Notiziario







“Ospiti invernali” dei Platani

La quasi totalità dei Platani presenti nelle nostre alberate cittadine è riconducibile a Platanus hybrida Brot (= P. acerifolia (Aiton) Wild), ibrido fra Platanus occidentalis L. e P. orientalis L, con individui che presentano caratteri più vicini al primo, di origine Nordamericana, ovvero al secondo, originario dei Balcani e dell’Asia Minore. Durante il periodo invernale le placche di ritidoma, che restano attaccate ai loro maestosi tronchi, offrono rifugio ad alcune specie di gasteropodi polmonati e di artropodi. Alcuni ragni vi ricercano prede o vi costruiscono ooteche sericee. Ma gli ospiti più numerosi sono gli insetti.

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I prodotti dell’acquacoltura nell’alimentazione

Il pesce rappresenta dalla preistoria un componente fondamentale nell’alimentazione umana e le opportunità della pesca hanno condizionato gli insediamenti umani lungo le coste. Ma i pesci appaiono non solo come cibo ma anche per il valore simbolico loro attribuito; così in affreschi tombali egizi e nei mosaici romani è simbolo di sessualità: il delfino, considerato pesce, era il simbolo di Afrodite e le sirene di Omero incantavano i marinai. Il Cristianesimo attribuisce al pesce un significato mistico e Gesù cerca i discepoli tra i pescatori e compie il miracolo dei pani e dei pesci. Oggi miliardi di persone ne consumano e concorrono all'impoverimento o all’estinzione di molte specie. Il Giappone è il Paese che consuma più pesce soprattutto crudo (sushi e sashimi) ma è stato ed è un'importante fonte di cibo anche per le civiltà del bacino mediterraneo. 
Da alcuni decenni l’acquacoltura è una valida alternativa alla pesca per consentire la disponibilità di alimenti pregiati. Oltre agli aspetti storici e tecnici presentati nelle note già pubblicate da “Georgofili INFO”, è bene sottolineare che l'acquacoltura offre una ampia scelta per l’alimentazione dell’uomo: oltre alle specie carnivore molto ricercate (salmone, trota, branzino, orata, rombo, storione, anguilla), vi sono anche specie vegetariane ed omnivore (tilapia, cefalo, tinca, carpa erbivora, carpa comune, carpa argentata e diversi tipi di cefalo), nonché molluschi (cozze, vongole, ostriche), crostacei (soprattutto mazzancolle, gamberoni, capesante) e per usi farmacologici anche filtratori (spugne, ascidie, anfiossi), piante (alghe), perle. 

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Miglioramento genetico per le specie vegetali di interesse nazionale

Le tematiche legate all’innovazione nel settore agricolo sono al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Il crescente import di prodotti agricoli che evidenzia una debolezza del sistema produttivo nazionale, la necessità di ridurre l’impatto ambientale (ad esempio attraverso la riduzione del ricorso all’uso di fitofarmaci) senza penalità produttive, l’esigenza di garantire maggiore competitività internazionale al settore agricolo, che in larga misura non si occupa di produzioni biologiche e/o di nicchia, sono tutti aspetti che richiamano l’urgenza di promuovere un’attività di miglioramento genetico capace di garantire al Paese un ruolo di primaria importanza nel settore agricolo. 
L’Italia ha investito moltissimo nello sviluppo delle conoscenze genomiche per le principali specie agrarie di interesse nazionale, tuttavia, al momento, non ci sono programmi significativi che consentano di utilizzare queste conoscenze a livello applicativo ed è ancora limitata la conoscenza di molti dei meccanismi fisiologici coinvolti nell’espressione del fenotipo. L’assenza di una forte spinta verso l’innovazione varietale fa sì che oggi il Paese sia sempre più dipendente da varietà selezionate all’estero anche per molte delle sue filiere strategiche. L’Italia corre il rischio di perdere l’opportunità di utilizzare il patrimonio genetico di molte delle specie maggiormente coltivate (comprese anche le colture tipiche quali il pomodoro ed altre specie ortive, il frumento e diverse specie da frutto), laddove invece, all’estero, tale patrimonio è spesso considerato una componente strategica per lo sviluppo dell’agricoltura. 

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La lotta alla “Processionaria dei pini” è obbligatoria

In alcuni centri urbani meridionali, alla fine del 2015, con l’abbassarsi delle temperature, le larve gregarie della “Processionaria dei pini” hanno iniziato a costruire i caratteristici “nidi invernali” ove si rifugiano durante il giorno e dai quali, all’imbrunire, escono procedendo in fila indiana, per andare a rodere, durante la notte, gli aghi delle piante ospiti defogliandole.

