Notiziario















La dieta mediterranea e il sistema alimentare mondiale

Abbiamo tutti letto o, comunque, sentito dire che la cosiddetta “dieta mediterranea” è stata riconosciuta come una delle più salubri al mondo, alla luce dei risultati di seri studi scientifici, facilmente accessibili in internet. La maggiore aspettativa di vita, le minori incidenze di obesità, di malattie cardiovascolari e tumori ne sono la dimostrazione, tanto che il 16 novembre del 2010 l’UNESCO ha iscritto la dieta mediterranea nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

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Effetto della razza nel determinismo della termotolleranza: il caso della Bruna Italiana

Dagli anni ’60 è stato sancito nell’ambito accademico-scientifico un effetto della razza rispetto alla sensibilità a condizioni climatiche sfavorevoli, con particolare riferimento a microclimi caratterizzati da temperature ambientali e umidità relative elevate.

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Lo spessore della storia. I Georgofili e la conoscenza del mondo.

Ildebrando Imberciadori invitava i giovani a recarsi negli archivi e sfogliare documenti e studiarli, invitava ad avvicinarvisi con l’occhio della mente e con quello del cuore, con acume, sensibilità, intelligenza poiché dietro ad ogni parola, ad ogni frase, ad un intero documento si apre un universo che non riguarda solo chi lo ha redatto, ma coinvolge un mondo molto più ampio e suggerisce una storia fatta di persone, di circostanze, di luoghi, in sostanza ci restituisce la Storia.
Ed è lì il luogo dove stanno le nostre radici. Imberciadori paragonava il sapere a un albero che fa vedere di sé tronco e chioma e questo potrebbe rappresentare l’oggi: ricco, variegato, molteplice e forse anche solido come può esserlo il tronco di un albero. Ma ci sono anche le profonde, diffuse radici che “agganciano” il suolo e sono esse che rendono l’albero variegato e molteplice nei suoi rami e nelle sue foglie e lo rendono ancor oggi vivo.
Ecco, affondare gli occhi e la mente nelle nostre radici è come affondare le mani nella terra e sentirne scorrere la vita che lega il piccolo seme di ieri all’albero di oggi.
Sì, la storia ha spessore.
Lo scriviamo convinte nuovamente, dopo aver affrontato in Accademia un'altra indagine volta a sviluppare una riflessione sui Georgofili e la conoscenza del mondo. E’ il titolo e il programma di una mostra che è aperta fino al 22 luglio nella sede accademica e che si pone come momento preliminare di un più ampio e dettagliato approfondimento, cui sarà dato sviluppo nel prossimo futuro.
Venire a contatto con il mondo. Oggi sembra quasi che ne siamo spaventati, pensiamo più ai problemi che questo comporta che non alla curiosità e all’arricchimento che potrebbero derivarne. Non era così per gli uomini del secolo dei Lumi, ed ecco perché questo nostro lavoro è risultato affascinante: fra Sette e Ottocento (termini entro i quali si colloca questo nostro primo segmento) il mondo incuriosiva per quello che avrebbe potuto apportare in termini di utilità e di progresso alla Toscana granducale e non solo.

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Se il Cavaliere Bianco non risponde

