la pianificazione, la progettazione e, forse, l'immagine delle nostre città. Questo termine assume, però, significati diversi a seconda del contesto in cui è utilizzato e del soggetto coinvolto. Ad esempio, alcune persone si riferiscono agli alberi in aree urbane come infrastruttura verde in relazione ai benefici che essi forniscono, mentre altri utilizzano il termine per fare riferimento a realizzazioni di diverse tipo (ad esempio i sistemi di gestione delle acque meteoriche o i tetti verdi) che sono progettati per essere eco-compatibili.
Purtroppo, la realtà frustrante di una certa parte della politica pubblica è che le buone idee non necessariamente prendono piede. Già Machiavelli affermava: "Deve essere ricordato che nulla è più difficile da pianificare, più dubbio a succedere o più pericoloso da gestire che la creazione di un nuovo sistema. Per colui che lo propone ciò produce l'inimicizia di coloro i quali hanno profitto a preservare l'antico e soltanto tiepidi sostenitori in coloro che sarebbero avvantaggiati dal nuovo" (Machiavelli, Il Principe, 1531).
I motivi per cui i governi locali resistono ai grandi cambiamenti della pianificazione ambientale e territoriale sono diversi. Il primo è quello economico. Il refrain “bello, ma non ci sono le risorse” non è a mio modo di vedere un motivo accettabile. Non si è fatto niente neanche quando le risorse, almeno apparentemente, c’erano (salvo poi sapere che ciò avveniva a spese del debito pubblico). Il secondo è una ignava accettazione dello status quo che ritengo del resto insostenibile in futuro. Il terzo, forse il peggiore, è che adottare delle vere politiche pianificatorie di lungo termine, volte a proteggere l’ambiente e il consumo di suolo, potrebbe “imbrigliare” le Amministrazioni che, in questo modo avrebbero dei limiti nell’usare, come alcune di esse hanno fatto in passato, il suolo come un vero e proprio “bancomat” per ricavare risorse dagli oneri di urbanizzazione.

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La difesa dalle virosi degli agrumi alla luce della XXI Conferenza IOCV

La XXI Conferenza dell’International Organization of Citrus Virologists (IOCV) ha celebrato l’evoluzione della ricerca virologica, sempre più caratterizzata dall’uso diffuso di tecnologie diagnostiche sofisticate. Al centro dell’attenzione sono l’identificazione dei patogeni virali che sostengono le singole malattie e lo studio della loro biologia. Elementi che facilitano le previsioni prognostiche ed epidemiologiche e, di riflesso, le misure di regolamentazione.
Grazie alle nuove tecnologie di sequenziamento ad alta prestazione (HTS), che consentono di rilevare con maggiore sensibilità virus, viroidi e batteri presenti nelle piante, l’elenco dei virus degli agrumi identificati e caratterizzati registra oggi ben 13 generi diversi. In molti casi nelle banche dati sono disponibili sequenze multiple di interi genomi di ciascuno di essi. Elemento questo che ha incoraggiato alcuni Paesi a sperimentare l’HTS nei programmi di quarantena e di certificazione fitosanitaria, se pur con criteri diversi e in affiancamento alle tecniche convenzionali biologiche e molecolari. 

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Farfalle e falene “divine”

Per assegnare il nome scientifico a una “nuova” specie animale, il descrittore deve attenersi alle regole del codice internazionale dal quale è disciplinata la nomenclatura zoologica che, convenzionalmente, ha avuto inizio nel 1758, anno in cui venne pubblicata la decima edizione del Systema Naturae di Linnaeus, nome latinizzato del medico botanico svedese Carl von Linnè, al quale si deve l’affermazione della nomenclatura binomiale, che era stata inventata dal medico botanico svizzero Gaspard Bauhin (1560-1624). Numerosi naturalisti, da Aristotele (IV sec.a.C.) ad Alberto Magno (XIII sec.), avevano classificato i viventi adottando descrizioni complesse, cadute in disuso. Linneo, e i tassonomi che descrissero, o ridescrissero, le specie animali allora note, assegnarono a ciascuna di esse un doppio nome (nomenclatura binomia) combinando il nome del genere di appartenenza della specie, con un aggettivo che, frequentemente, derivava dal latino. Molti nomi assegnati, alle specie, sono di origine greca o latina. Restringendo lo sterminato campo di specie descritte, ad alcune fra le più note dell’ordine dei Lepidotteri, che include oltre 115.000 entità, ritroviamo numerosi nomi di generi e di specie che fanno riferimento ai mitologici “dei maggiori” greci e latini.