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Sicurezza Nutrizionale

Giovedì 4 febbraio 2016, alle ore 15.30, si svolgerà all'Accademia dei Georgofili una giornata di studio, promossa dal Comitato consultivo dei Georgofili, per gli allevamenti e prodotti animali, su “La Sicurezza Nutrizionale”.  Questa tematica risulta prioritaria nella strategia UE, con l’obiettivo di rilanciare i prodotti di origine animale, le cui caratteristiche positive (elevato valore nutrizionale, apporto di principi nutritivi fondamentali per lo sviluppo psicofisico e il mantenimento della salute e del benessere dell’uomo) vengono messe in ombra a causa del maggiore rilievo dato a diversi aspetti considerati negativi.
La sicurezza degli alimenti a livello europeo, ormai strettamente regolamentata con normative e strumenti di monitoraggio e verifica (RASFF, piani di controllo, eccetera), è un prerequisito di quella che oggi rappresenta la vera priorità per l’intera comunità internazionale: la sicurezza nutrizionale. Si tratta, quindi, di considerare approfonditamente e dare sempre più evidenza scientifica alle potenzialità di intervento gestionale (allevamento, nutrizione, genetica), al fine di “disegnare” nuovi prodotti di origine animale ad elevata sicurezza nutrizionale per gruppi di persone con esigenze specifiche e differenti: donna, uomo, anziano, bambino, sportivo. Gli interventi destinati ad elevare la sicurezza nutrizionale per l’uomo molto spesso si traducono anche in un miglioramento della salute dell’animale (in particolare modulando la risposta immunitaria innata e infiammatoria), permettendo così di ridurre gli interventi terapeutici con evidenti vantaggi per l’uomo, vantaggi derivanti dalla riduzione dell’impatto ambientale e dei fenomeni di antibiotico resistenza.

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L’asino e la sua storia

In Europa, l’intensa meccanizzazione in agricoltura ha sottratto all’asino il suo impiego quale animale da lavoro ed ha portato molte razze alla scomparsa o prossime alla estinzione; rappresenta tuttavia ancora un’importante risorsa nell’economia di numerosi Paesi in via di sviluppo e non solo. Anche il loro valore culturale è considerato uno dei tratti più importanti; la necessità di preservare le razze autoctone è stata, infatti, associata al valore storico che rivestono e che riflettono la lunga simbiosi con l’umanità e contribuiscono a ricordare antiche tradizioni.

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Il vino nel legno: progetto di valorizzazione della produzione legnosa dei boschi del Chianti Classico

I boschi hanno fornito e forniscono prodotti e servigi essenziali per la sopravvivenza della popolazione umana che possono identificarsi in valori di uso diretto ed indiretto.
Anche in funzione di tali servigi è stato attribuito un valore economico totale del bosco che comprende anche un valore d’opzione ed un valore di esistenza, riferendosi, il primo alle scelte di uso in grado di garantire per il futuro la disponibilità dei servizi, il secondo identificandosi nel valore intrinseco della presenza e permanenza del bosco stesso.
Se da una parte è interesse valorizzare il settore naturalistico ed ambientale ovvero quello turistico, altrettanto incisiva deve essere l’azione di valorizzazione della produzione legnosa sia nei confronti del ruolo che questa può svolgere ancor oggi quale fonte energetica, sia in relazione a differenti filiere foresta-legno finalizzate.
La scelta del territorio del Chianti Classico è stata determinata dal fatto che in tale area, più che altrove, la presenza del bosco si associa e si compenetra alla coltura della vite conferendo al paesaggio quel particolarissimo fascino che è motivo di evidenza, di valore economico, di fattore traente e di supporto ad altre attività produttive. In  particolare era importante disporre di informazioni sull’uso, nel passato e nel presente, delle principali fonti di approvvigionamento della materia prima legno per la produzione dei vasi vinari stessi, nonché prospettare situazioni innovative per il futuro.
Difatti nel passato la diffusione a livello aziendale dei boschi di castagno sulle pendici dei Monti del Chianti (per la presenza di un substrato roccioso di macigno arenaceo), aveva favorito l’impiego del legno di questa specie nella costruzione di tini, botti, carati, barili, diventando tradizione diffusa legata alla vinificazione, che prevedeva l’utilizzo dei polloni per doghe per vasi di volumi contenuti e quella delle matricine per doghe per botti e tini che tra l’altro, in questo caso, venivano realizzate per segagione e non con piegatura. 

