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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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21 settembre 2016

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Nella spesa per Ricerca e Sviluppo in Agricoltura è in atto una storica svolta globale

di Amedeo Alpi

Quattro ricercatori di economia e politica agraria della University of Minnesota hanno  pubblicato, su Nature del 14 Settembre 2016, un loro commento circa una tendenza evolutiva della spesa in Ricerca e Sviluppo in Agricoltura (AgReS). La University of Minnesota ha costituito da tempo un Centro (International Science and Technology Practice and Policy (InSTePP) Center) in St. Paul, che ha per missione la raccolta di dati globali sull'andamento della spesa per l'Agricoltura. Questa imponente banca dati - che ha esaminato accuratamente gli ultimi 50 anni - dimostra che è in corso di realizzazione  una tendenza evolutiva del dato di spesa che si offre a molte riflessioni; il dato principale mette in luce che, attualmente, la spesa da parte delle nazioni a più elevato reddito (per brevità il cosiddetto mondo occidentale)  è stata superata, per la prima volta, da quella delle nazioni a medio reddito (che possiamo indicare approssimativamente come BRICS -Brasile, India, Cina, Sud Africa; la Russia non è inclusa nello studio). A questo dato si aggiunge che il settore privato sta progressivamente spendendo sempre più rispetto a quello pubblico. Inoltre, in questo quadro generale, si constata che i paesi con reddito più basso (Africa sub-sahariana e Asia del Sud) segnano una distanza crescente  dai paesi più ricchi.
Le spese in AgReS hanno una ricaduta forte sulla crescita della produttività agricola e sul volume globale della produzione, ma i risultati seguono a distanza di alcune decadi dal momento degli investimenti, per cui gli investimenti attuali -i pochi ancora fatti dai paesi più ricchi e quelli, più consistenti, dei paesi mediani- daranno risultati ben percepibili a partire dal 2050, contribuendo in modo determinante a delineare la produzione futura di alimenti., che sarà assai diversa da quella tradizionale.
Tutti i dati raccolti negli oltre 50 anni (1960-2011), sono stati accuratamente normalizzati ed elaborati statisticamente in modo da offrire linee di tendenza sicure, da parte di un gruppo di 60 ricercatori di varie istituzioni del mondo, che si è impegnato in una ricerca protrattasi per 6 anni. In particolare, il confronto tra il 1980 e il 2011, mette in luce che la spesa globale in AgReS (comprendente sia la quota pubblica che quella privata) è passata dal 69% al 55% da parte dei paesi a elevato reddito, mentre lo stesso dato per i paesi a reddito medio è salito, nello stesso periodo, dal 29% al 43%. Sorprende anche che la quota di spesa pubblica (Università e Agenzie governative) dei paesi più ricchi è scesa dal 56% al 47% essendo superata dalla spesa dei paesi a reddito medio che si attestano ormai sul 50%.  
Cosa ha causato queste modifiche di spesa? La risposta non è semplice, ma alcune considerazioni sono basate su fatti. Nei paesi ricchi si è avuta la percezione che la produzione di alimenti non fosse più un problema, considerata la piena soddisfazione alimentare dei loro popoli, mentre i paesi a reddito medio si sono sentiti impegnati ad offrire ai loro popoli quantità sempre maggiori di alimenti ed una incrementata gamma di essi. Così è accaduto che tra il 2000 e il 2011, i paesi a reddito medio hanno mantenuto una crescita del livello di spesa pubblica in AgReS, del 6% annuo, mentre i paesi più ricchi si sono assestati su di una crescita dello 0,8%. Un dato colpisce particolarmente: in Cina, nel 2011, circa il 57% della spesa in AgReS è venuta dal settore privato (probabilmente questo dato subirà modifiche a seguito della acquisizione della multinazionale svizzera  Syngenta da parte del gruppo cinese ChemChina).
Ovviamente tutto questo non è indifferente a quanto sta accadendo nel mondo a seguito dell'aumento del tenore di vita di vaste nazioni, e quindi della tendenza a mangiare di più e meglio, incrementando il consumo di alimenti trasformati e/o preparati. Conseguentemente le agricolture di questi paesi fanno sempre più affidamento sulle tecnologie ( nuove sementi di qualità, fertilizzanti, antiparassitari e macchine).
Tra le varie domande che questi dati sollecitano, una in particolare è doverosa: cosa accadrà ai paesi a più basso reddito? I 100 paesi più poveri (che ospitano il 22% della popolazione mondiale) contribuiscono per il 9% alla spesa globale in AgReS, mentre i 10 più ricchi rappresentano il 70% di questi investimenti. Le agricolture dei paesi poveri hanno bisogno di ricorrere a mezzi tecnici (ad esempio per far fronte alle numerose problematiche di difesa dai parassiti) e pertanto chi potrà spendere in loro favore? Il settore pubblico potrebbe offrire la soluzione più adeguata, ma l'attuale tendenza non sembra questa, perché come abbiamo visto, sono solo i paesi a medio reddito che si sono impegnati maggiormente nella spesa per AgReS e soprattutto nel settore privato. Riusciremo quindi a produrre in modo sostenibile?
In pratica l'articolo chiude con un simile interrogativo. Ancora una volta siamo autorevolmente esortati a portare al centro delle nostre discussioni collettive, le problematiche dell'Agricoltura. Dovremmo farlo, ma, se si segue, l'attualità, la società italiana sembra assai distratta.


A historical turning point in spending for agricultural research and development is taking place worldwide
Four researchers in economics and agrarian policy at the University of Minnesota have published in Nature (14 September 2016), their comment about the evolutionary trend in spending on agricultural research and development (AgReS). An evolutionary trend of spending is underway that has spurred many considerations. The main fact highlights that, at the moment, spending by higher-income nations (in short, the western world) has been exceeded for the first time by that of middle-income nations (that can roughly be indicated as BRICS-Brazil, India, China, South Africa, without Russia, which was not included in the study). To this we can add that the private sector is progressively spending increasingly more as compared to the public one. Moreover, in this general picture, we can see that the distance between rich countries and the countries with the lowest income (Sub-Saharan Africa and South Asia) is growing. What has caused these changes in spending? The answer is not simple but some considerations are based on facts. In rich countries, there has been the perception that food production is no longer a problem, taking into consideration the full food satisfaction of their populations, while the middle-income countries have felt committed to offering their populations increasingly growing quantities of food and a greater variety. Among the various questions posed by these data, one is particularly in order: what will happen in those countries with lower incomes? The 100 poorest countries (that are home to 22% of the world’s population) contribute 9% to the global spending in AgReS, while the 10 richest countries represent 70% of these investments.

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