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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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02 luglio 2014

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Agricoltura “Paesaggistica”

di Franco Scaramuzzi

L’urbanizzazione ha di fatto invaso - e in buona parte cementificato - le nostre campagne. I disastrosi effetti (riduzione della superficie coltivata, alluvioni e frane, decadenza ambientale e paesaggistica, ecc.), sono molto evidenti in quelle aree che nelle mappe di un tempo venivano definite "verdi" o "agricole" e che oggi vengono invece significativamente chiamate "aperte". Una visione panoramica dall’alto ormai difficilmente consente di individuare neppure le due aree (“agricole” e “rurali”) che gli interventi della PAC oggi intenderebbero distinguere fra loro, usando termini di origine latina e già da tempo ormai considerati sinonimi.
Molti si sono qualificati difensori, pianificatori e conservatori del paesaggio, sia delle aree "agricole" che di quelle “rurali”. Si è coniato anche il nuovo termine di “ruralisti” per coloro che si dedicherebbero a questa specifica professione. Di recente si è cominciato a parlare, come se nulla fosse, anche di “agricoltura paesaggistica”, fingendo di ignorare che i paesaggi agricoli sono sempre stati mutevoli negli anni e cangianti nelle stagioni, con continue evoluzioni attraverso i millenni. Oggi, invertendo l’ordine dei due termini “agricoltura” e “paesaggio” e la loro non reciproca aggettivazione, qualcuno pensa forse di poter sottintendere qualcosa che non ha il coraggio di esprimere chiaramente. Come, ad esempio, lo sviluppo delle attività professionali per progettare e pianificare anche l’agricoltura, utilizzando gli attuali improvvidi strumenti urbanistici delle "pianificazioni territoriali e paesaggistiche". Gli stessi soggetti responsabili di ciò che è avvenuto negli ultimi decenni, vorrebbero riaccreditarsi per continuare a condizionare e danneggiare le attività agricole imprenditoriali. Queste invece devono innanzitutto produrre ed essere sempre necessariamente innovative e competitive per continuare a fornire un indispensabile reddito e sostenere il PIL nazionale. 
Qualsiasi pianificazione imposta tende ad offrire alle imprese un ruolo di interesse pubblico, che dovrebbe quindi essere a carico dello Stato (cioè dei contribuenti), anche attraverso le attuali forme di sussidi, destinati a divenire insufficienti e aleatori, o comunque essere dispersi a pioggia per sostenere un numero quanto più elevato possibile di “coltivatori” (elettori) i quali, non avendo alcun interesse diretto, forniranno risultati sempre più scadenti. 
Sia quindi ben chiaro: esiste solo un paesaggio agricolo cangiante. Quello naturalmente offerto dalla complessa ma unica e vera agricoltura (senza bisogno di altri specifici aggettivi), capace di produrre utili e contribuire a "nutrire il pianeta".

Cfr: La Nazione, 29/06/2014

Foto di Giuseppe Sanfilippo (da : www.italia.it)

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Commenti

Giuseppe Fontanazza - inserito il 03/07/2014

Il professore Scaramuzzi ha perfettamente ragione nel sottolineare gli equivoci semantici che nelle varie aggettivazioni ad opera di così detti architetti del paesaggio rurale e dei difensori dell'ambiente vorrebbero imporre il loro verbo sulla attività agricola.Essa come giustamente sottolinea Scaramuzzi rappresa una impresa legata alla coltivazione con finalita' di profitto.Nella sua dinamicita' l'agricoltura si modifica in relazione al mutamento delle tecnologie in stretta connessione col il mercato sia esso nazionale che di esportazione.Come viene sottolineato lo spazio rurale tende verso una continua riduzione ad opera di espansione urbanistica non adeguatamente pianificata e spesso di modesta qualita' architettonica in netto contrasto talvolta con l'architettura urbana di elevato modello che e' ampiamente diffusa in citta' storiche come in centri più' o meno piccoli che costellano il nostro Paese.Come si giustificano gli architetti 'allarga città ', spesso con pretese di modernismo e cosa suggeriscono per compensare l'occupazione di suoli agricoli, suggerendo orti e frutteti urbani fino al paradosso di orti e frutteti su tetti e terrazze! Come la mettiamo con i problemi di inquinamento urbano ormai dilagante nei centri abitati? La campagna e' un'altra cosa essendo il luogo dove si esercita attivita' agricola sotto forma d'impresa e come tale legata alla evoluzione tecnologica alla cui base sta appunto il concetto di impresa moderna.

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