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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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20 maggio 2015

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Agricoltura, gestione del suolo e prevenzione del dissesto idrogeologico

di Matteo Bartolini*

L'agricoltura e la silvicoltura svolgono un ruolo cruciale nella produzione di beni di pubblica utilità, come il paesaggio, la biodiversità, la stabilità del clima e la capacità di mitigare disastri naturali quali inondazioni, siccità e incendi. D’altra parte alcune pratiche agricole possono determinare pressione sull'ambiente e provocare degrado dei terreni, inquinamento delle acque e perdita di habitat naturali e di biodiversità (Comun. Commiss. Eur. “La Pac verso il 2020”, 672/5-2010). 
Tra le principali conseguenze di pratiche agricole errate e di un uso dissennato del suolo, quella del dissesto idrogeologico. Le cause del dissesto idrogeologico sono molteplici: una pianificazione territoriale, spesso disastrosa, che ha consumato pesantemente i suoli, solitamente più fertili, delle piane alluvionali e un costante abbandono di aree agricole marginali, con la relativa scomparsa di antiche sistemazioni idraulico agrarie ma, soprattutto, di quella attività di “profilassi”, di difesa attiva, che consisteva nella cura di un reticolo idrografico minore – dalla gestione dei fossi alla riparazione di un argine - ma fondamentale per evitare frane ed esondazioni. Davanti a questi fatti oggettivi, vi è un ricorso da parte di molti mezzi di informazione, ad un catastrofismo eccessivo che non permette di capire quali sono le reali cause di un dissesto idrogeologico sempre più diffuso. 
Oggi sarebbe “maturo” riconoscere agli agricoltori la valenza multifunzionale della loro permanenza sul territorio, come presidio funzionale ed economicamente sostenibile ma anche di riconoscere agli agricoltori un ruolo di preminenza e di priorità nella collaborazione con i soggetti pubblici per la corretta gestione delle risorse idriche, della manutenzione del reticolo idrografico e delle pendici collinari. 
La soluzione è in un “sistema” che incentivi gli agricoltori a utilizzare pratiche agronomiche che riducano il rischio idrogeologico (lavorazioni di traverso in zone collinari) e a sviluppare buone pratiche agronomiche durante il riposo per favorire l’assorbimento di corpi idrici in stagioni piovose, con conseguente allungamento dei tempi di corrivazione e recupero delle sistemazioni idraulico agrarie (dai terrazzamenti, ai ciglionamenti con riduzione delle portate solide e minore erosione). 
Si tratta, quindi, di proporre una nuova alleanza fra agricoltori, i cittadini e gli altri settori economici. Un’alleanza che veda gli agricoltori non più come una parte residuale, ma come protagonisti non solo della produzione di alimenti sani a salubri ma anche come coadiutori del mantenimento di beni pubblici come il paesaggio e la riduzione del rischio di alluvioni. 
E' stato calcolato che, in Italia ad esempio, per ogni milione di euro speso in prevenzione del rischio idrogeologico, si andrebbero a risparmiare 5 milioni di euro in termini di riparazione dei danni causati dal dissesto idrogeologico.

(* L’Autore è Presidente Ceja, Conseil Européen des Jeunes Agriculteurs)


Agriculture, soil management and prevention of hydrogeological instability

Agriculture and silviculture play a crucial role in the production of such public goods as landscape, biodiversity, climate stability, and the ability to mitigate natural disasters, like floods, droughts, and fires. On the other hand, some farming practices may result in pressures on the environment and cause soil degradation, water pollution, and losses of natural habitats and biodiversity.
Today would be "ripe" for farmers to recognize the multifunctional value of their tenure in the country as a functional and affordable defense, but also to identify the leading role and priorities of farmers together with the public in the proper management of water resources and the maintenance of hydrographic network and of hill slopes.
Therefore, a new alliance between farmers, the public, and other economic sectors is being proposed, in which farmers would no longer be seen as marginal, but rather as key figures not only in the production of healthy and wholesome foods but also as partners in maintaining public goods like  landscapes and in reducing the risk of floods.



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