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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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21 ottobre 2015

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L’allevamento ovino dalla domesticazione

di Dario Cianci

La storia dell’allevamento animale parte agli inizi del Neolitico (10 - 12 mila a.C.) con la rivoluzione agricola e la domesticazione di specie vegetali ed animali; l’uomo si accorge che dai semi di piante selvatiche erano nate piante dello stesso tipo e comincia ad interrare i semi dei vegetali per ottenere piante e frutti in maggior quantità rispetto a quanto potesse ricavare con la raccolta selvatica. Si installa così un sistema produttivo stanziale al quale si accompagnano i primi tentativi di controllare (addomesticare) animali. I piccoli ruminanti (ovini e caprini), forse per la loro mitezza, per la taglia ridotta e per la capacità di fornire vari prodotti, sono stati tra i primi animali, subito dopo il cane (di aiuto nella difesa e nella caccia: 14 - 12 mila a.C.), ad attrarre attenzioni tra il 10.000 e l’8.000 a.C. nelle steppe della Mezzaluna fertile (Medio Oriente) dove si realizza la domesticazione dell’Ovis aries a partire dalla progenitrice Ovis orientalis o dall’Ovis vignei e/o dall’Ovis ammon. Charles Darwin, nel 1876, sottolinea che “la maggior parte degli autori considera gli ovini domestici provenienti da molte distinte specie. Blyth ammette che al presente esistano quattordici specie selvagge, e che nessuna di esse possa considerarsi come lo stipite di alcuna delle innumerevoli razze domestiche”.
L’uomo preistorico imparò a sfruttare le diverse capacità di questi ruminanti stabilendo con loro un sodalizio prezioso perché più facilmente allevabili ed in grado di fornire prodotti indispensabili a soddisfare i fabbisogni primari. La più facile disponibilità e il maggior consumo di prodotti di origine animale è stato favorito dagli strumenti con bordi taglienti utilizzati per lacerare la pelle degli animali; ciò suggerisce che la dieta dell’Homo erectus fosse più ricca di carne di quella degli Australopitechi ed abbia contribuito allo sviluppo delle dimensioni corporee e dell’encefalo degli ominidi, passato da 600 a 1.350 cc nella evoluzione dall’Australopithecus ad H. sapiens. Quanto abbia significato la pecora per i popoli dell'antichità è testimoniato dalle diffuse usanze di sacrificare in omaggio alle divinità quello che più aveva valore per l’uomo: i giovani animali, ma soprattutto l’agnello. Abramo sacrifica un agnello al posto del figlio Isacco; Aronne, fratello di Mosè, sacrifica un agnello sul monte Oreb; la Pasqua ebraica, a ricordo della liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù egizia, prevede il sacrificio di un agnello; per non dimenticare il Suovetaurilia, la cui rappresentazione abbiamo assunto come logo della Associazione delle Scienze delle Produzioni Animali (ASPA). Il Suovetaurilia era un rito di purificazione offerto al dio Marte e prevedeva il sacrificio di un toro, di un maiale e di un ovino. 
In Grecia la presenza di pecore domestiche è documentata dal VII millennio a.C., da dove si diffusero nei Balcani e poi nel V millennio a.C., insieme a bovini e caprini, in gran parte dell’Europa meridionale e centrale, Italia compresa. La diffusione centrifuga dai centri di domesticazione medio-orientali spiega meglio la presenza delle razze più evolute nel Sud-Est europeo e delle razze più primitive nelle aree più periferiche (Nord-Ovest). Le pecore neolitiche erano piccole e slanciate e così restarono nel Sud Europa, mentre nel Nord la taglia divenne più elevata. L’assenza di corna nelle pecore, indice di precoce domesticazione, era già diffusa in Grecia nel VII millennio a.C. Le greggi trovarono un habitat idoneo anche in aree povere; così si diffusero sul territorio, diversificandosi con la formazione di moltissime razze e determinando la prima struttura economico-sociale; caratteristica di questi animali è, infatti, la notevole adattabilità a condizioni climatiche ed ambientali assai diverse e la buona capacità di utilizzazione dei foraggi, che consente loro di trarre il proprio fabbisogno da qualsiasi tipo di pascolo, anche su terreni marginali. 
Per le popolazioni antiche l’allevamento di pecore e capre ha sempre costituito una fonte di reddito; per i romani il gregge era una vera e propria ricchezza, tanto che la prima espressione usata per indicare una moneta di scambio (denaro) fu il termine pecunia che ha la sua radice etimologica in pecus. La famiglia contadina ricavava da queste specie alimenti di consumo giornaliero come il latte, che poi si riuscì a conservare trasformato in formaggi, e come la carne di agnello nelle fasi stagionali di disponibilità, e degli animali a fine carriera. Le ridotte dimensioni corporee ne hanno comunque sempre facilitano il sacrificio per le necessità immediate; ancora oggi i pastori nomadi delle zone sub-sahariane sacrificano più facilmente ovini e caprini, riservando i capi grossi ad occasioni particolari (matrimoni, siccità). Dalla lana e dalla pelle si ricavavano abiti e calzature per la difesa dalla variabilità del clima. 
L’allevamento della pecora è oggi diffuso in tutto il mondo, particolarmente nelle aree in cui abbondano i pascoli e dove si pratica un tipo di agricoltura estensiva, come in America del Sud; l’Oceania è il tipico esempio del paese dove l'uomo ha straordinariamente diffuso le pecore con una grande varietà di razze. Ed ancora oggi gli ovini rappresentano una risorsa strategica per le economie di gran parte dei Paesi del mondo; fra gli animali di interesse zootecnico, essi, con 1,1 miliardi di capi, sono infatti la specie più diffusa in relazione alla facilità di allevamento legata alla adattabilità a condizioni climatiche e risorse alimenti povere e alla capacità di fornire all’uomo tutto ciò di cui necessita (alimenti e protezione dal clima avverso). 


From domestication to sheep farming

The history of animal breeding starts at the beginning of the Neolithic (10 – 12,000 B.C.) with the agricultural revolution and the domestication of vegetable and animal species. Man realized that wild plants of the same kind grew from seeds and started to bury the seeds of plants to get greater quantities of plants and fruits with respect to what could be achieved through wild harvesting. A sedentary production system was thus set up and the first attempts to control (domesticate) animals started. Small ruminants (sheep and goats) were among the first animals to be domesticated – immediately after the dog, useful in defense and hunting, 14 – 12,000 B.C. – perhaps because of their mildness, small size and ability to provide various products, attracting man’s attention between 10,000 and 8,000 B.C. in the plains of the Fertile Crescent (Middle East).
Sheep are still today a strategic resource for the economies of a large part of the world’s countries. Among farm animals, they are the most widespread, with 1.1 billion head, due to the ease in breeding tied to their adaptability to weather conditions and poor fodder resources and the fact that they are able to supply man with all he needs (foodstuffs and protection against adverse weather).



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