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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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24 febbraio 2016

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Il test del DNA sugli oli di oliva ha passato la fase sperimentale

Per stabilire a posteriori se in un campione di olio sono state operate contraffazioni con oli di oliva di minor pregio (es. olio italiano in cui sia stato aggiunto in tutto o in parte olio di altri paesi europei o extra-europei) o con oli di altre specie (nocciolo, girasole, colza, mais, o soia), sono state sviluppate tecniche di analisi basate sul test del DNA estratto dall’olio. 
Questo tipo di analisi rappresenta l’unico metodo in grado di accertare l’identità delle varietà da cui l’olio è stato estratto e di verificare la presenza di oli di altre specie oleaginose diverse dall’olivo. L’analisi molecolare delle tracce di DNA nell’olio rappresenta un utile complemento alle analisi chimiche e alla tracciabilità documentale di filiera.
La rintracciabilità genetica dell’olio ha superato ormai la fase sperimentale e può essere applicata con successo agli oli in commercio.
Pur se non riconosciuta ancora tra i metodi ufficiali di analisi, essa trova utile applicazione per chi vuole certificare il proprio prodotto o capire meglio l’identità delle partite che compra e che vende, con particolare riferimento alle industrie olearie, alle ditte imbottigliatrici e alla grande distribuzione.
Il test del DNA può essere applicato a tutte le tipologie di olio di oliva: extra vergine, vergine, DOP, IGP, monovarietale, blend, rettificato, miscela tra oli vergini e rettificati.

L’efficacia del metodo si basa su alcuni importanti presupposti:
- il DNA caratterizza in maniera inequivocabile ciascun individuo, varietà o specie diversa, e le differenze possono essere messe in evidenza attraverso l’analisi di marcatori molecolari;
- il DNA è l’unica molecola che può essere moltiplicata in vitro tramite la PCR (Polymerase Chain Reaction) quindi, anche partendo da poche copie di un piccolo frammento, se ne possono ottenere milioni di copie, analiticamente rilevabili;
- i frammenti di DNA, anche se non liposolubili, rimangono in sospensione nel mezzo oleoso e si conservano per lungo tempo (oltre i 3 anni), anche se vanno incontro ad un progressivo processo di degradazione in frammenti sempre più corti;
- la rettificazione o altri trattamenti chimico-fisici dell’olio non allontanano o distruggono completamente questa molecola, che può essere comunque estratta, amplificata ed analizzata;
- ad ogni paese/regione/territorio di coltivazione corrispondono varietà locali specifiche e ben diverse da quelle coltivate altrove (allo stato attuale le superfici dedicate a varietà alloctone sono così esigue da non condizionare il mercato nazionale dell’olio);
- grazie alla forte strutturazione geografica delle varietà, la loro identificazione consente di risalire indirettamente al luogo di origine dell’olio;
- poiché gli oli possono essere costituiti da miscele di più varietà, per poter identificare ciascuna di esse, è necessario disporre di marcatori varietà-specifici o comunque caratteristici di poche varietà;
- un altro elemento indispensabile è la disponibilità di una banca dati dei profili DNA delle principali varietà di olivo coltivate nel mondo, per confrontare e trovare la corrispondenza dei profili ottenuti dall’analisi degli oli.

I marcatori molecolari correntemente usati per l’identificazione delle cultivar, quali gli SSR (Simple Sequence Repeats) di prima generazione, attualmente a disposizione, sono poco adatti per la rintracciabilità degli oli, sia perché se ne dovrebbero usare tantissimi per discernere varietà miscelate insieme, sia per le difficoltà di amplificazione e di match con i picchi attesi.
A seguito delle numerose richieste pervenute da ditte imbottigliatrici, distributrici, di import/export e agenzie nazionali per il controllo degli alimenti, presso il CNR-IBBR di Perugia si è aperta una attività di servizio per analisi DNA di oli di oliva commerciali e di olive da mensa.


Da: Teatro Naturale, 5/02/2016


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Commenti

giuseppe fontanazzaGiuseppeFontanazza - inserito il 24/02/2016

La tecnologia bio molecolare messa a punto da CNR-IBBR di Perugia, rappresenta un notevole passo avanti per il riconoscimento di olio d'oliva legato a specifica varietà ,consentendo in tal modo di garantire il consumatore da un lato e il produttore dall'altro di consumare e vendere rispettivamente oli di oliva monovarietali; tutto ciò non e' poca cosa se se tiene conto che sempre piu' si va affermando una nuova linea di mercato di oli e.v di oliva le cui caratteristiche qualitative e organolettiche vanno a tipizzare il prodotto; tenendo presente tuttavia che l'ambiente e l'andamento climatico possono influire su tali aspetti in connessione anche, come e' noto, con lo stadio di maturazione del frutto alla raccolta,al processo di lavorazione delle olive, alla conservazione dell'olio ecc. Altro punto che va tenuto in considerazione che,sempre rispetto agli oli monovarietali, si determina uno sblocco tra area di coltivazione tradizionale delle singole varietà e trasferimento delle stesse in territorio o paese differente da quello di provenienza. In sintesi l'elemento discriminante per il riconoscimento di un qualsiasi olio d'oliva e' il suo marcher genetico a prescindere dall'ambiente. Qualcosa di simile si puo' dire che riguarda anche gli oli DOP, anche se in questo caso le normative previste riguardano il controllo sulla provenienza del territorio che influenza aspetti organolettici specifici del disciplinare . Aspetto importante,relativo alla metodologia impiegata in questo tipo di analisi e' legata alla reale possibilita' di smascherare frodi di vario tipo,come l'articolo indica in modo chiaro e come gia' si e' accertato in casi specifici riportati nei media.Cio' lascia perplessi e' che ancora il metodo basato su DNA no sia stato ancora accettato come norma per scoprire possibili frodi; ma ciò sappiamo che sia legato a fattori burocratici non soltanto tipici del nostro Paese ma anche europei e non solo.Si spera che il COI, organo mondiale legato al comparto possa farsi promotore per introdurre tale tecnologia tra quelle già di norma legate essenzialmente ad analisi chimico-fisiche ed organolettiche. Giuseppe Fontanazza

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