Il fatto ha trovato una discreta eco nei mezzi di comunicazione: alla fine di maggio Lactalis, il gruppo lattiero caseario francese più grande del mondo, primo anche in Italia dove controlla circa un terzo della produzione, ha acquistato dal fondo inglese Charterhouse Capital Partners che ne controllava l’80%, la Nuova Castelli, un’impresa produttrice e distributrice di formaggi fondata nel 1892. La Castelli, nota nel suo settore, forse poco conosciuta dal grande pubblico, produce e commercializza anche Parmigiano Reggiano, oltre che Gorgonzola ed altri prodotti caseari a denominazione protetta e non. Nel 2018 con un migliaio di dipendenti ha fatturato 460 milioni di euro che realizza per il 70% sui mercati esteri sia esportando sia producendo direttamente con imprese acquisite in passato.
L’operazione è importante per le dimensioni dei protagonisti, per il futuro della Castelli e per il ruolo di Lactalis in Italia che ne risulta rafforzato.
La notizia ha dato esca ad un dibattito piuttosto vivace, ma limitato. Infatti si è concentrato su due questioni intrecciate: l’acquisizione di Castelli da parte di un’impresa straniera e la presenza fra le attività di quest’ultima di produzione e commercializzazione di Parmigiano Reggiano.
Il fulcro della discussione è stata la classica giaculatoria rispolverata quando un’impresa straniera ne compera una italiana: impedirne a tutti i costi la cessione, non passi lo straniero!  Questi, per un assurdo nazionalismo che nulla ha a che vedere con l’amore per il proprio paese, è considerato un “predone”, come titola un noto settimanale. A ciò si è aggiunta la violenta reazione alla “svendita” del Parmigiano di una parte del mondo agricolo. Lo stesso Ministro dell’Agricoltura avrebbe dichiarato, nel clima concitato delle prime reazioni, “faremo di tutto per tutelare l’agroalimentare italiano” promettendo una difesa “senza se e senza ma del Parmigiano”.

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Farfalle e Api

La sparuta minoranza, delle oltre 115.000 specie note, di Lepidotteri, che contraggono rapporti, più o meno diretti, con le api mellifere, possono essere distinte in: nocive, occasionali e in specie i cui nomi scientifici fanno riferimento alle api. E’ utile per l’apicoltore riconoscere le specie dannose per distinguerle da quelle occasionali o del tutto innocue per l’apicoltura.

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“Rischi ambientali e cambiamenti climatici: vento e fuoco in rapporto alla gestione forestale e del verde urbano”. Conclusioni del Convegno dell’8 maggio.

“Non bisogna sprecare mai le opportunità offerte da una grande crisi”, come il caso della tempesta VAIA ha dimostrato anche nel nostro Paese, ovvero che l’aumento di energia del sistema atmosferico, legato ai cambiamenti climatici, possa avere impatti devastanti sugli ecosistemi come è purtroppo frequente in Europa centro-settentrionale.

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Una mappa genomica dell'adattamento ai cambiamenti climatici nelle razze bovine del Mediterraneo

I territori delle Nazioni frontaliere del Mar Mediterraneo sono interessati dal cambiamento climatico già in atto anche a livello globale.  I sistemi zootecnici delle diverse aree geografiche dovranno affrontare varie sollecitazioni, quali: i) Lo stress termico, che influenzerà pesantemente sia le capacità riproduttive (per via maschile e femminile), che quelle produttive, e farà aumentare la richiesta di disponibilità idrica in tutte le fasi della filiera produttiva. ii) La diffusione di agenti patogeni che possono esporre il bestiame a nuove e più aggressive malattie che oggi si manifestano solo in aree geograficamente limitate. La capacità adattativa degli animali in produzione zootecnica costituisce un fattore di primaria importanza, da considerare non solo nella gestione delle nuove tecnologie di allevamento ma anche nell’impostazione degli obiettivi dei futuri programmi di miglioramento genetico. I meccanismi genetici delle caratteristiche adattative sono in gran parte sconosciuti, ed il loro studio diretto non è semplice. Un modo per comprendere le capacità di adattamento è quello di identificare i geni alla base delle caratteristiche fenotipiche delle popolazioni già adesso ben adattate al loro ambiente di origine. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso lo studio della variabilità genetica delle specie animali e delle “impronte genetiche” presenti nel loro genoma attribuibili alla selezione di tipo ambientale.

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Quando è il prodotto stesso a confermarti la sua identità.

