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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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29 novembre 2017

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Mosca brinda al cambiamento climatico la Russia è tornata il granaio del mondo

Quando il ministro russo dell’Agricoltura Aleksandr Tkaciov anni fa profetizzò che le esportazioni agricole dalla Federazione avrebbero presto sorpassato la vendita di armi, pochi gli diedero credito. La profezia invece si è avverata. Non solo, la Russia è diventata il maggior esportatore di grano al mondo superando gli Stati Uniti e l’intera Unione Europea. Il gigante petrolifero è tornato a essere quel “granaio del mondo” che è stato per due millenni fino agli inizi del secolo scorso prima che Josif Stalin decidesse di privilegiare l’industria pesante. La campagna di commercializzazione iniziata il primo luglio, stando alle previsioni, si chiuderà con numeri record. Gli agricoltori russi dal Mar Nero alla Siberia meridionale mieteranno il più grande raccolto del secolo: almeno 83 milioni di tonnellate di grano secondo il Dipartimento statunitense dell’Agricoltura, ossia il 70 percento in più rispetto a cinque anni fa e il doppio rispetto agli Stati Uniti. Almeno 31,5 milioni di tonnellate saranno destinate all’export, vale a dire tre volte l’anno 2012-2013 e il 13 percento in più rispetto all’anno scorso. Mentre la quota statunitense di esportazioni globali di grano si è dimezzata dal 2000 a oggi, nello stesso periodo quella russa è balzata dall’un percento al 18 percento stimato nell’anno corrente. Oggi quasi la metà dei Paesi al mondo acquistano grano russo.
I principali importatori sono in Medio Oriente e Nord Africa, seguiti da Messico e Indonesia. Il primo compratore di grano russo, l’Egitto, lo utilizza per soddisfare il consumo domestico, mentre il secondo, la Turchia, lo usa per produrre farina destinata all’esportazione. Di contro, in Egitto, che è anche il primo importatore di grano al mondo, l’associazione statunitense di categoria Us Wheat Association ha dovuto chiudere il suo ufficio. «Non potevamo letteralmente competere con la Russia sui prezzi», ha detto il portavoce Steve Mercer al Wall Street Journal. Ora Mosca punta a scalzare gli Stati Uniti anche nei mercati asiatici. La domanda di noodles, dolci e pane in dieci anni ha raddoppiato le importazioni di grano in Asia che, da sola, conta un terzo dell’import globale di grano. La Russia finora aveva sempre faticato a spodestare in quest’area i suoi tradizionali rivali: Canada, Stati Uniti e Australia. La qualità del suo grano non è ancora abbastanza alta da soddisfare i compratori asiatici e il viaggio per le navi cargo, dal Mar nero al Mediterraneo fino all’Indonesia passando per il canale di Suez e circumnavigando l’India, è molto lungo. La tendenza potrebbe invertirsi. Colpa anche della siccità che ha colpito il Nord America e l’emisfero australe. La produzione canadese diminuirà per la terza volta in quattro anni, quella statunitense toccherà il livello più basso dal 2002, mentre quella australiana precipiterà di un quinto. La Russia si è affrettata a riempire il vuoto: nel primo trimestre di quest’anno le sue esportazioni in Indonesia, secondo compratore di grano al mondo, hanno superato le 330mila tonnellate contro le appena 991 in tutto il 2016. Perché Mosca continui a espandere la sua quota di mercato delle esportazioni, ora però occorrono ulteriori investimenti nelle infrastrutture. Schiacciati dal peso dell’impennata delle esportazioni, porti e ferrovie iniziano a mostrare i loro limiti. E per sedurre nuovi mercati chiave, ma esigenti, come quelli asiatici, ma anche Algeria e Arabia Saudita, bisogna anche migliorare la qualità del grano, cosa che i russi stanno facendo migliorando le tecnologie di coltivazione. Il boom del raccolto e dell’export di cereali è un traguardo importante per un Paese che punta a ridurre la sua dipendenza agricola dalle importazioni, in modo strutturale ma più che mai ora che ha vietato temporaneamente l’ingresso di centinaia di prodotti alimentari occidentali in risposta alle sanzioni. Ma è sopratuttto un ulteriore passo verso l’obiettivo di diversificare un’economia largamente dipendente dalla vendita di gas e petrolio. Ironia della sorte, le prospettive future sono ancora più promettenti proprio grazie all’aumento delle temperature e ai cambiamenti climatici che le risorse energetiche russe contribuiscono ad alimentare. Rispetto alla fine degli anni Ottanta, stando alle previsioni, le temperature saliranno di 1,8 gradi entro il 2030 e di 3,9 entro il 2060. Il che vuol dire che le coltivazioni potranno estendersi verso Nord, che i periodi vegetativi si allungheranno e che la resa dei raccolti migliorerà. Immense praterie di terra coltivabile in Siberia si “scongelano” e diventano preziosissime risorse. Intanto tradizionali esportatori di grano come Stati Uniti, Canada e Australia soffrono la siccità, il che continuerà ad aprire alla Russia nuovi mercati. A trainare il boom agricolo russo e ad aumentare il suo potenziale di crescita ci sono anche altri fattori. Innanzitutto, l’aumento globale della popolazione che ha fatto crescere il consumo di grano in media del 2,8 percento l’anno tra il 2011 e il 2016 e che, secondo l’International Grains Council, lo porterà a crescere dell’1,4 percento annuo da qui al 2021. In secondo luogo, la svalutazione del rublo: riduce i costi di produzione e aumenta la competitività dei prezzi sui mercati portando agli agricoltori russi profitti extra che possono reinvestire in nuove tecnologie e varietà di frumento migliori. Terzo, il progresso tecnologico iniziato con la transizione al capitalismo postsovietica. Oggi i campi russi sono attraversati dai trattori statunitensi John Deer o dai tedeschi Claas e cosparsi di pesticidi della Monsanto o Syngenta. Infine, gli aiuti statali: nel 2012 il governo ha approvato una serie di misure a sostegno dell’agricoltura, da prestiti a basso tasso d’interesse a prezzi dei fertilizzanti calmierati. La Russia potrà di fatto ridisegnare il mercato globale. Le avvisaglie si vedono già. All’inizio del mese il raccolto record russo ha fatto precipitare i prezzi del grano alla Borsa dei cereali di Chicago quasi ai livelli del minimo storico in dieci anni: 4,19 dollari a bushel, il 25 percento in meno rispetto a luglio quando la Russia aveva appena iniziato la mietitura. E la stagione non è ancora finita. Un agricoltore raccoglie esempi di grano per valutarli durante la vendemmia estiva a Novoalexandrovsk, in Russia. I valori del grano russo sono ai massimi storici

Da Repubblia.it, 20/11/2017



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