Notiziario







Insetti ospiti della relitta Zelkova sicula

Una delle più importanti scoperte botaniche, effettuata in Sicilia, è quella di una Ulmacea relitta del genere Zelkova ritrovata, alla fine dello scorso millennio, in due siti dei Monti Iblei, nei territori comunali di Buccheri e di Melillli.
Il genere Zelkova era ritenuto estinto in Italia, a causa dei cambiamenti climatici che, dal Pliocene (circa 3 milioni di anni fa), portarono all’avvento del clima mediterraneo, caratterizzato da siccità estiva. Gli unici esemplari di Zelkova, conosciuti nel nostro Paese, erano stati trovati, come fossili, nel Lazio e datati a circa 31.000 anni fa.

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Street Food: opportunità e pericoli

La via dell’abbondanza dell’antica Pompei era piena di termopolia che vendevano cibi da consumare per strada, nel milleottocento a Napoli i maccheroni si mangiavano per strada come a Palermo il pani câ meusa un panino imbottito con la milza di cavallo, e si può dire che ogni regione italiana aveva e spesso mantiene il suo tipico cibo da strada a forte connotazione identitaria, un tipo d’alimentazione che non manca in altri paesi mediterranei e di tutto il mondo. Secondo la FAO il cibo di strada (street food) è costituito da cibi e bevande pronti per il consumo venduti e spesso anche preparati in strada o in altri luoghi pubblici come mercatini o fiere, anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, ma anche da furgoni o carretti e nei centri storici di alcune città italiane in piccoli locali specializzati nella preparazione e vendita di cibi da mangiare in strada.

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Sicurezza sul lavoro, importanza della formazione per ridurre gli incidenti in agricoltura

Si è conclusa con piena soddisfazione e risultati superiori alle aspettative dei partecipanti il primo corso Formazione Formatori, realizzato nell'ambito “Progetto pilota di certificazione dei formatori qualificati mediante corsi di formazione per formatori che operano nell’ambito della sicurezza delle macchine agricole”, in attuazione della Delibera di Giunta Regionale della Toscana n. 540 del 23/04/2019.
Il corso risponde ad una carenza grave nell’offerta formativa che troppo spesso è insufficiente per un comparto come quello agricolo, dove gli incidenti costantemente a livelli molto alti e spesso con conseguenze anche mortali.
Sei giornate (piene) in cui alla condivisione di materiali di illustrazione dei diversi aspetti tecnici, legislativi, normativi e organizzativi nella gestione della sicurezza nelle operazioni meccanizzate agricole ed in particolare nell’uso dei trattori, si è attuato un percorso di addestramento pratico alla guida delle diverse tipologie di trattore con prove di difficoltà crescenti durante le giornate di formazione del corso.
Il progetto pilota è stato promosso dall'Accademia dei Georgofili, nell'ambito di un protocollo d'intesa con Regione Toscana, ha trovato il sostegno finanziario di INAIL Direzione Toscana e Regione Toscana – Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale ed è stato strutturato e coordinata dal Laboratorio AgriSmartLab dell’Università di Firenze. CAI (Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani) ha supportato il corso con la messa a disposizione di macchine agricole ed ENAMA (Ente Nazionale per la Meccanizzazione Agricola) con la messa a disposizione dell’istruttore di Guida Sicura e in qualità di Ente certificatore.
Teoria e pratica sono state attuate nella strutture di Ente Terre Regionali di Cesa (Arezzo) e Suvignano (SI)  e presso il Centro di Formazione “La Pineta “  a Tocchi (SI) della Regione Toscana,  strutture che potranno essere valorizzate per future edizioni del corso.

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L’economia al tempo della pandemia: anche la Pac ha un virus?