Se la sostenibilità era un tempo considerato un valore aggiunto, ora è un parametro imprescindibile di competitività e responsabilità sociale per le aziende. Lo chiedono gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile SDG (Sustainable Development Goals) definiti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite e lo chiedono i consumatori sempre più attenti e consapevoli nelle scelte d'acquisto.
Per garantire sostenibilità e trasparenza è indispensabile gestire la tracciabilità dei prodotti in maniera sicura. La possibilità di risalire al produttore o alla casa manifatturiera permette ai vari stakeholder, incluso il consumatore finale, di fare considerazioni riguardo alla sicurezza del prodotto, l’autenticità, e l'etica verificando, ad esempio, che la produzione dei beni non avvenga con processi che inquinano l’ambiente o dove i diritti dei lavoratori non siano salvaguardati.
La maggior parte dei metodi di tracciabilità oggi utilizzati è fisicamente separata dal prodotto, basti pensare alle certificazioni, alla blockchain o ai codici a barra ed etichette applicati esclusivamente sull’imballaggio o sul prodotto finito. Questi sistemi in cui, il flusso fisico dei prodotti lungo la filiera e quello dei dati riguardanti i prodotti sono disaccoppiati, possono facilitare potenziali manomissioni e alterazioni. Per risolvere il problema della tracciabilità è dunque necessario ricongiungere il flusso fisico dei prodotti e quello dei dati riguardanti i prodotti.
Haelixa è un’azienda Svizzera nata in seno al Politecnico di Zurigo (ETH Zurich) che ha messo in pratica questa idea. L’innovativa tecnologia di Haelixa è in grado di garantire l'intera tracciabilità della filiera di produzione e di trasformazione dei prodotti rendendoli identificabili dal materiale grezzo sino al prodotto finito. La tecnologia ideata da Haelixa utilizza dei traccianti che sono nebulizzati o diversamente applicati direttamente sul materiale, ad esempio sul cotone grezzo, fornendo un identificativo personalizzato per ogni produttore, azienda manifatturiera o lotto.
Il tracciante si compone di sequenze di DNA incapsulate all'interno di particelle che lo proteggono da alterazioni e lo rendono duraturo. Il DNA, o acido desossiribonucleico, si compone di catene di unità (quattro diverse) la cui sequenza codifica l'informazione genetica di ogni essere vivente. Utilizzando delle sequenze di DNA sintetizzate in laboratorio, che non codificano però alcuna informazione genetica, l’azienda genera una “etichetta” univoca per ciascun prodotto o lotto individuale. L'etichetta è facile da identificare tramite convenzionali tecniche bio-analitiche diffuse in campi più disparati come le analisi cliniche e forensi. In ogni momento e in ogni luogo si può eseguire una lettura del codice utilizzando un dispositivo portatile e quindi poter verificare la provenienza, l'intero ciclo produttivo e l’autenticità del prodotto. I traccianti sono innocui, non alterano i prodotti e sono introdotti in quantità infinitesimali.

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Il pesce con il formaggio?

Di recente in Inghilterra un cuoco italiano si rifiuta di soddisfare un cliente che gli chiede di aggiungere del formaggio parmigiano a un piatto a base di pesce. Ne nasce una discussione, una recensione negativa su Trip Advisor e il tutto finisce sui tabloid londinesi. La notizia in Italia accende una controversia sulla liceità dell’uso del formaggio nei piatti di pesce o se sono un tradimento di una più o meno supposta o convalidata tradizione della cucina italiana.

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L'arrivo del 5G mette a rischio le previsioni meteo, salto indietro di 40 anni. Esperti americani ed europei preoccupati. Ci spiega perché un meteorologo del CNR

Purtroppo la tecnologia 5G lavora su una frequenza  (23 Gigahertz) pericolosamente vicina a quelle usata dai microsatelliti per misurare la quantità di vapore acqueo nell'atmosfera, con possibili interferenze.

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Cambiamenti climatici e presenza di micotossine nei foraggi

