TASSA PATRIMONIALE SUI TERRENI COLTIVATI?

di Franco Scaramuzzi
Terra (capitale fondiario), lavoro e capitale (di esercizio) sono stati considerati i fattori di produzione indispensabili per svolgere attività agricole e hanno costituito per secoli le fondamenta della mezzadria. Oggi, come tutte le imprese produttive, anche quelle agricole (grandi, medie o piccole che siano) tendono a riconoscere un crescente fabbisogno soprattutto di due elementi essenziali: capitale umano (fatto di conoscenze, a cominciare dal know how produttivo, manageriale e di mercato) e capitale finanziario (per procurarsi l’uso di tutti gli strumenti necessari, compresa terra, macchine, ecc.).
Conoscenza e finanza rappresentano un binomio sempre più necessario per ogni attività imprenditoriale e quindi anche per il rilancio dell’agricoltura. In tutto ciò, il capitale fondiario è, e rimarrà, un importante punto di partenza e di garanzia. Ma la terra utilizzata per attività agricole assume ormai e sempre più carattere di bene strumentale produttivo, così come ogni bene immobile e mobile indispensabile per qualsiasi attività manifatturiera, sia a livello industriale che artigianale.
Il suddetto binomio, conoscenza e finanza, è oggi chiaramente alla base della crescente delocalizzazione anche delle attività produttive agro-industriali (in Regioni, Paesi e Continenti diversi). Le attività si trasferiscono, con i relativi investimenti, laddove le condizioni ambientali (non soltanto quelle pedoclimatiche) siano intelligentemente più favorevoli e assecondino una crescita innovativa e competitiva a livello internazionale.
Il terreno agricolo è un bene strumentale sempre più raro, perché la sua disponibilità (SAU) è comunque limitata e va progressivamente riducendosi, a causa della sua crescente destinazione ad usi diversi e spesso irreversibili rispetto a quelli agricoli.
Recenti provvedimenti fiscali, dettati da urgenze finanziarie, parlano di terreno e fabbricati agricoli come se fossero patrimonio associato a rendita, anziché strumento per conseguire un reddito da lavoro agricolo. L’imposizione patrimoniale straordinaria (ma forse destinata a ripetersi) è molto spesso insopportabile per tutte le varie categorie di agricoltori che coltivano la loro terra (ereditata o acquistata), da soli o con familiari, salariati, contoterzisti, ecc..
Nella ricerca di equità, che va sempre rapportata all’evolversi dei tempi, sarebbe opportuno riflettere meglio sull’attuale realtà, considerando con coerenza vari aspetti, quali la evidente crisi attuale della nostra agricoltura, i criteri bancari e fiscali che vengono oggi applicati per facilitare l’acquisto di terreni agricoli, la uguaglianza costituzionale fra i cittadini.

da: QN, 30 maggio 2012 : "Insostenibile l'IMU agricola"