I Georgofili inaugurano in streaming il 268° Anno Accademico

21 aprile 2021

Si è svolta questa mattina la cerimonia per l’Inaugurazione del 268° Anno Accademico dei Georgofili, trasmessa in diretta streaming sul sito dell’Accademia.
A causa delle misure per contrastare la diffusione del coronavirus, non è stato possibile, purtroppo, dare il benvenuto ai nuovi Accademici consegnando loro i diplomi, nonché consegnare personalmente ai vincitori i premi Antico Fattore e AgroInnovation Award. Saranno per questo organizzati degli appositi eventi in seguito, quando la situazione pandemica lo permetterà.

Dopo il saluto del Sindaco Dario Nardella, che è stato presente nella sede accademica durante la cerimonia, il Presidente dei Georgofili, Massimo Vincenzini, ha svolto la sua relazione, sottolineando come l’Accademia, durante l’anno trascorso, abbia continuato ininterrottamente la propria attività, nonostante le oggettive difficoltà generate dallo scoppio della pandemia. Sono state infatti tempestivamente adottate tecnologie digitali per svolgere ‘da remoto’ convegni e giornate di studio e sono state organizzate esposizioni virtuali, al posto delle consuete mostre documentarie. Tra le iniziative che hanno caratterizzato la difficile annata, il Prof. Vincenzini ha voluto porre in evidenza quella che nella home page del sito istituzionale compare, fin dall’aprile 2020, sotto una specifica area dal significativo titolo “L’Accademia per il post COVID-19”. Con tale iniziativa, l’Accademia ha inteso avviare uno specifico programma di divulgazione tecnico-scientifica e formazione rivolto primariamente agli agricoltori, fornendo loro strumenti di conoscenza utili per la ripresa socio-economica che dovrebbe dar seguito alla difficile fase pandemica. I numerosi contributi pubblicati (suddivisi nei vari settori agricoli: dalla cerealicoltura alla viticoltura e alla orticoltura, dalla difesa delle piante all'enologia, dalla meccanizzazione alle tecnologie alimentari, ecc.) realizzati con il contributo di oltre 100 autori, hanno dimostrato di avere incontrato l’interesse del mondo agroalimentare, con oltre 30.000 download a fine dicembre 2020. Il Presidente Vincenzini ha sottolineato infine l’evidente ruolo da protagonista delle tecnologie digitali in agricoltura , spiegando che il Consiglio Accademico ha per questo motivo istituito un Comitato Consultivo sulla “Digitalizzazione in agricoltura”, che affiancherà gli altri già esistenti.

La prolusione è stata poi svolta dall’Accademico Emerito Dario Casati sul tema: "Oltre la pandemia, quale futuro per l’agricoltura".

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La via italiana alla soia sostenibile

Andrea Carrassi* 21 aprile 2021

Soia sì, ma sostenibile: in Italia, già da anni, la filiera di questa proteoleaginosa, essenziale per il nostro agroalimentare, si è sviluppata con un approccio decisamente “green”, ben prima che si cominciasse a parlare di economia circolare e di impatto ambientale delle coltivazioni. L’intero settore dei semi oleosi ha intrapreso questa strada con grande convinzione ed in modo quasi pioneristico, tracciando così quella che, giustamente, viene definita “la via italiana alla soia sostenibile”.
La scelta si è basata su un dato, troppo spesso sottaciuto dai media e dagli addetti ai lavori: l’Italia è il maggior produttore europeo di soia, con oltre 1 milione di tonnellate di semi all’anno. Tuttavia il primato non la mette al riparo dal problema del deficit proteico, che consiste nell’insufficiente quantitativo di proteine rispetto al fabbisogno del settore agricolo, in particolare della zootecnia, e dell’industria alimentare. La stessa soia italiana riesce a coprire soltanto il 50% della domanda nazionale.
La questione coinvolge tutta l’Europa e, nonostante l’aumento delle superfici, è destinata ad aggravarsi con la crescita della popolazione mondiale, stimata in 8,5 miliardi per il 2030. Di semi di soia non si può fare a meno, poiché hanno un notevole contenuto proteico ed una quota importante di aminoacidi come la lisina. Per tali caratteristiche la farina di soia è considerata dagli addetti ai lavori il legume per eccellenza nell’alimentazione animale. In tal senso, il comparto dei mangimi ha aderito nel 2015 alle Linee guida della UE per garantire l’approvvigionamento sostenibile. Inoltre, i semi di soia sono protagonisti di una riscoperta nell’ambito dell’alimentazione salutistica.
In questo scenario il consumatore esige grande trasparenza e chiede maggiori informazioni sulle materie prime, la loro origine e lavorazione. Guarda con attenzione al regime dietetico e alla sostenibilità dei prodotti, perché il cibo è ormai diventato il “riflesso” della nostra etica personale. Due tendenze che riguardano tutto l’universo dell’agroalimentare ma che, nel settore dei semi oleosi, assumono particolare importanza.

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Un tesoro alimentare nella pelle della trota

La pelle della trota iridea contiene molti più omega-3 degli stessi filetti del pesce e si candida ad essere un prodotto di interesse alimentare. Lo rivela una ricerca del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali condotta insieme all'Ateneo di Udine.

Giulia Secci e Giuliana Parisi 21 aprile 2021

Gli omega-3, come da tempo documenta la scienza dell'alimentazione, sono un importante alleato della nostra salute. Questi acidi grassi polinsaturi permettono il mantenimento di alcune funzioni metaboliche e la risoluzione di processi infiammatori di varia natura. L'organismo umano ne sintetizza in minima parte: per questo per soddisfarne il fabbisogno occorre un'alimentazione che contenga, ad esempio, il pesce o, più in generale, i prodotti ittici.
Nuove acquisizioni in questo campo vengono da uno studio sulla pelle della trota iridea, pubblicato su Waste and Biomass Valorization dal gruppo di ricerca di Acquacoltura del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (Dagri) dell’Università di Firenze, in collaborazione con l’Università di Udine [“Rainbow Trout (Oncorhynchus mykiss) Skin as Potential n-3 Fatty Acid Source” https://doi.org/10.1007/s12649-021-01384-3 ].

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Preghiere in cucina

Giovanni Ballarini 21 aprile 2021

In uno dei più celebri ricettari del passato – siamo alla fine del XV secolo - Maestro Martino da Como, nel suo Libro de arte coquinaria in una sua ricetta scrive “fate cocere per spatio de doi paternostri”. L’uso delle preghiere per determinare il tempo di cottura è ancora in voga prima dell’ultima Grande Guerra ...

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