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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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07 dicembre 2016

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Verde e giardini nelle città

di Elisabetta Norci

La necessità di maggiori spazi verdi e giardini nelle città e nei centri storici è argomento di dibattito culturale ormai da molti anni, con una consapevolezza e sensibilità crescenti rispetto alla necessità di rapporto con la natura, di un rapporto più armonico, equilibrato, rispettoso. 
L'uomo da sempre è un costruttore, trasforma per realizzare luoghi nella natura in cui abitare, manipola la natura per darle ordine e simmetria. Costruire un luogo da abitare non è una semplice occupazione di spazio, significa affermare la propria presenza in un luogo. Presenza e dimora sono legate da parole ambivalenti in greco: ethos con la eta è dimora, natura, indole, con la epsilon è costume, consuetudine, dimora e comportamento. 
L'uomo abita in un luogo che ha trasformato e trasforma secondo i propri costumi, il che non significa soltanto che occupa quello spazio ma che in quello spazio esercita le sue attività di trasformatore. 
A tal proposito giova ricordare che Ktizein in greco significa costruire ma anche coltivare, quindi l’uomo nelle sue attività di trasformazione, grazie al suo ingenium, crea paesaggi.
L'uomo è da sempre un costruttore di case, di villaggi, di città, perché non riuscendo a vivere in ambienti naturali li trasforma in modo da renderli idonei alla sua vita, superando con il suo ingenium la propria incapacità. Quindi la condizione della sua esistenza è la trasformazione del mondo con la cultura.
L’ uomo abitante (abitare deriva da habere possedere) possiede lo spazio in cui vive perché da esso trae le risorse per vivere. Essere abitante significa non essere errante (errare = vivere nell’errore). La conquista degli spazi da coltivare  è un’operazione di umanizzazione della natura, con cui si delimita lo spazio di vita (terroir). 
L'uomo è un costruttore di città che ordina e organizza in comunità. Come dice Platone, la molteplicità dei bisogni porta ad abitare insieme, e alla casa in cui vivono più famiglie viene dato il nome di polis, quindi di una casa comune, che implica un etos. Come dice Aristotele, la città nasce per rimediare alla debolezza dei singoli nuclei familiari. La vita è una continua attività che forma e caratterizza l'etos costruendo una abitazione, un habitus, la città.
La città è l'opera in continuo movimento di una intera comunità, da una identità di diversi, resa omogenea da un etos comune (civiltà). Una civiltà è unita da un etos e da nomoi (leggi) che tutelano gli interessi di ciascuno e quindi di tutti. Nomoi significa pascoli, che sono stati il primo tema su cui le prime civiltà si sono date delle regole, delle leggi, quindi nomoi ha poi assunto il significato di legge.
L'uomo abita la città nel senso che costruisce e coltiva la città (ktizein) che è, quindi,  per definizione, fatta di edifici e di spazi coltivati. L'orto e il giardino sono gli spazi in cui si dialoga con la natura, si addomestica, si impara a barare con  essa (si mettono in serra le piante per simulare una diversa stagione oppure si coprono per “illuderle” che sia notte, incidendo sul fotoperiodo, per farle fiorire quando si vuole).
Le città antiche (quelle che oggi sono i centri storici) sono nate e si sono sviluppate secondo un etos comune. 
L'uomo trasforma un luogo, la natura, in unità umana, in una civiltà.
E come dice Pierre Grimal non è esistita civiltà che non abbia sentito il bisogno di avere dei giardini. I giardini diventano quindi espressione di una civiltà ed il primo modo per avere un giardino è farsi amica la natura, quindi il giardino, sin dal suo inizio,  è intriso di religione. E tuttavia i giardini fanno argine alla vera natura. L'uomo modella i suoi paesaggi prendendo spunto dalla natura ed è condizionato dalla natura dei luoghi che lo circondano; il rapporto tra uomo e luogo è forte, etico. Il paesaggio è una sorta di contenitore culturale in cui il giardino 
riveste il ruolo di immagine della natura, di una natura domata, sicura.
L’uomo di oggi si è separato dalla natura ma la cerca, condizionato dalla perdita, come una compensazione. I giardini, intendendo con essi, gli spazi verdi in senso lato, rispondono al nostro bisogno di rapporto con la natura, risvegliano in noi le esigenze più naturali ed insite nel nostro essere. Quando siamo in un ambiente verde respiriamo e prendiamo coscienza di questa funzione, ancorché naturale e … vitale! I giardini ci aiutano a risvegliare i ritmi naturali della vita: primavera, inverno, caldo, freddo, e ci mettono alla prova, noi che ormai viviamo in ambienti artificiali...una pianta fiorita ci ricorda l’estate, un profumo risveglia un ricordo sopito...
Il bisogno di natura lo sentiamo in modo sempre più forte con l’arrivo della primavera, tant'è che già a febbraio qualunque supermercato e negozio, anche di ferramenta, espone piante in vaso, rosai che promettono di diventare giganti, piantine microscopiche che si garantisce non moriranno mai...e chi, domando, chi non sente la necessità di 
