terra acqua aria sole vita agricoltura cultura

Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

logo_georgofili

04 ottobre 2017

top_colonna1

Stampa

Un problema ricorrente: la pediculosi

di Santi Longo

Con la riapertura delle scuole, è puntualmente iniziata la richiesta di notizie e consigli da parte di genitori e di nonni, preoccupati per la presenza nella classe di figli e nipoti, di casi di pediculosi; tale parassitosi, peculiare della specie umana, negli USA, interessa annualmente da 6 a 12 milioni di bambini in età scolare. Il Pidocchio dell’uomo infestava già gli antichi egizi, sulle cui mummie sono state trovate le caratteristiche uova. Pur non essendo un problema di stretta pertinenza dell’entomologo agrario, dietro pressanti sollecitazioni, mi limito a dare basilari informazioni sul parassita e sulle modalità di controllo. La specie, Pediculus humanus, è una delle circa 500 afferenti all’ordine degli Anopluri, o Sifunculati, suddiviso in una quindicina di famiglie, tutte strettamente vincolate alle loro vittime. Escluso lo stadio di uovo, tutti gli altri sono dotati di un apparato boccale atto a pungere e a succhiare il sangue. Nel piccolo capo è presente una protuberanza estroflettibile, dalla quale sporgono tre stiletti che, in stato di riposo, sono contenuti in una tasca interna, comunicante con l’intestino, nel quale sono presenti micetociti e batteri endosimbionti. Con la puntura e la suzione del sangue, i pidocchi immettono nella ferita un enzima anticoagulante, mentre con gli escrementi espellono microrganismi patogeni quali salmonelle, spirochete e rickettizie. Privi di ali, si spostano sull’ospite deambulando sui peli che afferrano con una sorta di pinza, presente nelle zampe, costituita da una robusta unghia che si accosta a un processo della tibia. Il responsabile dei casi di pediculosi che, con sempre maggiore intensità e frequenza, si registrano nelle scuole, soprattutto materne ed elementari, è la specie Pediculus humanus, che viene distinta nelle due sottospecie P. h. capitis e P. h. corporis (o P. h.humanus) fra loro interfeconde. La prima sottospecie vive di preferenza nella regione occipitale, dietro le orecchie e sulla nuca, dove le femmine, di colore grigio-nocciola, lunghe da 2 a 3 mm, depongono, nel corso dei loro 1-2 mesi di vita, in media duecento uova, dette lèndini, incollandole soprattutto alla base dei capelli, e fino a una decina di centimetri da essa. Dopo un periodo di incubazione di una settimana si ha la schiusura e dopo altre due settimane sono presenti gli adulti sessualmente maturi che avviano una nuova generazione. Il trasferimento dei pidocchi su nuovi ospiti avviene principalmente per contatto diretto fra capelli infestati e non infestati, ma anche per l’uso in comune di spazzole, o per capelli vaganti con attaccate lèndini. Fra i vettori di pidocchi è segnalata anche la comune Mosca domestica. L’altra sottospecie P. h. corporis, di colore isabellino, ha dimensioni maggiori, arrivando anche a 4 mm di lunghezza. Si ritiene che si sia differenziata appena centomila anni fa, quando la specie umana ha iniziato a perdere i peli corporei e a vestirsi. Vive sulle parti del corpo coperte da indumenti, sulle cui fibre depone le uova. Per eliminare l’infestazione è necessario cambiare spesso gli indumenti e lavarli a temperature superiori a 60°C, che sono letali per tutti gli stadi. Tale sottospecie è ritenuta la principale responsabile di epidemie quali la febbre ricorrente. 
Il controllo del Pidocchio del capo presenta maggiori difficoltà; in passato veniva consigliato di strofinare, per alcune sere, sul cuoio capelluto, una miscela di olio di paraffina e di oliva, e di lavare i capelli il mattino seguente. Altro metodo consigliato, valido ancora oggi per monitorare la presenza del parassita, è quello di pettinare i capelli con la cosiddetta “pettinina”, un pettine dai denti molto stretti, bagnata nell’aceto tiepido. Nel dopoguerra la pediculosi è stata lottata con l’impiego di DDT, e poi con Malathion e, ancor oggi sono in commercio lozioni e shampo a base di piretro, avarmectine e piretrine; a parte gli aspetti sanitari, il reiterato impiego di tali insetticidi, può fare insorgere fenomeni di resistenza nei pidocchi. È noto che il cotrimossazolo (Bactrim), somministrato alla dose di una compressa ogni 12 ore, per tre giorni, elimina la pediculosi, per via sanguigna entro due giorni. Vari oli essenziali di piante quali: eucalipto, Cynammonium, limone, bergamotto, arancio, lavanda e citronella, miscelati con oli detergenti, lozioni, gel fissanti, sono di facile impiego e svolgono una efficace azione preventiva 
 
Fig.1. Pediculus humanus capitis: adulto e uova (lendini)


Fig.2. Léndini sui capelli.


Fig.3 Pettine con denti molto stretti, per l’eliminazione meccanica dei pidocchi
inter_colonna1
Share |
inter_colonna1
top_colonna3
5xmille

Copyright 2010 - ACCADEMIA DEI GEORGOFILI - C.F. e P.iva 01121970485

Disclaimer | Privacy | Credits