Il cambiamento climatico è un tema complesso e rappresenta forse la principale sfida che la società mondiale dovrà affrontare nel prossimo futuro. Il progressivo aumento delle temperature (con stime per il 2050 di un incremento di 1,3-1,8 °C della media mondiale e di 2-3 °C di quella del sud dell’Europa), la riduzione delle risorse idriche disponibili (con drastici cali delle precipitazioni medie annue in termini di frequenza e intensità), il deterioramento qualitativo delle acque (ad esempio, progressiva salinizzazione delle falde, tossicità da metalli pesanti) e i crescenti problemi legati all’inquinamento dell’aria stanno causando ingenti danni in termini quali-quantitativi alle coltivazioni per la produzione di cibo, foraggio e mangimi. Alla luce di questa situazione, è necessario conoscere in che modo questo fenomeno incida sulle colture e sulle loro interazioni con agenti biotici. A tal proposito, il tradizionale “triangolo della malattia” (forma schematica per indicare i rapporti tra ospite suscettibile, patogeno virulento e condizioni ambientali favorevoli) può subire sostanziali modifiche, in particolare in relazione alla pressione che la componente “ambiente” può esercitare sul ciclo biologico della coltura (e di conseguenza sulla resa), oltre che sullo sviluppo e sul processo infettivo del patogeno stesso.
Numerosi studi confermano il ruolo determinante dell’ambiente (e più in generale del clima) nel definire la velocità di diffusione di una malattia nello spazio e nel tempo predisponendo, inoltre, nuovi ospiti all’attacco di microrganismi. Recentemente, particolare attenzione è stata rivolta al possibile impatto del cambiamento climatico sulla riproduzione e sulla crescita di alcuni funghi saprofiti e sulla conseguente produzione di micotossine. Queste sostanze sono metaboliti secondari di specie o ceppi differenti appartenenti alla stessa specie microbica; esse possono essere classificate, seppur in presenza di strutture chimiche estremamente eterogenee, in: aflatossine (prodotte soprattutto da Aspergillus spp.), fumosinine, zearalenone e tricoteceni (da Fusarium spp.). In letteratura, è noto che in specifiche aree geografiche e in presenza di particolari condizioni di temperatura e umidità (rispettivamente 15-40 °C e 70-99%), questi miceti proliferano in colture (principalmente di cereali) destinate alla produzione di alimenti e mangimi, sia in pieno campo che nelle successive fasi. In pre-raccolta, giocano ruoli-chiave (i) l’andamento climatico, (ii) il tipo di successioni effettuate, (iii) la scelta varietale, (iv) la suscettibilità della coltura, (v) la presenza di stress biotici (ad esempio l’infestazione da parte di larve di Ostrinia nubilalis su mais favorisce gli attacchi di Fusarium e Aspergillus), e (v) le strategie di difesa messe in atto. Durante la raccolta, la conservazione, la trasformazione e la movimentazione, sono importanti altri fattori, quali epoca e modalità di raccolta, fase di maturazione, metodo di stoccaggio, presenza di cariossidi lesionate, grado di umidità delle granaglie.

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Il clima che cambia

Il cambiamento climatico rappresenta una sfida fondamentale per l'umanità in quanto influenza profondamente il modo in cui viviamo sul pianeta Terra. Tutte le attività umane sono influenzate dalla variabilità climatica, dovuta sia a fattori naturali (cambiamenti dei cicli naturali dei meccanismi atmosferici ed oceanici) sia alle attività antropiche (emissione di gas che producono l’effetto serra in atmosfera).
Per sua natura il cambiamento climatico ha un carattere estremamente eterogeneo sia da un punto di vista geografico che temporale, producendo effetti misurabili attraverso indicatori fisici come l'innalzamento del livello del mare, l'aumento del contenuto di calore degli oceani, la diminuzione della copertura di neve e ghiaccio (sia marino che terrestre) e l'aumento della frequenza di giornate con temperature molto elevate e piogge molto intense (IPCC, 2014a). Tra queste caratteristiche, gli eventi estremi sono ampiamente rilevanti per valutare gli impatti e definire le opzioni di resilienza in una specifica regione geografica al cambiamento climatico.
La fase di un più vigoroso riscaldamento planetario è iniziata inequivocabilmente negli anni '50 ed ha subito un'accelerazione dagli anni '80. Questo aumento termico ha influito sia sulla temperatura media mensile, e sui valori stagionali, che sugli eventi meteo-climatici estremi alterando significativamente anche il ciclo idrologico su gran parte del Pianeta.
Date queste peculiarità, per affrontare e sostenere efficacemente gli impatti negativi bisogna quindi identificare i fattori climatici locali chiave per l'area geografica di interesse, le forzanti remote ed impiegare un approccio multidisciplinare.
Negli ultimi decenni sono state prodotte solide conoscenze scientifiche che forniscono informazioni importanti che possono essere utilizzate per supportare i processi decisionali. La comunità scientifica ha infatti compiuto uno sforzo per migliorare la conoscenza scientifica dei meccanismi fondamentali del sistema climatico della Terra, nonché delle implicazioni e degli impatti dei cambiamenti climatici. Una parte di questo sforzo è stato fatto per identificare le nuove azioni per mitigare le tendenze delle emissioni di gas serra antropogeniche. Altri sforzi si sono invece concentrati sull'individuazione di nuove azioni per l’adattamento ai cambiamenti sia osservati che previsti nel futuro (IPCC, 2013, 2014a, 2014b).
Tuttavia, sono necessari ulteriori strumenti di supporto alle decisioni ed anche una comprensione dei processi cognitivi associati alle percezioni ai cambiamenti climatici per utilizzare queste conoscenze pienamente trasformando così la società in modo resiliente.

