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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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30 settembre 2015

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Storia di spreco alimentare a metà ‘700

di Lucia Bigliazzi e Luciana Bigliazzi

Nell’inverno del 1745 Giovanni Targioni Tozzetti (1712-1783) medico, botanico, naturalista, bibliotecario della “Libreria Magliabechiana” e uno dei soci fondatori dell’Accademia dei Georgofili (4 giugno 1753), partiva da Firenze alla volta di Siena, percorrendo, munito di “quadernetti”, tutto quel  territorio ed annotando di volta in volta le sue osservazioni di tipo storico, artistico, scientifico.
Targioni Tozzetti aveva intrapreso da tempo il suo viaggio all’esplorazione della Toscana ed aveva già raccolto numerose notizie sui luoghi visitati. I quaderni di piccolo formato, “libri da bisaccia o da tasca” utili da portare in viaggio confluirono poi nella pubblicazione Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana per osservare le produzioni naturali, e gli antichi monumenti di essa, la cui prima edizione in 6 volumi uscì fra il 1751 e il 1754 e la successiva, questa volta in 12 volumi appena un decennio dopo (1768-1779).
Una curiosa notizia che ci riporta al tema, motivo conduttore di EXPO 2015, dell’alimentazione ed in particolare allo spreco alimentare, è quella che Targioni ci offre nel percorso compiuto da S. Gimignano verso il “Mulino di S. Galgano” (p. 485-486, v.7, seconda edizione).

“Per la Strada Fiorentina tra S. Gemignano, ed il Mulino di S. Galgano, mi sovviene d’aver veduto in certi folti Boschi, le Querci ricoperte ne’ loro rami di varie specie di Licheni, ma soprattutto di uno che dovrebb’essere o il num. 1 o il num. 2 dell’ordine quinto de’ Nuovi Generi del Micheli pag. 76 & 77. Tab. 39 fig. 1. & 2. Così folto e rigoglioso, che ciondola anche più della lunghezza d’un braccio, e fa comparire esse Querci curiosamente da per tutto  barbute e canute, massime d’Inverno, come veddi io. Di questo Lichene, che tanto vi abbonda, e vi viene così rigoglioso, anderebbe provato a farne qualche uso. Il Sig. Cav. Linneo … ci addita varj usi che i Lapponi sono necessitati a fare dei Licheni, i quali in gran copia nascono nel loro paese. Noi se non lo vogliamo valutare per gli usi medicinali, che si trovano additati in vari libri, sotto il nome d’Usnea delle Officine, per lo meno lo dovremmo adoprare per farne Polvere di Ciprio, col metodo praticato già in Montpellier, e descrittoci da Gio. Bauhino … Non in questo luogo solo, ma in quasi tutte le Boscaglie delle Alpi abbondano i Licheni biancastri, o cenerini, i quali darebbero una polvere candida, leggiera, e niente offensiva per la cute, e per i capelli, e capace di prendere qualunque odore si voglia. Piacesse a Dio che col tanto girare di mode, si tornasse a far’uso della polvere di Licheni, in vede [vece] dell’Amido, e del fior di farina! Quanto Grano si risparmierebbe, che in vece di panizzarsi a prò dell’Uomo, si perde inutilmente, e se na va in spazzatura e sudiciume, per servire alla più ridicola moda che sia mai stata introdotta, cioè di far comparire l’Uomo canuto fino nella sua Puerizia, e Adolescenza, affinchè niuno s’accorga quando l’individuo Femminino cominci precisamente ad incanutire per l’età. Chiunque ha un poco di sentimento d’umanità, non potrà fare a meno di non fremere, se rifletterà a quante Moggia di Grano si consumano, ed infradiciano nello spazio d’un’anno in una sola Fabbrica d’Amido, ed a quante libbre d’Amido consuma in un anno un solo capo ben frisato, e ben’inzuccherato, come dice Pantalone! Quanti Pani sottrae quel bel capo alla Società”.


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