Notiziario










La bolla gastronomica che sta per scoppiare a causa del Coronavirus

Non viviamo un'era di cambiamenti, ma a un cambiamento di era che riguarda anche i costumi alimentari e soprattutto la gastronomia, non solo per questo periodo di restrizioni di mobilità, ma per i successivi e lunghi riflessi economici di un periodo di recessione mondiale accompagnato anche da una riduzione del turismo che porterà allo sgonfiamento della bolla gastronomica. Facile prevedere che quando gli italiani potranno uscire dalle loro case molti esercizi di ristorazione non saranno aperti e quelli che riapriranno dovranno modificare le strutture di sala.

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Il futuro dell’agricoltura fra innovazione e protezione del suolo

Non vi è dubbio che questa tragedia della pandemia da corona virus incuta paure e preoccupazioni sia nell’immediato che pensando al futuro. Mai come ora, infatti, si sta sviluppando un dibattito sui mezzi di informazione e sui social media su quale futuro ci attende, fra speranze di risollevarsi al più presto, ma anche paure di una crisi a tinte fosche e l’accentuarsi dei problemi di sempre.
Auspicando davvero che ci sia una ripartenza che ci consenta di risollevarsi è certo che anche l’agricoltura dovrà ricevere la giusta attenzione per essere ripensata e poter assolvere al meglio la sua funzione di nutrire (e bene) l’umanità in modo sostenibile, cioè proteggendo le risorse naturali.

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La pandemia come opportunità per filiere trasparenti e flessibli

La pandemia COVID19 ha evidenziato la fragilità delle catene di approvvigionamento come mai prima d’ora. La loro natura interconnessa, globale e la loro rigidità le rende estremamente vulnerabili ad un evento di tale portata e gravità. Non si adattano alle improvvise restrizioni doganali, né al repentino cambiamento nella domanda del mercato, né all’accesso limitato ai materiali, impianti di produzione e manodopera. Ciò purtroppo ha avuto la conseguenza immediata di affrontare senza strumenti adeguati la crisi sanitaria e di creare una grave carenza di prodotti disperatamente necessari come maschere per il viso, ventilatori polmonari, guanti protettivi, disinfettanti ma anche di determinare pesanti mancanze di alcune produzioni primarie.

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Pandemia da coronavirus e alimenti rassicuranti

La pandemia da coronavirus, che come uno tsunami ha investito il mondo intero, sta profondamente modificando gli stili di vita degli italiani ed è interessante rilevare come gli alimenti che sono stati più rapidamente e largamente acquistati sono quelli destinati a essere trasformati dalla cucina familiare che sta vivendo un inaspettato periodo di successo, peraltro tipico di tutti i periodi di depressione, ad esempio quando negli anni dell’immediato ultimo dopoguerra la richiesta era il pane oltre il lavoro. Vi è ora da chiedersi se si tratta di una condizione che potrà scomparire con il ritorno a condizioni precedenti o se invece il futuro sarà diverso e con quali conseguenze anche sull’agricoltura italiana.

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La gestione delle malattie delle piante nell’era post-genomica: dalla genomica funzionale all’editing genomico

La difesa delle colture, per essere ecologicamente sostenibile, socialmente equa ed economicamente accettabile, si baserà, sempre di più, sulla disponibilità di conoscenze approfondite dei complessi  sistemi in essa coinvolti e sull’impiego ragionato di strumenti o tecniche che la ricerca ci mette a disposizione. Con questa idea in mente, assieme agli amici e colleghi Prof. David Collinge (University of Copenhagen, Denmark) e Prof. Alfredo Herrera-Estrella (Center for Research and Advanced Studies of the National Polytechnic Institute, Irapuato, Mexico), abbiamo coordinato il Research Topic ”Plant Disease Management in the Post-genomic Era: From Functional Genomics to Genome Editing” sulla rivista Frontiers. Come lascia intendere il titolo, questo Research Topic vuole offrire una visione aggiornata delle possibilità di impiego delle tecniche di sequenziamento genomico, della trascrittomica e metagenomica così come delle tecnologie basate sul RNA e di quelle di editing genomico, nella gestione delle malattie delle piante. La disponibilità di nuove tecniche molecolari e l’ampia quantità di informazioni “omiche” rendono le tecniche NGS (Next Generation Sequencing) uno dei nuovi strumenti – il cui potenziale di utilizzo non è stato ancora del tutto sfruttato - da impiegare nella difesa delle piante, intesa nella sua accezione più ampia.

