Non basta la coscienza ambientale. Non c’è cambiamento senza conoscenza

di Francesco Ferrini
In questi giorni mi ha colpito una citazione di Pasolini, sentita in radio, che poi ho scoperto essere errata pur se, in quel momento, suonava perfetta, tanto che, parafrasandola l’ho scelta come titolo di questo articolo. Nel cercarla, mi sono imbattuto in un’altra sua citazione: «La vita consiste prima di tutto nell’imperterrito esercizio della ragione. Meglio essere nemici del popolo che nemici della realtà» (da I giovani infelici. Lettere luterane, 1975). Pur essendo stata scritta 42 anni fa questa frase mi è parsa straordinariamente attuale. Meglio dire la verità, piuttosto che una surrettizia bugia, che piace però alle persone. Penso a quante volte, negli ultimi tempi, si sono propagate campagne di mistificazione della scienza e con bizzarre argomentazioni si è cercato di negare conquiste incontrovertibili solo per guadagnare visibilità o ingraziarsi potenziali elettori o, più semplicemente, per aumentare gli introiti pubblicitari.
Ma cosa c’entra questo con l’ambiente? C’entra eccome. Le conoscenze che derivano dalla ricerca potrebbero ad esempio portare a una “nuova città”, ma la diffusione di informazioni errate e condivise senza che ne venga messa in discussione la correttezza (se l’ho trovato su Google è vero!), rischiano di costruire realtà distorte limitando o addirittura annullando la capacità generativa delle acquisizioni scientifiche. Il cambiamento, ora più che mai necessario, è talvolta impedito o rallentato da interessi di parte, spesso manovrati da “persuasori occulti” il cui solo interesse è la conquista del potere. Non è pensabile di poter progredire cristallizzando il passato. Lo si deve preservare, ma la città deve crescere, cambiare, trasformarsi per diventare veramente “smart”, sostenibile e resiliente.
Nel 1957, Packard, uno scrittore americano, pubblicò il libro proprio dal titolo “I persuasori occulti”, azzardando alcune ipotesi che, a distanza di oltre 60 anni, hanno trovato piena conferma. Packard sosteneva che i metodi di persuasione occulta non saranno applicati solo al mercato e alla vendita dei prodotti, ma saranno usati anche in un settore della vita sociale forse ancora più delicato: la politica e le scelte elettive dei cittadini. Packard arrivò a ipotizzare, pur non avendo alcun indizio sull’invenzione del Web, l’uso di tecniche di ingegneria sociale politica come passo successivo ed evoluto nel manipolare le persone.  Attraverso l’analisi testuale dell’informazione online emerge un quadro complesso dove i media presentano un’informazione destrutturata che difficilmente è in grado di far emergere un pensiero critico. Gli articoli restituiti dalla ricerca online presentano i dati, le interviste, le dichiarazioni, senza che ci sia un approfondimento capace di creare senso critico in chi legge. È tipico dell’informazione web (e non solo) fornire il dato senza approfondire il contesto. Ne consegue che il quadro che emerge risulta frammentato, superficiale e spesso artatamente fuorviante.
Questo vale anche per la crisi ambientale che stiamo vivendo e che richiede uno sforzo enorme e, soprattutto, congiunto. Ecco perché ho scelto come titolo di questa riflessione “Non basta la coscienza ambientale. Non c’è cambiamento senza conoscenza”. Avere una coscienza ambientale è encomiabile, ma è necessario avere una vera conoscenza dell’ambiente che non può prescindere dalle scienze che se ne occupano a vario titolo. Pensare e agire a comportamenti stagni, preferendo lo scontro al dialogo, non porta certo a risultati tangibili. Non possiamo fermare il progresso. Salvaguardare e conservare il nostro patrimonio è fondamentale, ma non può e non deve voler dire imporre scelte anacronistiche che non tengono conto del cambiamento non solo storico ma anche sociale, economico e, dal mio punto di vista, climatico e ambientale. Viviamo in un’epoca di straordinari progressi. Mai in tempi precedenti abbiamo vissuto più a lungo e in buona salute. Tuttavia, le sfide che dovremo affrontare nelle decadi a venire sono molte, a cominciare dal cambiamento climatico. Queste sfide possono essere combattute sì, con la coscienza, ma soprattutto con la conoscenza. I progressi più recenti sono stati resi possibili dalla scienza e dalla tecnologia. In particolare dall’ingegnosità e dalla perseveranza di singoli, sia che lavorassero per sé stessi, per le università o per le aziende.
Ovviamente il progresso non è dominio esclusivo degli scienziati. Vorrei però cogliere l’occasione per sottolineare il loro contributo e il modo in cui spesso hanno dovuto superare gli ostacoli, spinti da curiosità, perseveranza e desiderio di contribuire al progresso civile. Sebbene molti restino sconosciuti al grande pubblico, non c’è dubbio che abbiano avuto un enorme impatto sullo sviluppo di una società più sana, più sostenibile e prospera. Ogni giorno gli scienziati di tutto il mondo si sforzano di fornire risposte alle sfide globali, facendo grandi sforzi e facendo enormi sacrifici personali per risolvere le sfide del nostro tempo. Grazie alla decodifica del genoma umano siamo sull’orlo di scoperte mediche che possono estendere la nostra aspettativa di vita e abbiamo appena iniziato a esplorare il cervello umano per trovare risposte all’Alzheimer e alla demenza. La scienza potrà anche fornirci una nuova rivoluzione industriale, in cui non bruceremo più combustibili fossili o utilizzeremo derivati petroliferi per i materiali. Possiamo sviluppare nuove forme di energia e materiali verdi e puliti. E gli scienziati potranno anche aiutarci a trovare risposta alla sfida di nutrire 9 miliardi di persone entro il 2050.
Molti scienziati sono eroi non celebrati del nostro tempo. Lavorano in relativo anonimato, eppure ci ispirano facendo una differenza positiva per la nostra società. Per avere un reale impatto sociale e ambientale, credo che la scienza dovrebbe consistere in uno sforzo veramente collaborativo, un’innovazione aperta e non qualcosa da guardare con sospetto. Perché, ripeto, non c’è cambiamento vero senza conoscenza. I ricercatori sono coloro che sono impegnati a superare i confini della conoscenza, che non smettono di provarci, anche quando all’inizio falliscono.



FOTO: Raffaello Sanzio, “La scuola di Atene”, Musei Vaticani

da: Economia e Finanza Verde, 16/12/2018