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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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18 giugno 2014

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Competenze agrarie emergenti

di Lapo Casini

È questione perennemente attuale quanto il settore primario possa integrarsi in modo moderno nel PIL nazionale e comunitario, e come possa così intercettare intelligenze, competenze e risorse umane che ci lavorino.
Il quadro macro di riferimento, per quanto complesso, articolato e non univoco, è perlomeno disponibile ed è dato, insieme ad altri robusti documenti, dal 6° Censimento Nazionale dell’Agricoltura relativo al 2010: le tendenze di lungo periodo evidenziate dal Censimento per l’ultimo decennio costituiscono infatti la base oggettiva le cui attendibilità ed utilità non possono essere disconosciute o trascurate, e tantomeno si esauriscono il giorno dopo la presentazione ufficiale.
All’inizio del nuovo periodo di Programmazione 2014-2020 della Politica Agricola Comunitaria, foriera di grandi disponibilità finanziarie ma anche di input ostici e di problematica applicazione quali i Regolamenti Comunitari relativi, serve avere un criterio-guida che coordini gli sforzi evitandone la dispersione e lo spreco. In altre parole serve un’iniezione di vision agroalimentare che al di là dei tanti proclami dei decenni scorsi dia concretamente ruolo e prospettiva al settore.
Perché il settore agricolo possa contribuire nell’immediato futuro a rimediare alla crisi economica, la principale riflessione programmatica e pragmatica è sulle risorse umane che possono essere attratte nell’ambito, e sulle competenze lavorative con cui soddisfare i bisogni futuri.
Di recente su istanza del Dipartimento di Scienze e Produzioni Agrarie e dell’Ambiente dell’ateneo fiorentino è stata svolta un’elementare ricognizione volta a enucleare eventuali nuovi fabbisogni competenziali dei territori rurali e delle aziende agricole. Interlocutori quali società agricole, agenzie di somministrazione tempo determinato (ex- interinali), associazioni di categoria, cooperazione hanno riferito gli ambiti lavorativi per i quali avvertono bisogni attuali o insoddisfatti, suscettibili di coinvolgere a vario titolo nuove risorse umane.
Risulta esserci  bisogno sia di braccia sia di cervelli. In particolare risulta che per certe figure dirigenziali ad alto contenuto professionale, quali il direttore tecnico o l’enologo, la competizione è dura ma permane una certa domanda. 

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Commenti

Sauro Maltese - inserito il 20/07/2014

Il 99,4% degli italiani non sa chi è e cosa faccia il dottore agronomo come non lo sa chi ha firmato questo articolo nel momento in cui dice che cercano direttori tecnici. Ma quali direttori! Si parla di medici, veterinari, geologi, avvocati o agronomi quando si parla di professioni...non di direttori. Il giornalista che ha scritto l'articolo rientra sicuramente in quel 99,4% di itaiani che non conosce il dottore agronomo...

Gianluca Cocci - inserito il 14/07/2014

E allora perchè io non riesco a trovare lavoro con la mia laurea in scienze agrarie?

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