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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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18 ottobre 2017

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Allagamento controllato di suoli differentemente coltivati

di Giuliano Mosca

La tematica delle alluvioni è attualmente una delle problematiche ambientali maggiormente trattate a livello mondiale a causa del sempre maggior peso economico che questi eventi disastrosi hanno sull’ambiente nel suo complesso e sulla società. Basti pensare che tra il 1998 e il 2002, in Europa si sono verificate più di 100 grandi alluvioni, tra le quali si ricorda per importanza catastrofica l’alluvione del Danubio nel 2002 e nel 2005 (Danube Watch 2005/4). Nell’intervallo 1998-2004, le inondazioni hanno causato circa 700 vittime, l'evacuazione di circa mezzo milione di persone e almeno 25 miliardi di euro di perdite economiche assicurate (Agenzia europea per l'ambiente: mappatura degli impatti dei recenti disastri naturali e incidenti in Europa). Nel 2011 il rapporto EEA-"Impatto dei rischi naturali e incidenti tecnologici in Europa" riporta che nell’arco di tempo 1998-2009 le inondazioni sono state le calamità naturali più onerose (213 eventi) causando inoltre circa 1200 morti.
Per le sole inondazioni il danno complessivo ha raggiunto i 52 miliardi di euro circa. Oltre ai danni economici e sociali, le alluvioni possono causare anche gravi danni ambientali, come per esempio, quando sono coinvolte discariche, miniere, aree industriali dove possono essere presenti ingenti quantità di sostanze tossiche (Ungheria, 2010). In questo scenario di rischio, probabilmente in via di peggioramento a causa del continuo innalzamento della temperatura globale, la Commissione Europea nel 2007 ha varato la prima Direttiva totalmente incentrata sul tema delle alluvioni e il rischio idrogeologico.

Nell’ultimo decennio il Veneto è stato sottoposto ad una serie di importanti ed irreversibili cambiamenti sociali, economici ed ambientali che lo hanno profondamente modificato. Tali cambiamenti hanno interessato l’intera Regione sia dal punto di vista dell’uso del territorio sia sotto l’aspetto socio-economico. Se nel 1970 la superficie impermeabilizzata era pari a circa il 5% dell’intero territorio, nel 2006, secondo i dati rilevati dal Progetto “Corine Land Cover” (2000), ha superato il 13% con punte di quasi il 20% nella pianura veneta centrale. Analoghe modificazioni sono avvenute anche su scala mondiale come traspare dalle sempre più frequenti alluvioni ed esondazioni che vengono riportate quasi quotidianamente anche dai media internazionali.
Questi eventi stanno mettendo in crisi interi sistemi produttivi e sociali dimostrandone la loro fragilità ed insostenibilità ambientale. Le tristi vicende legate all’alluvione ed esondazione avvenuta in Veneto il 2 novembre 2010 hanno chiaramente dimostrato la fragilità strutturale e ambientale della nostra Regione e la sua difficoltà a sopportare calamità naturali che in futuro, a causa dei cambiamenti climatici in atto, potrebbero divenire sempre più frequenti. In seguito a quegli eventi la Regione Veneto ha promosso in modo deciso la progettazione dei bacini di laminazione necessari al contenimento delle onde di piena causate da precipitazioni meteoriche particolarmente rilevanti e concentrate nel tempo. Nel dettaglio, a seguito degli eventi alluvionali che hanno colpito il territorio della Regione Veneto dal 31 ottobre al 2 novembre 2010 il Presidente della Regione Veneto con decreto n. 236 del 02.11.2010 ha dichiarato lo stato di crisi. Con decreto del 05.11.2011 Il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza in relazione ai succitati eventi e con OPCM 3906 del 13.11.2010 ha nominato il Presidente della Regione Veneto Commissario Delegato per il superamento dell’emergenza assegnandogli tra gli altri il compito di predisporre ed attuare un Piano delle azioni e degli interventi ai sensi dell’art. 1 comma 3 lettera g) dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3906 del 13 novembre 2010.
Conseguentemente il Commissario Delegato ha inserito tra gli interventi da attuare per la mitigazione del rischio idraulico della bassa padovana il bacino “Palude le Marice”, sito in comune di Cavarzere (VE). In quest’ottica è apparso di particolare rilevanza dare il via a studi e ricerche indispensabili alla messa a punto di nuovi metodi di gestione del suolo.

Ideato da un folto gruppo di docenti dell’Università di Padova (DAFNAE, TESAF, DII, DICEA) e dell’Università IUAV di Venezia, oltre a dirigenti e tecnici di varie istituzioni territoriali (Consorzio di bonifica Adige-Euganeo, ACEGAS-APS Spa) è stato attivato nelle sue primissime fasi embrionali dal Dipartimento Difesa del suolo e foreste della Regione un progetto pilota che mira a:

a.    studiare l’impatto delle esondazioni fluviali su suoli agrari differentemente coltivati;
b.    definire le interazioni acqua-suolo-piante coltivate che si instaurano a partire dal momento dell’esondazione
c.    stimare l’entità del fattore “deriva” per quanto riguarda la mobilità di nutrienti e composti chimici (erbicidi e fitoiatrici) di difesa applicati alle colture
d.    orientare gli agricoltori coinvolti, quando possibile, verso produzioni a minor rischio
e.    una volta determinata l’entità del rischio, quantificare un razionale indennizzo post allagamento.

Parallelamente si sarebbero dovuti affrontare i principali aspetti sociali ed economici derivanti dall’impatto delle esondazioni sul settore primario, sul mondo rurale e sugli ambienti antropizzati coinvolgendo la popolazione a diverso livello di scala in iniziative volte a spiegare il carattere scientifico delle sperimentazioni che si vorranno porre in atto al fine di formare in primis a Marice un punto di riferimento per la comunità di Cavarzere (VE).
Purtroppo le risorse pubbliche scarseggiano e quindi di riflesso il progetto si è fermato al primo step.




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