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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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22 giugno 2011

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Il consumo di carne come fattore chiave dell'evoluzione umana

di Giuseppe Rotilio

L’uomo è evoluto come specie e poi come società e culture storiche attraverso meccanismi di interazione con l’ambiente che ne hanno selezionato i geni al fine di sempre migliori adattamenti, con il risultato di un grande sviluppo delle capacità cognitive e dell’efficienza riproduttiva. I più importanti di questi meccanismi sono quelli nutrizionali, attraverso i quali l’alimentazione estrae risorse quantitative- energia dei componenti alimentari- e qualitative-  specifici effetti fisiologici delle molecole contenute nei cibi- da immettere nel metabolismo Questa evoluzione è scandita da innovazioni tecnologiche, rivoluzioni nutrizionali e migrazioni, eventi collegati fra loro in maniera sinergica. Agli inizi del Pleistocene la comparsa del genus Homo e l’inizio della sua straordinaria espansione cerebrale coincidono con i primi strumenti litici, le prime prove del consumo di carne e il passaggio dalla foresta alla savana. L’apporto nutrizionale della carne, soprattutto in termine di aminoacidi indispensabili , di ioni metallici essenziali, e di vitamina B12, determina la selezione delle specie umane nei due milioni di anni seguenti e la loro dispersione su tutto il pianeta attraverso un sempre più alto grado di sviluppo cerebrale e di fertilità . La dieta alla fine del Pleistocene – la cosiddetta dieta paleolitica permessa dalle innovazioni tecnologiche e organizzative legate alla caccia in gruppo ai grandi erbivori- è il prototipo della dieta ottimale per i geni metabolici umani selezionati nel lungo periodo di carnivorismo pleistocenico e tuttora predominanti nella maggior parte delle popolazione umane Agli inizi dell’Olocene la trasformazione agricola del Neolitico e la sua prosecuzione nelle civiltà storiche e nelle migrazioni europee delle società coloniali e industriali ha alterato questo quadro nutrizionale con l’introduzione in massa degli amidi e degli zuccheri, producendo un disadattamento metabolico che è alla base delle malattie legate all’alimentazione.

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Commenti

Gabriella Stojan - inserito il 08/05/2014

vi suggerisco di provare a informarvi su quanto afferma il Dr. Piero Mozzi, che concorda assolutamente sul fatto che i cereali e i carboidrati siano all'origine di quasi tutte le malattie che infestano il genere umano attualmente: obesità, malattie cardiache, diabete, Alzheimer, malattie autoimmuni.

Francesco Sforza - inserito il 06/01/2012

Sarei lieto di leggere qualcosa di più articolato sulla evoluzione della alimentazione e sui suoi tempi.

David Fiacchini - inserito il 05/01/2012

Una visione decisamente particolare, prof. Rotilio: mi piacerebbe avere qualche fonte bibliografica per approfondire l'argomento. Di tutt'altra "pasta" sono, invece, altre ricerche e studi sulla dieta di Homo sapiens e dei suoi congeneri. Sintetizzando, dai dati in possesso degli studiosi già si sapeva che la componente vegetale nella dieta dell'uomo preistorico superava il 90�ll'apporto complessivo di nutrienti: solo in una fase del Paleolitico (attorno ai 30.000 anni fa) c'è stata una "parentesi" più carnivora (uomo cacciatore-raccoglitore), anche se la percentuale vegetale è rimasta mediamente al di sopra al 50%. La novità è venuta fuori dall'analisi di alcuni frammenti vegetali trovati nei resti di un "tinello" di più siti paleolitici europei (Italia compresa): l'uomo già 30.000 anni fa ha vissuto la fase del "raccoglitore-cacciatore", ma era anche in grado di produrre - per la prima volta nella sua storia - un prodotto elaborato come uno sfarinato, alimento molto ricco in carboidrati complessi, che poteva stoccare, conservare e trasportare. Insomma, nella dieta di Homo sapiens entravano i carboidrati molto prima di quanto si pensava fino ad oggi (e cioè dal Neolitico) ed era - quindi - quasi del tutto vegetariana (le poche proteine animali provenivano per lo più da insetti e carogne)! Vi riporto una delle fonti (il prof. Marconi): http://www.youtube.com/watch?v=RpttBrCzklk&list=PL83E787DB416831EC&index=16&feature=plpp_video Sulle malattie legate all'alimentazione, invece, dissento completamente: il povero prof. Veronesi smetterebbe di fare l'oncologo ^__^ Cordiali saluti David Fiacchini

Gianfranco Piva - inserito il 25/11/2011

Presentazione estremamente interessante e del tutto condivisibile. L'uomo effettivamente ha dovuto subire la relativa grande disponbilità di sostanze amilacee. Gli otto 10.000 anni dall'avvento dell'agricoltura non sono certo stati sufficenti a modficare il nostro metabolismo. Anche nei riguardi della contaminazione dei cerali da metaboliti fungini tossici/caqrcinocenici per l'uomo (mictossine) non è stato possibile attivare meccanismi di difesa. I cereali ci hanno consentito di disporre di grandi quantità di cibo ma il loro uso/abuso non è esente da problemi (disattamento metabolic).

Massimo Burioni - inserito il 22/06/2011

Ci sta suggerendo che non sono i grassi animali a farci ammalare, ma solo gli zuccheri e gli amidi?

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