Stare almeno 2 ore alla settimana nella natura migliora la salute

Francesco Ferrini 25 novembre 2020


Questo è ciò che emerge da una ricerca pubblicata lo scorso anno su Scientific Reports. Forse sembrerà banale questa affermazione, ma la ricerca ha bisogno di prove sperimentali ripetibili e non può basarsi sulla semplice percezione personale ed è sciocco dire: “ah beh, hanno scoperto l’acqua calda” oppure “io l’ho sempre saputo”. La ricerca mira a estendere e approfondire le conoscenze in modo sistematico, svolta con intendimenti e metodi scientifici, anche quando non si applica alle “Scienze propriamente dette”. Per cui anche la “scoperta dell’acqua calda” ha una sua spiegazione scientifica: grazie alla ricerca di qualche secolo fa, sappiamo che l’acqua si scalda perché, se posta a diretto contatto con una fiamma, agitandola, esponendola ai raggi del sole oppure facendoci passare la corrente, aumenta il movimento delle molecole che la compongono che si spostano e cominciano a scorrere le une sulle altre e determinano il riscaldamento.
Un numero crescente di prove epidemiologiche indica che una maggiore esposizione o il contatto con ambienti naturali (come parchi, boschi e spiagge) è associata a un miglior stato di salute e un maggior benessere, almeno tra le popolazioni urbanizzate e ad alto reddito. Pur se la quantità e la qualità delle prove può essere variabile, vivere in aree urbane con una dotazione elevata di aree verdi è quasi sempre associato a minori probabilità di malattie cardiovascolari, obesità, diabete, ospedalizzazione per asma, disagio mentale e, in ultima analisi, mortalità tra gli adulti e minori rischi di obesità e miopia nei bambini.
Tuttavia, la quantità di spazio verde nel proprio quartiere (ad esempio, la percentuale di verde in un raggio di 1 km dalla casa), o la distanza della propria casa dallo spazio verde o dal parco più vicino accessibile pubblicamente è solo un modo per valutare il livello di esposizione alla natura. Un'alternativa è misurare la quantità di tempo che le persone effettivamente trascorrono all'aperto in ambienti naturali, a volte denominata esposizione "diretta”. Entrambi gli approcci sono potenzialmente informativi e si completano l’un l’altro.
La vicinanza della propria abitazione ad aree naturali o ad aree verdi può essere correlata a fattori di promozione della salute come il ridotto inquinamento atmosferico e acustico (sebbene le relazioni siano complesse); e può anche fornire un'esposizione "indiretta" tramite la visione di ambienti “verdi” da casa. La vicinanza residenziale è generalmente correlata positivamente anche all'esposizione "diretta"; cioè le persone nei quartieri con più spazi verdi generalmente dichiarano di visitarli più spesso rispetto alle persone per le quali questo accesso non è diretto.

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Anche l’Italia ha bisogno di una visione a lungo termine per le aree rurali

Ermanno Comegna 25 novembre 2020

La scorsa estate, la Commissione europea ha lanciato l’iniziativa sullo sviluppo a lungo termine delle aree rurali che, perlomeno in Italia, non risulta aver suscitato il dibattito che merita. L’idea di rilanciare il territorio rurale è stata formulata autorevolmente dalla Presidente Von der Leyen, la quale, nel suo documento strategico intitolato “Orientamenti politici per la prossima Commissione Europea 2019-2024”, si è così espressa: “Le zone rurali sono il tessuto della nostra società e il cuore pulsante della nostra economia. La varietà di paesaggi, cultura e patrimonio è uno dei principali e più notevoli tratti distintivi dell’Europa. Queste regioni sono una parte fondamentale della nostra identità e del nostro potenziale economico. Avremo a cuore le zone rurali, le tuteleremo e investiremo nel loro futuro”.
La Presidente è stata di parola ed ha avviato un percorso che è iniziato il 22 luglio scorso con la pubblicazione di una Roadmap, con la quale è stata fornita una informativa della iniziativa e dei fondamentali passaggi che la compongono.
Successivamente, all’inizio di settembre, è stata avviata una consultazione pubblica a livello europeo, con la quale si è inteso richiedere ai cittadini, ai portatori di interesse, agli organismi e istituzioni interessate, di rispondere a un corposo questionario, da consegnare entro il 30 novembre 2020.
Nel contempo, sono stati programmati tre eventi pubblici dove l’argomento è stato affrontato e descritto. Sono stati inoltre organizzati dei gruppi tematici all’interno della rete europea sullo sviluppo rurale.
I prossimi appuntamenti in ordine cronologico sono una conferenza programmata per il mese di marzo 2021, nel corso della quale, si ritiene, possano essere illustrati e discussi i risultati della consultazione pubblica e la conclusione di alcuni lavori preparatori affidati a strutture interne ed esterne all’Unione europea (analisi di scenario e previsionali ed altri lavori analitici).
Infine, a coronare questa prima fase preparatoria, ci sarà la pubblicazione di una Comunicazione della Commissione europea sulla visione a lungo termine per le zone rurali, programmata per il secondo trimestre del prossimo anno.
La Comunicazione è uno strumento di fondamentale importanza nell’ambito del cosiddetto “diritto d’iniziativa” della Commissione europea. Lo si è visto di recente con il Green Deal, il Farm to Fork e la Strategia della biodiversità. Con tale documento ufficiale inizia un processo politico che sfocia in atti legislativi ed in decisioni operative destinate ad incidere sui cittadini, le imprese, le Istituzioni e le organizzazioni private. 

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Quanto pesa il contributo delle attività zootecniche al riscaldamento globale?

Mauro Antongiovanni 25 novembre 2020

La nota dal titolo “La risposta di Carni Sostenibili a quanto sostenuto da Greenpeace”, pubblicata sul notiziario della nostra Accademia del 4 novembre scorso, dal titolo “No, agricoltura e allevamenti non consumano un’Italia e mezza all’anno” , oltre a sollecitare l’irritazione del collega Giuseppe Pulina, mi ha indotto ad alcune considerazioni che mi permetto di fare qui di seguito.
Partiamo dai bollettini FAO del 2006 e del 2019, secondo i quali il contributo dell’agricoltura alla produzione di CO2 sarebbe del 18%. Già da questo dato consegue logicamente che l’82% proviene da altre fonti.

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Le api danno spettacolo in teatro

Santi Longo 25 novembre 2020

Fin dall’antichità, le api mellifere, per la loro organizzazione e laboriosità, hanno destato l’interesse di naturalisti, di sacerdoti, di politici e, soprattutto, di artisti, dei quali sono state fonte d’ispirazione per la creazione di opere d’arte figurativa, di saggistica e di poesia, nonché di opere cinematografiche e teatrali. La maggior parte delle rappresentazioni teatrali, nelle quali sono presenti le api, si rivolge a un pubblico di giovani, in grado di recepire messaggi semplici ma efficaci.
Nel testo teatrale “Il Mistero delle api scomparse”, le fate, preoccupate dell’improvvisa moria di api chiedono aiuto ai bambini di tutto il mondo i quali rivolgono l’appello agli adulti, spiegando loro che le api stanno morendo e che, senza l’impollinazione, tutta l'umanità è a rischio. Ma non venendo ascoltati, mettono in atto "lo sciopero delle caramelle", che metterà in crisi le industrie dolciarie. Per scongiurare la quale i maggiori capi di stato si riuniscono  per discutere della situazione e trovare una soluzione all'improvvisa scomparsa delle api. La decisione è presa: incentivare l'agricoltura biologica evitando i pesticidi dannosi. In breve tempo le api ritornano e con loro i colori, i germogli, le piante, i pollini.

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