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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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04 aprile 2012

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Consumo di suolo e agricoltura conservativa

di Antonio Ursitti

L’erosione idrica superficiale accelerata nei suoli agricoli, coltivati nelle aree collinari della Puglia, è un fenomeno che si manifesta in modo evidente e con continuità ed è una delle principali cause  di degradazione del suolo. Le zone interessate sono oltre all’Appennino Dauno, la Murgia, parte del Salento, il Gargano e la Fossa Bradanica  Il fenomeno si manifesta prevalentemente come erosione diffusa, ma esistono aree interessate da erosione incanalata ed anche di massa quest’ultima in particolare nell’Appennino Dauno  Il rischio di erosione effettiva espresso in classi di perdita di suolo va da un valore minimo di  -1 t/ha/anno ad un valore massimo stimato, per le zone ad elevato rischio, di 40 t/ha/anno.
Gran parte della superficie agricola utilizzata (SAU) in Puglia  interessata dalla erosione idrica è coltivata a seminativo e da terreni pascolativi degradati per il pascolo intensivo. Il normale tasso di formazione del suolo agrario è valutato nell’ordine di una tonnellata per ettaro ogni anno ,per cui sono  necessari oltre 100 anni per costituire un centimetro di nuovo soprassuolo. Il suolo è quindi una risorsa naturale non rinnovabile, soggetta a processi di degrado in primis l’erosione, che va tutelata per le numerose funzioni che svolge, sia per i servizi essenziali per le attività umane, sia per la sopravvivenza degli ecosistemi.
L’agricoltura conservativa può dare un contributo significativo per contenere l’erosione idrica diffusa, migliorare la struttura fisico-chimica del terreno ed incrementare le produzioni come rilevato dalla FAO.
Introdotta in Italia  circa trent’anni fa, la tecnica  consiste in una serie di pratiche  agronomiche che permettono una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla composizione, sulla struttura ,sul contenuto di sostanza organica  e soprattutto sull’entità del processo di erosione e la conseguente degradazione.
In  Italia l’agricoltura conservativa è ancora poco diffusa,per difficoltà legate all’agrotecnica,  nonostante la Commissione Europea COM (2002)179 abbia definito il rischio erosione come uno dei principali problemi dei suoli europei.
I sistemi di,lavorazione minima effettuata solo per mezzo di erpicatura minimum tillage e completa eliminazione di ogni tipo di lavorazione primaria del suolo no- tillage . Queste pratiche si caratterizzano per diversi effetti positivi sul terreno con incremento della sostanza organica ,riduzione della perdita di suolo,minore evaporazione dell’acqua ,incremento della conducibilità idraulica e miglioramento della struttura fisica. Per i prossimi cinquant’anni  è previsto a livello globale il raddoppio della domanda alimentare, necessita attuare sistemi di produzione sostenibili ai fini del mantenimento dell’ecosistema terrestre e l’agricoltura conservativa  rappresenta un modello razionale di produzione compatibile  con il sistema agricolo
Il PSR 2007/2013, adottato dalla Regione Puglia, prevede nell’ambito dell’Asse 2 Misura 214 Azione 2 e il miglioramento e la tutela del suolo,in particolare per  contrastare l’erosione,la perdita di sostanza organica e il processo di desertificazione. In questo ambito la scelta di incentivare l’agricoltura conservativa è strategico per raggiungere gli obiettivi di tutela del suolo e contenimento dei costi di produzione.