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Una nuova legge sulla protezione del suolo

Nei giorni 5, 6 e 7 giugno si è tenuta a Roma, presso la sede della FAO la settima assemblea plenaria della Global Soil Partnership (GSP). 
L’impressione generale che si è potuta ricavare dallo svolgimento dei lavori è stata molto positiva per il grandissimo fermento che la FAO è riuscita a generare sul tema del suolo e della sua protezione. Di anno in anno si percepisce l’accrescersi della consapevolezza sull’importanza del suolo per la vita sulla terra da parte di un numero sempre maggiore di Paesi, l’entusiasmo dei Paesi in via di sviluppo è coinvolgente, stimolante la dinamicità di altri Paesi che sono riusciti in qualche anno a realizzare progetti di potenziamento delle loro infrastrutture a supporto del suolo, fino alla istituzione, come nel caso della Tailandia, di un Centro di ricerca con più di 100 ricercatori dedicato al suolo per garantire un filo diretto con la GSP. I Paesi dell’U.E. più inerti, probabilmente perché molto più consolidati nella loro conoscenza sulla materia e quindi più restii ad accettare strategie politiche diverse.
Sono state illustrate da parte del Segretariato della GSP, dell’International Techical Panel (ITPS), dei Coordinatori dei Partenariati Regionali e dei Coordinatori dei Pilastri tutte le attività svolte nel corso dell’ultimo anno (giugno 2018-giugno 2019).
E’ stata illustrata una consistente mole di attività e di iniziative che a tutti i livelli sono state portate avanti da un numero sempre crescente di istituzioni che aderisce al partenariato diffondendo la cultura sul suolo a 360° fino a raggiungere la popolazione.
Il segretariato ha sottolineato l’importanza strategica che hanno avuto nell’implementazione delle attività le alleanze nazionali che si sono andate costituendo nel tempo, solo 9 a livello mondiale e 2 a livello euro-asiatico. L’Italia è una di queste. Si è fatto esplicito invito a tutti i Governi di dotarsi di una alleanza nazionale per facilitare il flusso di informazioni dal partenariato globale a quello regionale verso quello nazionale.
E’ stata ribadita l’importanza del National Focal Point per garantire il flusso delle informazioni, non tutti i Paesi aderenti si sono dotati di un NFP, ed anche là dove sono stati nominati, in alcuni casi non interagiscono con il Segretariato.

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La cucina di Leonardo

Nel 2019 ricorrono i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci che nella sua multiforme personalità è stato sommo pittore, scultore, architetto, tecnologo, fisico, geologo, musicista, poeta ma anche cerimoniere di corte, organizzatore di spettacoli e banchetti, di conseguenza divenendo anche appassionato di cucina.
Per questi ultimi aspetti Leonardo ha dovuto approfondire l’uso del fuoco, conoscere i sistemi di cottura e di pulizia delle cucine, se non inventare almeno diffondere l’uso dei tovaglioli da tavola, perfezionare alambicchi, impianti di cottura, forni e marchingegni documentati negli scritti, appunti, di segni e immagini che ci ha lasciato, argomenti che già nel passato hanno stimolato ricerche specifiche come documentano alcune pubblicazioni (Shelagh Routh, Jonathan Routh – Note di cucina di Leonardo da Vinci – Voland, 2005. Sandro Masci – Leonardo da Vinci e la cucina rinascimentale. Scenografia, invenzioni e ricette – Gremese Editore, 2006. Alessandro Vezzosi – Leonardo non era vegetariano – Dalla lista della spesa di Leonardo alle ricette di Enrico Panero – 2015).
In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo, oltre una riedizione del libro di Sandro Masci (La cucina di Leonardo da Vinci – New Books, 2019. Mario Pappagallo – Il genio in cucina. Leonardo. La leggenda del Codice Romanoff e le tavole dei signori – Giunti, 2019. Luca Maroni – Leonardo da Vinci e il vino –2019. Guido Stecchi (a cura di) – La Tavola con Leonardo - I cuochi italiani interpretano il Genio di Vinci e il suo tempo- BellaVite Editore, 2019) è da segnalare il recente libro sulla cucina di Leonardo e su Leonardo in cucina di Carlo G. Valli (La pentola di Leonardo. Storie di corte, di vita quotidiana, di cibo, di cucina – CIERRE Edizioni, 2019).
Carlo G. Valli è docente universitario che da tempo e con metodo scientifico con felice successo si occupa di storia degli alimenti e delle tra-dizioni popolari. Nel suo libro su Leonardo da Vinci e il suo ruolo nella cucina, in centosessanta pagine efficacemente illustrate e con precisi e abbondanti riferimenti bibliografici, il Valli approfondisce l’attività di Leonardo come cerimoniere e regista di convivi non dimenticando la sua vita quoti-diana, dimostrando di conoscere e praticare le ricette del suo tempo e documentando la sua sensibilità ai prodotti della terra che comprova saper trattare e lavorare con perizia. Dai taccuini leonardeschi emergono anche le liste delle spese alimentari giornaliere che ci consentono di definire l’interesse per la vita, ma soprattutto i gusti gastronomici di Leonardo.

