Notiziario








Isolamento e studio. Umberto Greatti scrive ai Georgofili

Triestino di origine, dal 1933 al 1938, Greatti trascorse i suoi giorni a Ponza subendo anche la detenzione nel carcere duro di Poggioreale. L’isolamento, il carcere, l’amore impedito, l’attesa non scoraggiarono in lui la volontà, la speranza e il desiderio di scrivere e studiare.
Tutt’altro.
L’Accademia conserva nel suo Archivio una breve ma significativa corrispondenza di Umberto Greatti.
Il 17 aprile 1935 scriveva la sua prima cartolina postale al segretario dell’Accademia dei Georgofili: poche righe vergate in una bella e ordinata grafia, nelle quali esprimeva il desiderio di divenire “agronomo” .

Leggi


L’acqua e il virus

Non c’entra niente l’acqua con il virus! No, anzi c’entra eccome; fra le pressanti raccomandazioni che ci vengono rivolte in questa drammatica situazione c’è proprio quella di lavarsi bene le mani spesso e per questo occorre che l’acqua sia pulita e di ottima qualità ma ci ricordiamo anche che prima, nei periodi di preoccupante siccità, si raccomandava di non sprecare l’acqua. Quindi l’acqua non è solo importante ma è fondamentale!

Leggi


#iorestoacasa … ma con le piante, se possibile!

Mai come adesso percepiamo come la salute e il benessere siano aspetti di vitale importanza e che, di conseguenza, la progettazione degli edifici dove vivremo in futuro, ma dove già trascorriamo il 90% della nostra giornata, dovrà essere incentrata sulle persone.
Nei prossimi 10 giorni (almeno) molti di noi dovranno rimanere nelle proprie abitazioni e coloro che lavoreranno potranno spostarsi solo da casa al luogo di lavoro e limitare al massimo le relazioni sociali. Ci mancherà il contatto con le persone e soprattutto dovremmo fare i conti anche con la Sick Building Syndrome (SBS) o sindrome da edificio malato. Chiaramente con la terminologia “edificio malato” non si intende l’edificio, ma le persone che vi risiedono.
Il trascorrere troppo tempo all’interno di ambienti costruiti può infatti determinare agli occupanti tutta una serie di fenomeni che appaiono legati al tempo passato in un edificio, ma senza che possano essere identificate cause specifiche o malattie. È una raccolta di fattori che possono influenzare negativamente sia la salute fisica, sia anche il nostro benessere psichico, perché il corpo umano è un sistema biologico interattivo e le due condizioni sono strettamente collegate.
Praticamente la SBS si manifesta attraverso una combinazione di sintomi correlati alla permanenza nell’edificio stesso quali: l’irritazione della pelle e delle mucose, il mal di testa, l’affaticamento psichico, la difficoltà di concentrazione. Caratteristico della Sick Building Syndrome è che la maggior parte dei sintomi svanisce o si attenua fortemente allontanandosi "dall’edificio malato".
A questo dovremmo contrapporre, nella progettazione degli edifici del futuro, il WELL Building STANDARD, cioè la certificazione che aiuta a prevenire queste problematiche.
Mentre i concetti di edifici intelligenti, “smart” e sostenibili hanno guadagnato una notevole attenzione negli ultimi decenni, vi è ora una crescente attenzione alla progettazione di edifici “sani” (healthy). Non c’è un'unica formula, poiché qualsiasi approccio alla progettazione di edifici relativi che abbia come obiettivi la salute e il benessere dipende da diversi fattori interagenti.
Cosa possiamo fare infatti per migliorare la qualità degli ambienti di edifici già costruiti anni fa, con standard completamente diversi?