Mentre l’umanità attonita ancora si interroga sul futuro della pandemia e sulle conseguenze che essa sta producendo in campo sanitario ed economico, oltre che in tanti altri ambiti meno evidenti che al momento  intuiamo appena, la vita procede e non può essere altrimenti.
Nel 2019, giusto in questo periodo dell’anno, ci eravamo lasciati con alcuni interrogativi che ora quasi abbiamo dimenticato. I temi più assillanti erano la Brexit, i nuovi assetti politici dell’Ue dopo le elezioni del Parlamento Europeo (PE), i confusi orientamenti politici nei Paesi membri, l’esplosione delle rozze guerre commerciali a colpi di dazi e ritorsioni dopo decenni di pax commerciale gestita dal Gatt e dalla Wto. Il Pil mondiale era in ripresa anche se iniziava a mostrare qualche piccolo segno di rallentamento.
Quantum mutata ab illa la situazione,  verrebbe voglia di dire e nello stesso tempo, invece, quanto è cambiata la prospettiva in cui questi problemi si collocano. Ma il trascorrere del tempo costringe ad andare avanti, affrontando scadenze e trovando soluzioni.
Consideriamo le questioni europee: un primo inestricabile groviglio si presentava allora, con la Gran Bretagna impegnata a trovare la soluzione per la sua uscita dall’Ue e quest’ultima, francamente, paralizzata dall’evento “impossibile”, al punto da essere a mala pena previsto nei Trattati. L’uscita della Gran Bretagna  destinata a cambiare gli equilibri politici ed economici interni si è sovrapposta alle elezioni con le incertezze  provocate dal crescente sovranismo all’interno dell’Ue. Una compagine costruita baldanzosamente all’insegna dell’opposto e cioè un (incerto) sovra nazionalismo. Ma al di là dell’amara rottura chiarificatrice di un sogno ambiguamente spinto all’estremo come quello di un’Europa Unita, non solo commercialmente, c’erano e ci sono i normali interessi quotidiani. Gli inglesi escono e cambiano gli equilibri economici interni. Le risorse finanziarie europee calano e le spese vanno ripartite in modo diverso. Era alle porte il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFC), e lo è ancora oggi, mentre cambiano anche le priorità da soddisfare. Mentre allora si trattava di quelli che ci sembrano aggiustamenti, oggi ci rendiamo conto che il mondo è cambiato a causa della pandemia. La politica economica passa dalle lotte sulle percentuali di scostamento della spesa e dalle discussioni sul piano di stabilità, al più massiccio progetto di indebitamento finanziario che si ricordi, affrontato con un’insospettabile tranquillità.
La nuova Politica Agricola Comune (Pac) per il settennio 2021/2017, che la Commissione uscente aveva lasciato in bozza è ferma, in attesa del QFC valido per lo stesso periodo. La saggezza dell’Ue, accusata di essere carente di fantasia,  li aveva correttamente abbinati, ma gli imprevisti li hanno separati e le follie di un virus sconosciuto sino al giorno prima li ha sconvolti. In questo contesto però le regole della Pac devono esistere e funzionare, perché nelle campagne l’integrazione europea è andata avanti. L’agricoltura italiana ed europea ha retto l’impatto della COVID-19 anche e soprattutto perché c’era la Pac.

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INCREASE - Collezioni intelligenti delle risorse genetiche di legumi alimentari per sistemi agroalimentari europei

Si è svolto lo scorso 4 giugno il web meeting di avvio del nuovo progetto di ricerca europeo INCREASE, che vede alla guida l’Università Politecnica delle Marche, come capofila, e altri 27 partner internazionali di 14 paesi diversi. Con un budget di 7 milioni di euro, finanziati dal programma di ricerca e innovazione dell'Unione Europea Horizon 2020, in un periodo di 5 anni, il consorzio di INCREASE lavorerà per analizzare le risorse genetiche e mettere punto strumenti e metodi di conservazione efficienti ed efficaci per la gestione, caratterizzazione e valorizzazione della biodiversità agricola in quattro importanti legumi alimentari tradizionali europei (cece, fagiolo, lenticchia e lupino).
La conservazione e la valorizzazione delle risorse genetiche dei legumi alimentari e il loro utilizzo nell'agricoltura europea costituiscono un elemento chiave sia per lo sviluppo di una agricoltura sostenibile che per la promozione di una alimentazione più sana.

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Ragù, parola di un’antica preparazione

Tutti sanno, o almeno credono di sapere che cosa è il ragù, in modo particolare quello della propria terra o paese e soprattutto della mamma. Come oggi dicono i dizionari – ma dobbiamo fidarci? - ragù è un termine utilizzato per indicare un trito grossolano cotto per molte ore a fuoco basso, composto di numerosi ingredienti che variano a seconda delle regioni. Spesso a base di carne, ma in cucina vi sono anche ragù di pesce: di spigola, di cernia, o altri pesci, e ora, in un clima vegetariano, anche di tofu.

