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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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24 ottobre 2018

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La produzione globale di alimenti e le esigenze nutritive della popolazione umana

Parte 2°: Distribuzione planetaria delle risorse e compatibilità con una dieta sana per ciascuno

di Amedeo Alpi

Gli Autori della pubblicazione che stiamo commentando (Berners-Lee M. et al., 2018 – v. Georgofili INFO 17 ottobre 2018), si sono posti, infine, la domanda se l’attuale offerta alimentare globale sia compatibile con una dieta sana. L’esame accurato dei dati disponibili (documenti FAO/WHO del 2003, oltre a dati prodotti dall’Harvard Medical School e dall’American Heart Association) segnala che il consumo di frutta e ortaggi è inferiore del 38% rispetto al livello minimo compatibile con una buona salute, mentre il consumo di zuccheri e dolcificanti eccede del 26% questo stesso limite. Le situazioni di maggior rischio sono rilevate in Nord America e Oceania, in America Latina e, infine, anche in Europa. In queste stesse regioni, ad eccezione dell’America Latina, si verifica anche un consumo elevato di carne e prodotti lattiero-caseari, superiore di circa il 20% a quello compatibile con una dieta sana.
Un’ ulteriore domanda è stata: quale sarà l’offerta di cibo negli scenari ipotetici futuri?
Per offrire una risposta a tale interrogativo occorre fare alcune considerazioni. Nonostante che le produzioni agricole unitarie siano costantemente aumentate nel recente passato e che i tassi di incremento, persino negli ultimi anni, abbiano segnato valori molto forti (dal 38 al 55% per le principali colture: mais, riso, grano e soia) gli aumenti futuri sono imprevedibili. Pertanto è opportuno, nel prevedere scenari futuri, basarsi sugli attuali livelli produttivi senza considerare possibili aumenti. Prendendo come riferimento i livelli produttivi del 2013, quali modifiche sociali dovrebbero avvenire nel 2050 quando la popolazione mondiale avrà raggiunto 9.7 miliardi dai 7.6 attuali? In un primo scenario si prevede che si continui a consumare alimenti di origine animale. Le calorie ottenibili da alimenti animali (carne, prodotti caseari e pesce -MDF- iniziali di meat, dairy, fish) saranno minori -sostanzialmente a causa dell’aumento di popolazione- arrivando a 439 kcal/p/d (kcalorie per persona e per giorno) scendendo dall’attuale 594 kcal/p/d; ciò richiederà una aggiunta di alimenti di origine vegetale che sarà probabilmente non adeguata. Anche se si dovesse sospendere l’uso dei vegetali per la produzione di energia, il deficit calorico raggiungerebbe il valore di 40kcal/p/d. Per cui l’attuale produzione di alimenti risulterebbe insufficiente per la popolazione di 9.7 miliardi prevista per il 2050, a meno che non intervengano modifiche nella dieta o nella riduzione degli scarti.
In un altro scenario si può prendere in considerazione di non alimentare gli animali con i vegetali utili all’uomo, ma esclusivamente con altre specie vegetali. Da questo punto di vista si possono ottenere discreti risultati, ma le calorie ottenibili da alimenti animali si ridurrebbero ulteriormente arrivando a 301Kcal/p/d.
L’unica soluzione che consentirebbe di nutrire l’intero pianeta e, contemporaneamente, incrementare l’uso non-food della produzione vegetale, è quella che si basa sulla totale abolizione degli sprechi e degli eccessi di consumo. La soluzione più convincente sembra quella più realistica e cioè il taglio del 50% sia dei vegetali eduli per l’uomo, ma destinati all’alimentazione animale, come pure degli sprechi e dei consumi in eccesso.
Tutti gli scenari sino ad ora elencati comportano una riduzione dei consumi MDF accompagnata dalla eliminazione sia degli sprechi, che dell’uso non-food dei vegetali e dei consumi energetici in eccesso; sarebbe necessario però un incremento del 5% di produzione vegetale rispetto all’attuale per consentire una sufficiente alimentazione globale. Se invece il consumo di MDF dovesse incrementare del 23% (come previsto dalla FAO) sarebbe indispensabile un aumento di produzione vegetale globale (la somma di quella utile all’uomo e di quella specifica per animali allevati) del 31%. Nel caso in cui tale incremento produttivo non fosse realizzato si arriverebbe ad una crisi calorica alimentare con un deficit di 1337Kcal/p/d.
Per evitare tale notevole inconveniente, assicurando le calorie necessarie, occorrerebbe, alternativamente, incrementare i raccolti di prodotti eduli - per l’uomo - del 119%.




Foto: https://www.illibraio.it/tabu-cibo-733373/




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