(foto: il nazionale.net) inter_colonna1
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Commenti

Michele Potenza - inserito il 31/01/2014

L'articolo tratta un argomento molto importante e sempre più attuale. Ho viaggiato e lavorato in questi luoghi, posso confermare l'esistenza di situazioni drammatiche. Anche nello splendido territorio viticolo del Vulture a nord della Basilicata alcune pratiche agronomiche tradizionali stanno portando alla distruzione totale della struttura del suolo e alla conseguente erosione con perdite grave entità di suolo. La cosa grave, a parere mio, è la ritrosia anche dei giovani agricoltori nell'applicare tecniche agronomiche migliorative e conservative del suolo. Mi amareggia che l'unico strumento di convincimento debba essere ancora una volta pecuniario dal momento che l'applicazione di queste pratiche di per se portano all'agricoltore un consistente risparmio.

marcelo fagioli - inserito il 18/04/2012

Con preghiera di recensione. Breve storia dell'aratro. L'agricoltura è nata tanto tempo fa. Forse 10.000 anni. Per prima cosa l'uomo riuscì a domesticare animali selvaggi e questo aiutò a renderlo sedentario. L'uomo, più o meno sedentario, iniziò ad osservare il ciclo delle piante, la loro crescita, la formazione dei fiori e dei semi, la risemina ed il nascere delle nuove piante, ed un uomo di genio se la ingegnò per raccogliere semi e nasconderli nel suolo ed aspettare la formazione di nuove foglie, semi e tuberi che in tal modo poteva ottenere nella quantità a lui necessaria e che poteva inoltre conservare per il resto dell'anno. Era nata la prima era dell'agricoltura. Poi, un bel giorno, un altro genio immaginò di usare un residuo del tronco di un albero per aprire un solco e, per lavorare meno, fece trainare il tronco da uno dei suoi animali domestici o quasi. Era nato l'aratro di legno, che poi fu modificato in mille modi, col passare dei secoli. Nell'età del bronzo si fecero aratri di metallo, che duravano più tempo ed erano qualcosa di simile a ganci che raschiavano la superficie della terra e, sempre col passare dei secoli, si unirono altre parti di legno, poi di metallo che rovesciavano il pane di terra, eliminando in tal modo le erbe spontanee dannose al raccolto. Passarono millenni e nel 1600-1700 DC gli aratri erano già quasi tutti di metallo e per di più potevano essere trainati da macchine a vapore e poi da trattori simili ai nostri moderni. Era la seconda era dell'agricoltura. Poi, nei due secoli seguenti, l'agricoltura si sviluppò in maniera impensabile. Forse dobbiamo al genio di Mendel e di Pasteur, alle nuove specie vegetali venute dall'America, l'essere riusciti a rendere bugiarde le ipotesi di Malthus che promettevano fame, dovuta alle crescita in maniera geometrica della popolazione umana. Oggi abbiamo l'ingegneria genetica e, presto, potremo fabbricare in laboratorio piante, o meglio organismi capaci di produrre gli alimenti a noi necessari, con le qualità che riterremo più opportune. E l'aratro accompagnò sempre la crescita delle civilizzazioni. All'inizio realizzava un graffio sulla superficie del suolo, appena sufficiente a ricevere i semi. Poi l'uomo costruì aratri che lavoravano sempre a maggiore profondità, sino ad ottenere il taglio di una zolla sufficientemente profonda per essere rovesciata e seppellire così la vegetazione spontanea. Poi si volle ottenere una profondità di lavoro sempre maggiore per modificare la struttura naturale del suolo ed ottenere la penetrazione e conservazione delle piogge in profondità ed esporre all'aria, all'ossigeno e al calore dell'estate le zolle ed ottenere la loro disgregazione e la solubilizzazione delle sostanze nutritive. E In tal modo aumentava l'erosione del suolo e si andava verso la desertificazione e desertizzazione di sempre maggiori superfici. Quanto accadde nella prima metà del '900, in America del Nord, generò un allarme mondiale