Leggi


Per difendere il Made in Italy non basta comprare italiano

Stiamo vivendo giorni difficili, avvolti in una cappa grigia di dolore, di ansia, di incertezza su presente e futuro. Su tutto incombe la presenza di questo famigerato coronavirus, resa più terribile dal fatto che sappiamo molto poco, quasi nulla, di lui e del suo modo di agire. Siamo gravati da un insopportabile rumore di fondo generato dall’incombente e onnipresente informazione: televisioni, giornali, chiacchiere a ruota libera diffuse a macchia d’olio. Un subisso di messaggi, in parte grevi e deprimenti, in parte spiritosi per sollevare il morale con un sorriso,  in parte spunto di riflessioni e suggerimenti.
Fra questi ultimi serpeggia una sorta di rivolta nei confronti di una persecuzione, forse solo presunta, nei confronti dell’Italia e degli Italiani. Chiediamoci perché e guardiamo già al dopo. I messaggi sono un modo per rincuorare tutti, compresi quelli che scrivono, unendoli a difesa della nostra Italia, nella ribellione verso gli ingiustificabili persecutori, prima i cinesi poi l’Europa, non ben definita ma immancabile. La proposta comune è un invito all’unione, a rafforzarsi reciprocamente, a riscoprire le antiche virtù, a ricordare i grandi meriti del nostro popolo. Spesso chiusa  dall’esortazione a comprare solo alimentari italiani, prodotti da aziende italiane, evitando quelli esteri, di frequente “pessime imitazioni” dei nostri, nella convinzione che noi si abbia il meglio di tutto. Così facendo si sosterrebbe la nostra vacillante economia e si vivrebbe meglio. Insomma il messaggio parte dalla difesa dell’Italia e dei suoi prodotti e si conclude con la convinzione che “così possiamo farcela”.
L’esortazione ha risvolti psicologici importanti, ma, per evitare reazioni controproducenti di fronte alla realtà, occorre aggiustare il tiro.

Leggi












Le erbe aromatiche: produzione e commercializzazione

Con il termine di erbe aromatiche, si fa riferimento a piante ricche in oli essenziali capaci di sprigionare odori ed aromi molto intensi, già conosciute, e largamente impiegate, fin dai tempi dei Sumeri e protagoniste di una vivace riscoperta negli ultimi anni.
Esse trovano largo impiego in svariati settori quali quello erboristico, farmaceutico, cosmetico, ma è senza alcun dubbio nel settore alimentare che vedono la loro massima espressione di utilizzo come condimenti di pietanze ed alimenti che, grazie a loro, riescono a esprimere, ai massimi livelli, tutto il loro potenziale.

Leggi


Il “debeccaggio” delle galline ovaiole è una pratica indispensabile?

In questi tempi di rinnovato interesse verso il benessere animale nei suoi molteplici aspetti, c’è chi si chiede che cosa sia il “debeccaggio” dei pulcini destinati a diventare galline ovaiole e perché viene praticato.