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Intelligenza del microbiota intestinale

Noi siamo quel che mangiamo o quello che i microbi intestinali ci permet-tono di essere? Perché dopo i trattamenti antibiotici possiamo sentirci stanchi o indeboliti? Perché alcuni alimenti ci danno benessere con soddisfazione, gioia e altri provocano malessere o tristezza? L’alimentazione umana (e degli animali) deve coprire solo i fabbisogni dell’organismo o anche quelli del microbismo intestinale e in quale misura? A queste e a tante altre domande possiamo dare una risposta considerando che il corpo umano non è un'isola ordinatamente autosufficiente, ma un ecosistema super-complesso che contiene trilioni di batteri e altri microrganismi che formano un microbiota (o microbioma) che popola pelle, bocca, organi sessuali e specialmente l’apparato digerente. 
Il microbiota è un ecosistema vario, dinamico e in relazione mutualistica, trasmesso al neonato dalla madre e che si stabilisce durante il primo anno di vita mentre nel resto della vita subisce trasferimenti tra i componenti della comunità. Il microbiota protegge dagli agenti patogeni, nell’intestino metabolizza i complessi lipidici e polisaccaridici rendendoli digeribili, neutralizza farmaci e agenti cancerogeni, modula la motilità intestinale e influenza molti parametri fisiologici, incluse le funzioni cognitive come l'apprendimento, la memoria e i processi decisionali con una complessa segnalazione bidirezionale tra il tratto gastrointestinale e il cervello, dando origine a un asse intestino-vago-cervello. Questo asse è vitale per il mantenimento dell'omeostasi, è coinvolto nell'eziologia di diverse disfunzioni, disturbi metabolici e mentali contribuendo anche a spiegare le sensazioni che originano dai cambiamenti del microbiota intestinale indotti dagli antibiotici o da taluni alimenti.

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Paesaggi interrotti-ecosistemi interrotti