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Invenzione delle patate fritte

Chi ha inventato le patate fritte? È come cercare chi ha inventato l’acqua calda, ma così non è perché diversi vantano questa se non importante, almeno gustosa scoperta.
È comunemente noto, o almeno così si ritiene, che la frittura nel grasso, già nota nell’antica Grecia dove sono state anche trovate le padelle, in Europa abbia avuto una diffusione soltanto nel Medioevo, ben prima dell’arrivo della patata, un ortaggio di scarso sapore e che può trarre beneficio dalla secondo il detto che anche una ciabatta è buona, se ben fritta. Va comunque precisato che la presenza di molti padri delle patate fritte fa sorgere il dubbio che nessuno lo sia, mentre è certo che testimoniano il successo di questo cibo, perché nessuno vuole essere padre di un fallimento.

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Ritorno al passato

Rileggendo con animo sereno il libro di Paolo Nanni e Pier Luigi Pisani “Proverbi agrari toscani. Letteratura popolare, vita contadina e scienza agraria tra sette e ottocento", Quaderni della rivista di storia dell’agricoltura. Accademia dei Georgofili, 2003, uno studioso del suolo non può che rimanere colpito da due aspetti. Il primo è quello di rilevare come già nel Settecento era forte la coscienza ambientale non solo attraverso la corretta regimazione idrica ma anche attraverso fonti di abbellimento paesaggistico e di riserva di biodiversità come la presenza delle siepi. Il secondo riguarda l’attenzione che veniva riposta alla fertilizzazione organica del suolo.

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Impatto dei cambiamenti climatici sui sistemi zootecnici intensivi ed estensivi

La crescente preoccupazione per il comfort termico degli animali zootecnici è giustificabile, non solo per i paesi che occupano le zone tropicali, ma anche per le nazioni in zone temperate dove le alte temperature ambientali stanno diventando un problema.
Lo stress da caldo influenza negativamente la produttività degli animali da allevamento e, quindi, compromette la catena di approvvigionamento alimentare e l'economia del settore zootecnico. Si sono ottenuti progressi nelle strategie di gestione per alleviare in parte l'impatto dello stress termico sulle prestazioni degli animali durante le stagioni calde. Tuttavia, gli effetti negativi dello stress termico saranno più evidenti in futuro se i cambiamenti climatici continueranno e, come previsto, se la popolazione e la necessità di alimenti aumenterà a livello mondiale. Inoltre, i programmi di miglioramento genetico che esaltano le caratteristiche di produzione degli animali di allevamento possono aumentare la suscettibilità dell'animale alle alte temperature ambientali a causa della stretta relazione tra la generazione di calore metabolico e livello di produzione.
Gli animali omeotermi (secondo il loro stato fisiologico) hanno una zona termica in cui il dispendio energetico per mantenere la temperatura corporea normale è minima, costante ed indipendente dalla temperatura ambientale. Quando variabili ambientali, quali la temperatura ambiente, l'umidità, la circolazione dell'aria e la radiazione solare si combinano per raggiungere valori che superano il limite superiore della zona termica, gli animali entrano in una condizione nota come stress termico. Lo stress da caldo si verifica quando la temperatura corporea di una data specie supera il range per la normale attività, questo è dovuto ad un aumento di carico termico totale (produzione interna e ambiente) superiore alla capacità di dissipazione del calore stesso. Ciò induce risposte fisiologiche e comportamentali per ridurre lo stress. Risposte comportamentali e fisiologiche sono inizialmente quelle di aumentare la perdita di calore e ridurre la produzione di calore interna nel tentativo di mantenere la temperatura corporea nell'intervallo di normalità. Le risposte iniziali sono considerate: meccanismi omeostatici e comprendono una maggiore assunzione di acqua, aumento della sudorazione e della respirazione, frequenza cardiaca ridotta e riduzione della assunzione di alimenti. Se l’esposizione è prolungata, la risposta di acclimatamento è ottenuta attraverso processi di omeostasi. Queste riposte portano a modificazioni del metabolismo e delle performance (produttive e riproduttive), alla alterazione della risposta immunitaria fino alla morte degli animali.
L'impatto del cambiamento climatico sulla produzione animale è stato classificato come segue: i) disponibilità di alimenti sotto forma di concentrati, ii) pascolo e produzione e qualità delle colture foraggere, iii) salute, crescita e riproduzione e, iv) malattie e diffusione di queste.

