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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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06 settembre 2017

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La solitaria cavalletta egiziana

di Santi Longo

Durante l’inverno, nei nostri ambienti meridionali, l’unica cavalletta presente allo stadio adulto è l’Ortottero Anacridium aegiptyum che, con le coriacee ali anteriori, produce un tipico sordo crepitio, sia durante il volo, sia mentre riposa sulla vegetazione. Gli adulti dell’Acritide hanno il corpo di colore variabile dal cinereo al bruno-ocraceo con la cresta del pronoto di colore arancio. I maschi misurano, in media, 40 mm, mentre le femmine sono lunghe circa 60 mm. I grandi occhi composti presentano delle strie verticali chiare e scure. Gli stadi ninfali, oltre agli abbozzi alari, hanno numerosi punti bianchi ai lati del pronoto. A differenza della congenere A. melanorhodon melanorodon che, in Africa orientale, durante le stagioni piovose, forma consistenti popolazioni che causano danni notevoli alle coltivazioni di cotone, mango, agrumi, sorgo e palma da dattero, la cavalletta egiziana è specie solitaria, tipica degli ambienti caldi xerofili e ben illuminati dove rode le foglie di numerose piante arbustive e arboree. In primavera le neanidi sono frequenti sulle foglie degli agrumi. A partire da agosto, le ninfe e gli adulti neosfarfallati rodono le foglie di varie piante. In autunno le femmine, ormai sessualmente mature, si accoppiano e si nascondono in ripari vari per svernare. La loro attività trofica prosegue durante le giornate meno fredde in particolare all’interno delle serre; mentre, nei periodi freddi, restano immobili nei loro ricoveri. In primavera ciascuna femmina scava, nel terreno, due ovature, in ognuna delle quali depone da 20 a 50 uova. In aprile le neanidi neonate raggiungono le piante alimentandosi della tenera vegetazione. Lo sviluppo preimmaginale viene completato in circa quattro mesi durante i quali effettuano 6-7 mute. 
L’Anacrido è presente, sempre in bassa densità di popolazione, nell’Asia Sud-Occidentale, in Africa settentrionale e nell’Europa meridionale. Si ritiene che sia stato introdotto in Nord Europa con il commercio di prodotti ortofrutticoli. I principali fattori di mortalità naturale sono rappresentati da funghi entomopatogeni del genere Metarhizium e, soprattutto, da uccelli insettivori; occasionalmente, nelle aree antropizzate, gli adulti svernanti vengono predati dai gatti. La cavalletta egiziana che, per il basso potenziale biotico, non costituisce alcun problema fitosanitario, fino alla metà del secolo scorso, nei vigneti etnei, veniva catturata e infilzata nella sommità dei pali tutori delle viti per “ammonire e tenere lontani gli insetti dannosi”. Tale pratica è stata descritta da vari autori dell’Antica Roma: Plinio il vecchio, nel 79 d.C., sostiene l’utilità di esporre, nelle zone infestate, animali uccisi e infilzati in stecche in modo da ammonire i consimili. Virgilio, con tale metodo, ritiene di aver messo in fuga gli sciami di cavallette che avevano invaso i suoi possedimenti in Campania
   

Fig.1 adulto di Anacridium aegiptyum


Fig.2 Neanide sulla vegetazione primaverile di arancio


Fig 3. Gatto che ha catturato un adulto di A. aegiptyum

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