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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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20 luglio 2011

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Chi produrrà gli alimenti primari?

di Franco Scaramuzzi

        Si deve rilevare una pericolosa tendenza ad uno sviluppo che prescinde dalle attività agricole. Questo è il più grave errore che viene oggi diffusamente commesso da parte di chi misura l’importanza dell’agricoltura solo attraverso il fuorviante metro del PIL. Si dimentica che il problema delle morti per fame nel mondo è tutt’altro che superato e che la FAO, previsto il forte aumento della popolazione mondiale e delle sue esigenze alimentari nei prossimi decenni, ha dichiarato la necessità di raddoppiare la complessiva produzione agricola attuale di questo settore. Non ritenendo però possibile estendere le superfici arabili mondiali, anche per ragioni di tutela ambientale, la stessa FAO ritiene che occorrerà soprattutto aumentare ulteriormente le produzioni unitarie, facendo leva sulle potenzialità delle nuove acquisizioni scientifiche, a cominciare da quelle sulla genetica molecolare. Anziché continuare ad incrementare la fertilità ambientale con dosi più elevate di elementi nutritivi (acqua, concimi, ecc.), peraltro sempre meno disponibili e sempre più costosi ed inquinanti, dovremo confidare nella disponibilità di nuove piante geneticamente modificate, capaci di incrementare e migliorare le produzioni anche in condizioni ambientali meno fertili e favorevoli.
     Tutti i Paesi sono stati quindi chiamati ad impegnarsi innanzitutto per tutelare la propria superficie agraria ancora disponibile e per incrementare le proprie produzioni agricole per ettaro. Tutti i Paesi sono chiamati implicitamente a rispettare il dovere etico di ridurre l’aggravio delle proprie importazioni dal mercato globale. Bisogna infatti conciliare i sani principi del libero commercio, da sempre propugnati dai Georgofili, con la necessità di un’equa distribuzione delle complessive disponibilità alimentari mondiali.
      L’attuale mercato globale, la instabilità dei suoi prezzi anche in un quadro di tendenziale aumento della domanda e della riduzione dell’offerta, è già di per se preoccupante. Ma lo è ancor più da quando pericolose speculazioni finanziarie risultano legate proprio a questo commercio delle materie prime alimentari.
     La precarietà delle complessive disponibilità alimentari mondiali è un problema prioritario per tutti. Qualsiasi sviluppo economico-sociale non può ignorare i rischi della fame e non può fare assegnamento su una perenne disponibilità di prodotti alimentari primari. Il mercato globale è di per se stesso imprevedibile e dimostra di essere oggi speculativo, quindi inaffidabile e pericoloso se non adeguatamente regolamentato.

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Commenti

Andrea Terreni - inserito il 01/01/2012

Gentile Professore la sua denuncia dell'assurda disattenzione delle istituzioni mondiali, europee e nazionali verso le tematiche dell'agricoltura e della produzione di alimenti è sacrosanta. Le attuali difficoltà a soddisfare le esigenze alimentari della popolazione mondiale sono destinate ad aggravarsi prima e soprattutto in conseguenza al fenomeno, che ha dimensioni bibliche, dell'inurbamento delle popolazioni mondiali. Già oggi oltre il 50% degli uomini vivono nelle megalopoli che si stanno formando in tutti i continenti. Si prevede che nel 2050 oltre il 70% degli uomini vivrà nei centri urbani: questo significa campagne non più abitate dagli agricoltori che erano e sono prima di tutto produttori di alimenti, ma anche coloro che conservano e riproducono la fertilità dei suoli. Mi lasci esprimere dei dubbi sulla possibilità di rispondere a questi problemi con le colture geneticamente modificate. Le esperienze produttive e scientifiche ci dicono che le colture OGM registrano rese ettariali inferiori a quelle delle colture tradizionali. Soprattutto esse generano fenomeni di resistenza nei parassiti, contro i quali sono progettate, con grande velocità. Queste resistenze sono poi trasmesse (attraverso la incontenibile impollinazione incrociata) a tutte le cultivar, comprese quelle selvatiche dalle quali le domestiche derivano. Solo un vero rilancio delle "agricolture regionali" può garantire un futuro dignitoso all'umanità.

Andrea Bennici - inserito il 20/07/2011

Caro Franco, l'articolo è perfettamente azzeccato, dovrebbero essere usat piante geneticamente modificate, credo bisognerebbe insistere su questo punto per quanto riguarda l'Italia, comunque c'è un problema che mi preoccupa: la quantità di aree utilizzate per disporre di pannelli fotovoltaici, penso siano zone non utili per l'agricoltura, ma è sicuro, e poi è stato calcolato se l'energia ricavabile compensa la mancanza di queste zone per l'agricoltura? Con i miei più cordiali saluti

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