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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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10 dicembre 2014

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Evoluzione e genetica della morfologia fogliare

di Andrea Bennici

I differenti aspetti che la morfologia fogliare può assumere nelle Angiosperme costituisce un processo di sviluppo molto interessante non solo dal punto di vista dei fattori genetico-molecolari da cui esso dipende ma anche in relazione all’evoluzione di queste piante. Recentemente Daniela Vlad e colleghi dell‘Università di Oxford, si sono chiesti perché due specie della stessa famiglia, le Brassicacee, quali la Cardamine hirsuta (FOTO) e la ben nota Arabidopsis thaliana, quindi molto affini tassonomicamente, hanno rispettivamente foglie con profonde introflessioni e foglie semplici ovali. Combinando analisi temporali con un microscopio confocale a laser durante lo sviluppo delle foglioline dopo colorazione fluorescente dei nuclei cellulari e dopo avere identificato con tecniche molecolari uno specifico gene, chiamato RCO, il quale controlla il diverso modello morfogenetico delle foglie di C. hirsuta e A. thaliana, hanno ottenuto informazioni precise e comparative sulle modalità con cui avviene lo sviluppo di questi organi nelle due specie. I loro risultati hanno evidenziato che il gene RCO nella C. hirsuta sopprime la crescita in determinate zone periferiche della lamina fogliare durante la sua espansione, a differenza delle foglioline di A. thaliana  nelle quali l’espansione e la proliferazione cellulare avviene più rapidamente colmando gli spazi che si sarebbero formati rendendo le foglie rotondeggianti. Questi ricercatori ipotizzano che il gene RCO, il quale si sarebbe originato nelle Brassicacee attraverso una duplicazione genica, presente attualmente in C. hirsuta, sia stato perduto in A. thaliana, per cui in questa specie si sarebbe semplificata la morfologia fogliare.
Come considerazione personale sottolinerei l’importanza di tale ricerca (o di altre simili) per le possibili applicazioni in campo agrario dove con l’uso delle tecniche di ingegneria genetica come nel caso riportato potrebbe essere  ottimizzata la superficie fotosintetica al fine di incrementare la produzione di piante di importanza economica, senza trascurare lo studio dell’interazione genica con l’ambiente.



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