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Riduzione delle polveri sottili: l’importanza della scelta delle specie e di un’accurata analisi del sito di impianto

Vista l'eco che ha suscitato una mia affermazione, riportata qualche mese fa dalla stampa (e che mi ha fatto guadagnare molte offese personali e professionali), riguardo alla riduzione dell'inquinamento da parte delle piante in riferimento alla struttura di una strada, penso sia opportuno chiarire alcuni aspetti, fermo restando che ciò che ho affermato corrisponde al vero ed è basato su una consistente letteratura scientifica internazionale e che la mia affermazione, preceduta da un “probabilmente”, si riferiva a un solo parametro considerato, cioè le polveri sottili.
La gran parte delle ricerche pubblicate su riviste internazionali e anche dal gruppo di ricerca che coordino, hanno mostrato la generale efficacia di alberi e arbusti nel ridurre la concentrazione di inquinanti, sia riguardo ai metalli pesanti sia, soprattutto, alle polveri sottili. Su questo non ci sono dubbi, ma non è possibile generalizzare. La ricerca ci dice anche cose diverse delle quali dobbiamo tenere conto nelle scelte per il verde nella città del futuro.
È infatti da precisare che, riguardo alle polveri sottili, il processo di deposizione differisce sostanzialmente in funzione delle diverse dimensioni delle particelle e delle interazioni di queste con i vari elementi della vegetazione e con la struttura del costruito. Ciò richiede studi combinati sulle diverse dimensioni delle particelle, sulle diverse specie di piante e in ambienti che differiscano per caratteristiche intrinseche: es. strade aperte verso i cosiddetti “canyon urbani”.

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Segnali incoraggianti per l’agricoltura

Sicuramente la pandemia tuttora in atto ci riserva, oltre ovviamente ai drammatici effetti sulla salute umana, un futuro incerto e sicuramente difficile. A questo, purtroppo, non sfugge il settore agricolo che già aveva notevoli difficoltà anche prima della pandemia; non c’è dubbio però che le sfide del futuro per l’agricoltura debbano passare attraverso le innovazioni e la protezione del suolo.
Dopo vari gridi di allarme, la divulgazione di dati che quantificano il suo stato di degrado, di dissesto, di impermeabilizzazione (consumo di suolo) e soprattutto i vari eventi catastrofici degli ultimi anni, si è preso coscienza dell’importanza di questa risorsa e del fatto che il 95% del cibo proviene proprio dal suolo. A questa presa di coscienza devono seguire azioni concrete e programmi di tutela del territorio. Intanto gli agricoltori, pur fra mille difficoltà, stanno facendo la loro parte; infatti, visitando le campagne delle zone agricole per eccellenza si cominciano a vedere, ad esempio, colture di mais con impianti di irrigazioni a goccia automatizzati con centraline elettroniche. Con questo sistema si risparmia fino al 75-80% di acqua rispetto alla tradizionale irrigazione per aspersione con irrigatori a lunga gittata ed inoltre si evita l’azione battente delle gocce sul terreno che causano la rottura degli aggregati superficiali, specialmente nelle prime fasi della coltura quando la superficie del suolo non è interamente coperta dalla vegetazione, con conseguente formazione di croste che riducono l’infiltrazione dell’acqua e, quindi, la sua parziale perdita per ruscellamento superficiale. Con l’irrigazione a goccia, non solo l’acqua non viene minimamente sprecata, ma il miglioramento delle qualità fisiche del suolo e della sua porosità, non alterata dalla formazione delle croste, porta ad un sensibile aumento delle produzioni di mais.
Altro esempio virtuoso rilevabile nelle zone vocate alla viticoltura, anche del centro e sud Italia, è la tangibile diffusione dell’inerbimento coadiuvato, anche qui, da impianti di irrigazione a goccia. È noto che la pratica dell’inerbimento, specialmente nei terreni declivi, riduce fortemente l’erosione del suolo prevenendo così una delle cause più importanti della sua degradazione. Inoltre, attenua considerevolmente l’effetto compattante del passaggio delle macchine agricole per la gestione del vigneto (trattamenti fitosanitari, raccolta, ecc.), contribuendo, anche in questo caso, a prevenire la degradazione del suolo. L’uso dell’irrigazione a goccia è fondamentale per compensare la competizione idrica delle essenze erbose con la vite, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici in atto in cui l’acqua da risorsa può diventare calamità quando è troppa (violenti nubifragi) o troppo poca (lunghi periodi di siccità).

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La mosca soldato nera

L’introduzione, in Europa, di una delle prime specie aliene sud-americane, sembra sia avvenuta subito dopo la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Si tratta del dittero Hermetia illucens, rinvenuto nel sarcofago di Isabella d’Aragona (morta nel 1524), e segnalato in Italia nel 1956, per i danni arrecati a materiale organico conservato.

