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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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23 luglio 2014

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L'UNESCO riconosce come “patrimonio dell’umanità” un paesaggio agricolo!

di Italo Frasca

Il paesaggio vitivinicolo delle Langhe, Roero e Monferrato è stato iscritto nella lista dell'UNESCO come riconoscimento del loro valore culturale nell'elenco dei siti catalogati come "patrimonio dell'umanità". E' probabilmente la prima volta che l'UNESCO dichiara "patrimonio dell'umanità" un paesaggio agricolo. Dobbiamo tutti rallegrarcene per il valore che questo riconoscimento aggiunge a una delle produzioni vitivinicole più pregiate del nostro Paese. Il Ministro Martina ha giustamente evidenziato che questo riconoscimento dimostra "l'essenzialità dell'agricoltura e degli agricoltori quali sentinelle nella conservazione del paesaggio". 
Non crediamo che quel paesaggio vitivinicolo sia una eccezione nel nostro Paese. Vi è invece motivo di temere che questa interpretazione venga letta dalle competenti Amministrazioni pubbliche e interpretata come sostegno alle leggi che pretendono di dare agli attuali paesaggi agrari una continuità nel tempo e una conservazione statica, indipendentemente dalla crescita o dalla perdita della loro produttività e valore economico. Cosa potrebbero fare i viticoltori delle Langhe e Monferrato il giorno in cui volessero cambiare le attuali colture? Essere definiti "patrimonio dell'umanità" dall'UNESCO è un riconoscimento da intendere riferito solo all'attualità o rischia di diventare un vincolo eterno? Sarebbe comunque opportuno un autorevole chiarimento generale che assicuri che questa definizione sia interpretata correttamente.


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Commenti

Giuseppe Fontanazza - inserito il 26/07/2014

Corretta l'osservazione di I.Frasca, in quanto colture agrarie di tipo erbaceo ed arboreo vanno interpretate in senso dinamico poiche' nel tempo possono subire sostanziali modifiche in relazione a fattori tecnologici che si collegano a fattori economici e sociali.In questo caso ci si chiede se il vincolo riguarda la coltura(viticoltura legata all'ambiente delle colline delle Langhe) o riguarda i vigneti attuali nel senso della architettura dell'impianto viticolo attuale e dell'architettura che riguarda le viti.In questo ultimo caso il vincolo sarebbe pesantissimo per gli agricoltori coinvolti. Per cui si puo' ritenere che l'UNESCO con il vincolo voglia intendere il mantenimento dei vigneti nelle colline delle Langhe in quanto espressione di un sistema agricolo stabilizzato nell'area interessata poiche' se così non fosse ha ragione Frasca nel pretendere che soltanto la volonta' delle imprese interessate di cambiare coltura verrebbe a cadere. Proviamo per un attimo ad immaginare che tale tipo di vincolo fosse stato posto agli agrumeti della Conca d'Oro della piana di Palermo provvidenzialmente avrebbe salvato la Conca d'Oro dal disastro ambientale dovuto al dissennato sviluppo edilizio. Ma se in questo caso fosse stato posto un vincolo di tipo agronomico anche difronte ad una crisi irreversibile della agrumicoltura, cambiandola con altra coltura agricola si sarebbe salvato il paesaggio agricolo.Tuttavia non sarebbe errato che tale tipo di vincolo assoluto possa riguardare alcuni paesaggi olivicoli che caratterizzano il nostro paese dove la conservazione del paesaggio, in virtu' della vita millenaria della specie avrebbe senso di porre un vincolo di tipo conservativo a finalita' ambientale-paesaggistica di valenza storica.

piero rossi - inserito il 23/07/2014

un'assicurazione fatta a lei personalmente o bastano gia le regole esistenti e note a chi ha voluto aderire?

Giuliana Gay - inserito il 23/07/2014

Le langhe non sono affatto il 1° caso di inserimento nel patrimonio dell'Umanità!!!

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