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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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La cultura del bosco: tradizione e modernità

Raffaello Giannini

Il 7 dicembre 2018 si è svolto presso la Villa Poggio Reale di Rufina (FI) l’incontro “Destinazione Bosco. Foresta Modello: gestione attiva per la multifunzionalità dei boschi toscani". L’Accademia dei Georgofili è stata rappresentata dal Prof. Raffaello Giannini di cui si riporta l’intervento.

Il tema proposto non è affatto semplice e di non facile sintesi. Ho chiesto aiuto al dizionario della lingua italiana Devoto – Oli in cui la cultura si identifica nel complesso delle acquisizioni spirituali di un ambiente determinato ovvero la sintesi armoniosa delle cognizioni di una persona con le sue esperienze. Trasferendo questo concetto al soggetto bosco mi sono chiesto: l’ambiente determinato, cioè il bene comune bosco, ha fornito e fornisce ancora acquisizioni e cognizioni spirituali capaci di creare la sintesi armoniosa tra conoscenze, esperienze e sensibilità?
Vedo quella sintesi spirituale attraverso la selvicoltura che rappresenta la scienza impegnata nell’individuazione del più armonioso compromesso tra uso (beni e servigi) e conservazione delle funzionalità dell’ecosistema bosco, nell’ambito di un’accurata analisi della dinamica degli stadi evolutivi di questo.
L’uomo si è arricchito, in funzione delle conoscenze del momento, nella comprensione del ruolo della foresta che, con la sua presenza ed il suo uso, recava servigi e benefici al proprio benessere ed alla propria sopravvivenza. Questo arricchimento è indispensabile, oggi più che mai, per la corretta gestione di un territorio così variegato per le condizioni eco-stazionali, per le tipologie forestali, per quelle socio-economiche che sono tra loro interconnesse, caratterizzanti un’area come quella in cui la foresta modello è inserita in toscana.
Desidero riprendere alcuni spunti da quanto scritto da William Bryant Logan (arboricoltore, paesaggista, storico) nel suo libro La quercia. Storia sociale di un albero. A questo albero (genere quercus) è stata attribuita massima importanza in quanto capace di insegnare all’uomo i segreti della selvicoltura. Nel volume ne viene narrata la sua socialità intrinseca e come rappresentante di tutti i boschi, è individuato come idiotipo dell’espressione massima del rapporto di socialità tra l’uomo ed il bosco in quanto manifesta forse la massima flessibilità d’uso mostrando, nella non specializzazione, la sua specialità.  
Nel passato quasi tutto ciò che serviva all’uomo, la casa e la città, il carro, l’aratro, la nave, il barile era realizzato con il legno. Ma nel bosco era riposta anche la spiritualità in quanto regno delle forze del bene e del male, scrigno dei simboli di fertilità e di morte, luogo sacro sede di oracoli ed incantesimi. In effetti i rapporti uomo/foresta sono stati e lo sono ancora oggi, molto contrastanti.

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Otto fasi per incrementare il carbonio nel suolo per mitigare i cambiamenti climatici e per la sicurezza alimentare

Marcello Pagliai

Il contenuto di carbonio nel suolo è oltre due volte quello contenuto nelle piante e altre biomasse ma, oltre un terzo dei suoli del mondo sono ormai degradati, limitando pesantemente la produzione agricola e riversando nell’atmosfera 500 gigatons (500 miliardi di tonnellate) di anidride carbonica: una quantità equivalente al carbonio stoccato da 216 miliardi di ettari di foreste. Questi sono dati veramente allarmanti sia in termini di degradazione ambientale, sia in termini di cambiamenti climatici ma ignorati dalla grande massa dell’opinione pubblica e largamente sottovalutati dai decisori politici e dai governi di quasi tutto il mondo. Per questo l’International Union of Soil Sciences, di cui fa parte anche la Società Italiana della Scienza del Suolo, si sforza di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso varie iniziative come, ad esempio, la proclamazione del “International Decade of Soils 2015-2024” e, a proposito di emissioni di gas serra, ha recentemente suggerito di impegnarsi formalmente ad aumentare gli stock di carbonio organico nel suolo attraverso il coordinamento e le attività relative alle seguenti otto fasi:
1.    Limitare le perdite di carbonio – Proteggere le torbiere (molto diffuse in larghe aree nel mondo come, ad esempio, nell’Europa Settentrionale) attraverso l'applicazione dei regolamenti contro gli incendi e il drenaggio. Altrettanto importante è la prevenzione degli incendi delle foreste;
2.    Promuovere l’assorbimento del carbonio – Individuare e promuovere le migliori pratiche per la conservazione del carbonio in modi adatti alle condizioni locali, anche attraverso l'incorporazione di residui colturali, rotazioni, colture di copertura, agroforestazione, lavorazioni in traverso in ambienti collinari (evitare le lavorazioni del suolo a rittochino), terrazzamenti, piante fissatrici di azoto e irrigazione;
3.    Monitorare e verificare gli impatti – Tracciare e valutare gli interventi con protocolli e standard armonizzati basati sulle conoscenze scientifiche;
4.    Diffondere la tecnologia – Utilizzare le opportunità high-tech per un monitoraggio più rapido, più economico e più accurato delle variazioni di carbonio nel suolo;
5.    Strategie operative – Determinare cosa funziona nelle condizioni locali utilizzando i modelli e una rete di siti sul campo;
6.    Coinvolgimento delle comunità – Integrare le conoscenze dei cittadini con quelle scientifiche per raccogliere dati e creare una piattaforma online aperta per la condivisione;
7.    Politiche coordinate – Integrare il contenuto del carbonio nel suolo in linea con gli impegni nazionali sul clima dell'accordo di Parigi e altre politiche sul suolo e sul clima;
8.    Fornire supporto – Garantire agli agricoltori assistenza tecnica, incentivi, sistemi di monitoraggio e tasse sul carbonio per promuovere un'implementazione diffusa.

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Il blog dei Georgofili per i giovani

Ruolo delle tecnologie e dell’Enologo nella produzione dei vini naturali

Onofrio Corona

I Vini Naturali stanno riscuotendo un crescente interesse presso i consumatori più esigenti. Tale interesse può essere attribuito sia a fattori culturali ed emotivi (ritorno alla natura, origine da uve da coltivazioni biologiche e/o biodinamiche), sia al fatto che, effettivamente, alcuni vini naturali presentano caratteri sensoriali unici, non riscontrabili nei vini tecnologici o convenzionali.
Non esiste ancora un regolamento europeo di produzione dei vini naturali ma una Carta d’Intenti sottoscritta da diversi vignaioli italiani. Le regole del protocollo dei vignaioli italiani dei vini naturali sono ispirate a quelle della più antica confederazione francese: l’Association des Vins Naturels.

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L’olivicoltura in Toscana: fra passato e futuro

Marco Mancini

L’olivicoltura toscana da alcuni anni sta vivendo una profonda trasformazione legata ad un passaggio generazionale che vede il progressivo abbandono di vecchi oliveti locati in aree orograficamente svantaggiate ed un aumento di nuovi impianti in terreni dove, fino ad alcuni anni fa, veniva preferita la coltivazione di colture erbacee quali il frumento.

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