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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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25 maggio 2016

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Case di terra e Case di legno trasportabili

di Luciana Bigliazzi, Lucia Bigliazzi

Con l’opera Delle case de’ contadini dell’architetto Gerogofilo Ferdinando Morozzi, pubbblicata a Firenze nel 1770, si chiude l’indagine voluta dal Granduca Lorenese sullo stato del territorio toscano con particolare riguardo alle abitazioni per la gente di campagna.
La fama di cui godé il trattato del Morozzi non solo ne decretò numerose successive edizioni (rivedute ed ampliate anche per merito di altri architetti), ma costituì la base dell’edilizia rurale che sancì - sebbene in un lasso di tempo non sicuramente breve - la stanzialità dei contadini sulla terra che lavoravano.
In questo panorama volto ad un grande rinnovamento e modernizzazione della Toscana, attraverso i quali essa usciva definitivamente dal periodo post rinascimentale, non mancarono altre proposte ed iniziative in merito.
Di rilievo quella che Giuseppe Del Rosso (1760-1831, Georgofilo ordinario dal 3 agosto 1791) aveva sottoposto al consesso accademico e successivamente data alle stampe (Firenze, Bouchard, 1793) avente ad oggetto l’ economica costruzione delle case di terra
L’opuscolo che nella edizione a stampa occupa le pagine 15-46 (le iniziali contengono il Discorso preliminare del editore italiano) costituisce un “Estratto” dell’opera del francese François Cointeraux, Ecole d’architecture rurale,  pubblicata in 4 tomi a Parigi fra il 1790 e il 1791, con particolare riguardo alla edificazione di abitazioni anche di più piani in terra battuta (“terre pisée ou décorée"). 
Tecnica antica, addirittura per Cointeraux risalente al mondo biblico, quella che il Georgoflo sintentizza nel suo Estratto in 20 punti che concernono la scelta dell’unico materiale da utilizzare nella costruzione (la terra appunto) e degli indizi su cui basare la scelta (“le terre grasse” migliori delle argillose per la loro tendenza a sbriciolarsi), degli utensili necessari ivi compreso il “pestello” o pistone in legno o in metallo per battere la terra raccolta in mortai di pietra di grandi dimensioni; di importanza la cosiddetta “forma”, modello realizzato con assi di legno sistemate in piani sovrapposti  e ciascun piano contraddistinto da una serie di spazi allineati nei quali porre la terra pressata. In tale modo si riusciva ad alzare muri, si costruivano pareti, si edificava una casa.
Ultime sintetiche informazioni riguardo a come si aprivano porte e finestre e come si edificavano volte.
In conclusione: chiunque, appresi questi rudimenti, avrebbe potuto costruirsi una casa per conto proprio, con poca spesa e soprattutto in pochissimo tempo (16 giorni in media, al massimo in tre settimane).


E chi poi conosceva l’arte del decoro, poteva, come Cointeraux aveva ampiamente dimostrato in edifici da lui realizzati nella campagna lionese, a Grenoble ed Amiens, decorare a piacere la propria abitazione con ampia gamma di motivi.



Del Rosso, il cui Estratto ricevette il plauso del Granduca che volle premiarlo “col dono di un cannello ottagono da cui esce fuori da un parte un matitatoio e dall’altra una penna, il tutto è oro con astuccio in sarì verde”, perorava il Sovrano affinché queste case economiche trovassero largo impiego proprio in quelle terre recentemente bonificate (la Valdichiana in specie), ma rimaste a lungo deserte e poco coltivate.

Altra curiosa Memoria sull’arte di edificare è quella presentata alcuni decenni più tardi (1830) dal Georgofilo Jakob Gråberg från Hemsö (socio ordinario dei Georgofili dall’aprile 1835, ma già accademico corrispondente) avente ad oggetto le “case di legno trasportabili”.
Ne era inventore un suo connazionale, lo svedese Federigo Blom che aveva partecipato insieme al Gråberg ad una adunanza accademica ed aveva ritenuto che forse anche  la Toscana poteva essere interessata a questo tipo di abitazione.
Destinate inizialmente in Svezia alla povera gente delle città e della campagna, le case di legno si erano poi largamente diffuse anche fra le classi abbienti (regnanti di diversi paesi europei le avevano commissionate per le loro residenze estive) ed erano state perfezionate da Blom che non soltanto le aveva pensate a più piani, ma le aveva munite anche di camini e stufe, tutti (compresa la struttura abitativa) facilmente smontabili e ricollocabili altrove (“Le case da lui fabbricate hanno il vantaggio di sodisfare in un tempo a tutti i requisiti delle case ordinarie di legno, aggiungendovi la somma facilità di essere, in pochissimo tempo, e con tenuissima spesa, messe su, e di luogo a luogo trasferite”).
Gråberg ne proponeva l’uso essenzialmente nelle Maremme dove l’aria malsana obbligava gli abitanti a brevi soggiorni e lo stesso Granduca avrebbe potuto usufruirne in occasione dei suoi periodici spostamenti non soltanto in Maremma ma in qualuqnue altra parte del Granducato.
Costruite in solido legname si erano dimostrate anche di costo contenuto e pertanto Gråberg ne ipotizzava un ampio uso anche nelle campagne.
Al 1830 erano ben 82 le case in legno realizzate dal Blom.
Gråberg univa alla Memoria una graziosa litografia riproducente una “Casa trasportabile”, incisa su pietra da Giuseppe Galli e riprodotta su carta dalla litografia Salucci di Firenze (foto di apertura).



Earth houses and portable wooden houses
In the panorama of Tuscany's renewal and modernization through which it definitively emerged from the post-Renaissance period, there was no lack of curious proposals submitted to the Georgofili Academy.
One important example is the one submitted to the Academy by Giuseppe Del Rosso (1760-1831, a Georgofili member as from 3 August 1791) and which was later published (Florence, Bouchard, 1793). Its subject was the economical construction of earth houses.
Another curious record on the art of building was submitted some decades later (1830) by Georgofili member Jakob Gråberg från Hemsö (Georgofili member since April 1835, and previously a correspondent member) on the subject of “portable wooden houses”. Originally directed at housing poor people living in towns and the countryside in Sweden, wooden houses later became widespread among the upper classes (sovereigns from various European countries had commissioned them for their summer residences). They were perfected by Blom who not only thought about more floors, but  also provided them with fireplaces and stoves, with everything (including the housing structure) easily dismantled and moved elsewhere.


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