Spesso parliamo senza pensare al significato delle parole che usiamo. Ad esempio ci sono termini con il prefisso ”eco” che abbondano nel nostro vocabolario e in quello delle pubblicità, della televisione, nei nomi di comuni prodotti commerciali. Perché ciò che ricorda la parola ecologia va di moda, migliora la vendibilità dei prodotti, fa sentire più a posto la coscienza dei consumatori, la nostra coscienza. Accanto ad “eco” c’è la parola “bio”, anche questa passepartout per la commercializzazione e la coscienza collettiva.
Ma cosa significano queste parole? Eco viene da oikos, che vuol dire casa, abitazione (anche patria), lo sappiamo tutti ma quando e quanto ci si ferma a pensare che l’ecologia parla di casa nostra? E che l’ambiente, etimologicamente, è tutto ciò che ci circonda? Anche ciò che non vediamo non percepiamo. Evidentemente non ci riflettiamo abbastanza. Siamo presi dal sistema. Ed il sistema cos’è? Dal greco sunistemi: raccogliere, mettere insieme, quindi un “eco” che tiene insieme elementi bio e non bio. Nella frenesia della corsa che domina la nostra vita, le nostre giornate, le nostre ore su questa terra, abbiamo perso il senso delle parole che usiamo, che, già di per sé, ci aiuterebbe a vivere in modo più consapevole.
Oggi, protagonista delle cronache e della politica (da polis) è l’economia, dal greco: eco=casa, cioè la casa in cui abitiamo, l’insediamento in cui viviamo, il pianeta che ci ospita + nomia da nomosnomoi = le leggi, le norme che regolano la casa, a partire dalla nostra casa, anche la casa che ospita tutti noi: il mondo, il pianeta terra. Eco-nomia ed eco-logia hanno una radice comune, eppure sembra impossibile perché economia ed ecologia sono continuamente in antitesi. Nel governare la propria dimora (economia) dovremmo farlo anche attraverso regole che rispettino la dimora stessa (ecologia) e gli ecosistemi che la compongono. Quando è avvenuta questa separazione tra economia ed ecologia? 

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L’agricoltura italiana di fronte alle sfide della sostenibilità.

Il convegno su “Quale agricoltura per nutrire l’umanità e salvaguardare il pianeta”, che si è svolto all’Università Cattolica del Sacro Cuore (Piacenza) lo scorso maggio, ha avuto come centro di discussione il ruolo passato, attuale e futuro dell’agricoltura, nel soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione mondiale e le conseguenti sfide per produrre più cibo salvaguardando al contempo l’ambiente. 
Nel corso della storia, il settore agricolo è andato incontro a molti progressi legati al mutamento delle esigenze alimentari di una popolazione mondiale in continuo evolversi. Grazie alla Rivoluzione verde, ultimo in ordine di tempo, si è affrontata una crisi umanitaria imminente dovuta a una rapida crescita demografica che non è stata accompagnata da un altrettanto rapido incremento della produzione agricola globale. iI progressi hanno riguardato soprattutto il campo della meccanizzazione, del miglioramento genetico e dell’uso di prodotti di sintesi. Oggi siamo di fronte a una nuova sfida per l’agricoltura, in quanto si stima che nel 2050 la popolazione mondiale salirà di oltre 10 miliardi, e che, rispetto al 2013, si avrà un aumento del 50% della domanda di cibo.
I progressi ottenuti in campo agricolo sono stati possibili grazie sia alla ricerca e al trasferimento dell’innovazione, sia agli agricoltori che hanno applicato le conoscenze derivanti dalla ricerca. Ciò ha permesso negli ultimi cinquant’anni di triplicare la produzione agricola e di passare dal 35% del 1970 di popolazione mondiale al di sotto della soglia di sufficienza alimentare, al 10% di oggi. Tuttavia, nonostante attualmente sia possibile fornire 2500 kcal/pro-capite giornaliere all’intera popolazione globale, 821 milioni di persone sono sottonutrite, 2 miliardi sono sovrappeso e 2 miliardi presentano deficienze alimentari. 
L’evolversi della popolazione mondiale porterà nuove esigenze alimentari. Ad esempio si assisterà a un aumento della popolazione anziana e di quella istruita e a un aumento del reddito pro-capite, tutti fattori che comportano la richiesta non più di alimenti classificabili di sussistenza, ma di cibi trasformati e non di base come zuccheri, carne e latte etc. Non da ultimo si assisterà sempre di più, alla progressiva migrazione della popolazione dalle aree rurali alla città, con conseguente spopolamento delle campagne. Dal 1990 al 2016 si è assistito un aumento di suolo urbanizzato pari a circa 570 mila ettari con conseguenti modifiche del tipico paesaggio rurale italiano a “mosaico”, in cui campagna e città creavano una rete sociale ed economica di vantaggi reciproci e dove l’agricoltore svolgeva un ruolo fondamentale come custode e modellatore del territorio. In questo nuovo contesto, la figura dell’agricoltore assume un ruolo marginale e sempre di più la campagna sembra essere gestita da altre professionalità e non da chi la lavora da sempre. 