L’ecogenomica sta incrementando la conoscenza delle complesse relazioni che si instaurano tra piante, patogeni, ambiente e altri organismi (inclusi quelli che, attualmente ed in maniera, forse, un po’ troppo antropocentrica, definiamo “benefici”) sia a livello di singolo organismo che di popolazioni, così come la metagenomica e la meta-trascrittomica posso dare un notevole contributo alla descrizione di quella porzione del microbioma che, modulando l’attività dei patogeni a favore dell’ospite vegetale, potrebbe essere sviluppato come principio attivo di prodotti per la difesa a base biologica. E’ quanto ci mostrano Cobo-Díaz et al. e Pereira et al. attraverso studi di metagenomica condotti, il primo, sulle comunità microbiche associate alle piante di mais colpite da Fusarium spp. per la selezione di nuovi antagonisti, e il secondo, su gruppi di endofiti che, grazie alla relazione mutualistica instaurata con la pianta, possono incrementare la tolleranza dei loro ospiti a stress biotici e abiotici.

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Spazio a chi conosce

Il nostro Paese è stato, in questi anni, percorso da sedicenti guru che hanno diffuso nuovi credi in ogni campo dello scibile; qui ci limitiamo ai settori sanitario ed agricolo e citiamo i propugnatori del no vax e dell’agricoltura semimedievale, travestita con nomi più accattivanti, ma pur sempre semimedievale. I sostenitori di queste bizzarre idee hanno tentato di imporsi sostenuti da argomenti fantasiosi che mostravano inimicizia per scienza e competenza.
I no vax sono stati spazzati via dal Covid – 19, sicché possiamo dire che dalla tragedia portata dal  coronavirus è sperabile che abbiamo almeno tratto un insegnamento, apparentemente arrivato a tutti, banalissimo ma necessario: la scienza deve essere ascoltata e sarebbe ora di lasciare la parola agli esperti, e cioè che a parlare di epidemia siano gli epidemiologi, di nucleare i fisici e di agricoltura gli agronomi nelle loro variegate specialità. Insomma, i tuttologi devono farsi da parte per evitare di propagare sciocchezze di ogni tipo, questa volta  in campo medico ed epidemiologico quali si sono sentite in programmi televisivi dei primi tempi dell’infezione; con il procedere del coronavirus in Italia, gli incompetenti, pur sempre chiamati improvvidamente ad esprimere le loro opinioni, hanno progressivamente attenuato la virulenza delle loro sciocchezze, anche se taluni non demordono.
L’uomo, che, negli ultimi decenni, è andato sulla luna ed ha inventato tante nuove cose importanti per migliorare la sua vita, di fronte ad un male non conosciuto si è difeso con tecniche primitive, in mancanza di meglio, e ha dovuto fermare tantissime attività, riscoprendo che a tutto si può rinunciare ma non a mangiare, cioè alla sola fabbrica indispensabile in qualsiasi circostanza: quella del cibo, che si fonda sull’agricoltura.
In queste circostanze, allontanandoci per un attimo dai cibi e tornando all’aspetto medico del problema,  si sono visti  Stati bloccare mascherine di passaggio in aeroporto anche se destinate ad altre comunità, e tenersele, con uno stile sostanzialmente piratesco; ciò significa che di fronte all’emergenza i diritti e i trattati vengono facilmente dimenticati, specie se chi compie questa operazione si sente più forte del danneggiato.

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Coronavirus: quali rischi per il Made in Italy?

Provare a controllare il caos negli ospedali, ormai al collasso, è di primaria importanza, ma ci siamo chiesti quali saranno invece le ripercussioni sulla filiera agro-alimentare e sui prodotti Made in Italy a breve e a lungo termine?
Senza adeguate misure di prevenzione il virus rischia di rappresentare una minaccia anche per l’agricoltura, nonché sul comparto zootecnico.

