L’Italia, la ricerca pubblica e il paradosso degli OGM

Riportiamo un brano tratto dall’articolo della Senatrice Elena Cattaneo, pubblicato su la Repubblica del 20 giugno 2015

Faccio allora io una proposta. Se non sarà vietata l’importazione di mangimi Ogm, si segnali al consumatore tutto quanto deriva da Ogm. Si etichettino come “Derivato da Ogm” latte e formaggi, salumi e carni ottenuti da animali nutriti con Ogm. I grandi Consorzi di tutela del Made in Italy, che esportiamo nel mondo, usano mangimi Ogm: etichettiamo anche quei prodotti. Così come il cotone (per il 70% Ogm) che usiamo per vestirci, per le banconote o in sala operatoria. Se si ritengono le migliorie genetiche pericolose, perché non avvisare i cittadini? Magari si scoprirebbe che ne sono indifferenti, se bene informati. Oppure si smetta di ingannare il pubblico con false paure e si ricominci a fare sperimentazione libera, in sicurezza e in campo aperto.
Nell’attesa che il governo mantenga la parola data, innescando una rivoluzione copernicana nella foresta pietrificata del Paese, l’Italia si conferma “regno dei paradossi”. Vietiamo gli Ogm ma ne importiamo 10 mila tonnellate al giorno. Li mangiamo da venti anni ma non li studiamo. Paghiamo scienziati per scoprire, inventare, insegnare e applicare cose che allo stesso tempo impediamo loro di realizzare. Siamo contro le multinazionali ma ne dipendiamo per ogni seme non Ogm.
Perdiamo biodiversità e non facciamo nulla per preservare le nostre tipicità. Inondiamo coltivazioni e ambiente di insetticidi e metalli pesanti senza alcun “principio di precauzione”. Temiamo di contaminare con Ogm le nostre terre e lasciamo che si contaminino quelle dei Paesi da cui li acquistiamo. Paghiamo cervelli e invenzioni italiane in campo agrario, lasciando che altri Paesi se ne approprino per migliorare le loro economie. Chissà che nel fare così tanto, non si riesca, prima o poi, anche a rottamare un po’ di questa miope e decadente irragionevolezza.


Italy, Public Research and the GMO Paradox

A passage from the article by Senator Elena Cattaneo, published in La Repubblica on 20 June 2015 is reported here

If importing GMO feedstuff is not banned, the consumer should be informed about whatever is derived from GMOs. Milk and cheeses, salamis and meat fed with GMO fodder should be labeled as “GMO-derived”. The important associations that safeguard the “Made in Italy” brand, which we export all over the world, use GMO fodder: we label those products too. Likewise the cotton (70% GMO) we use in clothing, bank notes, and operating theatres. If genetic improvement is considered dangerous, why don’t we warn people? We might discover they do not care even if they are informed. Or we can stop deceiving the public with false fears and begin experimenting again, openly and safely.