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10 anni di informazione “made in Georgofili”

Esce oggi in una nuova veste più moderna il nostro notiziario di informazione, “Georgofili INFO”, che in dieci anni si è guadagnato la fiducia di un numero sempre crescente di lettori.

Abbiamo mantenuto il colore verde della testata perché lo abbiamo ritenuto caratterizzante del mondo georgofilo. Anche la struttura e l’organizzazione delle notizie è rimasta sostanzialmente la stessa che ci ha premiato in tutti questi anni: in primo piano gli articoli a firma dei nostri Accademici e nel notiziario le segnalazioni delle notizie a nostro avviso più interessanti, anche per la discussione, riprese da agenzie di informazione o altre testate (sempre citate come fonte).

Il nuovo sito si definisce in gergo informatico “responsive”, ovvero è più facilmente fruibile da telefono e tablet, strumenti che quando abbiamo iniziato non erano certo diffusi come oggi.

Speriamo dunque che i nostri lettori apprezzino questo cambiamento, che noi preferiamo considerare piuttosto una crescita e un aggiornamento per fornire un’informazione sempre più tempestiva ed efficace, nello spirito della divulgazione e del dibattito che ha sempre contraddistinto i 266 anni di storia dell’Accademia.

Grazie a tutti e … continuate a leggerci!


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Caporalato e competitività

Si può competere con chi paga la manodopera 1 euro all’ora (Marocco)? Ovviamente no. Si può competere con chi la paga a 6,8 euro/ora (Spagna) mentre noi la paghiamo 11,1 euro? Quasi impossibile, infatti il gap tra il nostro export e quello spagnolo si è allargato a dismisura e la forbice continua a crescere. Si aggiunga poi che un addetto in Spagna costa 4000 euro in meno all’anno di oneri fiscali e previdenziali. E si aggiunga che non solo Spagna ma anche Paesi come Germania e Olanda ci fanno concorrenza in dumping in campo fiscale, previdenziale e ambientale. In pratica ci facciamo del male tra noi europei.

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Gorgonzola, formaggio sicuro

Non si conosce con esattezza il periodo della nascita del formaggio Gorgonzola ma si hanno soltanto leggende che ne datano l’origine all'anno 879, anche se sembra non contenesse venature colorate prima dell'XI secolo. Tracce storiche si hanno solo a partire dal XV secolo nella cittadina di Gorgonzola, nei pressi di Milano. Sull’origine di questo formaggio erborinato, come per altri formaggi dello stesso tipo, vi è la leggenda del mandriano che trova gradevole un formaggio molle (stracchino) prodotto con il latte di vacche stanche o stracche per la transumanza o perché a fine lattazione, un formaggio che casualmente pre senta efflorescenze verdastre formatesi a contatto con fieno in fermentazione.

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Immagini della natura attraverso l’Atlantico. L’impatto visivo del Nuovo Mondo

La scoperta del Nuovo Mondo sortì un immediato impatto in Europa già dalla fine del XV secolo, come testimoniato da una serie di opere e opuscoli, alcuni dei quali redatti anche dallo stesso Cristoforo Colombo.
In questo cruciale fenomeno storico, un ruolo significativo è giocato dalle immagini: carte geografiche, mappe, figure di nativi, ma, soprattutto, tavole dedicate ad una flora e a una fauna tanto diverse prodotte dagli stessi esploratori, che ben presto ritennero opportuno valersi di artisti specializzati per attestare quella sorprendente realtà naturale. A questi corpora di immagini opera di Europei, vanno accostati quelli eseguiti da artisti locali (tlacuilos), che innescano il cruciale problema della recezione di una “incognita” natura da parte del Vecchio Mondo.
Una eccezionale e precoce testimonianza delle piante americane è offerta dai festoni affrescati da Giovanni da Udine nella Loggia raffaellesca di “Amore e Psiche” nella romana Villa Farnesina (1517), dove si possono ammirare immagini del granturco (Zea Mays) e di alcune cucurbitacee (Cucurbita pepo).
Già a partire dalla prima metà del XVI secolo inizia in tutta Europa ad imporsi una nuova e più mirata attenzione alla natura che si concretizza nella produzione di immagini nelle quali il reperto botanico o zoologico appare “decontestualizzato”, isolato dal luogo fisico, per offrirsi all’analisi in tutta la sua “oggettività”, frutto di una precisa raffigurazione mimetica.
Contemporaneamente, complice la straordinaria invenzione della stampa, vedono la luce opere di botanica medica e di zoologia che si distinguevano profondamente dagli erbari e dai bestiari medievali.  Si trattava di veri e propri trattati che preludevano alle pubblicazioni scientifiche, tra i quali quelli dedicati alla botanica di Otto Brunfels, Leonhart Fuchs, Pietro Andrea Mattioli e la storia degli animali di Konrad Gessner, tutti testi corredati da un ricco apparto iconografico che supportava la descrizione scritta nella comprensione di forme e fenomeni. 

