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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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01 aprile 2015

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L’aumento dei boschi sarebbe a portata di mano

di Lapo Casini

I boschi sono vivi o morti? Vivi. Devono essere conservati come un museo polveroso o evolvere? Evolvere. Possono far parte dei drivers di sviluppo economico, o devono essere relegati nel paesaggio, nelle fotografie e nei convegni? Al pari della fauna ungulata ancora sottovalutata, possono essere un driver di sviluppo, e proprio in quanto boschi (che tali devono rimanere anzi evolvere) diventare oggetto di investimenti: proprio quelli che languono ora in Italia così prolungando la crisi.
A proposito di investimenti: la gloriosa stagione italiana dei rimboschimenti del XX secolo ha avuto fra gli altri un protagonista mezzo esotico come il pino nero. Negli ultimi 50-70 anni queste pinete artificiali che da brave pioniere hanno colonizzato terreni cacuminali o di crinale scoperti e a rischio di erosione hanno erogato il ritorno atteso - in moneta ambientale - dopo gli oneri di piantagione. 
Se questa specie poco longeva adesso al capolinea è in grado di cedere il passo a latifoglie più consone, e felicemente insediatesi sotto la copertura della conifera, generando inoltre un prodotto legnoso per l’industria dell’imballaggio o delle biomasse, la cui raccolta monetizza un’entrata per il proprietario fondiario e insomma un macchiatico appena positivo che consente di guidare la successione ecologica auspicata decenni fa; tutto questo mica dispiacerà a qualcuno?
Gli strumenti per procedere ci sono tutti anche se perfettibili: il quadro normativo, il quadro strategico-programmatorio, le competenze tecniche, le autorità competenti al controllo, e la successione ecologica progettata come termine dell’investimento. Se quindi si materializza anche l’operatore economico che cuce tutto questo, non ci sono alibi a non fare. Ovviamente le situazioni non sono tutte così rosee nel nostro variegato Paese: ma dove ci sono, la progressione è a portata di mano. E sarebbe oltre modo necessaria in realtà come ad esempio la Toscana, dove la SAT superficie agricola totale nelle mani delle aziende agricole si è contratta del 12% nel recente decennio 2000-2010, conservando una bella fetta di componente boschiva appunto aziendale (33%; la media nazionale è del 2%) da mettere senz’altro a frutto a termini di legge, se si vuole che ci sia un’integrazione ai redditi aziendali palesemente sofferenti.
In qualche caso purtroppo non viene coperto l’ultimo miglio di questo lungo percorso tecnico, economico e finanziario: succede così che, nonostante le garanzie prescritte dalla legge regionale quali la progettazione ad hoc di un tecnico abilitato e iscritto negli albi professionali, e la fideiussione fondiaria a titolo di deposito cauzionale, esse vengano vanificate da un’ulteriore  e dannosa iniezione di cautela dell’Ente preposto: che arbitrariamente prevarica le dette garanzie e impone una riduzione aleatoria da 3 ettari a 1 della superficie ammessa al taglio raso progettato, rendendo negativo il macchiatico per motivi di scala. È legittima questa co-progettazione? Non è un’invasione di campo? Altrove si ipotizza la gestione privata di boschi pubblici, ma più spesso vediamo la (non) gestione pubblica dei boschi privati! Ancora non si è capito che la natura del bosco  come bene ambientale e come capitale fruttante non è duplice e schizofrenica, ma unitaria e concorde.
La Regione Toscana nel 2010 aveva meritoriamente attivato per il settore forestale regionale (come per altri ambiti economici) lo strumento comunitario detto M.O.A. Misurazione Oneri Amministrativi, quantificandoli al 2008 e fissandone la riduzione al 2012: ma anche per questo lodevole percorso non si è compiuto l’ultimo miglio e insomma fine delle trasmissioni.
Siamo sicuri che per cogliere dei risultati e tagliare alcuni traguardi a portata di mano serva qualcosa di diverso dal semplice volerlo fare?




Increasing woods could be within reach

All the tools needed to proceed are there, even if they are in need of improvement: the regulatory framework, the strategic-planning framework, the technical skills, the competent authorities for monitoring, and the ecological succession planned as investment term. Therefore, if the business appears that puts everything together, there are no excuses not to go ahead. Obviously not all situations are so rosy in our diverse country, but where possible, progress is within reach. And it would be greatly necessary in places like Tuscany where the total agricultural land in the hands of farms shrank by 12% for the years 2000-2010, preserving a good part of the wooded areas on farms (33%; the national average is 2%) to be put to good use legally, if we want there to be a supplement to the farm incomes that are clearly inadequate. Are we sure that to achieve results and reach some goals within easy reach we need something beyond simple wanting to do it?



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