Carne clonata: nessun rischio per la salute

di Cesare Galli
Sempre più spesso i mezzi di comunicazione danno grande rilevanza a notizie, che spesso notizie non sono, riguardanti possibili prodotti derivati da animali clonati o presunti tali, che sarebbero stati introdotti nella catena alimentare umana.  Le agenzie accreditate ad esprimere giudizi in merito alla sicurezza alimentare (EFSA e FDA), dopo un lungo processo di valutazione dei dati scientifici disponibili, hanno concluso che non esiste un rischio per il consumo di latte e carne proveniente da animali clonati e non si capisce perché si continui a prospettare l’eventuale consumo di questi prodotti come un attentato alla salute umana!

L’EFSA ha reso pubblico il parere del proprio comitato scientifico formulato sull’analisi della letteratura scientifica. L’FDA invece ha formalmente approvato l’utilizzo zootecnico e alimentare degli animali clonati e dei prodotti da essi derivati per  4 specie: bovini, suini, pecore e capre. L’FDA si è basata su  dati già pubblicati nella letteratura scientifica e su dati più recenti non ancora pubblicati, che avevano portato in precedenza alla formulazione di un parere essenzialmente positivo in materia. Anche l’agenzia per la sicurezza alimentare giapponese, dopo anni di studio, è arrivata alle stesse conclusioni: da un punto di vista tecnico-scientifico, i prodotti derivati dagli animali clonati non sono diversi da quelli di animali non clonati.
Le motivazioni che hanno spinto a sottoporre a questa valutazione gli animali ottenuti da clonazione somatica dipendono dalla constatazione della scarsa efficienza della tecnica, caratterizzata da una elevata percentuale di aborti ed una mortalità perinatale superiore a quella riscontrata normalmente. Si è sospettato perciò che gli animali clonati fossero potenziali portatori di patogeni essendo più suscettibili a malattie. Peraltro va sottolineato che gli animali clonati che superano la fase prenatale sono assolutamente normali. Un secondo aspetto, forse più rilevante, è quello che riguarda il benessere animale, infatti l’elevata incidenza di aborti, il ricorso al parto cesareo, e la mortalità perinatale rappresentano per alcune persone motivi tali da non giustificare l’utilizzo di questa tecnica.

La clonazione come tale, in ambito zootecnico, è una tecnica di riproduzione che consente di creare copie degli animali migliori ma non serve per selezionare nuovi caratteri. Sicuramente potrebbe contribuire a moltiplicare l’impatto dei riproduttori superiori negli allevamenti. Per questo motivo la clonazione si affianca ma non si può sostituire alle tecniche di riproduzione utilizzate attualmente. Ha un utilizzo di nicchia e può essere utile per moltiplicare particolari riproduttori, aumentando la disponibilità di materiale seminale per consentire a più allevatori di utilizzarlo ed ottenere la progenie desiderata. La prospettiva applicativa della clonazione in ambito zootecnico è quella di ottenere prodotti che avranno una qualità più uniforme e potranno avere rese migliori con costi di produzione più contenuti. Attualmente nel mondo ci sono diverse centinaia di bovini e suini clonati, sicuramente dei numeri che non potranno invadere i supermercati come ritengono invece alcuni mezzi di informazione.
Detto questo, in generale a proposito di clonazione, la domanda ricorrente è: quali sono i rischi e i pericoli di mangiare una bistecca clonata? Da quanto illustrato sopra, utilizzando il buon senso, in effetti non si capisce perché ci dovrebbero essere dei rischi. Gli animali clonati sono dei gemelli di animali pre-esistenti, e non è nemmeno facile distinguerli senza ricorrere a tecniche raffinate di biologia molecolare. Infatti l’unica differenza evidenziabile riguarda il DNA mitocondriale, che però non influenza i caratteri dell’individuo.  Inoltre, si ritiene che nel breve e medio termine, gli animali clonati verranno utilizzati essenzialmente come riproduttori, ciò vuol dire che saranno prodotti in numero limitato e ma daranno origine ad una progenie numerosa. Saranno perciò i figli dei cloni, ottenuti con tecniche tradizionali di riproduzione, ad essere destinati  al consumo alimentare. E’ evidente che il figlio del clone non è un clone e questo dovrebbe ulteriormente tranquillizzare i consumatori. Purtroppo invece si crea confusione e si vorrebbe catalogare come clonata la progenie dei cloni ottenuta per riproduzione sessuale con animali normali.
Ben altri sono i rischi per la sicurezza alimentare: le notizie provenienti dalla Germania sulle infezioni da E. Coli, che hanno causato la morte di molte persone per aver consumato vegetali prodotti con agricoltura biologica, ci ricordano che le tecniche di produzione “biologica” sono molto più pericolose e rischiose delle tecniche basate sulle moderne biotecnologie.

(nella foto: la pecora Dolly, il primo mammifero clonato da www.sanitaincifre.it)