Leggi


Il verde urbano ai tempi del COVID-19 è ancora più importante

Come tutti sappiamo il ventunesimo secolo è, e sempre più sarà, il “secolo urbano” poiché, a livello globale, più di 2 miliardi di persone arriveranno nelle città. Questa rapida urbanizzazione non ha precedenti nella storia umana e, nel 2050, la stragrande maggioranza dell'umanità vivrà in aree urbane. Eppure, in questo momento di "trionfo della città”, esse devono affrontare molte sfide importanti, dalla creazione e mantenimento di posti di lavoro, alla fornitura di servizi alla cittadinanza, alla salvaguardia delle risorse ambientali urbane, alla protezione dei propri residenti dalla criminalità e dalla violenza, tanto per citarne alcuni. Ma, soprattutto, dovranno garantire condizioni di salubrità ambientali.
In questo momento, la sfida più importante è sicuramente quella che ci viene posta dal COVID-19 e l'inquinamento atmosferico potrebbe essere un comune denominatore per i paesi in cui, al momento, il virus sta avendo gli effetti più devastanti.
Alcuni scienziati stanno infatti sollevando la questione di un potenziale legame tra l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico e la capacità polmonare compromessa, che a sua volta potrebbe aumentare la probabilità che un individuo sviluppi una forma grave di COVID-19. Questo legame è stato ipotizzato in una nota pubblicata sul British Medical Journal, rivista medica di elevato impatto scientifico (Impact Factor 27.604) pubblicata con cadenza settimanale dalla British Medical Association, secondo la quale esiste un denominatore comune nella maggior parte dei paesi e delle aree di ciascun paese con gravi casi di grave infezione da COVID-19: Cina, Corea del Sud, Iran e Italia settentrionale. Questo fattore di rischio condiviso è l'inquinamento atmosferico.
È infatti ampiamente documentato che l'inquinamento atmosferico è una delle principali cause di morbilità e mortalità nell'uomo a livello globale e può aumentare il rischio di numerose malattie non solo del sistema respiratorio, ma anche di quelle cardiovascolari. Pertanto, negli ultimi anni, l'associazione tra inquinamento atmosferico e malattie o decessi, in particolare malattie respiratorie, è diventata un importante punto di riferimento per la ricerca sulla salute pubblica.

Leggi










Pesce, un alimento sottovalutato

Che i prodotti ittici siano importanti per la salute e che devono entrare in una dieta corretta e equilibrata lo dicono gli esperti perché pesci, molluschi e simili sono ricchi di proteine, vitamine, minerali e grassi buoni e lo sanno in molti, ma pochi sono al corrente dei rischi che sta correndo la salute dei mari per un eccessivo sfruttamento della pesca, ma quale è la vera situazione? Non solo perché i dati che abbiamo sono discordanti, ma anche perché come sempre devono essere interpretati in modo corretto.

Leggi


Gli scarti dei broccoli come antimicrobici nella dieta dei polli da carne

La messa al bando degli antibiotici in alimentazione animale, usati come promotori di crescita in quanto equilibratori del microbiota intestinale, ha stimolato la ricerca verso prebiotici naturali quali gli oli essenziali, i tannini, gli acidi grassi a catena medio-corta, l’inulina e molti altri e probiotici come lattobacilli e lieviti.

Leggi


Che fine hanno fatto i nostri pinoli?

Albero multifunzionale come ben pochi (solo il castagno può competere), il pino domestico da sempre rappresenta un anello di congiunzione tra selvicoltura e frutticoltura. Esso è presente da millenni nei nostri ambienti e ci ricorda un passato glorioso sulle terre e sui mari (era uno dei legni preferiti per le costruzioni navali), ci collega idealmente con antiche civiltà scomparse e ci garantisce un legame stretto con le comunità locali; è ricorrente nella letteratura, nelle arti decorative, nei miti, nella quotidianità ed è un assoluto simbolo di “toscanità”. Il pinolo, suo prezioso seme, è un prodotto “biologico” per eccellenza, protagonista della nostra cucina, piccolo e morbido interprete essenziale di preparazioni salate o dolci, che vanno dall’antipasto al dessert, presente in centinaia di ricette tradizionali, dalle Alpi alla Sicilia. Biroldo, castagnaccio, pasta che sàrdi, pesto, pinolata, salsa di pinoli, sarde a beccaficu, spungata, strudel, torta co’ bischeri, mantovana, sono tutti gioielli della tradizione gastronomica. Almeno quattro i sensi soddisfatti dal pinolo: gustoso da assaporare, profumato da odorare, bello da vedere e piacevole al tatto. La sua “etichetta nutrizionale” mette in evidenza i pregi del prodotto di un’alimentazione moderna e allo stesso tempo legata alle tradizioni. La quintessenza dell’healthy food. Il pinolo è ingrediente qualificante per una dieta bilanciata, in particolare per l’assenza di colesterolo (e anche di glutine), per l’apporto di elementi preziosi, come i sali minerali e per il contenuto di antiossidanti e di grassi “buoni”, quelli che non si depositano nelle arterie.
Lo strobilo (pina, o pigna) è un “frutto” quanto mai peculiare: completa la maturazione in tre anni, per non parlare del fatto che viene prodotto ad un’altezza da terra che non ha pari in campo frutticolo. Una pineta domestica origina diverse tipologie di prodotti: oltre ai pinoli, il legname (per la produzione di cellulosa, per biomassa da combustione e, in passato, impiegato nell’industria cantieristica e nell’edilizia e per l’estrazione della resina), gli strobili esausti (insieme ai gusci, come biomassa da energia; le squame come pacciamatura). Ma la presenza del pino domestico può essere declinata anche in ben altre valenze e funzioni: ambientale/ecologica, igienico/sanitaria, storico/colturale, paesaggistica/turistica, il tutto nell’ottica attualissima dei “servizi ecosistemici”. Si tratta di una “firma” irrinunciabile del paesaggio costiero di molte aree mediterranee.

