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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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04 marzo 2015

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Balla coi lupi

di Giovanni Bernetti

Il lupo si sta manifestando come una grave avversità per l’esercizio della  pastorizia in Toscana.  Non si sa bene quale importanza  l’assessore all’agricoltura della Regione  voglia dare al settore della pastorizia.  Meglio si è pronunciato l’assessore all’ambiente che è una signora che, forse non a caso,  porta un cognome  inglese. 
A proposito della Gran Bretagna, una cosa che ha sempre meravigliato è che questa nazione, nella sua lunga e articolata storia sia diventata una grande potenza marinara senza avere una ben che minima politica forestale. La Repubblica di Venezia  per quel poco di cabotaggio che faceva  nel Mediterraneo Orientale  aveva leggi e disposizioni per la sana gestione di boschi  che rifornivano l’arsenale. Ancor di più in Francia, nel 1669, Colbert, per produrre tanto legno  da varare una flotta più potente di quella inglese,  elaborò il primo atto organico di  politica forestale di livello nazionale.  Gli inglesi invece no; come se avessero voluto conservare i pascoli per la loro fiorente zootecnica.  Non c’è specie di animale domestico, dal cavallo alla gallina, che non abbia razze col nome inglese. Non sempre si ricorda che la brughiera tanto viva nel paesaggio e nell’ambientazione dei romanzi  inglesi  altro non è che una area disboscata, ridotta a formazione arbustiva che per secoli è stata mantenuta bruciando e ribruciando le eriche per favorire il  pascolo. Ma allora, il legno per fare le navi  gli inglesi dove lo trovavano?  Il legno veniva dalla Germania da cui gli inglesi avevano importato anche la  casa reale esportando in cambio uno scozzese commerciante di legname che fece un figliolo: Immanuel Kant. 
Certamente in un’isola come la Gran Bretagna  la produzione di  una fiorente zootecnia  era prioritaria in quanto  garanzia di sicurezza alimentare per tutte le stagioni;  strategicamente indispensabile, nel caso di blocchi navali da parte di potenze nemiche oppure di carestie per cause climatiche. 
Non so se oggi in Italia e in Toscana il concetto di sicurezza alimentare abbia interesse. Le ingenti importazioni di generi alimentari che si fanno  vengono giustificate dando per superati l’autarchia, il mercantilismo e i fisiocratici.  Minacce esplicite di carestia non ci sono, ma certamente,  in caso di una qualsiasi limitazione, i toscani non possono finire i loro giorni unti e ubriachi. 
Ci sono, dunque,  motivi per ritenere che ogni germe di azienda agricola o pastorale  abbia un interesse strategico. Gli impedimenti inutili vanno superati. La pastorizia attuale  non può essere uguale a quella di 60 anni orsono; oggi come oggi,  è quasi uno scherno raccomandare ai  pastori di prevenire i danni da lupo allevando cani e stando la notte a vegliare  accanto al gregge. Qualche fucilata, forse, ci vuole. Il Corpo Forestale dello Stato nel difendere i lupi non dovrebbe ritornare alla sua antica e storica lotta contro i pastori come al tempo della Milizia; ma  dovrebbe piuttosto orientarsi anche a sostegno delle attività agricole e pastorali presenti nelle aree marginali come al tempo della legge per la montagna.  


Dances with Wolves

As regards food safety, there are reasons to believe that every small arable or pastoral farm has a strategic interest. Needless obstacles must be overcome. Present-day pastoral farming cannot be the same as it was 60 years ago.   Today it would be a mockery to urge shepherds to prevent wolf damage by breeding dogs and keeping watch on the flock by night. Perhaps a few shots are needed. In defending wolves, the Corpo Forestale dello Stato should not return to its ancient and historic struggle against the shepherds as in the days of the Fascist Militia; but rather should turn to supporting those agricultural and pastoral activities located in marginal areas as at the times of the Mountain Laws.



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Commenti

Giovanna Serenelli - inserito il 20/03/2015

Con preghiera di pubblicazione. Nel mio commento ho erroneamente citato il commento di veriano Vidrich. Intendevo riferirmi al comento della dr.ssa Silvia Parini Merendi con cui sono in pieno accordo.

