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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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27 maggio 2015

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Sistemi foraggeri, ovinicoltura razionale e conservazione del territorio nelle aree interne della collina toscana

L’articolo è una sintesi della relazione svolta dal prof. Bonari della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, nella giornata di studio organizzata dai Georgofili in collaborazione al Consorzio di Tutela del pecorino Toscano DOP su "La Ricerca e l’innovazione nel Pecorino Toscano DOP: i risultati ottenuti e le sfide per il futuro", che si è svolta il 18 maggio 2015.

di Enrico Bonari e Alberto Mantino

Da tempo, ormai, siamo tutti convinti che anche in Toscana occorra operare perché l’agricoltura torni quanto prima a produrre in modo “sostenibile” la maggior quota possibile di prodotti agroalimentari, anche recuperando al più presto la perdita di SAU dovuta all’abbandono registrato negli ultimi decenni. Ed è anche noto che le azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo di cui sopra nelle diverse aree del nostro territorio debbano essere assolutamente diverse in rapporto alle caratteristiche complessive dei luoghi e alla “vocazionalità” agronomica ed economica dei territori. Infatti, accanto ad aree caratterizzate da seminativi a più spiccata vocazione produttiva per le grandi colture mercantili (cereali, colture industriali, ecc) e - in presenza di acqua sufficiente - anche a vocazione ortofrutticola, se ne alternano altre, variamente collinari, in cui le limitazioni (naturali e non solo) rendono molto più difficile definire sistemi produttivi in grado di sorreggersi economicamente nelle attuali condizioni di mercato globale. Di contro, in questi ambiti più sensibili, appare ancora più urgente promuovere (o ridefinire) nuovi sistemi colturali “aggiornati” e fare in modo che gli agricoltori-allevatori possano conservare il ruolo di presidio del territorio, di tutore dell’ambiente, del paesaggio tipico, della cultura locale, ecc, che la società moderna apprezza e riconosce.
Nella Toscana meridionale, l’allevamento ovino da latte caratterizza numerose aziende delle aree collinari interne e costituisce ormai una filiera produttiva (quella del formaggio pecorino) caratterizzata da un prodotto di qualità assolutamente riconosciuta. Recentemente, dalle indagini aziendali e dalle conseguenti valutazioni interdisciplinari (agronomiche, zootecniche ed economiche) effettuate - grazie anche al cofinanziamento regionale della Misura 124 - è però apparsa evidente e urgente la necessità di procedere, adattandolo alle differenti realtà aziendali, a un significativo recupero funzionale della foraggicoltura nel suo complesso e delle tecniche di pascolamento razionale e, infine, ad un adeguamento della tecnica di alimentazione del gregge, nella direzione del miglioramento quanti-qualitativo del latte conferito, della riduzione dei costi di produzione e della riduzione dei rischi connessi all’erosione del terreno. 
Le prime esperienze di “trasferimento dell’innovazione”, direttamente condotte negli ultimi anni in alcune delle realtà aziendali rappresentative delle colline interne, hanno fatto registrare risultati di notevole interesse applicativo, sia per le aziende agro-zootecniche coinvolte che per le caratteristiche complessive del prodotto trasformato, sia per la concreta capacità di riduzione dei rischi agro-ambientali di vario genere che l’estensione delle superfici aziendali destinate a una foraggicoltura basata sui prati e sui prati-pascolo poliennali sembra evidenziare. Nell’ambito delle diverse aziende controllate nell’area di interesse del Caseificio di Manciano, gli interventi di volta in volta suggeriti (inserimento di nuove specie foraggere poliennali, introduzione del pascolamento razionale, riformulazione della razione alimentare, ecc) hanno influenzato positivamente sia la produttività media per capo adulto ( 30%), sia il prezzo base del latte conferito ( 6,25%) che l’introito annuo lordo per capo ( 38%). 
Di contro, introducendo nella gestione dei seminativi degli avvicendamenti colturali con quote crescenti di foraggere poliennali al posto delle attuali colture arative annuali (rispettivamente fino a 1/3 o fino a 1/2 degli stessi seminativi), anche la stima della riduzione dei rischi di erosione del terreno per il territorio in questione sembra far emergere risultati  positivi di notevole rilievo (rispettivamente meno 20-35% e meno 29-52%). 



Fodder systems, rational sheep farming and land conservation in Tuscany’s  hilly inland areas 

In southern Tuscany, milk-sheep farms characterize much of the hilly inland areas and are now a production chain (for pecorino cheese) characterized by a legendary product of quality known the world over. Recently, however, farm surveys and the subsequent interdisciplinary evaluations (agronomy, zootechny, and economics) have clearly and urgently revealed the necessity, which must be adapted to the different farms, of carrying out an overall functional recovery of fodder pastures, of rational grazing techniques, and, lastly, of adjusting flock feeding methods towards improving the quality and quantity of the milk supplied, reducing production costs, and decreasing risks related to soil erosion.
In the management context of the various farms in the Caseificio di Manciano’s area of interest, the various actions suggested (e.g., the introduction of new perennial fodder species and of rational grazing, fodder ration reformulation, etc.) have positively influenced the average productivity per adult animal ( 30%), the base price of the milk supplied ( 6,25%), and the gross annual income per animal ( 38%).
Furthermore, with the introduction of crop rotation into sowable land management, with increasing quantities of perennial fodder instead of the current annual arable crops (respectively up to one-third or one-half of sowable lands), the estimated reduction in soil erosion risks for the territory also seems to produce positive results of great importance (respectively less than 20-35% and less than 29-52%).




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Commenti

alessia farina - inserito il 27/05/2015

In questo interessante articolo non si fa però riferimento al fatto che la presenza di lupi e ibridi influenza profondamente l'organizzazione dei pascoli.Ad esempio negli appezzamenti vicini alle zone vicine ai boschi, il pastore, è costretto ad una guardiania continua e quindi ad un forte aumento dei costi. La presenza dei predatori influenza fortemente e negativamente l'organizzazione dei pascoli, inducendo l'allevatore ad una scelta non sempre dettata dalla buona pratica agricola ma più rivolta alla difesa del gregge.

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