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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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02 novembre 2016

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L’indigena cimice grigiastra e quella asiatica

di Santi Longo

Dalla fine della scorsa primavera, diversi frutticoltori siciliani, sulla scorta delle informazioni e delle immagini riportate da riviste, quotidiani e televisioni, hanno ritenuto di avere rinvenuto l’esotica cimice Halyomorpha halys. L’esame degli esemplari pervenuti nel nostro Dipartimento e di quelli catturati nel corso di sopralluoghi effettuati nei frutteti (pereti, meleti e pescheti) delle falde dell’Etna in cui erano state catturate, o avvistate, le presunte cimici asiatiche, ha consentito di accertare che, in tutti i casi, si trattava della indigena cimice Rhaphigaster nebulosa. La vaga rassomiglianza fra le due specie ha indotto in errore i frutticoltori, giustamente preoccupati poiché la Cimice asiatica, che nelle aree d’origine è un fitomizo occasionale dei fruttiferi e della soia, vive a spese di 300 piante ospiti; negli USA, dove è stato segnalato nel 2001, è diffuso in molti Stati nei quali crea seri problemi fitosanitari su ornamentali e su colture agrarie arboree ed erbacee. In Svizzera, dove la Cimice è stata ritrovata nel 2007, svolge una generazione annua e non rappresenta un problema per le colture. Nel 2014 è stata riscontrata in Romania e in Russia; nel 2015 è stata segnalata in Austria e in Serbia. In Italia, dove è stata individuata nel 2012, in Emilia-Romagna, è attualmente diffusa in Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Nel modenese, dove svolge due generazioni annue, nel 2015, ha causato seri danni ai frutti con le punture di alimentazione che determinano la cascola o la malformazione delle mele, ovvero la comparsa di zone decolorate e depresse, necrosi e polpa spugnosa. Nel periodo invernale le Cimici trovano spesso riparo all’interno delle abitazioni, creando notevoli disagi. L’adulto di H. halys ha il corpo lungo 12-17mm; il dorso è di colore marmorizzato nei toni del grigio e del marrone; il capo ha forma squadrata; i tarsi posteriori sono di colore bianco crema e le tibie scure. Ciascuna femmina può deporre da 100 a 500 uova in ovature di 28 elementi. Fino al 2013 la specie era inserita nella lista di allerta dell’EPPO, dalla quale è stata successivamente cancellata e pertanto, allo stato attuale, non risultano iniziative specifiche di monitoraggio e controllo, da parte del servizio fitosanitario o da parte della UE. L’indigena Cimice grigiastra, Rhaphigaster nebuosa, ha il corpo lungo circa 15 mm, di colore olivaceo con macchie e punti neri, o bruni, sul dorso. Le antenne sono nere con la metà prossimale degli articoli giallastra. Nel mesosterno è presente una grossa e robusta spina che rende immediata la discriminazione da H. halys. Sverna da adulto in ripari vari, sotto cortecce, nelle fessure dei tronchi e persino nelle abitazioni. In primavera gli adulti si portano su fruttiferi in fioritura e pungono gemme e ovari; le femmine depongono gruppi di 14 uova sulla pagina inferiore delle foglie. Sono stati segnalati occasionali danni all’uva spina e al tabacco; gli adulti possono pungere le nocciole senza causare danni di rilievo. Capace di trasmettere l’agente patogeno della stigmatomicosi, è anche ritenuta predatrice di larve di Coleotteri Galerucini. I nemici naturali della Cimice grigiastra sono rappresentati da Ditteri Tachinidi e Imenotteri Sceliondi che potrebbero concorrere al contenimento delle popolazioni della nuova arrivata Cimice asiatica. 


Foto di apertura: Adulto di R.nebulosa dal dorso 

Foto sotto: Adulti di Halyomorpha halys , raccolti e preparati dalla Prof. L. Tavella del DISAFA dell’Università di Torino
 

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