Giovanna Serenelli - inserito il 19/03/2015

Il commento è un po’ tardivo rispetto alla data di pubblicazione dell’articolo, ma mi sembra comunque utile. Difendere la pastorizia, certamente. Tuttavia nelle proposte di abbattere i lupi a fucilate forse varrebbe la pena di ricordare, per precedenti esperienze, che esistono anche dei mezzi di salvaguardia basate su tecniche non letali assai meno dannose per gli equilibri naturali già oggi ampiamente sconvolti (vedi il commento di Veriano Vidrich). Cito un lavoro proveniente dall’Università del Nebraska ‘Nonlethal Techniques for Managing Predation: Primary and Secondary Repellents’, a cui non credo si possa negare autorevolezza scientifica. Varrebbe la pena di leggerlo. Una seconda nota che mi viene spontanea riguarda i costi delle ‘fucilate’. In un recentissimo articolo scritto da Zack Strong del National Resources Defense Council (Spending Thousands on Killing Wolves, But At What Cost) si riportano dati economici sul costo di operazioni dedicate all’abbattimento di lupi.. Nell’Idaho (USA) il costo è stato di 143.000 dollari. Furono abbattuti 31 lupi il che significa una spesa di circa 4600 dollari a lupo. Già questo dato dovrebbe far riflettere. Ad ogni modo, è stato dimostrato che nel 2012 tra tutti i capi persi, 32.000 per l’esattezza, solamente l’1% furono uccisi dai lupi. Oggi un agnello negli USA costa 122 dollari, dunque, facendo un po’ di conti, risulta che per ogni lupo ucciso si sarebbero potuti ricomprare 37-38 agnelli. Il che significa che con 143.000 dollari si sarebbero potuti ricomprare 1172 agnelli o, in alternativa risarcire gli allevatori per 1172 perdite (numero esageratamente superiore a quello causati da attacchi di lupi). Naturalmente noi siamo in Italia, non negli USA, ma almeno questo genere di conti noi effettivamente li facciamo? Abbiamo dei dati su cui fare dei calcoli?

giovanni brachetti montorselli - inserito il 09/03/2015

caro Giovanni, concordo con quanto scritto nell'articolo balla coi lupi, se puoi comunicarmi la tua e-mail te ne sare grato per sapere come stai Nanni

dott. Agron. Silvia Parini Merendi - inserito il 04/03/2015

Sono a dir poco scandalizzata dalla superficialità, dalla grettezza mentale e dalla becera semplificazione che l'autore di questo articolo presta nel trattare un argomento complesso e delicato come la tutela degli ecosistemi e della vita degli altri animali oltre all'Uomo nonché quelli relativi alla tutela della pastorizia, il cui problema ben minore di quelli politico-amministrativi, è la presenza del Lupo. Ammesso che di Lupo si tratti e non, più probabilmente, di cani rinselvatichiti o ibridi Cane x Lupo.Tale superficialità mi stupisce ancor più se avvallata da un' istituzione di prestigio come l'Accademia

veriano Vidrich - inserito il 04/03/2015

Carissimo Giovanni! Ho letto, condividendolo, il Tuo articolo sul lupo e la pastorizia. Il lupo è sempre stato nemico dei pastori. Mio nonno mi raccontava che suo padre ogni tanto andava nelle tenute Corsini in Maremma ove i lupi pullulavano, tanto che un inverno della seconda metà '800 un branco fece fuori il cavallo del calesse del Fattore e quest'ultimo. Adesso i pastori di talune plaghe maremmane usano uccidere i lupi ed impiccarli poi ai bordi delle s.statali......., ijn altre zone si sono divertiti a collocare un collare -radio di una loro vittima gettandolo sopra un camion di ...pasaggio. Considerata l'abbondanza di caprioli, daini ed altri ungulati i predoni non dovrebbero fare grandi danni, ma si sa che anche loro preferiscono durare poca fatica, come noi del resto, ergo una pecora o un agnello sono più facili da predare. Ottimi cani maremmani o abruzzesi sono perfetti guardiani di greggi, da sempre. La lotta uomo animane predatore continua e si è di nuovo FFACCIATA ALLE CRONACHE NOSTRANE, CAUSA LA PROTEZIONE DEL PREDATORE, SPERIAMO CHE VENGA TROVATO UN EQUILIBRIO, CHE ACCONTENTI SIA GLI ALLEVATORI CHE......I PREDATORI. sCUSA IL DISTURBO,MA è MOLTO TEMPO CHE NON CI VEDIAMO, COSì MI SONO PERMESSO DI DISTURBAtI. fINO ALLA PROSSIMA...... CON ALTA STIMA ED AMICIZIA vERIANO vIDRICH

alessandro chiusoli - inserito il 04/03/2015

Non solo in Toscana,io abito ai piedi dell'Appennino, a San Lazzaro di Savena (Bo), entro i confini del Parco Dei Gessi, ideato da tre idealisti: Bagnaresi,Corbetta e, purtroppo, io,in un poderetto di 7 Ha, non posso tenere i cagnetti liberi per i lupi che spesso ci frequentano ( anche con cinghiali,caprioli, qualche cervo e daino )lupi che visitano i miei amici confinanti,gustando gli agnellini che trovano. Oggi il servizio di guardiania tende a proteggere i cosidetti selvatici e non gli animali che al tempo di Lorenzo Gori Montanelli e dei miei nonni arricchivano le nostre terre.

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