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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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06 settembre 2017

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Da funghi e batteri biofertilizzanti per cereali

Funghi e batteri possono trasformare il fosforo presente nel terreno nella forma necessaria alla crescita delle piante, senza inquinare. Uno studio condotto dalle Università di Pisa e Copenhagen, pubblicato su Scientific Reports, spiega il meccanismo secondo cui alcuni microrganismi presenti nel suolo riuscirebbero ad aumentare la produzione di cereali senza dover ricorrere ai superfosfati. "La maggior parte del fosforo, che serve alle piante per lo sviluppo e la fotosintesi, è presente nel terreno in uno stato che i vegetali non riescono ad assorbire. A svolgere questo compito - spiega Manuela Giovannetti, che insieme a Iver Jakobsen ha coordinato il gruppo di ricerca - sono enzimi prodotti da alcuni batteri e funghi in simbiosi con le radici delle piante o che, con esse, compongono la rizosfera, cioè la porzione di suolo occupata dalle estremità dei vegetali".
L'obiettivo dei ricercatori è mettere a punto fertilizzanti biologici in grado di sostituire i superfosfati oggi utilizzati in agricoltura. Partiti da una base di oltre trecento ceppi batterici isolati nei laboratori di Microbiologia dell'Università di Pisa, i ricercatori ne hanno selezionati dieci che sono stati studiati in Danimarca. Dopo un'ulteriore scrematura, si arriverà ai ceppi da produrre su larga scala e da utilizzare nei campi e nelle piantagioni.
 "Questa scoperta - continua Giovannetti - è fondamentale anche a livello strategico. Le riserve di fosforo, nell'arco di 50 o 150 anni (le stime di più studi scientifici divergono), si stanno esaurendo". Mentre in Europa è assente, Cina e Stati Uniti ne sono ricchi. Il 70 per cento del fosforo lavorato in tutto il mondo, però, proviene dal Marocco. La ricerca di sostanze alternative è dunque cresciuta di importanza. Così come l'utilizzo di fertilizzanti a base di fosforo, salito in poco più di cinquant'anni, dal 1961 al 2013, da cinque a venti milioni di tonnellate. 
 Un altro vantaggio riguarda la produzione: oltre a essere green e riproducibili, i biofertilizzanti hanno anche proprietà biostimolanti capaci di aumentare il volume dei raccolti. Per questo i ricercatori sono convinti del fatto che, grazie ai biofertilizzanti isolati in laboratorio, il fabbisogno di fosforo potrebbe diminuire a vantaggio soprattutto dei Paesi poveri e in via di sviluppo.

Da: Repubblica.it, 24/07/2017

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