Digitalizzazione e sviluppo rurale nel nuovo contesto europeo

Gianluca Brunori 23 settembre 2020

La crisi del COVID ha fatto emergere il ruolo e l’importanza della digitalizzazione come fattore di resilienza sociale e di sviluppo economico. L’Italia ha un grave ritardo in questo ambito, e il dibattito sull’utilizzo dei fondi del ‘Next Generation’ considera la trasformazione digitale una priorità.
Le aree rurali rappresentano un aspetto specifico di questo ritardo, e non solo in Italia, per colmare il quale è necessaria una riflessione specifica e una strategia mirata.
Perché la digitalizzazione rurale sia un fattore di sviluppo bisogna partire dalle cause del ‘digital divide’, che oltre alle carenze delle infrastrutture sono riguardano aspetti come il capitale umano e quello istituzionale-amministrativo.
Il primo passo da compiere in questa direzione è comprendere che la digitalizzazione non è solo un problema tecnologico. Le tecnologie digitali
consentono – anzi rendono necessario - un ripensamento complessivo dell’organizzazione sociale e della vita quotidiana: il lavoro, la mobilità, gli acquisti, l’intrattenimento, l’educazione, e la progettazione di tutti i beni e servizi che la sostengono. Ma devono essere i bisogni delle persone e delle comunità, e non la tecnologia, a guidare questo ripensamento.
Le sfida della digitalizzazione rurale è orientare lo sviluppo della tecnologia partendo dai problemi e non gestire i problemi partendo dalla tecnologia. Le tecnologie informatiche sono estremamente flessibili, e le forme che queste possono assumere dipende dalla capacità di
formulare una visione e di progettare. La digitalizzazione richiede inoltre importanti azioni nell’ambito legislativo, nell’organizzazione delle imprese, delle amministrazioni pubbliche e della vita familiare, per non parlare del ruolo fondamentale dell’educazione e della formazione.
Per affrontare le cause profonde del ‘digital divide’, le strategie di digitalizzazione rurale dovranno fare leva sulle specificità delle condizioni del territorio, sulle sue fragilità, sui suoi punti di forza, e partire dai bisogni e dalle aspirazioni delle popolazioni e delle imprese locali.

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Eccessi e contraddizioni del nostro Bel Paese

Marcello Pagliai 23 settembre 2020

Fra le tante notizie e cronache di questa estate afflitta da tanti problemi, fra cui quelli del coronavirus, apparse sui mezzi di comunicazione di massa, soprattutto sui social, ha senza dubbio colpito l’enorme afflusso di turisti nelle località montane in particolare delle Alpi, con maggior frequenza sulle Dolomiti. Hanno fatto impressione le foto delle code chilometriche, in barba al distanziamento sociale, alla partenza degli impianti di risalita; particolarmente impressionanti le immagini più diffuse relative a quelle al Passo Pordoi, al Sassolungo e a Malga Ciapela per salire sulla cima della Marmolada e queste ultime sono anche comprensibili visto che il ghiacciaio si ritira a vista d’occhio perché perdere l’occasione di calpestarlo fin che c’è!
A parte le considerazioni sulla male educazione di molti turisti non sensibili al rispetto di un ambiente particolare e fragile come quello della montagna ed anche sul proliferare di questi impianti di risalita che, quando si esagera, deturpano il paesaggio oltre ad aumentare i rischi di dissesto idrogeologico, quello che più ha colpito e che però non è stato evidenziato dai mezzi di comunicazione di massa è stato l’aumento impressionante di ampie aree, limitrofe alle aree di partenza di questi impianti, adibite a parcheggio per accogliere il considerevole aumento delle auto dei turisti stessi. In termini di consumo di suolo queste aree possono considerarsi recuperabili in quanto non coperte da asfalto ma sicuramente il compattamento indiscriminato effettuato e in molti casi l’assestamento della copertura con breccino hanno alterato un’importante funzione del suolo che è quella legata all’infiltrazione dell’acqua. Quello che i mezzi di comunicazione hanno però riportato sono state le notizie sulle numerose esondazioni di piccoli torrenti e fiumi (l’Adige, ad esempio) attribuendole a eventi piovosi di notevole intensità ma che ormai, alla luce dei cambiamenti climatici in atto, eccezionali non sono più. È evidente che se si continua a impermeabilizzare il suolo o a ridurne drasticamente la capacità di infiltrazione in vaste aree proprio nei fondovalle adiacenti ai corsi d’acqua e dove sono collocati la maggior parte degli impianti di risalita la situazione peggiorerà ancor di più, visto l’ormai consolidata tendenza degli andamenti climatici che prevedono sempre più frequenti nubifragi di notevole entità (bombe d’acqua).
L’obiettivo dell’inversione di tendenza al progressivo consumo di suolo e, a maggior ragione, del consumo “zero” al momento pare proprio un’utopia!

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Cambiamenti climatici e crescita verde: come possiamo affrontare l’inevitabile declino del nostro Pianeta?

Francesco Ferrini 23 settembre 2020

Credo che siamo tutti d’accordo nel dire che viviamo in un momento unico nella storia. Non è come una guerra o una recessione economica, dove si sa che le cose andranno male per alcuni anni, ma alla fine miglioreranno. Mai prima d'ora abbiamo saputo che il deterioramento non solo dei nostri paesi, ma del nostro intero pianeta, continuerà per il prossimo futuro, indipendentemente da ciò che facciamo. Come dice Richard Attemborough, possiamo (e dovremmo) lottare per rallentare la velocità con cui le cose peggiorano, anche se non possiamo realisticamente sperare in un miglioramento.

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Una mela al giorno ...

Giovanni Ballarini 23 settembre 2020

La mela, dal latino malum, il frutto del melo ha origine in Asia centrale e diventa cibo dell’uomo nel Neolitico con un nome che potrebbe avere relazione con la radice indoeuropea *mal, dal significato di morbido e dolce. Più di ogni altro frutto la mela stimola l'immaginario entrando nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Quando i pittori devono rappresentare il frutto dell’albero proibito di Adamo ed Eva in gran parte scelgono la mela, il pomo della discordia è all’origine della guerra di Troia, i pomi delle Esperidi sono custodite da un drago ai confini del mondo, le mele mistiche danno il nome ad Avalon (Isola delle Mele), una mela avvelena Biancaneve e Alan Turing, una mela è posta da Guglielmo Tell sulla testa del proprio figlio, una mela che cade stimola il genio di Isaac Newton.

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