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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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22 aprile 2015

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Il Tartufo tra storia e leggenda

Si è recentemente svolto presso il Centro per la Ricerca per la Selvicoltura (CRA-SEL) di Arezzo, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena, il convegno nazionale sul tartufo, dove hanno partecipato molti esperti del settore

di Mauro Cresti e Claudio Milanesi

L’etimologia della parola tartufo sembra derivi dal latino terrae tufer, escrescenza della terra dove tufer sarebbe usato al posto di tuber, ed è comunque certo che la sua antichissima presenza è legata soprattutto alla cultura dei popoli mediterranei. Le prime notizie certe compaiono nella “Naturalis Historia” dell’erudito latino Plinio il Vecchio (79 d.C.), dove il tuber era molto apprezzato sulla tavola dei romani i quali molto probabilmente lo avevano conosciuto dagli etruschi. Sempre nel primo secolo d.C. il filosofo greco Plutarco di Cheronea (46 d.C.), estese la teoria degli elementi primari sulle origini del tartufo mentre si consolidò l’idea che il tuber si originasse dall’azione combinata di acqua, fuoco e fulmini scagliati da Zeus in prossimità di una quercia. Da qui trasse ispirazione il poeta Giovenale (55-127 d.C.) per asserire che i tuber originatisi dai fulmini divini avessero notevoli qualità afrodisiache dovute soprattutto alla prodigiosa attività sessuale di Giove in virtù delle quali il tartufo era dedicato ad Afrodite, dea dell’amore. Il Rinascimento vede l’epoca del trionfo del tartufo che ignorato dalla tradizione popolare domina le mense aristocratiche. Caterina dei Medici (1519-1589), fece apprezzare alla corte di Francia il tartufo bianco proveniente dal castello Mediceo di Cafaggiolo (Barberino di Mugello, Firenze), dove hanno vissuto Lorenzo il Magnifico e Cosimo I. In tempi recenti lo storico Giordano Berti (1959) ha ipotizzato che il termine tartufo derivi da terra tufule tubera titolo di presentazione di un’illustrazione della raccolta del tartufo contenuta in un "Tacuinum sanitatis" della bibliotaca casanatese presso il convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma, dove un paggio raccoglie tartufi neri in un cesto. Le poche righe descrittive parlano di “terra tufulae” dove il termine tufule diffusosi nella dizione volgare in Italia emigrando in altri paesi d’Europa si era contratto in truffé in Francia, truffel in Germania, truffle in Inghilterra. Attualmente nello stesso castello di Cafaggiolo, in autunno, sono organizzate aste internazionali di tartufo bianco toscano. Per lungo tempo i naturalisti sono stati in disaccordo sulla classificazione del tartufo. Qualcuno lo definiva una pianta, altri un’escrescenza del terreno. Verso la metà del 1500 gli studi scientifici sul tartufo si intensificano. Alfonso Ciccarello nel 1536 con l’"Opusculum de Tuberibus" classifica il tartufo come di uno speciale tipo di fungo. Nel 1778 Pier Antonio Micheli distingue due tipi di Tuber: il Tuber melanosporum e il Tuber aestivum. Nel 1778 il medico torinese Pico attribuisce al tartufo bianco il nome di Tuber magnatum. Nel 1831 Carlo Vittadini pubblica la sua "Monographia tuberacearum", il cui oggetto di studio sono i funghi ipogei e in cui sono documentati i primi tentativi di attuare la coltura artificiale di micromiceti su substrati diversi. Nel 1909 fu scoperta da Oreste Mattirolo, senatore del regno, la simbiosi tra quercia e tartufo. Ma la simbiosi si stabilisce anche tra uomo e cercatore di tartufi. Forse pochi sanno che il migliore cercatore di tartufi è il maiale, animale intelligente con olfatto sensibilissimo, sarebbe ottimo per la caccia al tartufo ma è goffo ed ingombrante ed è stato nel tempo soppiantato dal cane selezionato pazientemente dall’uomo tra le tante razze e che ha prodotto ottimi risultati per la ricerca dei tartufi anche su terreni difficili. Certo è che il tartufo è diventato il compagno delle pietanze mitizzate, utilizzato a tavola con una sua ritualità e un suo cerimoniale, sintesi della soddisfazione dei sensi a rappresentare l’essenza di un piacere superiore.

 
Truffles in history and legend

The etymology of the word truffle seems to derive from the Latin terrae tufer, a tuberous excrescence, where tufer is used instead of tuber. Nonetheless, it is certain that its presence is linked primarily to the ancient culture of the Mediterranean civilizations. The earliest mention appeared in “Naturalis Historia” by the Latin scholar Pliny the Elder (79 A.D.), where the tuber was much appreciated by Romans who had probably learned about it from the Etruscans. Again in the first century A.D., the Greek philosopher Plutarch of Cheronea (46 A.D.) extended the theory of primary elements on the origin of truffles while the idea took root that the tuber originated from the combined action of water, fire, and the thunderbolts thrown by Zeus near an oak tree. The poet Juvenal (55-127 A.D.) drew inspiration from this, stating that the tuber, created by divine thunderbolts, had great aphrodisiac qualities due mainly to Jove’s prodigious sexual activity. It is for this reason that truffles were dedicated to Aphrodite, the Goddess of love. The Renaissance saw the triumph of truffles that, ignored by the popular tradition, dominated aristocratic tables. Catherine dei Medici (1519-1589), introduced the French court to the pleasures of white truffles delivered from the Medici castle of Cafaggiolo (Barberino di Mugello, Florence).


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Commenti

Maurizio Conti - inserito il 05/05/2015

L'argomento è appassionante, sia per chi si dedica alla ricerca dei tertufi sia per chi studia le simbiosi di questi ed altri funghi con le piante. A che punto è la pratica di inseminazione artificiale ? Sono rimasto al punto che riesce bene con il tartufo 'nero',non ancora con il 'bianco' ma forse ci sono novità che non conosco. Grazie.

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