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Agrofarmaci in Italia: un calo lungo trent’anni

Secondo le fonti ufficiali gli usi di prodotti fitosanitari sarebbero in forte diminuzione da ormai trent’anni. Un calo inaspritosi nel tempo a dispetto della comune percezione popolare, storpiata questa da false narrazioni che parlano a sproposito di “abusi di pesticidi” o di “usi sempre più massicci di pesticidi”. Tali toni allarmisti trasferiscono peraltro l’idea che sulla fitoiatria vi sia una situazione emergenziale da gestire radicalmente e pure in fretta, riproposizione in chiave moderna delle multi millenarie profezie per cui tutto va sempre peggio, la fine del mondo sarebbe incipiente e solo una conversione di stampo para religioso potrà salvarci.

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Sciami di locuste: da maledizione biblica ad alimento iperproteico per i polli

Si valuta che oltre 60 milioni di cavallette (locusta migratoria) si siano abbattute sull’Africa orientale, Asia e Medio Oriente, causando un’imponente devastazione delle colture ed enormi disagi alle popolazioni. In aggiunta a tutto questo, le forti piogge hanno creato le condizioni ideali per lo sviluppo e la crescita degli insetti, divenuti sempre più voraci.
Il direttore della FAO alle Nazioni Unite, Qu Dongyu, ha scritto: “l’invasione delle cavallette, insieme alle conseguenze della pandemia da Covid-19, potrebbe avere delle conseguenze catastrofiche sulla sopravvivenza delle popolazioni colpite e sulla sicurezza alimentare. I nostri sforzi per affrontare l’emergenza sono stati significativamente efficaci, ma la battaglia non è vinta ed il pericolo rischia di allargarsi ad altre zone geografiche”.
Leggiamo da un articolo della giornalista sudafricana freelance Natalie Berkhout che in Pakistan il tecnico ministeriale Muhammad Khurshid ed il ricercatore Johar Ali hanno lanciato un progetto che prevede la cattura delle cavallette durante la notte da parte della popolazione residente e la successiva trasformazione dell’ingente massa di insetti in mangime per polli. Infatti, le cavallette volano solo durante il giorno. Durante le ore notturne si riuniscono formando degli agglomerati di migliaia di insetti che rimangono adagiati sugli alberi e sul terreno, praticamente immobili fino all’alba. Pertanto, è relativamente facile “raccoglierle” e catturarle.
Il governo pakistano ha offerto 20 rupie pakistane (0,12 US $) al kg di cavallette catturate. Secondo la stampa locale si sono raccolte, in media, 7 tonnellate di cavallette per notte, ricavandone più di 700 dollari. Le cavallette sono state cedute ad un locale mangimificio per la trasformazione in farina di insetti per l’alimentazione dei polli.

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Il gusto delle etichette

A volte le leggende metropolitane nascondono una verità come quella che un normale distillato versato da una bottiglia con un’etichetta prestigiosa è spesso più apprezzato dello stesso distillato versato da una bottiglia anonima. Molti sono i vantaggi nutrizionali degli alimenti leggeri e magri nella dieta, ma come sono apprezzati per gusto e sapore dal consumatore che ne legge le etichette? Qual è il ruolo di queste ultime? Domande alle quali si cerca di dare risposte soprattutto per i formaggi presenti sul mercato, in particolare quelli magri con percentuale di grassi ridotta e nei quali i grassi saturi non superano il 20%. Questi formaggi magri forniscono alla dieta nutrienti indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo e sono energetici, ricchi di proteine, vitamine e sali minerali e l’elevato contenuto di calcio e di fosforo li rendono un alimento essenziale per la salute delle ossa, sono inoltre facili da digerire e contengono inoltre limitate quantità di sale, la cui riduzione nella dieta è considerata uno dei principali obiettivi necessari per migliorare la salute.
Un numero crescente di consumatori sta diventando sempre più consapevole degli aspetti sanitari della dieta e per questo le industrie hanno sviluppati prodotti alimentari che rispondono a queste esigenze e contengono meno sale e grassi. Per informare i consumatori della composizione degli alimenti e della loro riformulazione questi alimenti sono accompagnati da etichette che con bella evidenza indicano la riduzione del sale e dei grassi, che si tratta di cibi leggeri o light e nella loro pubblicità non di rado si enfatizzano effetti salutistici quali la perdita di peso corporeo, l’abbassamento della pressione sanguigna ecc. Ci si è però accorti che le etichette che comunicano i pregi nutrizionali degli alimenti a basso contenuto di sale e di grassi hanno spesso l’effetto d’indurre i consumatori a dare giudizi negativi sull’alimento. Diversi studi dimostrano infatti che le indicazioni salutistiche delle etichette influenzano il gradimento dei consumatori nei confronti dei prodotti alimentari e per esempio il gradimento di una zuppa è inferiore quando l’etichetta enfatizza una riduzione del sale e nel cioccolato al latte il gradimento diminuisce quando l’etichetta vanta un ridotto contenuto di grassi. Anche per i formaggi si è studiata l'influenza di messaggi salutistici, come quelli di contenuto ridotto di sale e di calorie, sulla valutazione sensoriale attesa e percepita, esplorando anche le implicazioni emotive che i consumatori associano ai messaggi presenti nelle etichette.