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Buongiorno Europa!

Si sono spenti i riflettori sul palcoscenico delle elezioni chiudendo con il voto una campagna elettorale che poco ha avuto a che fare con l’oggetto delle votazioni ed è stato sacrificato alla bassa cucina della nostra politica interna.
Eppure le elezioni del Parlamento Europeo (PE) rappresentano un fatto estremamente innovativo per i popoli europei chiamati a eleggere direttamente i componenti del PE. Non era così agli inizi della costruzione europea quando il PE era solo un’Assemblea parlamentare europea i cui componenti erano nominati dai parlamenti nazionali. L’assemblea fu poi trasformata in Parlamento vero e proprio con elezione diretta per due motivi: a) il costo crescente della Politica Agricola Comune (Pac) che richiedeva un controllo dei bilanci più legittimato, b) lo scarso interesse alla vita della Comunità dei cittadini europei che pur riconoscevano l’importanza storica del tentativo di integrazione in corso fra popoli storicamente nemici.
La Comunità, sin da allora, veniva vista come una sorta di corpo estraneo che si sovrapponeva ai singoli stati, ma nei paesi fondatori l’obiettivo dell’agognata unità politica superava queste remore.
Oggi, a oltre 60 anni dall’inizio, con 28 stati membri, 27 dopo la Brexit, siamo di fronte ad un Parlamento che incarna un’idea di indiscusso successo che non è interpretata da tutti allo stesso modo. Cresce un diffuso malcontento male indirizzato: c’è chi confonde l’Ue con l’euro e vorrebbe uscirne, chi vuole lasciare solo quest’ultimo senza uscire dall’Ue, chi al contrario vorrebbe mantenere la moneta unica sottraendosi all’Ue, chi vorrebbe recuperare il potere delegato all’Ue e chi vorrebbe aumentare il ruolo di quest’ultima. Il risultato di questi atteggiamenti è in parte confermato dalla crescente frammentazione delle famiglie politiche europee che renderà complessi gli equilibri e difficile la formazione degli Organismi comunitari.
Ma veniamo all’agenda europea a breve, e cioè dopo il 31 ottobre: giorno in cui cesseranno i vecchi Organismi, si insedieranno i nuovi e, forse, sapremo qualcosa della Brexit.
In quel momento dovrà iniziare il lavoro di preparazione del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il prossimo settennio, sapendo se la Gran Bretagna farà ancora parte dell’Ue e per quanto tempo o ne uscirà, con quali tempi e a quali condizioni. Una prima incognita enorme e un tema, quello del bilancio, decisivo per l’attività dell’Ue. La proposta dell’attuale Commissione è stata presentata già da un anno ed è stata esaminata, ma in un contesto che di fatto attendeva l’esito del voto.

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