averne una, almeno una, in casa, in terrazza, sul balcone?
Acquistarla è una sfida.
Anche oggi e a nostre spese tutti abbiamo imparato  che la natura è intrisa di religione, infatti ci poniamo  di fronte ad un vaso di fiori appena acquistato con aria di attesa e di supplica, con la consapevolezza della nostra scarsa capacità seduttiva e persuasiva nei suoi confronti, della nostra impotenza.  Scegliamo per la pianta il posto giusto secondo le istruzioni sul vasetto. Quanta acqua vorrà? Avrà troppo sole o troppa ombra, o troppo caldo? E se una foglia dà segni di non stare bene proviamo a prendercene cura... si dice che le piante siano sensibili alla 
musica...non è vero ma ci provo! 
Se i nostri sforzi sono premiati siamo orgogliosi del nostro pollice verde, altrimenti si ha una grande delusione, si prova un senso di sconfitta! Ma basta una piantina sul davanzale per colmare il nostro bisogno di natura?  Vivere in città, in un centro storico non deve significare, ma purtroppo spesso significa, vivere separati dalla natura, vedere la natura come un mito lontano.
Chi vive in centro pensa di vivere nel "cuore" della città, e in quanto tale, più pulsante, il motore, il centro della vita.
Oggi le città si assomigliano tutte. 
Chi sceglie di vivere " in centro" di solito lo fa perché pensa di poter avere tutto a disposizione: teatro, cinema, luoghi di intrattenimento, bar, ristoranti, i negozi più eleganti, una volta anche i servizi: ospedale, comune, poste, botteghe, spazi per il tempo libero sotto casa.
In centro ci si aspetta, o forse sarebbe meglio dire ci si aspettava, di trovare la vita, in realtà, nella logica dei corsi e ricorsi storici, molte funzioni importanti che appartenevano in passato al centro della città oggi si sono spostate, sono state o si sono, decentrate. Tra le funzioni "delegate" all'esterno ci sono gli spazi verdi. Ma di quale “esterno” si parla?
Certamente, soprattutto in Toscana, è difficile trovare spazi per grandi parchi all'interno delle città, ma certamente se ogni spazio viene costruito di verde non ne rimane affatto. Nei centri storici, nelle città, vivono popolazioni costituite da persone di tutte le età ciascuna con dei bisogni, tutte con la necessità atavica di contatto con la natura, una necessità a cui si può rispondere in una pletora di maniere, ma certamente tutte 
contenenti elementi naturali.
Può sembrare  un tema banale, che tuttavia,  non appare concretamente risolto: nelle città, nei centri storici in particolare, ogni spazio che si libera o che viene riqualificato, viene occupato da funzioni "non libere", nel senso che sia le grandi che le piccole operazioni urbanistiche ed edilizie spesso non danno luogo a spazi liberi, pubblici, fruibili.
In realtà nei centri storici abitano popolazioni costituite da famiglie, bambini, anziani, disabili. Dov'è la città a dimensione umana? Non siamo una umanità associata dall’essere una civiltà, unita da un etos e da nomoi che tutelano gli interessi di ciascuno e quindi di tutti.
Rileggiamo le grande operazione di rinverdimento di Parigi voluta ed iniziata da Napoleone, tramite l'opera di Haussamann, di Alphand, Deschamps, con la programmazione di una gerarchica rete di spazi verdi: grandi parchi, alberature stradali, giardini di quartiere, piccoli spazi verdi.   Riguardiamo i parchi americani di  Olmsted, rivolti alle esigenze di tutti, fruibili liberamente da tutti. E ricordiamo che “Mall” in origine significava viale ed oggi è sinonimo di  centro commerciale!
La vera riqualificazione dei centri consiste nel restituirli alla popolazione.
Ogni città dovrebbe avere un grande progetto di piccoli spazi diffusi, con varie funzioni, una rete che risponda alle esigenze di una popolazione che deve sentirsi accolta; si tratta di pensare ad aree anche microscopiche con qualche albero, e perché no, anche solo con grandi vasi (migliaia di anni fa sono stati realizzati giardini nel deserto ed 
oggi non siamo capaci di farli in città?).
Bisogna liberare i vuoti dal riempimento, dall’intasamento edificatorio, da progetti di aree verde troppo strutturate, troppo costruite;  sono sufficienti dei giardini semplici progettati con garbo, con amore con grandi prati ed alberi, con vialetti creati dall’uso ed aree di sosta con arredi semplici, disposti in modo da favorire la conversazione, l’associazione, il gioco comune.
I centri storici sono pieni di funzioni commerciali che rispondono ai bisogni di pochi.
La risposta al bisogno di natura viene sempre più delegata all’esterno della città: ai parchi con visite guidate e non, alla campagna (agriturismo), all’escursionismo, addirittura a trasmissioni televisive che ci permettono di vedere dalla poltrona di casa nostra le meraviglie del mondo.
Non si può rispondere al bisogno di natura con una passeggiata ogni tanto o una vacanza nel fine settimana. Non possiamo respirare ogni tanto, ma desideriamo vivere tutti i giorni, ogni giorno della nostra vita, umanamente, in rapporto ed in relazione con la natura: a volte amica, a volte, nemica, a volte domata e dominata, a volte dominante, ma di cui abbiamo capito ed abbiamo chiaro di non poter fare a meno.




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