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L' Accademia per il post Covid19

La complessa situazione economica dell'Italia presenta alcune vere e proprie precarietà e frequentemente, sia economisti di valore come pure gli estensori di documenti di orientamento per le scelte governative, riscontrando oggettive difficoltà per una energica azione sull'economia italiana, finiscono per fare riferimento, tra varie iniziative, alla attività di ricerca che, in modo taumaturgico, sarebbe in grado di incamminare la debole Italia su una strada di sicuro successo. Certamente la ricerca è una spinta propulsiva, ma deve essere calata entro realtà molto precise. Affermata genericamente può essere illusoria e può solo servire a sostenere surrettiziamente scelte politiche discutibili. L'Accademia dei Georgofili crede senza esitazioni nell'attività di ricerca e sa quanto essa sia utile non solo all'avanzamento delle conoscenze, del quale ne è lo strumento primario, ma anche per le inevitabili ricadute applicative. Comunque deve essere chiaro che tra il momento della ricerca e il possibile trasferimento delle innovazioni di processo e di prodotto nelle attività varie, può passare talora molto tempo, sempre che si riesca nell'intento di rendere trasferibile il lavoro di ricerca.
Le argomentazioni sopra riportate vanno bene per ogni periodo, ma pensiamo che siano particolarmente incisive in un momento, per molti versi drammatico, come questo del post Covid19, che stiamo attraversando.
A tal proposito l'Accademia ha deciso di attuare un servizio per gli agricoltori, in particolare quelli piccoli e medi che sono la maggioranza degli agricoltori italiani e che hanno necessità di accedere a informazioni circa la disponibilità di pratiche nuove che apportino o minore spesa o maggior guadagno -o entrambi- nelle loro attività aziendali. E' stata istituita una "Antologia delle innovazioni mature" (http://www.georgofili.it/sezioni/l-accademina-per-il-post-covid-antologia/50) articolata in varie "categorie" in modo da coprire la notevole varietà di richieste che possono emergere dai tanti settori agricoli, dalla cerealicoltura alla viticoltura e alla orticoltura, dalla difesa delle piante all'enologia, o dalla meccanizzazione alle tecnologie alimentari, ecc. Tutte le innovazioni contengono precise indicazioni su specifici interventi a carattere innovativo; si tratta cioè della vera utile innovazione, quella nata da problemi reali e che prospetta soluzioni ampiamente sperimentate e quindi pronte al trasferimento. Un rilievo non secondario: ogni innovazione è sottoposta al "referaggio" di colleghi specialisti, in gran parte Accademici georgofili, che validano il contenuto di ciascuna proposta. Questo lavoro ha preso l'avvio nel bel mezzo del "lockdown" causato dalla epidemia Covid19 ed è destinato a perdurare ancora per molte settimane con l'esame di un numero assai elevato di innovazioni mature. La immediata e generale risposta che la comunità scientifico-agraria sta dando a questa iniziativa mette in luce la generosità e la serietà dei moltissimi colleghi coinvolti.
Molte delle innovazioni pubblicate sullo specifico sito dell'Antologia sono di facile comprensione da parte degli agricoltori e immediatamente trasferibili; altre sono certamente frutto di studi accurati, ma ancora non validati dalle autorità competenti, in particolare dall'Unione Europea.