Leggi


Il made in Italy nel cono d’ombra del Coronavirus

Anche Macfrut ha gettato la spugna, come era inevitabile. Le fiere del food una dopo l’altra si arrendono all’aggravarsi dell’epidemia del Coronavirus dopo tutta Italia è stato messo in quarantena per decreto. Macfrut è slittato a settembre (dall’8 al 10) e anche Cibus si farà a settembre (dall’1 al 4) per agevolare l’arrivo degli operatori asiatici e americani. In settembre e ottobre ci sarà un affollamento fieristico straordinario in Italia e all’estero (c’è anche Sana a Bologna dal 10 al 13 settembre e a Singapore Asia Fruit Logistica dal 16 al 18 settembre, e in ottobre Madrid dal 20 al 22) ma pazienza… chi può prevedere cosa potrà succedere da qui a qualche mese? Limitiamoci a sperare per il meglio.
Il virus globale minaccia l’economia globale, ed è subito disperazione globale. Borse nel panico, Europa in ordine sparso (tanto per cambiare), la Cina che improvvisamente si scopre fragile e indifesa, e il resto del mondo che scopre improvvisamente di dipendere dalla stessa Cina.
L’Italia che passa dalla stagnazione alla sicura recessione. La vita quotidiana di milioni di famiglie sconvolta, l’Italia produttiva che si ferma o viene pesantemente rallentata. L’ortofrutta sta dentro questo scenario complicatissimo con tutti i suoi problemi, che già erano seri prima, figuriamoci adesso. Tante incognite: i consumi, le forniture, le dogane, l’export sotto attacco, la logistica, viaggi annullati, il made in Italy nel cono d’ombra del Coronavirus.
Come ne usciremo? Oggi impossibile dirlo. Le catene della Gdo stanno vendendo, ma quanto durerà? Vedo ovunque supersconti, promozioni e sottocosto a go-go. Il mondo dei Mercati e dei grossisti sembra al momento il più colpito dalle quarantene, dai blocchi delle merci, dalla crisi di prezzi e consumi, dal calo verticale del turismo e della ristorazione fuori casa. Un calo complessivo nella richiesta di freschi e freschissimi va messo in conto, se il virus non mollerà. La logistica delle merci in entrata e uscita dai vari territori (limitatamente all’esigenza di consegna o prelievo dei prodotti) al momento è garantita, ma poi bisognerà vedere in concreto cosa succederà.
L’impressione è che l’export del nostro agrifood subirà un colpo fortissimo, di cui abbiamo già avuto pesanti avvisaglie. Bisogna che i provvedimenti del governo, in particolare il Piano straordinario di promozione del made in Italy da oltre 700 milioni, diventino operativi al più presto, vengano concordati con le imprese e non si perdano in un delirio burocratico. Il ministro Di Maio deve fare le valigie e iniziare un bel giro del mondo a spiegare che il made in Italy è esente dal virus.