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Debiti veri e mezzi di pagamento di fantasia: i minibot

Con la moneta non si scherza, non si può scherzare. Lo sapevano tanto bene gli antichi romani che avevano affidato a Giunone soprannominata “Moneta” la funzione, come dice il soprannome, di consigliera, ammonitrice in relazione alla moneta. Accadde, così si racconta, al tempo della guerra contro Pirro. I Romani avrebbero chiesto un consiglio temendo che il denaro non fosse sufficiente. A seguito del consiglio ricevuto e ritenuto molto saggio, le affidarono la nuova funzione e decisero di battere moneta nel suo tempio in Campidoglio.
La moneta ha sempre avuto un peso rilevante nei comportamenti umani e già in questa leggenda troviamo due aspetti che sono ancora oggi alla base della sua natura: a) il fatto che la moneta riporti simboli che si richiamano all’immagine concreta di colui, in genere il signore, il principe, lo stato, che la emette e ne garantisce il valore; b) la riconoscibilità che ne permette la circolazione e l’accettazione negli scambi. A questi due requisiti se ne aggiunge un terzo, di crescente importanza a mano a mano che si allentava, sino a scomparire, il legame fra il valore intrinseco della moneta e il valore convenzionale dichiarato sulle monete o sulle banconote e cioè il cosiddetto potere liberatorio della moneta ufficiale emessa da un’autorità riconosciuta. Cioè il fatto che nelle transazioni di ogni genere la moneta sana i debiti, si scambia con beni o servizi, non può essere rifiutata perché è garantita appunto da chi la emette e, per così dire, letteralmente “ci mette la faccia” con immagini, simboli, scritte declaratorie, come nelle banconote in lire prima della sostituzione con l’euro. Con questo il passaggio verso l’astrazione è stato massimo perché è emesso non da uno stato ma da una banca centrale ed ha valore e circolazione con tutti i requisiti sopraddetti in una ventina di Paesi europei, oltre ad entrare nelle riserve monetarie di Stati ed organismi internazionali e ad essere scambiata con tutte le monete più importanti.
Da Giunone Moneta alla Banca Centrale Europea gli elementi di fondo sono gli stessi. Per questo sorprende la strana storia dei cosiddetti minibot e della loro ventilata emissione da parte dello Stato per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione. Strana perché: a) l’esistenza di una moneta ufficiale esclude l’emissione di una nuova forma di moneta diversa ed è proibita; b) se le Amministrazioni hanno il denaro per pagare non si capisce a che scopo stampare questi minibot che comunque hanno un costo non indifferente per il conio e la distribuzione con i necessari criteri di sicurezza e garanzia, c) l’emissione di “buoni” presuppone una copertura di cassa per il momento in cui chi li riceve vorrà convertirli in beni, servizi o cambiarli in euro, che rimane l’unica moneta legale, ma se ci fosse la copertura l’operazione sarebbe superflua, d) a fronte di debiti che si presuppongono di importi elevati, i minibot verrebbero emessi in tagli molto piccoli corrispondenti a quelli delle banconote in euro creando un inutile duplicato e una forte confusione, e) i minibot incontrerebbero problemi per il potere liberatorio. Possiamo immaginare che i creditori delle Amministrazioni pubbliche siano di fatto costretti ad accettare (ma non è semplice farlo), ma lo stesso non si può dire per la conversione in euro per pagare creditori, dipendenti, fornitori. Forse potrebbero essere scontati in banca, ma perdendoci.

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