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Agricoltura e acqua: quando le parole contano

Il mondo occidentale produce tanto, ma consuma solo una quota di ciò che ha prodotto. Il resto non è però detto sia da considerare spreco in senso stretto, dato che sono le moderne catene distributive a implicare perdite di prodotti che al momento non sembrano comprimibili con le tecnologie attuali. Sia come sia, però, ogni chilo di cibo che non raggiunge le bocche dei cittadini manda comunque in fumo ogni sforzo fatto per produrlo, inclusa l’acqua necessaria a generarlo, quel cibo. Non è però colpa dell'agricoltura se insieme al cibo che si perde lungo le filiere alimentari o nelle case degli Italiani si va a perdere anche l'acqua servita per produrlo. Vi sono infatti alcune precisazioni da fare già sulle terminologie comunemente usate. Per esempio "consumare" ha davvero poco senso, visto che l'acqua non si "consuma", bensì si trasforma. Il ciclo dell'acqua esiste da quanto l'acqua stessa è presente sul Pianeta, quindi pensare che un turno irriguo la "consumi" è del tutto fuorviante.

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I principali indici analitici del latte come biomarcatori della salute della bovina

Recentemente sull’ “Informatore Agrario” (supplementi nn. 14 e 20/2020) sono comparse tre note con le firme, rispettivamente, di Cozzi et al., Barbano et al. e Cassandro et al., che ci informano dell’importanza delle analisi del latte vaccino finalizzate alla diagnosi dello stato nutrizionale e di salute sia della singola bovina che della mandria.
L’esecuzione delle analisi risulta notevolmente semplificata con la tecnica MIR (Mid Infra Red), tanto che il solo laboratorio di Reggio Emilia, per adesso unico nel nostro Paese, sta monitorando più di 40 aziende di Parmigiano Reggiano, Grana Padano e latte alimentare. Tutto nasce da un progetto di studio condotto negli Stati Uniti a cura del prof. Barbano dell’università Cornell, con risultati positivi e importanti.

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Una bioeconomia circolare per il Green Deal europeo

Una delle eredità principali della recente pandemia è la consapevolezza della necessità di improntare il nostro rapporto con le risorse naturali su canoni di maggior equilibrio e rispetto. Si tratta, in altri termini, di riconoscere ad esse quel ruolo regolatore della funzionalità dei sistemi produttivi e di consumo dal quale abbiamo cercato di affrancarci, come se la nostra sopravvivenza e il nostro benessere fossero strettamente dipendenti dalla dominazione e dal controllo dell’ambiente, anziché dalla sincronizzazione dei nostri ritmi con quelli ineluttabili che sono propri delle leggi della fisica e della biologia. La COVID-19 è esplosa a seguito di un costume alimentare, diffuso in alcuni paesi dell’Asia, sul quale non si esprime alcun giudizio di valore se non per segnalarne il significato, molto più che simbolico, in termini di mancato rispetto delle più elementari norme della convivenza con le risorse della natura. Queste ultime, a loro volta, non hanno tardato a riappropriarsi degli spazi lasciati temporaneamente privi di presidio, a seguito della chiusura forzata delle attività umane imposta dallo stato di emergenza.
Tali segnali suggeriscono inequivocabilmente l’inderogabile urgenza di modificare un atteggiamento culturale, consolidato nei secoli, di arrogante hybris nei confronti dell’ambiente. Troppo spesso la natura è stata relegata a un ruolo subalterno e funzionale al nostro benessere, dimenticando che tale scopo può essere perseguito non a suo discapito, ma insieme e in armonia con essa. La prevaricazione dell’hybris dell’antropocentrismo è destinata a imbattersi, prima o poi, nella nèmesis della giustizia e dell’equilibrio che regolano la vita e la sopravvivenza su questo pianeta. Formazione, ricerca e progresso non devono dunque arrestarsi o arretrare, ma approfondire la conoscenza delle funzionalità degli ecosistemi allo scopo di coniugarla col benessere dell’uomo attraverso una relazione win-win.
La responsabilità delle scienze economiche, su questo piano, è centrale. Ad esse si chiede di promuovere una transizione della società verso modelli di produzione e consumo coerenti con i criteri di convivenza e sostenibilità appena richiamati. Non è un caso che il pensiero economico, di fronte ai fallimenti della dottrina classica, sulla quale tuttora si formano generazioni di studenti, abbia ramificato il proprio sviluppo attraverso l’adozione di nuovi approcci paradigmatici. Tra i più rilevanti, occorre menzionare quello della cosiddetta “green economy”, una teoria dello sviluppo con connotazioni egualitarie ed ecologiche. La green economy misura ricchezza e benessere non più in termini di flussi di PIL, ma come accumulazione di stock di diversi tipi di capitale, compreso quello naturale. L’economia verde consiste sostanzialmente nel ridefinire l’obiettivo delle attività legate alla produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi in migliori condizioni di benessere umano nel lungo periodo, in modo tale da non esporre le generazioni future a rischi ambientali.

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