Leggi









Insetti e altri artropodi nella cinematografia

Gli insetti, e in minor misura, i ragni e gli scorpioni, hanno suscitato l’interesse dell’industria cinematografica che, dai loro comportamenti, ha tratto spunti per realizzare sia interessanti prodotti artistici, sia mediocri o pessimi film commerciali. Il vasto panorama cinematografico mondiale rende impossibile anche riportare i soli titoli dei film nei quali gli artropodi sono protagonisti, diretti o indiretti, e di quelli in cui essi compaiono più o meno fugacemente. Innumerevoli sono i film del genere horror-fantascienza, nei quali scorpioni, ragni e insetti giganti, o sciami di api, vespe, formiche, mosche, termiti e locuste, diventano strumenti di terrore. Dedicati agli spettatori più giovani sono i cartoni animati con insetti protagonisti che, da Walt Disney in poi, hanno spesso assunto comportamenti e caratteristiche antropomorfe

Leggi


Giacomo Leopardi, giovane goloso

Nel Il Giovane Favoloso, film del 2014 diretto da Mario Martone incentrato sulla vita di Giacomo Leopardi e ripresentato in occasione del duecentesimo anniversario del celebre sonetto L’Infinito, due volte si vede il poeta che mangia un gelato di cui sappiamo era golosissimo come di altri dolci.
A Napoli la gelateria preferita da Leopardi è il Caffè Angioli di Via Toledo dove gusta coppe che in suo confronto, mingherlino e malaticcio, paiono gigantesche e in una di queste occasioni incontra per la prima volta il suo biografo, Antonio Ranieri che nella sua Notizia intorno agli scritti, alla vita ed ai costumi di Giacomo Leopardi (1857) narra anche che quando sente che sta per giungere la fine è un gelato l’ultimo desiderio che il poeta esprime e i medici, pensando che il freddo gli sia nocivo, nonostante si trovassero a Napoli alla fine di giugno, gli offrono una cioccolata calda.

Leggi


Difendere le nostre pinete costiere è urgente e necessario

Il 18 gennaio u.s. scorso, nella sala consiliare del Comune di Castiglione della Pescaia, ho presentato al pubblico un lavoro di indagine a difesa della pineta del Tombolo, accompagnato da 54 diapositive, affrontandone diversi aspetti, che l’ottimo resoconto pubblicato dal quotidiano locale ovviamente non poteva riportare tutti. Il tema della difesa della Pineta del Pino Domestico è oggettivamente difficile. Diversi studi pubblicati anni fa da autorevoli forestali hanno segnalato la necessità di una gestione unitaria, ma per vari motivi nulla è stato fatto e oggi le Istituzioni scientifiche potrebbero aiutare la Politica a compiere le scelte urgenti e necessarie.

Senza avere la pretesa di essere esaustivo, di seguito, elenco per punti i problemi che si devono urgentemente affrontare. Non sono in un ordine di importanza, né sequenziali o immediatamente collegabili:

  1. una differenza marcata e insuperabile da un punto tecnico/gestionale è presente tra la pineta superstite in ambito urbano, come quelle entro il perimetro urbanizzato di Marina di Grosseto e di Principina a Mare e le pinete coetanee esterne alle aree urbanizzate, come quelle del Tombolo.
    Le due vegetazioni non possono essere gestite con le stesse modalità poiché le prime non sono solo il residuo di una vegetazione coetanea artificiale impiantata con finalità completamente diverse da quelle attuali. Queste hanno subito la realizzazione di un reticolo stradale e di abitazioni con relativo sistema fognario e di raccolta delle acque piovane, che ha prodotto un deficit idrico notevole, condizionante sia la conservazione della copertura arborea pinetata che lo stato fisiologico delle stesse piante oggi presenti;
  2. gli obiettivi assegnati dalla Regione al sito SIC, SIR della Pineta del Tombolo, completamente esterna alle zone urbanizzate, sono quelli della conservazione e incremento della naturalità. Mentre il primo obiettivo sembra riferito alla conservazione della pineta dunale di Pinus Pinea, che ha assunto la importante funzione paesaggistica divenendo l’immagine simbolica della costa maremmana, il secondo obiettivo sembra voler favorire la naturale evoluzione della vegetazione tipicamente pioniera ed eliofila del Pinus Pinea verso formazioni più evolute e biologicamente più interessanti delle leccete costiere. Tuttavia l’assenza di un Piano di gestione e la scelta della individuazione delle zone di conservazione paesaggistica, che spetta solo al decisore politico, lascia il patrimonio ereditato nella condizione di rischio elevato nella fascia pinetata più vecchia;
  3. l’attuale maggioranza della superficie della pineta dunale è privata e la parte pubblica, da sola, non ha l’estensione per assicurare le funzioni sociali oggi garantite dall’insieme della fascia pinetata superstite. Inoltre le cinque fasce di vegetazione diversa individuate e documentate nella parte del Tombolo più adulta, possono essere gestite con tecniche selvicolturali diverse, ma è distribuita secondo fasce parallele alla linea di costa, mentre i confini delle singole proprietà sono perpendicolari alla linea di costa. Sarebbe quindi necessario un piano di gestione unitario;

Leggi


Quello che gli scienziati (a volte) dimenticano

L’articolo apparso la scorsa settimana a firma del Presidente dei Georgofili Massimo Vincenzini – I Georgofili e l’agricoltura – ha riproposto con benevola fermezza un punto essenziale della storia dei Georgofili. Fin dal primo secolo di attività, quando il progredire delle scienze e tecniche applicate all’agricoltura aprirono un grande divario nei confronti delle secolari pratiche in uso nelle campagne, l’Accademia dei Georgofili assunse una posizione che mantiene un certo interesse. Di fronte a quanti tendevano a identificare la “scienza” (e la specializzazione scientifica) come il nuovo paradigma del secolo anche in campo agricolo, i Georgofili non abbandonarono mai la consapevolezza che l’agricoltura è anche “arte”, ovvero il saper fare pratico o quello che oggi chiamiamo direzione aziendale. In quel binomio di “scienza e arte” stava la sintesi del metodo dei Georgofili. Un metodo inclusivo dei saperi umanistici e scientifici. Citerò dunque qualche esempio significativo.
Alla vigilia del primo secolo di attività, l’annuale relazione fu tenuta da Marco Tabarrini che, vale la pena ricordare, era al tempo sia segretario degli Atti dei Georgofili, sia Accademico della Crusca. In quell’occasione, il letterato georgofilo non poté trattenere il felice riconoscimento tributato ai Georgofili di aver fatto argine a un «moderno sofisma». Illustrando gli avanzamenti negli studi agrari, nelle scienze fisiche applicate all’agricoltura, nella pubblica economia e nelle scienze morali e politiche «senza di che l’economia non è altro che l’aritmetica del tornaconto», aveva soprattutto riconosciuto l’impegno ad arginare quella frantumazione del sapere che «d’ogni singola scienza volle far centro allo scibile». Varrà ricordare che “sofisma” significa, secondo la tradizione aristotelica, lo strumento di coloro che perseguono l’intento di apparire sapienti non di esserlo. E in che modo i Georgofili avevano operato? Coordinando i propri studi al «fine supremo della pubblica utilità, che è l’antica divisa della nostra Accademia» e conservando la «bella caratteristica del sapere italico … essenzialmente sintetico», che «dalle varie scienze fece discendere il gran concetto della verità intelligibile».
Rileggere questi passi oggi stimola una riflessione. Che cosa significa e che peso ha quel concetto di “verità intelligibile”? Naturalmente significa conoscibile, attraverso i vari metodi della ragione nei diversi campi. Vorrei tuttavia sottolineare che un “vero” accessibile dall’intelletto significa anche che esso sia qualcosa di comunicabile, direi quasi un bene scambiabile in una interazione tra interlocutori di un dialogo. E a conferma di questo compito essenziale delle «Accademie nei paesi liberi», Ubaldino Peruzzi affermava nel 1878: «apparecchiare lo studio delle questioni in una atmosfera serena e tranquilla innanzi che esse sieno portate nella turbinosa atmosfera parlamentare». Ed è forse proprio su questo punto che il mondo della Scienza dovrebbe interrogarsi.

