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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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26 aprile 2017

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La Cocciniglia gialla degli agrumi (Aonidiella citrina) in Italia

di Santi Longo, Gaetana Mazzeo

La Cocciniglia rossa forte, Aonidiella aurantii, introdotta in Italia nei primi del ‘900, dopo circa 80 anni è diventata un fitofago chiave degli agrumeti. Nel 1994, gli agrumicoltori calabri della Piana di Sibari, che attribuivano al Diaspino le gravi infestazioni in atto (fig.1), non rilevando catture di maschi nelle trappole innescate con lo specifico feromone sessuale (fig.2) istallate nei loro clementineti, chiesero un supporto scientifico per verificare l’efficacia del feromone commerciale utilizzato. I rilievi e i prelievi effettuati in agrumeti di Rossano e di Corigliano calabro, interessati alle infestazioni, e il successivo esame microscopico dei caratteri peculiari delle femmine, evidenziarono che si trattava della congenere Aonidiella citrina. La specie, originaria dell’Asia orientale, ha un follicolo protettivo simile a quello della più nota, e invasiva, congenere dalla quale può essere distinta per il colore giallo del corpo (fig.3) e, soprattutto, per la conformazione a coda di rondine delle apofisi prevulvari. Caratteristica etologica peculiare è la sua localizzazione su foglie e frutti, mentre la Cocciniglia rossa forte infesta anche tronco, rami e radici. Le costanti termiche di sviluppo dei due Diaspini sono diverse: 12 °C per A. aurantii e 14,5°C per A. citrina che, pertanto, svolge due generazioni annuali complete più una parziale, contro le tre o quattro di A. aurantii. La Cocciniglia gialla può vivere su piante afferenti a una cinquantina di generi di ben 32 famiglie ma, come la più diffusa congenere, arreca i danni maggiori agli agrumi, nei quali, con l’immissione di saliva tossica, provoca clorosi, defogliazioni e deturpamento dei frutti.
In considerazione della pericolosità della specie, nell’ambito di vari progetti di ricerca, sono stati indagati alcuni aspetti utili alla attuazione di misure di difesa fitosanitaria razionale. Nel triennio 1999-2001 è stata messa a punto una rete di monitoraggio per accertare la diffusione del diaspino nelle aree agrumetate dell’Italia meridionale. A tal fine trappole innescate con due diverse concentrazioni dello specifico feromone sessuale ((E)-3,9-dimetil-6-isopropil-5,8-decadien-1-ilacetato) sintetizzato e messo a disposizione dall’ISAGRO) sono state collocate in 56 aziende agrumicole di Sicilia e Calabria; nei casi in cui si verificavano catture di maschi si procedeva all’esame di preparati microscopici di femmine prelevate in campo per effettuare la determinazione specifica. Parallelamente, nel 2000, in una delle aziende in cui è stata verificata la presenza di A. citrina, è stata seguita la dinamica dei voli dei maschi per l’intero anno, con la medesima metodologia adottata per A. aurantii. Analogamente la dinamica di popolazione è stata seguita su campioni di foglie, rametti e frutti, registrando gli stadi biologici della cocciniglia e le loro condizioni di vitalità. Nell’area indagata della Piana di Sibari il Diaspino sverna in tutti gli stadi di sviluppo con prevalenza di neanidi di seconda età. 
I principali fattori biotici di contenimento sono rappresentati dagli endoparassitoidi Encarsia citrina, introdotto in California alla fine degli anni ’40, e Comperiella bifasciata, Encirtide biparentale arrenotoco, di cui sono noti biotipi vincolati a ospiti diversi. 
Occasionale è l’attività dei Coleotteri predatori Rhyzobius lophantae e Cybocephalus rufiifrons. Il Coccinellide sudafricano Chilochorus nigritus, allevato in laboratorio e introdotto, nel 1995 non è riuscito ad acclimatarsi nelle aree di lancio. I limitatori naturali, il microclima e i trattamenti fitosanitari invernali con oli minerali, hanno contribuito a limitare la pericolosità e la diffusione del Diaspino che, da recenti osservazioni, sembra ancora confinato alle aree calabresi di primo rinvenimento. E’ probabile che, similmente ad A. aurantii, la Cocciniglia gialla, sia ripartita in biotipi o razze biologiche vincolate a determinate piante, che ne hanno limitato la diffusione in Italia. 
 
Fig.1. foglie e frutti di clementine infestati da Aonidiella citrina

Fig.2. trappola a feromoni


Fig.3 e 4. femmina di A. citrina estratta dal follicolo sericeo 


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