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I virus delle piante, non attaccano l'uomo ma ci fanno mancare il cibo

I virus delle piante sono il grande nemico dimenticato. Eppure anche questi si combattono solo aumentando la capacità di resistenza del vegetale ed evitando il più possibile i contagi.
Non fa molto notizia ma siamo in continua allerta per virosi che riguardano l’agricoltura. Una lotta senza tregua verso malattie che non infettano l’uomo, ma che all’uomo possono fare mancare il cibo. È stato sempre così, ma oggi, nel mondo connesso e dell’agricoltura intensiva, i “fito” virus possono arrivare in un attimo e piegare intere economie agricole, interi territori e cambiare le quotazioni delle commodity alimentari con conseguenze economiche sulle filiere produttive e sui prezzi del cibo.

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L’importanza della ricerca e dell’innovazione tecnologica nelle produzioni locali di filiera corta durante la pandemia COVID-19

La terribile pandemia che stiamo vivendo in questo periodo sta destando grandi preoccupazioni dal punto di vista sanitario ed economico. Da molto tempo non ci trovavamo di fronte ad una crisi internazionale di tale portata. Ritorna subito alla memoria la seconda guerra mondiale e i suoi funesti risvolti e soprattutto la “Spagnola”, che all’inizio dello scorso secolo ha sconvolto il mondo. Anche se manteniamo la speranza di uscire al più presto da questa pandemia, per tornare “normalmente” ai nostri affetti, alle nostre attività lavorative e alla nostra convivialità, abbiamo il dubbio che alla fine il mondo non sarà più lo stesso. Dal punto di vista della produzione agroalimentare, abbiamo assistito ad una grandissima evoluzione dall’immediato dopoguerra ad oggi. In primo luogo, sono state ampliate le possibilità inerenti la disponibilità e l’accesso al cibo per parte della popolazione, riassumibili sotto l’omnicomprensivo termine Food security. In secondo luogo è da osservare come la produzione alimentare si sia orientata verso il progressivo e continuo incremento degli standard relativi alla Food safety, tema ancora oggi di grande attualità dati i nuovi contaminanti. Infine, la ricerca e l’innovazione si sono orientate al miglioramento degli alimenti dal punto di vista nutrizionale, tecnologico e sensoriale, al fine di valorizzare e differenziare le produzioni.

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L’agricoltura nell’era digitale

L’articolo presenta la giornata di studio “Nuovi approcci didattici per la diffusione delle tecnologie digitali nella agricoltura di precisione sostenibile”, organizzata dall’Accademia dei Georgofili e AIIA (Associazione Italiana di Ingegneria Agraria), che avrebbe dovuto svolgersi il prossimo 15 maggio 2020 ed è stata rinviata a data da destinarsi.  Della giornata, sono comunque già disponibili gli abstract delle relazioni sul sito www.georgofili.it

La rivoluzione digitale ha ormai interessato tutti i settori dei paesi industrializzati, dai servizi al commercio, dall’industria all’agricoltura. E’ entrata nell’industria 4.0 e proprio dall’industria delle macchine agricole è derivata una forte spinta verso l’agricoltura di precisione e verso l’agricoltura 4.0. In questo periodo di Covid-19 lo strumento digitale dimostra tutta la sua utilità e ha avuto un forte impulso, a partire dal settore sanitario. Da un male, anche tragico, può derivare la spinta verso nuovi modelli di sviluppo e di comunicazione.
L’innovazione digitale si basa sulla conoscenza dei fenomeni reali consentita dai Cloud Data, dai Big Data e dalle tecnologie digitali, che consentono di raccogliere in modo continuo informazioni e di elaborarle in tempo reale, al fine di prendere le giuste decisioni e di potere gestire il processo produttivo in tutte le sue fasi. Questo perché qualsiasi informazione che entra nei media digitali diventa fluida, malleabile e interattiva, grazie alle elevate capacità di calcolo e a software sempre più potenti. Uno dei fattori di questo sviluppo infatti, è Internet of Thing (IoT), cioè l’internet delle cose, con il quale il mondo delle tecnologie e dell’informazione si integra strettamente con il mondo reale: E’ così possibile, non solo monitorare l’intero ciclo di vita dei diversi prodotti rendendo sempre disponibili le informazioni, ma anche generare prodotti intelligenti con capacità decisionali. Questo significa fare ricorso all’intelligenza artificiale e a sistemi machine learning in grado di portare forti cambiamenti nel mondo del lavoro. Grazie agli algoritmi dell’intelligenza artificiale, l’evoluzione delle tecnologie avviene in tempi molto più rapidi rispetto al recente passato.


