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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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06 giugno 2018

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Il ministro Centinaio e le attese dell’ortofrutta

di Lorenzo Frassoldati*

Dunque Gian Marco Centinaio nuovo ministro delle Politiche agricole. Pavese, 47 anni, ex dirigente nel settore turistico, è il secondo ministro agricolo espresso dalla Lega dopo Luca Zaia. In campagna elettorale Salvini aveva chiesto esplicitamente l’Agricoltura per la Lega. L’ha ottenuta, anche perché forse non c’era la fila di pretendenti. Sullo sfondo il tema della difesa del made in Italy, esplicitamente richiamato nel capitoletto agricolo del contratto di governo Lega-5 Stelle (vedi news e nostro commento ripreso anche dal Notiziario dei Georgofili …  http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=8841).
Il tema è quanto mai generico: chi non vuole la difesa del made in Italy? Forse l’Europa, con cui verosimilmente si apriranno vivaci contenziosi, tenendo anche presente che il ministro agli Affari europei si chiama Paolo Savona, cioè il nome attorno a cui - causa il veto del Quirinale – si è aperta una crisi politico-istituzionale inedita, lunghissima e che rischiava di portarci nel breve a nuove elezioni. Intendiamoci: alzare la voce in Europa non è un sacrilegio. Troppe volte abbiamo subìto torti e penalizzazioni per le nostre imprese e le nostre produzioni. Molte volte era anche colpa nostra causa nostri errori, colpe e omissioni, poca voglia di impegnarsi ai tavoli comunitari, sottovalutazione dei problemi, scarsa capacità del nostro ministero di incidere, carente personalità del ministro. Ecco, il ministero. Centinaio è un lombardo, avrà a che fare con un ministero afflitto da problemi enormi di efficienza, di cui le crisi di Agea e Sian sono solo la punta dell’iceberg. La sua personalità si misurerà anche dalla capacità di rimettere in marcia la macchina ministeriale, di metterla davvero al servizio delle imprese. Una sfida epocale. E speriamo che non faccia come Martina, distratto dall’Expo, dai problemi del Pd, e appassionato solo dal settore del vino, forse perché è quello che garantisce la maggiore visibilità mediatica. E dove hai a che fare con un mondo di imprese e loro rappresentanze che non necessita della mediazione -spesso opprimente- delle organizzazioni professionali agricole.
L’ortofrutta si aspetta molto da questo ministro, almeno quanto ha avuto poco, pochissimo dal suo predecessore. C’è un Tavolo nazionale da rimettere in moto (il decreto sarebbe pronto, manca solo la firma del nuovo ministro). Ci sono priorità come il catasto frutticolo nazionale che non possono più aspettare. Ci sono i problemi più volte evidenziati dalle imprese esportatrici: burocrazia, logistica, fitosanitario, mancanza di aiuto per aprire nuovi mercati. Speriamo che Centinaio dia un’occhiata ai numeri e alle statistiche e si renda conto che l’ortofrutta è la seconda voce del nostro export, un pilastro del made in Italy, un sistema produttivo-economico-sociale che è una risorsa per il nostro Sud e dentro cui stanno distretti produttivi tecnologici a valle e a monte. E speriamo anche che il nuovo ministro dia un’occhiata alle statistiche dell’export spagnolo, tre volte il nostro. Fino a quando potremo accettare questa egemonia senza reagire come sistema Paese? E speriamo che – concludendo – il ministro si renda conto che non basta parlare solo di difesa del made in Italy, delle nostre ‘eccellenze’, di sovranità alimentare (il nostro deficit agroalimentare è di 1,3 miliardi, molto di più quello solo agricolo) come si fa nel ‘contrattino’ agricolo di governo ma la sfida vera è affrontar e i nodi di fondo del settore, riassumibili in un concetto: scarsa competitività delle nostre imprese. Costo del lavoro, energia, trasporti, costo della terra, scarsa organizzazione commerciale. I temi sono questi, sempre gli stessi. E serve un ministro che faccia davvero da mediatore tra mondo produttivo e grande distribuzione, sempre più padrona del mercato. La Gdo ha tanti meriti, stimola il mondo produttivo a mettersi in sintonia con le attese di consumatori, valorizza nuovi stili di consumo e il made in Italy (bio, tipicità locali, prodotti dop e igp, IV e V gamma, ecc) ma tira a fare anche i propri interessi, a salvare sempre e comunque i propri margini , a comprimere il reddito dei produttori. In Francia il Parlamento si è mosso approvando una legge che mette un freno alle promozioni dei supermercati. In Europa c’è una direttiva sulle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare. E si parla di una Authority per raccogliere le denunce anonime dei produttori. L’Europarlamento ci sta lavorando grazie all’attivismo del nostro Paolo de Castro. Chissà che qualcosa non cambi…

*Direttore del “Corriere Ortofrutticolo”

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