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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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29 marzo 2017

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Il Cicalone, Brachytrupes megacephalus: un sonoro spuntino nel deserto

di Santi Longo

Alcuni anni addietro, in Tunisia, rientrando in albergo dopo una escursione didattica, con gli studenti del Corso di laurea in Scienze agrarie tropicali e sub tropicali, la mia attenzione è stata attratta da un grillo dal corpo tozzo, lungo circa 4 cm, di colore isabellino con macchie brune sul capo e sul pronoto. Il peculiare capo grande, più largo del torace, nonché le tibie delle zampe anteriori e posteriori, munite di grossi denti, utili per lo scavo di profonde gallerie nei terreni sabbiosi, hanno consentito di riconoscere l’Ortottero Ensifero Brachytrupes megacephalus, che è l’unica delle 10 specie del genere Brachytrupes, segnalate in Africa, presente anche in Europa. Il Cicalone, che un tempo era comune negli ambienti dunali e retrodunali costieri della Sicilia, dominati dalla fito-associazione Centaurea-Onosis, è presente anche in alcune zone della Sardegna meridionale, nelle isole Eolie e Pelagie nonché nell’arcipelago Maltese. La specie, che è stata descritta nel 1827 in Sicilia da Lefévre, come Gryllus megacephalus, a causa della sua rarefazione, è stata inserita nella Direttiva comunitaria europea "Allegato IV, 92/43/EEC”, per la protezione della fauna minore; inoltre è contemplata nel repertorio italiano della fauna minacciata, poiché il suo habitat naturale, rappresentato dalla fascia dunale consolidata, è stato deturpato e distrutto da coltivazioni, da costruzioni, e da infrastrutture varie. Il Cicalone è considerato un “indicatore di qualità dell’ambiente”, anche nel senso di fedeltà all’habitat e pertanto, la sua presenza è utile per identificare le aree ancora in uno stato naturale, o semi-naturale, da proteggere. Fino agli anni ’60 del secolo scorso la specie era nota, in Sicilia, per i danni, arrecati alle viti e ad altre piante coltivate e, per ridurne le densità di popolazione, venivano suggeriti specifici interventi con esche a base di crusca, o foglie di lattuga, avvelenate con fluosilicato di bario o con arsenito di sodio o, ancora incorporando nel terreno, in vicinanza delle viti, prodotti a base di ECE, aldrina, clordano, da applicare anche alle barbatelle. In Nord Africa, dove la specie non è protetta, sono segnalati seri danni alle palme da datteri e a varie piante dei generi Lothus, Thymelaea, Plantago, Pancratium, delle quali rode foglie, fusti, frutti, semi o bulbi. In Algeria, per la lotta biologica all’Ortottero, sono stati saggiati, con successo, alcuni funghi entomopatogeni dei generi Beauveria e Metharizium. Il Cicalone compie una generazione annua e ha costumi prevalentemente crepuscolari e notturni; la sua presenza in campo è messa in evidenza dai caratteristici coni di sabbia, alti fino a 15 centimetri, che si trovano all’imbocco dei tunnel scavati durante la notte. Da metà marzo a fine aprile, durante la sera, il maschio attrae 1 o 2 femmine nella sua dimora emettendo, per circa un’ora, un richiamo forte e acuto, amplificato dal piccolo slargo creato in prossimità dello sbocco del tunnel, che agisce da cassa di risonanza; le femmine restano in silenzio nelle loro dimore prive di cassa di risonanza e successivamente si dirigono verso il sito da dove proviene il suono più forte. L’accoppiamento avviene all'interno del tunnel e si realizza con l'applicazione di uno spermatoforo, del maschio, nella zona genitale femminile. Dopo l'accoppiamento, e fino all’avvenuta ovideposizione, le femmine vengono "segregate" dal maschio, in uno dei rami laterali del tunnel principale. Gli stadi giovanili di B. megacephalus si spostano deambulando, o saltando, mentre gli adulti saltano o volano per brevi tratti e sono anche capaci di nuotare se il loro tunnel si allaga. Lo zoologo fiorentino Giuseppe Scortecci nel suo trattato sugli Insetti, del 1972, riporta che, negli anni ’50 del secolo scorso, nell’oasi di Gat, nel Sahara, catturò numerosi esemplari che, durante il giorno, svolazzavano tra le palme, e che, da uno spiedino di grilli arrostiti, da un suo aiutante del posto, si limitò a “strappare una zampetta posteriore, che per essere quasi completamente carbonizzata, non aveva un aspetto ripugnante e dal sapore non cattivo”, l’Autore riferisce, inoltre che, i ragazzini dell’oasi la sera, effettuavano la sistematica raccolta dei Cicaloni i quali, arrostiti a dovere, costituivano uno “squisito spuntino” e un ecologico mezzo di difesa delle colture. Migliore sorte è toccata all’esemplare catturato in Tunisia che, in attesa di poter essere fotografato con la luce solare, è stato posto in un idoneo contenitore, sistemato sul davanzale della finestra della stanza dell’hotel che ci ospitava. Intorno alle ore 22 il Cicalone, sfregando l’ala anteriore destra sulla sinistra, ha iniziato ad emettere suoni talmente intensi e acuti da rendere urgente il trasferimento del contenitore all’aperto. Al mattino seguente, effettuato il servizio fotografico, l’esemplare è stato liberato nello stesso sito di cattura e senza danni apparenti.
 


FOTO: Brachytrupes megacephalus adulto


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