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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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29 giugno 2016

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Gli italiani mangiano poca frutta

di Giovanni Ballarini

La frutta fa parte integrale della Dieta Mediterranea con una preoccupante bassa presenza nell’alimentazione delle famiglie italiane. Noi ne consumiamo in media 230 kg l’anno e meglio di noi ci sono la Danimarca (275 kg), la Polonia (257 kg) e la Spagna (255 kg). Sorprendente é che non è facile trovare tutto l’anno frutta e verdura fresca in Danimarca e Polonia, ma le popolazioni di questi paesi hanno delle abitudini alimentari salutari molto solide e per soddisfarle ricorrono a rilevanti importazioni.
Secondo i recenti rilievi dell’ISTAT, negli italiani l’alimentazione incide per il 17,7% delle spese familiari e la frutta l’1,6% (verdura 2,4%). In una spesa media mensile familiare di € 2.500 la frutta incide per € 39 (verdure € 60).
La frutta più consumata dagli italiani sono le autoctone mele (22% degli acquisti), seguite dalle esotiche e importate banane (15% dei consumi di frutta).
Consumano almeno quattro porzioni di frutta, verdure e legumi freschi solo il 18% della popolazione italiana e le regioni nelle quali il consumo di questo alimento é più basso sono la Basilicata (8,5%), Calabria (11,5%), Molise (11,9). Risulta anche che i consumi di frutta dei bambini sono maggiori nelle famiglie nelle quali la madre ha un più alto titolo di studio.
Secondo le attuali conoscenze nutrizionali, i consumi di frutta degli italiani sono insufficienti per un buono stato di salute e non sono giustificati da una disponibilità molto ampia. Tra mercati rionali, supermercati, fruttivendoli che soprattutto nelle grandi città sono aperti in ogni ora del giorno e della notte, in ogni stagione vi é una molto ampia possibilità di scelta di prodotti interi e della quarta gamma confezionati in vaschetta, che aspettano solo di essere mangiati.
Tutto questo avviene in una nazione, l’Italia, che ha una buona se non ottima produzione di frutta e che nella fase agricola (nel 2013 centosettantasettemila aziende con quasi quattrocentomila ettari coltivati) ha un valore di quasi tre milioni e mezzo di Euro, al quale si aggiunge, in fase di trasformazione, il valore di un altro milione di Euro. L’Italia inoltre esporta frutta per un valore oltre due milioni e mezzo di Euro, contro un’importazione del valore di un milione e duecentomila Euro, e con un saldo attivo di quasi un miliardo e quattrocentomila Euro.
Notevole è il commercio internazionale della frutta, guidato in valore dagli Stati Uniti e con un secondo posto dei Paesi Bassi (soprattutto pere), mentre l’Italia é il sesto esportatore mondiale e il dodicesimo importatore mondiale di frutta. Per le pesche e nettarine la produzione italiana è al primo posto in Europa, con il 43% della produzione totale. L'Italia è leader in Europa anche per la produzione di pere, dove la percentuale è intorno al 35%, e per i kiwi, con il 70% del totale. Secondo Fruitimprese nel 2015 abbiamo esportato circa 4 milioni di tonnellate di frutta e di verdura e ne abbiamo importate poco meno di 3,5 milioni di tonnellate. Il nostro saldo attivo è di circa 550 mila tonnellate.
I nutrizionisti indicano in quattro porzioni giornaliere di frutta un’assunzione corretta per una buona e salutare nutrizione, che non riguarda la gran parte degli italiani, buoni produttori e al tempo stesso cattivi consumatori di questo prezioso alimento: quali le origini di uno strano dilemma?
Una buona produzione di frutta dipende dalle condizioni pedoclimatiche italiane e dalla intelligente e antica capacità della nostra frutticoltura di acquisire specie e varietà nuove, ultimo il caso del kiwi.
Gli scarsi consumi di frutta fanno parte di un fenomeno complesso che s’inserisce in quello più ampio, altrettanto preoccupante, del progressivo abbandono da parte degli italiani della loro antica e tradizionale Dieta Mediterranea.
Per la frutta, i bassi consumi trovano una spiegazione anche in un’atavica eredità culturale che considerava la frutta una preziosa rarità consumata solo in limitate occasioni, spesso solo da alcune categorie sociali (da qui il proverbio “al villan non far sapere quanto é buono il formaggio con le pere”) o come un premio.
Di particolare importanza è però principalmente il tipico modo di scandire l’alimentazione degli italiani in tre pasti giornalieri, per cui la frutta compare solo a fine pasto del mezzogiorno e della sera e mai nella colazione del mattino, e questo impedisce di raggiungere le quattro porzioni giornaliere minime consigliate.
Da qui scaturisce la necessità di mantenere la frutta nel pranzo di mezzogiorno e nella cena della sera, e al tempo stesso d’inserirla, anche come spremuta, già nella prima colazione e in una pausa di mezzo pomeriggio, per non arrivare in quest’ultimo caso alla cena della sera affamati, evitando di conseguenza una abbuffata contraria a un buon riposo notturno.
In questo modo si possono raggiungere le quattro porzioni giornaliere di frutta, il minimo ritenuto corretto per una buona e sana nutrizione.


Italians eat little fruit
Fruit is an integral part of the Mediterranean diet with a worrying low quantity in the diet of Italian families. We consume an average of 230 kilos per year and Denmark with 275 kg, Poland with 257 kg and Spain with 255 kg do better than us. What is surprising is the fact that it is not easy to find fresh fruit and vegetables all year round in Denmark, and Poland but the populations in these countries have very solid healthy eating habits and to comply with them they have recourse to large imports.
According to the recent ISTAT statistical data, food represents 17.7% of the family expense and fruit 1.6% (vegetables 2.4%). Out of an average monthly family expense of 2,500€, 39€ are spent for fruit (60€ for vegetables).
The native apples (22% of purchases) are the most eaten fruit by Italians, followed by the exotic imported bananas (15% of the total fruit eaten).
It also comes out that children eat more fruit in the families where the mother has a higher level of education.
According to current nutritional knowledge, Italians’ fruit consumption is not sufficient for a good state of health and it is inexcusable seeing that it is widely available. 



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