e maggiore interesse per l'erosione eolica e finalmente si cominciò ad intendere che forse era meglio non modificare la naturale struttura del suolo e che le piogge potevano essere conservate in profondità mantenendo la superficie coperta con residui vegetali . E si parlò di riduzione delle rimozioni del suolo con un minimo di lavori, e si usarono aratri di nuove forme, aratri a disco, erpici ed altri attrezzi, sempre con l'idea che il suolo doveva essere rimosso dall'uomo per fare infiltrare l'acqua della pioggia ed aumentare la fertilità. Ma alcune semplici esperienze e l'uso di erbicidi per controllare la vegetazione spontanea, dimostrarono quanto fossero sbagliate quelle idee che dominarono per millenni l'agricoltura. La migliore struttura del suolo è la naturale, che permette, inoltre, la facile penetrazione delle radici. La migliore infiltrazione e conservazione dall'acqua di pioggia si ottiene lasciando in superficie i residui delle coltivazioni, come avviene nei boschi. E nacque la semina diretta o labranza cero o no tillage o sod seeding che, con la fitotecnica, l'ingegneria genetica e la fitochimica domina l'attuale agricoltura. E l'aratro fu abbandonato, arrugginito ed ormai inutile, in un angolo del campo. Marcelo Fagioli. mafagi@cpenet.com.ar Anales Academia de Agronomia Argentina: 57:98 - 105. 2003 SENIGAGLIESI, Carlos A. Desarrollo de la siembra directa en la Argentina. 57:98-105. 2003 DESARROLLO DE LA SIEMBRA DIRECTA EN ARGENTINA Ing. Agr. CARLOS SENIGAGLIESI En primer lugar, deseo agradecer a las autoridades de la Cámara Arbitral de la Bolsa de Cereales por haber instituido este premio y muy especialmente, a los miembros del Jurado por habérmelo otorgado. Quiero hacer extensivo el reconocimiento por este premio al INTA, donde me inicié profesionalmente y donde trabajé toda la vida. Lo poco o mucho que pude hacer, se lo debe a su organización, que facilitó mi formación y capacitación y me dio todas las posibilidades para trabajar y a la participación y colaboración de una gran cantidad de personas, colegas y colaboradores con los que trabajamos juntos. Sin ellos, nada hubiera sido posible. Por otra parte, lo realizado en agricultura conservacionista y siembra directa no es el trabajo de una persona, sino el producto del esfuerzo de mucha gente que durante mucho tiempo y en forma silenciosa fueron aportando resultados que a lo largo del tiempo posibilitó la difusión exitosa de esta tecnología en el país. Fue en 1968 cuando tuve contacto por primera vez con la Siembra Directa, que por supuesto en aquellos años no se la llamaba de esa manera. En la EEA de Pergamino, trabajaba el Dr. Marcelo Fagioli, oriundo de Italia. Estudiaba el sistema radicular del maíz, en particular, el efecto de las labranzas(superficial y profunda) sobre el crecimiento de las raíces. Como buen investigador, quería para contrastar con las parcelas aradas un testigo absoluto, sin arar, para lo cual controlaba las malezas con atrazina y 2,4 D, y sembraba el maíz con un palo puntiagudo, como lo hacían los Aztecas y los Incas. Por varios años venía encontrando que las raíces crecían casi igual y los rendimientos no eran muy diferente entre arar o sembrar directamente sin arar, controlando malezas. La anécdota es que cuando llegué a la EEA para incorporarme a trabajar, me organizaron una recorrida para que conociera a los distintos equipos de trabajo y me advirtieron que cuando estuviese con el Dr. Fagioli, no tomara muy en cuenta sus comentarios sobre esos resultados. No podía ser que se contradijera de esa manera el paradigma básico de la agricultura, esto era que para hacer crecer un cultivo había que arar el suelo y sobre todo en maíz, donde la primer recomendación pasaba por "preparar una cama de siembra profunda y bien mullida". Decían que algo equivocado debía haber en el procedimiento experimental del Dr. Fagioli . Pero ciertamente que sus investigaciones