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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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15 febbraio 2012

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Dossier FAI e WWF: a rischio 75 ettari al giorno

Nei prossimi vent'anni, la superficie di terra occupata dalle aree urbane, in Italia, crescerà di circa 600.000 ettari, pari a 75 al giorno. E' la stima che Fai e Wwf forniscono nel dossier 'Terra rubata, viaggio nell'Italia che scompare'.
Il rapporto si base su un progetto di ricerca condotta in 11 Regioni (44% del suolo italiano), promosso dall'Università degli Studi dell'Aquila, in collaborazione con Wwf Italia, l'Università Bocconi di Milano, l'Osservatorio per la Biodiversità, il Paesaggio Rurale e il Progetto sostenibile della Regione Umbria. Nel dossier si sostiene che, negli ultimi 50 anni, l'area urbana in Italia si sia moltiplicata di 3,5 volte ed e' aumentata, dagli anni '50 ai primi anni del 2000, di quasi 600mila ettari. In particolare, in 50 anni (1951 - 2011) persino quei Comuni che si sono svuotati a causa dell'emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso. Altro capitolo la piaga dell'abusivismo edilizio. Dal 2000 al 2010, si registra, poi, in agricoltura, una diminuzione della superficie aziendale totale (Sat) dell'8% e della superficie agricola utilizzata (Sau) del 2,3%, mentre il numero delle aziende agricole e zootecniche diminuisce, nello stesso periodo, del 32,2%.  Il risultato e' un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni e' interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi. Allarmante anche il rischio desertificazione. Tra le proposte di Fai e Wwf per fermare il consumo del suolo, ci sono: severi limiti all'urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici e, in attesa della loro definitiva redazione, una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale; il censimento degli effetti dell'abusivismo edilizio su sala comunale per contrastare più efficacemente il fenomeno; dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l'uso di nuove risorse territoriali; procedere ai cambi di destinazione d'uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità.

Fonte agi.it – 1 febbraio 2012 (foto: corrieredelgiorno.com) inter_colonna1
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