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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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09 dicembre 2015

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“Ecosistema giardino storico”: è possibile garantire la fruizione e mantenere l’equilibrio ecologico?

di Francesco Ferrini

Il processo di urbanizzazione, iniziato nel XIX secolo e diventato inarrestabile dopo la Seconda Guerra, ha profondamente trasformato le strutture sociali esistenti, sovvertendo le vecchie politiche, abolendo certi costumi e imponendone di nuovi. Il mutamento tra il vecchio e il nuovo "tessuto" sociale, economico e urbano raramente è avvenuta con fasi graduali: nella maggior parte dei casi ha determinato un vero e proprio trauma con profonde ripercussioni sulle abitudini, la mentalità e la salute delle singole persone, nonché sulle aspettative di tutta la comunità.
Questo ha portato a un degrado ambientale significativo e a una forte espansione della periferia intorno alla città (urban sprawl), con la conseguente interruzione della organizzazione territoriale e una forte influenza sulla  pianificazione e progettazione delle nuove aree verdi e sull'utilizzo di quelle esistenti.
Dal punto di vista del verde ciò ha spesso comportato che i giardini e i parchi, da sempre appartenuti alla nobiltà o alla ricca borghesia, siano gradualmente diventati pubblici. Di conseguenza è stato assegnato loro il compito di correggere gli squilibri in molte delle città industriali e quello di soddisfare i bisogni ricreativi, educativi, igienici di tutte quelle persone che, grazie ai cambiamenti delle condizioni sociali, potevano e tuttora possono godere di tutti i vantaggi legati alla presenza e all'uso attivo di aree verdi. Ciò ha spesso determinato, in tali aree, in passato fruite da un numero ristretto di persone e in periodi spesso limitati, una situazione di deterioramento delle condizioni, soprattutto di quelle telluriche.
Il degrado risultante ha quindi una matrice multifattoriale che va da motivi tecnici e agronomici, come l'invecchiamento e la senescenza del materiale vivente, alle pressioni speculative legate allo sviluppo urbano, alle decisioni di pianificazione controverse, alla perdita della cultura del giardino e della professionalità dai giardinieri, così come alla continua e grave mancanza di fondi pubblici e privati e, non ultimo, alla pressione antropica.
Questi spazi progettati per essere utilizzati da un numero limitato di privilegiati sono infatti diventati la meta di migliaia di visitatori che, seppur rispettosi, hanno contribuito alla degradazione sia della struttura del suolo, sia delle piante. Inoltre, il paesaggio storico è spesso gestito con le stesse tecniche utilizzate per i moderni spazi verdi urbani, mentre richiede interventi specifici volti e articolati nel tempo ed eseguiti da personale qualificato.
È perciò fondamentale analizzare le principali cause di stress legate sia alle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del suolo (vale a dire, la compattazione, perdita di sostanza organica, la presenza di microflora connessa anche al fenomeno della “stanchezza” del terreno, ecc.), sia al clima (cioè alle conseguenze della siccità e, all’opposto, della sommersione sulla fisiologia vegetale), e i loro effetti sugli alberi, nonché a eventuali interventi di ripristino della fertilità per migliorare lo stato di salute delle piante presenti nei numerosi parchi e giardini storici.
Sicuramente il degrado e la diminuzione della sostanza organica sono fra i fattori più importanti, se non quelli principali, che agiscono sulla salute e, quindi, sulla longevità degli alberi nei contesti di giardino storico. In questa situazione la pacciamatura con materiale organico (ammendante compostato misto, pacciame di foglie parzialmente decomposto, ecc.) può ridurre gli stress ambientali provvedendo un ambiente radicale più stabile, più fresco e più umido. Può, inoltre, prevenire danni meccanici mantenendo le macchine per la manutenzione del prato lontane dalla base del tronco, riduce la competizione delle infestanti e del prato e, soprattutto, limita la compattazione del terreno alla quale sono legati tutti i problemi sopra elencati. 
L'obiettivo finale della gestione delle aree verdi storiche è, perciò, quello di comprendere la natura e l'evoluzione di alcuni fenomeni di degrado permettendo così di prevederli e comprenderli meglio in modo da pianificare le strategie per la loro gestione tecnica e agronomica.


Il testo è una sintesi della relazione svolta dal Prof. Ferrini durante il convegno “Il restauro e la gestione sostenibile dei Giardini Storici” (Portici, 3 dicembre 2015)



“Historical garden ecosystem”: is it possible to guarantee its enjoyment and maintain the ecological balance?
The urbanization process that began in the 19th century and became unstoppable after World War II has profoundly transformed existing social structures, overturning old policies, abolishing certain customs and imposing new ones.
This has led to significant environmental deterioration and urban sprawl, with the consequent interruption of the local organization and a strong influence on the planning and designing of new green areas and the use of existing ones.
Those green areas, parks and gardens, that traditionally belonged to the nobility or the wealthy middle class have gradually become public.
Used by a limited number of people and for short periods in the past, their public use has often resulted in a deterioration of conditions, especially of the soil.
The ultimate goal of the management of historical green areas is to understand the nature and evolution of various types of deterioration, thus allowing a better understanding of them and improved forecasts so as to strategically plan their technical and agronomic management.



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Commenti

Elisabetta Cappugi - inserito il 31/12/2015

grazie per i vostri studi sul nostro patrimonio educativo, storico e culturale. Lavoro a Firenze e studio gli stessi argomenti. Sono interessata a essere informata. Grazie, Buon Anno

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