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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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27 febbraio 2013

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Sfida sulla proprietà intellettuale

di Amedeo Alpi

Un agricoltore americano, esattamente dello Stato dell'Indiana, V.H. Bowman si troverà a fronteggiare nella Suprema Corte degli Stati Uniti, il colosso multinazionale Monsanto. Lo scontro è sul prodotto "Roundup Ready" uno dei prodotti chimici, di impiego in agricoltura, più venduto al mondo. I semi di soia, trasformati con geni brevettati dalla multinazionale, danno origine a piante capaci di crescere bene anche in presenza dell'erbicida Roundup contenente glifosate. I semi sono pertanto coperti da brevetto; ma se analoghi semi vengono non acquistati ma raccolti e riusati, magari in un silos granario, come ha fatto Bowman, il brevetto si applica ancora? 
Bowman e Monsanto hanno ovviamente pareri contrari. 
Bowman vede avverarsi un monopolio totale da parte di Monsanto e quest'ultima ritiene che se non controlla le semine di tutti i suoi semi brevettati, perderà sia i diritti acquisiti che i relativi ricavi, creando un precedente che potrebbe compromettere l'innovazione biotecnologica. Si sono immediatamente creati due fronti, uno rappresentato da gruppi di agricoltori, ricercatori ed industrie del settore biotecnologico, mentre un altro è quello degli storici avversari dell'ingegneria genetica, in particolare rappresentato dalla organizzazione americana "Center for Food Safety"  e dalla tedesca "Save our Seeds".
I semi prelevati dal silos costano un quinto degli altri e Bowman sostiene che niente può impedire ad un agricoltore di appropriarsene e seminarli. Ovviamente, quando l 'agricoltore dell'Indiana ha seminato i semi del silos ha anche distribuito il Roundup nei campi senza avere problemi da effetti nocivi; infatti negli Stati Uniti la tecnologia dei semi Roundup Ready (resistenti al Roundup) è estremamente diffusa nella soia per cui anche prelevando i semi dal silos la possibilità della presenza di semi non trasformati è molto bassa. Per questo comportamento Bowman è stato citato in giudizio da parte di Monsanto nel 2007, nel 2009 è stato condannato e nel 2010 la condanna è stata confermata. Successivamente egli ha fatto ricorso alla Suprema Corte. Si possono immaginare le due posizioni: la Monsanto ritiene che sia illegale usare deliberatamente una tecnologia brevettata, mentre Bowman risponde che i semi sono stati fatti da madre natura. Si dovrà aspettare la fine di Giugno p.v. per avere la decisione finale della Corte.

E' il caso di ricordare che l'agricoltore Bowman per il suo primo raccolto di soia ha regolarmente acquistato la soia transgenica; per il secondo raccolto ha "preferito" prendere i semi del silos. Gli Stati Uniti hanno questi problemi; in Europa la tecnologia "transgenica" è materia di dibattito che dura da almeno un ventennio.

Il caso è riportato sulla rivista  Science dell'8 Febbraio 2013.

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