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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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18 febbraio 2015

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Biodiversità zootecnica e razze autoctone

di Dario Cianci

La bellezza e la complessità della natura sono arricchite dalla biodiversità animale, le cui basi genetiche vanno ricercate nelle infinite combinazioni di forme diverse delle sequenze di ogni gene, che consente la presenza sulla terra di 8 - 9 milioni di specie animali (oltre la metà insetti), differenziate nello spazio e nel tempo. Il germoplasma autoctono delle specie selvatiche o domestiche (con diversità tra specie: orice, cammello, zebù, bovini europei, renna, yak e tra razze sanga, brachiceri, podolici, razze mediterranee, alpine, nordeuropee) è depositario di caratteri derivanti dall’adattamento all’ambiente climatico, pedologico e biologico del tipo metabolico, dei sistemi digerente e circolatorio, della pelle e del pelo, della localizzazione dei depositi adiposi. Anche l’uomo presenta profonde diversità fisio-metaboliche tra africani, sud-europei, nord-europei, lapponi ed esquimesi e, come le altre specie animali, ha esigenze nutrizionali differenziate che lo rendono adatto ai prodotti del proprio territorio, sia di origine vegetale che di origine animale. 
Per quanto riguarda le 30 specie addomesticate dal 10.000 a.C. come risultato di una lunga storia di allevamento si sono differenziate 4.500-5.000 razze delle quali circa 4000 appartengono a 9 specie (bovini, ovini, capre, cavalli, asini, suini, bufali, polli e anatre).  La ricostruzione delle tappe dell’addomesticamento e dell’insediamento delle razze autoctone nei loro attuali territori, la riscoperta delle antiche tradizioni di allevamento e di trasformazione delle produzioni fanno parte della nostra memoria e del bagaglio culturale ed alimentare di ciascun popolo. Oggi sono riconosciuti i pregi bio-nutrizionali dei prodotti dei tipi genetici autoctoni dovuti, oltre che al loro tipo metabolico, anche al programma alimentare e al sistema di allevamento che consentono prodotti (sia latte che carni) meno inquinati, a basso contenuto di colesterolo ed elevate proporzioni di acidi grassi polinsaturi (omega-3, omega-6,  CLA e acido alfa-lipoico). 
In molti Paesi, tra cui l’Italia, i processi produttivi e le importazioni di razze esotiche hanno determinato l’erosione delle risorse genetiche autoctone meno capaci di essere valorizzate con l'approccio selettivo condannandole al ruolo di reliquia. Secondo la FAO, in Europa si sono estinte 97 razze domestiche (9 bovine, 4 caprine, 54 suine e 30 ovine), mentre il 43 % delle razze è in pericolo nell'UE e il 37 % nel mondo. Per far fronte ai rischi di perdite genetiche la FAO ha adottato una Watch List, le Strategies for Species protection, il Domestic Animals Diversity Information System (DAD-IS) e l’Animal Genetic Resourches (AnGR). In Italia il problema si é posto concretamente nel 1976 quando il CNR, su mia proposta, programmava il Piano Finalizzato “Difesa delle risorse genetiche delle popolazioni animali”, che ha avuto il merito di sensibilizzare la ricerca e gli operatori alla conoscenza e valorizzazione delle popolazioni animali a ridotta consistenza numerica. Il MiPAAF ha sviluppato i programmi AGRA e Trovigen ed adottato un piano d’azione per migliorare l’interazione tra ricercatori e decisori, nonché l’anagrafe informatizzata (database) delle razze autoctone. Un elenco delle Produzioni Tradizionali è stato predisposto dallo stesso MIPAAF, mentre il Ministero dell’Ambiente ha elaborato un Atlante Produzioni Tipiche legate a Parchi e Riserve naturali. 
Per le popolazione animali autoctone le metodologie di studio utilizzate erano basate, fino a pochi anni fa, sull’analisi della variabilità dei caratteri morfologici e/o funzionali e l'impiego di complesse metodologie statistiche. Oggi le linee di lavoro partono dalla analisi genomica che si è rivelata efficiente per l’analisi della struttura genetica della popolazione (minata dagli incroci indiscriminati ai quali queste razze sono state sottoposte), per l’individuazione dei serbatoi genetici e per lo studio della loro filogenesi che consenta la definizione delle linee di recupero e dei programmi di intervento sulla popolazione. L’impiego di metodologie molecolari potrebbe consentire una azione più rapida attraverso l’individuazione di popolazioni fenotipiche sufficientemente omogenee per i caratteri fisio-morfo-funzionali in modo da favorire la scelta mirata dei soggetti da destinare alla riproduzione. 
Ma serve anche la salvaguardia e la propaganda delle proprietà qualitative che accompagnano le produzioni delle razze autoctone, rinforzandone le caratteristiche di tipicità e creando le premesse per l’adozione di marchi di origine con adeguate metodiche di controllo e di sistemi di certificazione, anche su base molecolare. L’allevamento di animali che richiedono minori trattamenti farmacologici assicura anche la salvaguardia dell’ambiente per la fruizione di paesaggi ameni e salutari con il turismo e con l’enogastronomia; le razze autoctone rilasciano minori residui farmacologici nell’ambiente e nei loro prodotti, in relazione alla resistenza genetica potenziata dalla selezione naturale per le infezioni ed infestioni endemiche alle quali queste popolazioni sono andate incontro nelle aree di origine, da quando i farmaci per uso veterinario non erano così avanzati e diffusi come oggi. 



Livestock biodiversity and native breeds

The beauty and complexity of nature are enhanced by animal biodiversity, whose genetic bases lie in the infinite combinations of the various forms of each gene's sequences, which allows the presence on earth of 8-9 million animal species (more than half of which are insects), differentiated over space and time. Today the bionutritional advantages of products from native genetic types are recognized due not only to their metabolic type, but also to the food program and the type of breeding system that enable less polluted products (both milk and meat) that are low in cholesterol and have high proportions of polyunsaturated fatty acids (omega-3, omega-6, CLA, and alpha-lipoic acid). However, in many countries, including Italy, the production processes and the importation of exotic breeds have led to an erosion of indigenous genetic resources less capable of being exploited with a selective approach, condemning them to the role of relicts. According to the FAO, 97 domestic breeds (nine cattle, four goat, 54 pig, and 30 sheep) have become extinct in Europe, while 43% of the breeds in the EU and 37% around the world are in danger.



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