eran validas y contemporáneas de las primeras que se estaban realizando en USA. Si se le hubiera prestado la debida atención hubiéramos ganado mucho tiempo en el desarrollo y difusión de la Siembra Directa..... RITORNO ALLA PREISTORIA. NASCITA DELLA “SEMINA DIRETTA” L’uomo divenne agricoltore quando imparò a fare piccoli buchi nel terreno ed a riporvi i semi. Poi qualcuno costruì una specie di aratro capace di aprire un piccolo solco superficiale. Poi furono inventati gli aratri veri, prima di legno, poi d’acciaio. E Newton e Leibniz insegnarono a calcolare le forze ed i movimenti delle zolle che si rovesciano su se stesse, coprendo di terra la vegetazione spontanea. Aumentò così, enormemente, la produzione agricola ma aumentò anche l’erosione del suolo. Nel 1964, io stavo già lavorando in una Stazione Sperimentale Agricola, in Argentina ed avevo disegnato alcuni esperimenti per approfondire la conoscenza della dinamica dell’acqua nel suolo. Il disegno sperimentale comprendeva anche parcelle con colture seminate su terreno arato e non arato. Secondo quanto previsto le piante coltivate avrebbero dovuto crescere bene, nelle parcelle arate e male, in quelle non arate. Ricordo ancora la mattina quando l’incaricato del campo, con una faccia molto preoccupata, si precipitò nel mio ufficio e mi chiese: - “Dottore, come faccio io a seminare in un suolo non arato?” - Lo rassicurai spiegandogli lo scopo e la maniera di procedere e dicendogli che avremmo controllato la crescita della vegetazione spontanea mediante l’uso di prodotti chimici. Le cose andarono, all’inizio, come avevamo previsto. Le piantine nacquero stentatamente nelle parcelle non arate. Lo sviluppo della vegetazione migliorava sensibilmente man mano che aumentava la profondità della rimozione del suolo. Alcuni professionisti, dipendenti di grandi società dedicate all’agricoltura, si mostrarono interessati a questa ricerca. Venivano a visitarmi di quando in quando ed io li guidavo sino al campo sperimentale. Non portavo con me il disegno dello stesso perché i trattamenti si potevano intuire dalla differenza in altezza della vegetazione. Ma un giorno, dopo qualche tempo dalla semina, una volta arrivato con alcuni ospiti al campo sperimentale, non fui più in grado di distinguere le parcelle con e senza rimozione del terreno. Rimanemmo tutti molto meravigliati. Ancor più io lo fui, quando ottenni i rendimenti in grano 31 corrispondenti ai diversi trattamenti. Non c’erano differenze apprezzabili tra il rendimento delle parcelle arate e non arate. Meglio non riportare i commenti del personale della Stazione Sperimentale. Il più benevolo era quello che mi consigliava d’andare in manicomio, se credevo davvero di poter seminare in quella maniera i campi della zona. L’esperimento fu ripetuto negli anni seguenti, ma era molto difficile far accettare la filosofia di “questa nuova” e “preistorica”, tecnica colturale. É naturale… dopo i millenni nei quali era stato usato l’aratro! Ora la semina su terreno non arato è molto diffusa nella “Pampa” e, per quanto ne so, anche in Africa e in altre parti del mondo. Si chiama “siembra directa”, “no till”, “no tillage”, “labranza cero”. Aiuta molto a risolvere il problema della conservazione del suolo, specialmente nei paesi nei quali è rimasto qualcosa da conservare. Non ha avuto molta diffusione in zone dell’Asia e dell’Europa, dove l’uso millenario dell’aratro ha causato già tutta l’erosione che era possibile provocare. Ora si parla molto di desertificazione ed erosione. Ma non bisogna dimenticare che, quando gli spartani difendevano le Termopili, la larghezza del passaggio occupato da quei trecento eroi, non era molto grande. Ora, tra un lato e l’altro del valico delle Termopili, ci sono chilometri. Questa è l’erosione. Preso da: Ricordi di un emigrato dei nostri tempi" Marcello Fagioli (Vedi Google)

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