Quando le olive sono sulla pianta il problema è trovare chi le raccoglie

di Marco Vieri e Marco Rimediotti
La annata del 2014 catastrofica per l’olivicoltura italiana ha segnato la fine anche dell’’ultimo dei quattro eventi annuali, la raccolta delle olive, che insieme alla fienagione, alla battitura ed alla vendemmia, caratterizzavano la società agraria.
Il flusso di persone che dalle residenze cittadine si spostavano in autunno negli oliveti per la “brucatura” delle olive è quest’anno crollato drasticamente, segnando un passaggio generazionale e imponendo nelle aziende agricole e nei possessori di appezzamenti olivicoli, soluzioni operative più corrette sia dal lato etico e fiscale, sia dal lato della sicurezza, sia in termini di effettiva produttività e proficuità.
Il reperimento di manodopera per la raccolta delle olive risulta sempre più difficile, non solo per la scarsa disponibilità di operatori stagionali, ma anche e soprattutto per i vincoli normativi imposti anche alle piccole realtà produttive che limitano fortemente le possibilità di assunzione.
Infatti, per la raccolta delle olive, quale lavorazione stagionale, per cui di carattere occasionale, la soluzione più vantaggiosa per il proprietario del fondo agricolo risulta quella del ricorso ai buoni di lavoro (vouchers) con alcune differenziazioni a seconda del fatturato annuo dell’azienda committente.
Le aziende agricole con volume d’affari superiore a 7.000 euro possono utilizzare i voucher soltanto per attività di carattere stagionale svolte, esclusivamente, da pensionati o da giovani studenti con meno di venticinque anni di età.
Nelle aziende con volume d’affari inferiore a 7.000 euro, invece, possono essere impiegati per qualsiasi soggetto e per qualunque tipologia di lavoro agricolo, anche se non stagionale.
Il valore nominale del voucher è pari a 10 euro ed è vincolato alle ore lavorative. Il limite di compensi che può percepire un lavoratore tramite voucher ammonta a 5000 euro annui.
Qualsiasi altra forma di collaborazione, anche se contrattuale, e anche nell’attività lavorativa di tipo stagionale non è ammessa, a meno che non si tratti di parenti e/o affini entro il 4° grado del proprietario del fondo agricolo., che a titolo gratuito svolgono tale lavoro assolutamente occasionale. 
Ciò rappresenta non una opportunità, ma una realtà obbligata di cambiamento positivo che potrà dare soddisfazione; lo vedo nei nostri studenti universitari come sia vero il fatto che “i giovani non hanno più nel DNA l’idea che solo l’industria possa produrre felicità e sollevare dalla miseria, e tornano volentieri nei campi”.
Confermo da esperto del settore produttivo olivicolo soprattutto nelle realtà toscane in cui oltre il 70 % degli oliveti è tenuto da cittadini neo-rurali, che “ci sono attività che possono dare un buon reddito subito…. come le cooperative [o le società] di raccoglitori di olive, utili per i tanti che hanno oliveti di 1-3 ettari” 


When olives are on the tree, the problem is who is going to pick them?
It is becoming increasingly difficult to find olive -picking labor, not only because of the scarcity of seasonal workers, but especially due to the regulatory constraints imposed also on small farms that severely limit the possibility of hiring.
In fact, because olive picking is seasonal and therefore temporary work, the most advantageous solution for landowners is to use labor vouchers with some diversifications according to the yearly turnover of the farm employer.