“OGM” “fallimentari”? Parole e fatti

Giovanni Molteni Tagliabue et al. 20 maggio 2020

In un suo recente intervento (www.georgofili.info/contenuti/biotecnologie-e-miglioramento-genetico-riuscir-il-genome-editing-dove-hanno-fallito-gli-ogm/14970), il prof. Mario Enrico Pè dichiara il “sostanziale fallimento degli OGM in agricoltura”, adducendo alcuni argomenti logicamente ed empiricamente insostenibili.
La radicale affermazione è che “di fallimento si tratta, nonostante i milioni di ettari coltivati nel mondo con OGM.” Se le parole hanno un senso, “fallimento” significa fallimento: non ci verrà rimproverato se usiamo una mera tautologia, perché ci sembrerebbe offensivo per qualsiasi lettore trascrivere una definizione da un dizionario. La bizzarra proposizione che unisce la nozione di “fallimento” con la diffusione mondiale della tecnologia (solo dove è permessa, benché non manchino casi di vendite sottobanco e contrabbando di sementi transgeniche dove sono proibite) ha già costretto qualche commentatore ad acrobazie semantiche, con espressioni tipo “fallimento di successo” (www.stradeonline.it/scienza-e-razionalita/4208-un-fallimento-di-successo#).
L’autore rileva che “le varietà OGM di successo si limitano all’introduzione di un numero di caratteri che si può contare sulle dita di una mano. Un risultato ben magro per una tecnologia che si proponeva di rivoluzionare il modo di fare miglioramento genetico.“ E’ vero. Non poteva essere altrimenti, visto che la regolamentazione anti-scientifica (Ammann 2014) adottata in molti paesi, in particolare in Europa, e ancor più in Italia, ha imposto agli sviluppatori dei cosiddetti “OGM” – acronimo senza senso, non dimentichiamolo: un ingannevole e tendenzioso meme virale, non un concetto – irragionevoli carichi burocratici e asfissianti restrizioni alla sperimentazione delle colture transgeniche: generando così un oligopolio dovuto al fatto che solo multinazionali con le spalle finanziariamente larghe possono sostenere i costi connessi (Miller e Conko 2003) – aziende che, ovviamente, hanno puntato solo sui tratti commercialmente più redditizi (soprattutto resistenza agli insetti e tolleranza agli erbicidi).
Quindi, dire che “il loro fallimento sia dipeso in buona parte anche dall’incapacità di questa tecnologia di proporre quella gamma di caratteristiche ‘migliori’ necessarie a rendere fortemente desiderabili le piante OGM anche al di fuori dell’agricoltura intensiva” è scorretto: non si tratta di “incapacità della tecnologia”, ma di camicia di forza legalistica imposta (non dappertutto) a chi quella tecnologia voleva svilupparla.

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Nessuna abiura nei confronti degli OGM, ma uno sguardo al futuro

Mario Enrico Pè* 20 maggio 2020

Tutte le conoscenze e tecnologie genetiche applicate alle piante coltivate dal 1900 ad oggi sono state capaci di far progredire l’agricoltura e continuano a far parte della cassetta degli attrezzi dei genetisti agrari.
La SIGA ha sostenuto con continuità e coerenza l’adozione delle piante transgeniche (impropriamente dette OGM) in agricoltura, basandosi sulla solidità dell’evidenza scientifica. Lo ha fatto per più di 20 anni, senza temere di andare, a volte, controcorrente rispetto ai sentimenti dell’opinione pubblica e della politica italiana e europea, dialogando costantemente con l’una e con l’altra in ogni possibile occasione. Come Presidente della Società tengo a ribadire che questa posizione, che ho sempre sostenuto anche personalmente, non è cambiata e che la Società continua a ritenere che sia stato un errore grave e dannoso per l’agricoltura italiana ed europea aver impedito l’impiego di OGM per scelte politiche. Chi analizza i fatti senza pregiudizi ideologici non può non rilevare come la transgenesi abbia consentito di sviluppare varietà di grande successo, quali ad esempio il mais Bt resistente alla piralide, il cui divieto di coltivazione in Italia, perché transgenico, ha penalizzato e continua a penalizzare molti agricoltori italiani.
La necessità di ribadire con forza queste convinzioni deriva da una mia nota apparsa nel Notiziario dell’Accademia dei Georgofili lo scorso 29 Aprile che, a causa di un titolo probabilmente eccessivamente provocatorio, ha dato l’impressione che volessi disconoscere gli indubbi meriti dell’approccio transgenico. Al contrario, volevo manifestare la necessità di evitare che le nuove tecnologie di evoluzione assistita – TEA –, che si stanno proponendo come potenzialmente rivoluzionarie nel miglioramento genetico dell’immediato futuro, non subiscano l’ostracismo di cui sono stati oggetto gli OGM.

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La buona televisione. E il valore aggiunto agricolo

Carlo Cambi* 20 maggio 2020

Leggo con un po’ di fastidio data la pochezza di argomentazioni scientifiche un articolo di Donatello Sandroni sul rapporto tra agricoltura e televisione pubblicato da Georgofili INFO (http://www.georgofili.info/contenuti/televisione-e-agricoltura-fra-narrazione-e-realt/15003). Ritengo perciò doveroso esprimere, con tutto il rispetto, un diverso parere.

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L’economia al tempo della pandemia: il vincolo burocrazia

Dario Casati 20 maggio 2020

Dopo tante previsioni formulate nei mesi scorsi sulle conseguenze economiche della crisi provocata dalla Covid-19, diverse ma concordi su un calo record del Pil,  nella prima settimana di maggio l’Istat ha reso nota la stima sull’andamento dell’economia nel primo trimestre 2020. Come era logico attendersi il calo calcolato su dati reali è consistente e pari al 4,7% rispetto allo stesso periodo del 2019 ed al 4,8% sull’ultimo trimestre 2019. Su base annua giungerebbe al 4,9%. L’andamento risente del rallentamento degli ultimi 2019 e della dinamica di marzo, con il blocco totale, rispetto a gennaio e febbraio. Il dato relativo all’Ue si traduce in una contrazione del 3,8%.

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