Tracciare un ricordo di Daniele Vergari non è sicuramente un compito facile!
È entrato in punta di piedi in Accademia con una prestazione occasionale per il riordino e la ricatalogazione del materiale librario del Fondo REDA. All'epoca, l’Accademia necessitava di una figura con elevata e comprovata esperienza nelle procedure biblioteconomiche e bibliografiche, unita a una specifica preparazione in campo agricolo: Daniele si rivelò la persona perfetta per tale incarico. Era il 7 ottobre 1996 e, da quel giorno, in un modo o nell’altro non è più uscito dalle mura della nostra sede.
A quella prima esperienza seguirono altri contratti di collaborazione non solo con i Georgofili, ma anche con l’Università di Firenze. Il suo percorso professionale è stato ricco e variegato: prima di approdare come dipendente al Consorzio di Bonifica nel 2005, ha lavorato per il CNR-IBIMET e per la Fondazione per l’artigianato artistico di Firenze, acquisendo competenze preziose e uniche, per poi collaborare anche con la CIA fino al 2023. Proprio grazie a un protocollo di intesa con il Consorzio di Bonifica, Daniele fu in seguito distaccato per alcuni giorni alla settimana presso la nostra Accademia. Lo scopo era approfondire le conoscenze legate al rapporto fra agricoltura e attività di bonifica, anche attraverso un attento riordino degli archivi storici.
Spirito sagace, di cultura sconfinata, era sempre pronto alla battuta: ironico e affettuosamente dolce, persino nei momenti di confronto o nei battibecchi. Infinite sono state le attività di ricerca che ha condotto alla Biblioteca Nazionale, alla Specola, a Botanica e in innumerevoli altri archivi; così come indimenticabili restano le sue originali ricerche storico-cimiteriali – i necrotour, come amava chiamarli ironicamente lui stesso – alla scoperta delle lapidi di personaggi storici.
Pagliai – Caro Marco in occasione della Giornata di Studio ai Georgofili su: “Nature Restoration Law” hai esternato una tua personale opinione che sul crescente consumo di suolo il mondo agricolo ne ha parlato poco; una affermazione che condivido totalmente e che ritengo sia opportuno discuterne anche perché il consumo di suolo non si arresta e, anzi, si prospettano ancora nuove forme di tale consumo come l’agrovoltaico, ecc. Io sono fermamente convinto che lo stesso mondo agricolo non abbia la reale percezione dello stato di salute dei suoli italiani e sottovaluti pericolosamente il suo stato di progressivo degrado e, anche in questo caso, parlandone poco. Ormai, da anni, le produzioni agricole stanno diminuendo e, molto spesso, le cause vengono attribuite alla crisi climatica in atto ma quasi mai allo stato di degradazione dei suoli. Tu hai sempre posto grande attenzione a questa risorsa e mi fa piacere ricordare che abbiamo in comune un grande maestro come Fiorenzo Mancini il quale incitava noi, allora giovani, a difendere i suoli del “Paese più bello del mondo” ma questo suolo sembra davvero messo male in proiezione futura? Eppure, le conoscenze scientifiche del suolo e non solo sono oggi a livello di avanguardia e ricordo che già negli anni 90 del secolo scorso uno gli slogan del nostro mondo scientifico era: “la corretta gestione del suolo e dell’acqua sarà la sfida del futuro”. L’abbiamo persa? O aveva ragione Fiorenzo quando diceva che ero troppo pessimista?