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Alberi e società

Un albero si compone di  produttori di materia e di consumatori della materia prodotta. Da una parte ci sono le foglie che fanno la fotosintesi e fissano il carbonio, dall'altra parte stanno le radici, il fusto, i rami e gli organi di riproduzione che, respirando,  dissolvono il carbonio fissato emettendo CO2 . Anche le foglie respirano ed emettono la loro piccola parte di CO2.

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Il bello dell’Italia

Potrà sembrare paradossale ma per molto tempo pronunciare la parola Bellezza ha suscitato una sensazione strana, un po’ desueta, talvolta addirittura fastidiosa. Sembra, infatti, che nell’epoca dell’esteriorità, stiamo sottovalutando il suo significato più nobile e profondo. Dobbiamo avere il coraggio, l’impegno e la forza per restituire alla bellezza una “B” maiuscola perché aspirare al Bello fa bene ai rapporti sociali e persino all’economia del Paese. Un binomio valido ovunque ma in particolare per l’Italia, ed è senz’altro una questione morale oltre che cruciale per il nostro futuro.

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Canapa: presente e futuro prossimo

La canapa (Cannabis sativa L.) è originaria dell’Asia centrale ed è stata una delle prime piante (secondo alcuni, la prima in assoluto) coltivata dall’uomo nella sua triplice valenza di specie alimentare (semi), tessile (fibra) e medicinale/rituale (resina). La plasticità della pianta ha portato alla selezione di varietà in cui alcune di queste proprietà sono particolarmente spiccate, generalmente a discapito di altre. La multi-valenza della canapa ne ha decretato il successo presso tutte le civiltà del Vecchio Mondo e, a ragione dei suoi usi per la produzione di materiale nautico, fu una delle specie coltivate dai coloni europei nel Nuovo Mondo. In Europa, la canapa è stata coltivata come pianta da fibra, e le sue proprietà psicotrope sono state sostanzialmente sconosciute fino alla campagna Napoleonica in Egitto. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’espansione coloniale in Nord-Africa, Medio Oriente e India portò ad una crescente disponibilità di resina psicotropa (hashish) nei principali paesi europei. Se da un lato questo innescò le prime ricerche moderne sulle proprietà farmacologiche della pianta, dall’altro gli effetti dannosi del consumo ricreazionale della canapa e dei suoi derivati (hashish, marijuana) portarono alla sua assimilazione ad altre droghe voluttuarie, sfociando infine in un proibizionismo che nella prima metà del Novecento distrusse gradualmente la filiera produttiva della pianta, non solo nei paesi occidentali e in USA, ma anche in Stati, come l’Egitto, grandi produttori di fibra di canapa. Le ragioni di questo accanimento legislativo non sono del tutto chiare e potrebbero essere collegate alla rilevanza economica crescente dei materiali tessili sintetici e, in campo agricolo, di colture quali il cotone e le essenze ligno-cellulosiche arboree.
Paradossalmente, lo status della canapa degenerò a quello di pianta psicotropa, con il completo offuscamento delle sue proprietà come pianta da fibra e pianta alimentare, mentre il suo potenziale medicinale fu sostanzialmente identificato con il profilo biologico del THC. Questo composto, insieme al suo prodotto di degradazione CBN, è il solo costituente psicotropo di un bouquet di oltre 160 diversi cannabinoidi contenuti nella pianta.

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Il vino nel legno

Lunedì 25 gennaio alle ore 14.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, verrà presentato il volume “Il Vino nel Legno” a cura di Raffaello Giannini (Firenze University Press), in cui vengono illustrati i risultati del PROgetto di VAlorizzazione della produzione legnosa dei boschi del ChiantI (PROVACI), svolto dalla Fondazione per il Clima e la Sostenibilità con il contributo finanziario dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. L’incontro è organizzato in collaborazione con ASET (Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana)
Il Progetto ha avuto come obiettivo quello di individuare, nell’ambito del territorio del Chianti Classico, le strategie tese ad associare una gestione sostenibile degli ecosistemi forestali con la valorizzazione dei prodotti della filiera foresta-legno. Particolare attenzione è stata dedicata al recupero degli usi del passato attraverso la produzione di vasi vinari realizzati con l’idea di “produrre il vino della casa con i carati dei boschi di casa”.