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“La pandemia riporta al centro gli agricoltori, ma abbiamo sbagliato a dimenticarcene prima”

Pubblichiamo l'intervista di Matteo Bernardelli a Daniela Toccaceli, ricercatrice di Innovazione organizzativa dell’agricoltura e dello sviluppo rurale all’Università di Firenze e direttore del Centro studi sull’organizzazione economica dell’agricoltura dell’Accademia dei Georgofili.

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Un’emergenza globale o un’opportunità?

In questo periodo di grande preoccupazione ricorre sovente e talvolta in toni lugubri, sui social, giornali, radio e tv la domanda su quale sarà il nostro futuro, cosa cambierà, ecc. Purtroppo, questa nuova dolorosa emergenza non cancella, anzi si aggiunge a quelle che già avevamo, come ad esempio, tanto per citarne una che, non solo interagisce fortemente con l’attività agricola ma che, da più parti, si ritiene in qualche modo anche correlata con quello che ci sta succedendo: i cambiamenti climatici.

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Il COVID-19 dimostra la necessità di un nuovo paradigma: la “Green City”

La pandemia che ci ha travolto ci ha prepotentemente reso più consapevoli che un cambiamento nel nostro modo di vivere è imprescindibile. Le persone stanno diventando sempre più coscienti del fatto che importanti mutamenti sociali, economici e ambientali sono necessari e, per questo, spingono perché vengano attuate azioni al riguardo.
Lo sviluppo degli ultimi decenni ha determinato un’eccessiva pressione ambientale, ma ha anche portato straordinari miglioramenti riguardo all’aspettativa di vita in tutto il mondo e, anche grazie alle tecnologie digitali, l’umanità ha ora a disposizione un’arma in più per poter dare una risposta efficace alle sfide che l’attendono in questo secolo: da un lato l’aumento della produzione di cibo, il fabbisogno di energia e di acqua potabile per tutti e dall’altro la necessità di ridurre gli sprechi e le emissioni lungo tutte le filiere produttive.
Questa trasformazione digitale pilotata dalla tecnologia di internet applicata alle cose di uso quotidiano rappresenterà un cambiamento senza precedenti nella storia dell’umanità, con impatti ancora non completamente conosciuti.
Anche nella città “verde” del futuro, l’uso delle tecnologie digitali, l’Internet of Things (IoT) e l’uso di strumentazioni in grado di fornirci risposte in tempo reale riguardo alle condizioni fisiologiche, sanitarie e strutturali delle piante, saranno un fondamentale strumento gestionale e potranno
aiutare in quelle che saranno le scelte pianificatorie, progettuali e realizzative delle nuove aree verdi. Non c’è dubbio che Il cambiamento e l’innovazione, attraverso il collaudo e l’avanzamento di nuovi modelli, sono stati determinanti nel progresso umano e devono esserlo anche adesso.
La “crescita verde” (e di conseguenza sostenibile) è stata proposta come un modo promettente per affrontare la necessità di trovare un equilibrio e, in questo contesto, è fondamentale pensare a uno sviluppo che non può che essere “olistico”, che includa cioè la sostenibilità ecologica ed economica, l’equa distribuzione e l’uso efficiente ed efficace delle risorse.

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La crisi del coronavirus sul comparto agricolo-alimentare

Viviamo giorni cupi, mentre procede inesorabile l’avanzata del coronavirus e il mondo intero sembra fermarsi chiudendosi in se stesso. Un’informazione martellante non giova alla comprensione di un fenomeno primordiale che colpisce una società che si riteneva al riparo da questo genere di eventi. Crescono anche le preoccupazioni per l ’economia che risente di questa colossale frenata. Cifre e previsioni si diffondono e si sovrappongono. Sarà una crisi diversa dall’ultima, in prevalenza finanziaria, mentre questa è reale, cioè nei fatti.
Occorre produrre materie prime agricole, trasformarle, distribuirle, tutte attività che non possono fermarsi. Per la ripartenza dell’economia, cessata l’azione del virus, serve agire sul comparto agricolo-alimentare.
Due questioni importanti per capire: a) quali sono o possono essere le conseguenze della pandemia sul comparto, b) come assicurargli una ripresa rapida, quando l’attenzione generale sarà concentrata sul resto dell’economia e della società e non su chi ci avrà traghettati vivi oltre la crisi.

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