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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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26 aprile 2017

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Nuovi animali da compagnia

di Giovanni Ballarini

Quando, a seguito di una legge del 1952, si procedette al risanamento della città di Matera e si costruirono nuove case per gli abitanti dei Sassi, coloro che avrebbero dovuto trasferirsi pretesero di poter continuare a vivere come facevano nelle grotte, in stretto contatto con i loro animali, e soprattutto con l’asino familiare. La richiesta fu esaudita con la costruzione di case che avevano un’ampia apertura di comunicazione tra la cucina e la stalla. Quest’ultima, in tutte le campagne italiane, era il luogo di vita comune tra uomini e animali e dove, nelle lunghe sere d’inverno, si faceva filò, le donne filavano e i componenti della famiglia si trasmettevano storie e tradizioni, invogliando nel 1889 il pittore Giovanni Segantini a dipingere il quadro Le due madri, che in una stalla presenta una donna con il suo bambino e una mucca con il suo vitello.
Secondo una consuetudine scientifica, nel rapporto tra uomo e animali questi ultimi sono distinti in due categorie: da reddito e d’affezione. I primi producono lavoro, carne, latte, uova e miele, lana, seta, piume, i se-condi sono mantenuti vicino all’uomo per sentimento, se non per amicizia. Una distinzione non sempre precisa, se si considerano gli asini amati dalle famiglie di Matera, il cavallo Bucefalo caro ad Alessandro Magno, i cani da caccia come Argo che riconosce Ulisse, il gatto familiare usato come indispensabile mezzo di cattura dei topi e tanti altri animali di un tempo passato che contemporaneamente erano da reddito e d’affezione.
Molto probabilmente oggi, dopo sessanta anni dalla costruzione, nella nuova Matera delle case con stalla incorporata, in questa non vi sono più asini ma automobili, perché l’urbanizzazione e la tecnicizzazione della società postindustriale ha rotto i tradizionali e ancestrali rapporti dell’uomo con il mondo animale. Una necessità biologica e psicologica umana è però rimasta: avere con gli animali un rapporto vivo e concreto, che non può essere sostituito da immagini, mezzi virtuali, pupazzi o fantocci e tanto meno da sofisticati robot, come dimostra l’aumento quasi esplosivo nelle famiglie degli animali familiari e la comparsa dei “nuovi animali da compagnia” (NAC), detti anche “non convenzionali”. Un fenomeno che pare confermare il detto gattopardesco, quando Tancredi dice allo zio principe di Salina “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
Nel passato, animali d’affezione erano il cane citato nella poesia La Vergine Cuccia di Giuseppe Parini o il cane Gulì di Giovanni Pascoli, il gatto e qualche canarino o pappagallino in gabbia. Oggi nelle famiglie vi sono animali d’ogni genere, specie e razza, con particolare predilezioni di quelli insoliti e oggi definiti anche “non convenzionali”. Ai cani di piccola taglia e ai gatti di ogni tipo si sono aggiunti (in ordine alfabetico) camaleonti, cavie o porcellini d’india, cincillà, conigli, criceti, furetti, gerbilli di diversa specie, iguane, lucertole, pappagalli delle più diverse origini e varietà, polli di razze nane, ratti, rettili, serpenti, tartarughe, topi e topolini senza dimenticare, in taluni paesi, i maiali nani vietnamiti, pet pigs o pot-bellied pigs. Una situazione che ha conseguenze in almeno quattro ambiti.
Sotto l’aspetto antropologico la diffusione dei nuovi e non convenzionali animali da compagnia mette in luce la necessità della nostra specie di avere rapporti diretti con altre specie, dalle quali trae vantaggi anche di tipo sanitario e messi in luce da una nuova disciplina denominata Pet Therapy.
Gli animali da compagnia, tradizionali e non convenzionali sviluppano un'importante economia con un rilevante giro d'affari. Secondo recenti stime, sarebbero presenti nelle famiglie italiane circa 60 milioni di questi animali: uno per abitante! Oltre quattordici milioni sarebbero i cani e i gatti, tredici milioni gli uccelli, trenta milioni i pesci e circa tre milioni i roditori, altri piccoli animali e rettili. Oltre l’economia riguardante gli alleva-menti e il commercio di questi animali, vi è un considerevole indotto e per rendersene conto è sufficiente vedere la pubblicità televisiva degli alimenti per gli animali d’affezione, o visitare uno dei tanti negozi e supermercati specializzati, che documentano l’interesse commerciale per questi animali. Secondo alcune stime, in Italia e nel 2014 il mercato del cibo o pet food ha un giro d'affari di 1.830 milioni di euro con un totale di 544.000 tonnellate. Mentre gli alimenti per il gatto rappresentano il 54% del totale, quelli per il cane rappresentano il 46% del totale. Il cibo per altri animali da compagnia ha un fatturato di poco più di diciotto milioni di euro (uccelli 55,7%, rodi-tori 40,7%, tartarughe 2%, pesci 1,6%). In crescita anche il segmento igiene con shampoo, spazzole, ossi masticabili e per dentizione, deodoranti e ciò che ha a che fare con la cura e la bellezza degli animali, senza dimenticare il giro d’affari delle attività di toelettatura.
Lo sviluppo numerico degli animali d’affezione e la comparsa di quel-li non convenzioni hanno modificato la sanità e la veterinaria, dai pro-grammi d’insegnamento e specializzazione universitaria, all’attività professionale, non solo per le caratteristiche biologiche delle specie, ma anche per i cambiamenti delle patologie di questi animali, in conseguenza delle condizioni ambientali di vita. Se sono diminuite le malattie infettive e parassitarie, sono aumentate quelle tumorali e soprattutto le patologie connesse a un fenomeno quasi completamente nuovo in questi animali “umanizzati” nei quali aumenta la speranza di vita: l’invecchiamento. Gli animali che vivono in famiglia hanno infatti una vita che dura tre, quattro volte di più di quella che avrebbero nell’ambiente naturale.
Il nuovo e diffuso rapporto tra la popolazione umana e i nuovi animali d’affezione è anche causa di conseguenze in settori a prima vista insospettati, come quello dell’alimentazione umana, nella quale si sta costatando non solo un’avanzata di stili alimentari con scarsa o nulla presenza d’alimenti d’origine animale, soprattutto carne, ma anche la forte riduzione, se non la scomparsa dalla cucina degli animali divenuti di compagnia, come il coniglio e i colombi.

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