Programma:

14.30 Saluti :   Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili
        Luigi Bartolozzi, Comandante Provinciale Corpo Forestale dello Stato
        Gabriele Gori, Direttore Generale Ente Cassa di Risparmio di Firenze
Elvio Bellini, Presidente Centro di Studio e Documentazione sul Castagno

Relazioni:
-    Raffaello Giannini, Il progetto PROVACI e il volume “Il Vino nel legno”
-    Luigi Giovanni Cappellini , Esperienze di vinificazione nel Chianti Classico
-    Francesco Rossi, Esperienze di vinificazione nella Maremma Toscana
-    Paolo Valdastri, Come e perché il contenitore è diventato nel tempo uno strumento di comunicazione e informazione vinicola
-    Stefano Tesi, La valorizzazione della produzione enogastroagroalimentare di nicchia passa attraverso l’informazione
-    Simone Orlandini, la Fondazione per il Clima e la Sostenibilità: l’impegno nel trasferimento dell’innovazione in agricoltura.

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Un’ape tappezziera

Sulle pendici meridionali dell’Etna, a quota 900 mt s.l.m., durante lo scorso mese di luglio, una femmina dell’ape solitaria Megachile centuncularis, intenta alla raccolta di polline da piante di girasole ornamentale (Fig.1), ha costruito il nido nello spazio esistente fra la struttura metallica e la tela del piano di seduta di un dondolo poco distante.

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Acquacoltura e ambiente

Tra i problemi di rilevante interesse che riguardano l’acquacoltura (si veda: Georgofili INFO, 2 set 2015 e 28 ott 2015) vi è certamente la sua azione sull’ambiente. L’acquacoltura, invocata come alternativa sostenibile allo sfruttamento delle specie ittiche marine, non dovrebbe infatti inquinare, ma salvaguardare l’ambiente e gli ecosistemi per produrre alimenti sani e rispettosi del consumatore.

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Gli alberi e il metabolismo urbano

Il “metabolismo urbano” è lo studio di materiali e flussi di energia derivanti dalle attività socio-economiche urbane e dai processi biogeochimici regionali e globali. La caratterizzazione di questi flussi e delle relazioni tra attività di origine antropica, dei processi e dei cicli naturali, definisce il comportamento della produzione e del consumo urbano. Il “metabolismo urbano” è, quindi, un settore di ricerca fortemente multidisciplinare il cui scopo preminente è quello di fornire importanti informazioni sul comportamento delle città al fine di avanzare proposte efficaci per un futuro più umano ed ecologicamente responsabile (http://www.urbanmetabolism.org/, accesso dicembre 2015).

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Cooperative e sindacati: la lezione del mercato

Lo scontro fra i sindacati e le cooperative induce ad una riflessione non episodica né di colore su uno degli eterni conflitti dell’economia. Lo spunto è la violenta polemica fra il vertice della CGIL e quello della Coop in occasione dello sciopero dei lavoratori del commercio indetto per l’ultimo sabato prenatalizio, presumibilmente il giorno di maggior volume di vendite di ogni anno, e, in particolare, del gracile 2015. Lo scontro ha coinvolto forze sociali politicamente vicine, ma inevitabilmente divise dal rispettivo ruolo e nasce da una visione stereotipata e rigida dell’economia. Lo hanno compreso i consumatori, più disturbati che solidali con una battaglia di cui non comprendono l’ opportunità, e anche i lavoratori che hanno risposto in pochi alla chiamata. Il vertice sindacale ha dimostrato di non conoscere la cooperazione ed ha mosso alla Coop l’accusa di puntare al profitto. In termini politici un vero schiaffo, in realtà una manifestazione di ridotta conoscenza della logica cooperativa. La cooperativa è una specie di ircocervo: per un aspetto è impresa fra le imprese, per l’altro non punta al profitto in sé, ma alla massima remunerazione dell’apporto dei soci. Quello che nelle imprese ordinarie è profitto in una cooperativa si traduce nel pagamento di un prezzo per i prodotti conferiti e i servizi offerti dai soci superiore a quello di mercato, proprio perché i margini positivi vengono rigirati ad essi, reinvestiti nella crescita dell’impresa comune, destinati al rafforzamento del sistema cooperativo. Nel caso della cooperazione di consumo o di acquisto di beni strumentali lo stesso concetto si traduce in costi teoricamente minori di quelli di mercato per il socio. E qui emerge un primo conflitto fra l’interesse dell’impresa cooperativa e quello individuale del socio che è contemporaneamente coimprenditore.

