Ferrucci: è complesso il rapporto tra paesaggio e natura. Letto con gli occhiali del giurista la natura è considerata come un sistema dinamico e interattivo di suolo, acqua, aria, biodiversità vegetale e animale, habitat, interconnesse tra loro e funzionalmente legate in positivo e in negativo con il clima e con la salute umana. A sua volta la nozione giuridica di paesaggio si è nel tempo emancipata sia dalla originaria connotazione valoriale di imprinting prettamente estetico, legata alla legge n. 1497 del 1939, sia dal suo dissolvimento nella allora neonata, dilagante e bulimica nozione di ambiente operato dalla legge n. 431 del 1985, ispirata all’esigenza di preservare e valorizzare categorie di aree morfologicamente connotate da spiccata rilevanza ecologico naturalistica, e dall’intento di arginare le conseguenze perverse della coeva sanatoria urbanistica: il diritto oggi, nel Codice dei Beni culturali e del paesaggio, sulle orme della Convenzione Europea del paesaggio, legge il paesaggio come un singolare intreccio tra natura e opera dell’uomo che, mediato dal ruolo attivo della popolazione, in una spiccata logica bottom up, assume i connotati di elemento identitario di un territorio e riveste la valenza di bene culturale. Nell’ottica paesaggistica, la natura dunque è una componente del paesaggio: come si è tradotto questo concetto nel Piano paesaggistico della Regione Toscana, alla cui stesura tu hai dato un contributo sapiente e di grande rilievo?
Lombardi: La presenza di una componente o “Invariante” ecosistemica all’interno del Piano paesaggistico regionale toscano (PIT_PPR) è stato un elemento di novità, e assolutamente non scontato, che ha reso questo strumento uno dei più importanti nell’ambito delle recenti politiche di tutela degli ecosistemi e della biodiversità nella nostra Regione. Assieme alle altre Invarianti (geomorfologica, rurale e urbana) quella ecosistemica ha costituito l’ossatura e la chiave di lettura del Piano paesaggistico, a cui sono stati associati quadri descrittivi e valoriali, criticità, obiettivi e soprattutto gli elementi più cogenti in termini di indirizzi, direttive e prescrizioni. Un approccio multidisciplinare, che ha trovato sintesi paesaggistica nei 20 Ambiti di paesaggio, e che ha visto coinvolti decine di esperti di varie discipline sotto il coordinamento scientifico dei Proff. Magnaghi e Baldeschi, dell’università di Firenze, e della supervisione dell’allora Assessore regionale all’Urbanistica Arch. Anna Marson.
L’efficienza di conversione alimentare è un’importante chiave economico-ambientale, soprattutto per le bovine da latte forti produttrici.
Sono ormai alcuni anni che il mondo scientifico ha mostrato interesse nei riguardi di alcuni composti bio-attivi di origine vegetale. In particolare nei metaboliti secondari quali i terpeni fenolici, che si dimostrano efficaci nel migliorare le fermentazioni ruminali, le digeribilità dei nutrienti e lo stato ossidativo dell’animale.
L’effetto dei monoterpeni fenolici, come il carvacrolo, sui microrganismi ruminali era già stato descritto una decina di anni fa (Calsamiglia et al., J. Dairy Sci., 2007, 90: 2580-95).
Il carvacrolo è il principale costituente dell’olio essenziale di origano (Origanum vulgare). Il principale meccanismo della sua azione è l’inibizione selettiva dei batteri produttori di ammoniaca e degli archea metanogeni, con la conseguenza di aumentare la produzione di propionato e ridurre le proteolisi. Ne risulta un significativo aumento dell’efficienza energetica della dieta, senza condizionare il consumo di sostanza secca. In aggiunta a ciò, il carvacrolo mostra una potente attività di pulizia dai radicali liberi attraverso l’inibizione della perossidazione lipidica e l’attivazione di sistemi enzimatici quali la superossido dismutasi e il glutatione. Contro, cioè, lo stress ossidativo, tipico delle forti produttrici, che comporta, fra l’altro, compromissione del sistema immunitario, ridotta capacità riproduttiva e diminuita produzione di latte
Le tecnologie digitali quando impongono ritmi accelerati, continue interruzioni, complessità d’uso e invasione del tempo personale possono causare il cosiddetto possono generare “technostress” che nasce proprio dal sovraccarico digitale, dalla reperibilità continua e dalla fatica attentiva. In questo quadro, le aree verdi urbane possono funzionare come spazi di compensazione.
Il comparto europeo dei mangimi per animali da reddito conferma la propria solidità anche nel 2025, mostrando segnali di crescita nonostante uno scenario internazionale ancora caratterizzato da inflazione, tensioni geopolitiche e criticità legate alle malattie animali. È quanto emerge dal nuovo report di FEFAC, Federazione Europea dei Produttori di Mangimi Composti, che fotografa un settore in evoluzione, sempre più orientato verso innovazione, sostenibilità ed efficienza produttiva.