Leggi


L’Accademia dei Georgofili e l’agricoltura

L’Accademia dei Georgofili “si propone di contribuire al progresso delle scienze e delle loro applicazioni all’agricoltura in senso lato, alla tutela dell’ambiente, del territorio agricolo e allo sviluppo del mondo rurale. Non ha fini di lucro e svolge attività di rilevante interesse pubblico”. Così recita l’art. 1 del vigente Statuto. L’Accademia ha anche aggiornato la definizione del termine agricoltura: “gestione e tutela razionale delle risorse produttive rinnovabili della biosfera”.
Per adempiere agli scopi statutari, l’Accademia, nel corso degli oltre due secoli e mezzo di vita, ha provveduto ad adeguare organizzazione e metodi del proprio lavoro per rispondere alle mutate esigenze dei tempi. Tuttavia, il ruolo svolto dall’Accademia è rimasto immutato: i Georgofili raccolgono nuove acquisizioni scientifiche e nuove idee, per approfondirle e discuterle anche pubblicamente. Da queste attività essi traggono aggiornate sintesi da divulgare, ponendole all’attenzione di coloro ai quali spetta il compito di utilizzarle a fini economici e sociali, secondo scelte politiche responsabili. Questo è il significato del motto che compare nel nostro storico stemma: Prosperitati publicae augendae.
Guardando all’intensa attività svolta nel tempo dai Georgofili risulta quindi chiaro l’importante ruolo civile dell’Accademia, che si è fatta interprete di una equilibrata funzione di raccordo tra scienza e società, con particolare attenzione alle imprese agricole, al reddito degli addetti in agricoltura e all’opinione pubblica, sempre ribadendo l’intrinseco valore polifunzionale delle attività agricole.
Il nostro Presidente Onorario Franco Scaramuzzi, scomparso di recente dopo essere stato alla guida dell’Accademia per quasi tre decenni, ha più volte, anche in dibattiti pubblici, sostenuto che “l’agricoltura dovrebbe essere considerata nel suo insieme, non solo per ragioni etimologiche [agricoltura come complesso sistema agro-silvo-pastorale], ma anche perché ha bisogno di una maggiore forza unitaria per farsi ascoltare con la dovuta attenzione”.
Anche le aggettivazioni che spesso affiancano la parola agricoltura, oltre a generare confusione nell’opinione pubblica, indeboliscono l’agricoltura anziché rinforzarla.

Leggi



Carnevale fino all’ultimo zampone

Zamponi e cotechini oggi hanno schede nutrizionali che consentono la loro inclusione in un’alimentazione razionale ed equilibrata, anche perché rispetto al passato hanno ridotto in misura considerevole il contenuto in grassi e anche in sodio. Dopo un carnevale con pesanti e rossi zamponi e cotechini meglio mettersi a dieta con una leggera e bianca mozzarella? Non è proprio il caso, considerando che contrariamente alle apparenze questi due cibi hanno un profilo dietetico molto simile. Un etto di zampone cotto ha 262 chilocalorie e contiene 23,7 grammi di proteine, 17,5 grammi di grasso e 0,6 grammi di sodio, e sempre un etto di mozzarella ha 253 chilocalorie, 18,7 grammi di proteine, 19,50 grammi di grassi e 0,2 grammi di sodio, senza considerare che è più facile mangiare due etti di mozzarella che due etti di zampone.

Leggi