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Come valutare la qualità di un frantoio

Mi piacerebbe organizzare una giornata di formazione per i frantoiani che volessero conoscere il nostro approccio alla valutazione e che volessero verificare e tenere sotto controllo non solo i fattori che determinano la qualità del prodotto, ma anche quelli – decisivi sul piano economico – che determinano le rese del processo. 
Se ce ne sono di interessati, li prego di scrivermi un messaggio all'indirizzo: claudio.peri@fastwebnet.it 

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Conservazione degli alimenti in atmosfera modificata: alcuni spunti di riflessione

La crescente domanda mondiale di alimenti ha posto in evidenza la necessità sia di ridurre lo spreco di alimenti nella fase di distribuzione e di consumo (nei paesi ad economia avanzata si stima che circa il 30% degli alimenti si perda in questa fase) sia di migliorare le tecniche di conservazione atte a preservare le caratteristiche nutrizionali degli alimenti. Queste esigenze, insieme ai cambiamenti di stili di vita e dei modelli di consumo hanno promosso lo sviluppo di specifiche tecnologie di conservazione tra cui l’imballaggio dei prodotti alimentari in atmosfera modificata o protettiva (MAP).

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Luci e ombre del capitalismo odierno

I politici europei si affannano a disquisire attorno al problema costituito dall’arrivo di tanti rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, chi schierandosi dalla parte dei sostenitori della necessità di cacciare tutti, o quasi, in malo modo, chi, mostrando maggiore spirito caritatevole, parteggiando per l’accoglienza anche se con qualche non chiaro distinguo ma, soprattutto, con poche idee, e confuse sul come farlo.
Infatti, le idee che sembrano predominare (distinguere fra rifugiati politici e migranti economici) non saranno, anche se applicate, in grado di evitare quanto sta accadendo stante il fatto, ad esempio, che questi migranti non possiedono, normalmente, documenti, o li hanno falsi, e non è facile sapere da dove vengono, e perché. A dire il vero, l’emigrazione riguarda tutto io pianeta, perché anche fuori Europa esistono esodi analoghi, come dal Messico negli USA, in Sudafrica dai paesi confinanti e dalla Nigeria, dalla Cina in Russia con il traghettamento dell’Ussuri; inoltre, ancora dalla Cina, in direzione di ogni continente, ma in quest’ultimo caso in modo soft e poco appariscente, e il termine esodo non sembra adatto a descrivere questi arrivi “striscianti”.

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Buon Natale, con l'albero vero

Per tutti noi il Natale significa dare e ricevere. In questa visione, talvolta stucchevole, non contempliamo certo gli alberi, i maggiori “benefattori” di tutti.
Infatti, pur se sembra abbastanza ovvio che la gente ami gli alberi, la domanda è: ma siamo sicuri che sia proprio così? Se si parla di questo a persone che frequentano congressi e conferenze relativi alla arboricoltura e selvicoltura urbana o alle persone comuni che si prendono cura dei loro giardini o vogliono godere dei benefici degli spazi verdi urbani, sembra che tutti amino gli alberi. Ma vi siete mai chiesti se ci sono persone che odiano gli alberi? Credetemi, ce ne sono molte di più di quelle che possiamo pensare. La gente “odia” gli alberi per motivi diversi, tutti facilmente confutabili, ma sta a noi convincere coloro che vorrebbero una città fatta solo di cemento o parchi coperti di asfalto, informandoli dei reali benefici, soprattutto quelli meno facilmente intuibili, degli alberi e delle soluzioni tecniche e pratiche ai problemi che gli alberi possono talvolta causare.
Traggo spunto da questo per far conoscere meglio, in questa mia breve riflessione, i benefici dei cosiddetti “alberi di Natale reali o veri”.
Per la maggior parte delle famiglie, non vi è alcun dubbio sul fatto che preferiscono avere un albero di Natale “vero” nella loro casa. Ma potrebbero chiedersi “posso danneggiare l'ambiente se acquisto un albero di Natale?"
Su questo il dibattito è stato anche acceso negli ultimi anni, con una contrapposizione fra coloro che sostengono che è meglio scegliere un albero sintetico e coloro che, all’opposto,  privilegiano, senza alcun dubbio, l’albero vero.

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