“Nutriscore” o “Nutrinform Battery”?

Il punto sul dibattito in corso relativo ad alcune nuove etichettature facoltative degli alimenti

Paolo Fantozzi 19 febbraio 2020

In vista della loro eventuale introduzione nella regolamentazione europea, da molte settimane la stampa italiana specializzata e ancor più quella riferibile ad alcuni settori politici, si è focalizzata nel confronto tra due diverse “nuove” facoltative forme visive di informazione sulla qualità e composizione degli alimenti.
Si tratta di due sistemi visivi volontari che andrebbero ad aggiungersi a quelle obbligatorie e facoltative, già presenti e codificate dai Regolamenti comunitari.
Il Nutriscore, proposto inizialmente dalla Francia, a cui ha dato il proprio assenso anche la Germania, la Spagna e Belgio, è già utilizzato in Francia dal 2016 e in Belgio e Spagna dal 2018. 
La sua adozione a livello comunitario è stata proposta alla UE ma la relativa domanda è stata solo registrata il 30 aprile 2019 ma mai discussa, recepita od autorizzata (Decisione (UE) 2019/718 della Commissione, notificata con il numero C-2019- 3232).
Questa etichettatura, proposta dall'EREN, un gruppo di ricerca pubblica francese sulla nutrizione- guidato da un docente dell’Università di Parigi-13 insieme ad ISERM, INRA e CNAM, si basa essenzialmente sul punteggio nutrizionale FSA creato a suo tempo dall'Agenzia alimentare del Regno Unito. Questa proposta ha anche ricevuto un parere positivo da 5 esperti italiani nel settore (www.viedellasalute.it/)
Il Nutriscore, utilizza un “semaforo”, con lettera e colore associato per valutare globalmente il valore nutrizionale su 100 grammi di alimento integrando tra loro le quantità dei componenti l’alimento già presenti nella etichetta obbligatoria (energia, proteine, grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, fibra, sale). Quando le loro percentuali superano i limiti ritenuti come accettabili rispetto alla quantità giornaliera di assunzione raccomandata dalla EU, il colore risultante varierà, in gradazione, dal verde (altamente consigliato) al giallo, all’arancione, fino al rosso (altamente sconsigliato). Ciò dovrebbe consentire al consumatore una scelta ragionata. 
La Nutrinform Battery è una proposta in corso di elaborazione con il contributo di quattro Ministeri: quello della Salute, degli Esteri, dell’Agricoltura e dello Sviluppo economico. Mentre sembra finalmente in dirittura di arrivo il decreto interministeriale per l’adozione su base volontaria in Italia dell’etichetta a batteria, il Governo italiano si propone di inviare a breve alla UE anche la richiesta di valutarla, come controproposta alla etichetta a semaforo Nutriscore, per una possibile introduzione come normativa europea. Essa in pratica traduce visivamente la tabella nutrizionale e prende in considerazione il fabbisogno energetico fornito da ogni singola porzione. La sua elaborazione in Italia proviene da un gruppo di studio composto dall’Istituto superiore di Sanità, dal Consiglio superiore dell’Agricoltura e dal CREA, in collaborazione con Federalimentare, Coldiretti e LUISS.
La Nutrinform Battery è composta da 5 Box indicanti rispettivamente: energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale e suggerisce, per singola porzione ed all’interno di ogni box la specifica percentuale rispetto alla quantità giornaliera di assunzione raccomandata dalla EU. Ciò dovrebbe consentire al consumatore una scelta immediata ragionata. 

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Danni e possibilità di controllo della Cimice asiatica

Pio Federico Roversi 19 febbraio 2020

La cimice asiatica Halyomorpha halys (Heteroptera: Pentatomidae) è una specie fitofaga originaria dell’Asia orientale, considerata organismo nocivo di primaria importanza in molti Paesi del Nord America e dell’Europa, che è divenuta in breve tempo un insetto chiave per la difesa fitosanitaria in frutticoltura. Questo pentatomide può infatti nutrirsi di un’ampia gamma di specie vegetali, quali pero, melo pesco, kiwi, vite, nocciolo, orticole, colture estensive quali la soia e piante ornamentali. Oltre a causare ingenti danni sulle colture agrarie con gravi ripercussioni economiche, la cimice asiatica arreca disturbo in ambito urbano, soprattutto a fine estate-autunno quando gli adulti si introducono nelle abitazioni per svernare.
Nel controllo di questo Insetto dannoso la lotta chimica è di difficile applicazione, anche ricorrendo a sostanze ad ampio spettro, a causa dell’elevata polifagia e mobilità della specie, che obbliga ad effettuare trattamenti successivi nel corso della stagione con il rischio di vanificare i programmi di difesa integrata a minore impatto ambientale. Anche altre impegnative strategie imperniate sull’uso di ostacoli per impedire l’ingresso delle cimici, come ad esempio l’utilizzo di reti di vario tipo, si sono dimostrate applicabili solo in determinati contesti.
Nel caso della Cimice asiatica, trattandosi di una specie aliena con grandi potenzialità biotiche, in grado di dare luogo nei territori di nuova colonizzazione a vere e proprie “invasioni biologiche” favorita nella sua diffusione epidemica dalla mancanza di fattori biotici di contenimento, il ricorso alla “Lotta Biologica Classica” con l’individuazione nei luoghi di origine del fitofago di efficaci antagonisti naturali, e la loro introduzione nei nuovi ambienti, rappresenta il cardine di una corretta strategia necessaria a ricondurre questi organismi al di sotto della soglia di danno, ripristinando situazioni di equilibrio degli ecosistemi agrari alterati.

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La disfida delle proteine

Dario Casati 19 febbraio 2020

Oggi nella disfida sulle proteine arriva una sorpresa con il Rapporto COOP 2019 (dati Istat e Nielsen del primo semestre 2019 ed elaborazioni Nomisma).  Infatti i dati dei consumi indicano, rispetto allo stesso periodo del 2018, l’inatteso ritorno della carne e, in misura minore, di latte e latticini, cioè delle proteine di origine animale.

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Crisi climatica: piantare alberi non basta

Francesco Ferrini 19 febbraio 2020

Un articolo pubblicato pochi giorni fa sul New York Times riguardo alla campagna “1000 miliardi di alberi” ha suscitato una vasta eco poiché vengono posti alcuni dubbi sulla efficacia della piantagione massale di alberi. 
L’idea di piantare un trilione di alberi come “rimedio” al cambiamento climatico ha destato grande attenzione già l'estate scorsa, dopo che uno studio pubblicato sulla rivista Science ha concluso che piantare così tanti alberi rappresenta "la soluzione di cambiamento climatico più efficace". Il Washington Post, l’altro grande quotidiano americano, ha ribadito questa tesi (seppur con alcuni distinguo) in un articolo di qualche settimana fa.
Se solo fosse vero...Ma purtroppo non lo è. E non è così semplice farlo come lo è enunciarlo.

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